Mese: marzo 2014

Punti di vista

di barbarasiberiana

Gino Strada che stronca il progetto F35 non fa certo notizia.

Quando parla delle spese militari lo fa dal suo punto di vista, di medico impegnato in zone di guerra, di pacifista. Ne parla citando la nostra Costituzione e con valutazioni su ONU e “missioni di pace”, ma anche facendo delle considerazioni economiche, come in questo vecchio articolo apparso su “Il male” nel quale parla anche delle “spese correnti” degli interventi militari.

Fa molto più notizia però se a stroncare il programma F35 sono ex generali dell’aeronautica ed ex dipendenti di Alenia, e se lo fanno in un documento riservato inviato alla commissione difesa della camera, come riferisce questo articolo apparso sul FQ. Nel documento citato si fanno valutazioni relative all’entità del progetto rapportato alle nostre “esigenze” e alla nostra dotazione attuale in termini di velivoli militari, nonché alle influenze reciproche fra scelte (o imposizioni) relative alle tipologie di aerei militari in dotazione all’Aeronautica, sviluppo dell’industria aeronautica e ricadute occupazionali.

[…] è il progetto di una superpotenza pensato per un possibile confronto militare, nei prossimi 30/40 anni, con altre grandi potenze […] e non certo con i Paesi del Mediterranoe o dei Balcani che rientrano nel nostro orizzonte. […] Il nostro orizzonte è più limitato e per tali potenziali avversari quello che abbiamo in termini di mezzi aerei  e quello che è in via di immissione in servizio (gli Eurofighter degli ultimi lotti devono ancora essere consegnati) basta e avanza.

E’ significativo che né Francia né Germania partecipano al JSF, solo Uk fra le potenze della nostra dimensione è nel programma; da notare però che Uk ha un bilancio della difesa che è tre volte il nostro ed inoltre ha un rapporto unico con gli Usa.

[…] la nostra industria aeronautica retrocede agli anni 60, vanificando gran parte della crescita tecnologica e progettativa acquisita faticosamente con i grandi investimenti pubblici effettuati negli programmi europei Tornado ed Eurofighter.

Gli estensori del documento bloccano il progetto su tutta la linea, compreso l’aspetto occupazionale: anche la FACO costruita ex novo a Cameri potrebbe rimanere sottoutilizzata, non ci sono assolutamente garanzie relativamente alla possibilità che qui si possano assemblare parti di aereo, o che si possano revisionare gli aerei dislocati in Europa.

Il documento integrale lo trovate QUI.

Cambia il punto di vista, ma la conclusione è la stessa. Cosa li comperiamo a fare?

 

Berlinguer non ha mai abitato qui

di Antonio “Boka”

Non ho visto e probabilmente non vedrò mai la pellicola di Veltroni su Berlinguer. Sono giusto meravigliato che non abbia come sottotitolo “Ich Bin Ein Berlin(gu)er” elevando a categoria dello spirito le mitologie che sembrano orientarlo nel ricostruire la storia e la memoria. Dove la memoria (quella personale dove il peso di ciò che si dimentica è ben maggiore di quello che si ricorda) di sicuro sopravanza la “storia” come catalogo di fatti. La mia invece è una “memoria” completamente al singolare senza pretese di ricostruire niente.

“E’ un pomeriggio come tanti ed in una sezione di un certo peso un gruppo di adolescenti ramazza, tinteggia e organizza lo spazio che si apprestava ad accogliere la sede della FGCI. La sezione era una casa a due piani alquanto grande e strategicamente a pochi passi dalla “Chiesa Madre”. Gli “adulti” giocano a carte, a bigliardo o fumano seduti sulla terrazza e di tanto passano e lanciano occhiate verso quella massa di capelli lunghi e barbe simili a velli di agnelli con qualche vaga perplessità sull’odore acre delle “sigarette” che qualcuno provvede ad arrotolare con molte incertezze ed eccessi di saliva che le rendono inferiori persino alle “Sax” (il fondo del barile della produzione dei “Monopoli di Stato”). Ci sono dei mormorii alla espulsione senza cerimonie delle riproduzioni di Guttuso e delle Foto di Togliatti che occupavano le pareti. Qualcuno, superando le differenze (che non erano d’età o non solo) chiede: “Ma il Senatore è al corrente?”. Mezze risposte accennate ed intanto sulle pareti ormai rinfrescate cominciano ad apparire Marx, Engels, Gramsci, delle “affiches” di prop-art con riferimenti al popolo palestinese, una bandiera di Al Fatah e stampe di Man Ray e Duchamp. Qualcuno vorrebbe anche Mao ma il tentativo è breve e nemmeno tanto convinto. Ci si appropria di alcuni tavoli dalla sala dove si gioca a carte e alle rimostranze si oppone: “Siamo qui per fare politica, compagno, non credi?”. L’ ultimo passo è il controllo della sala del ciclostile. Breve controllo, funziona, si va in cartoleria a comprare le “matrici” e (parecchie) risme di carta.

“Dobbiamo decidere il titolo della testata del bollettino della FGCI”. Dopo non breve discussione decidiamo “Il Futuro della Città”. Tutti orgogliosi del richamo a Gramsci implicito e non diretto. Qualcuno intanto prepara una maschera per le bombolette di vernice ed ecco apparire alle spalle del tavolo delle riunioni: “Il Comunismo è la giovinezza del mondo”. C’è tanto da decidere per l’assemblea di Sabato. In molti continuano ad arrivare e a prendere le tessere che il compagno con funzione di Tesoriere ci ha consegnato a malincuore spiegandoci accuratamente l’ uso dei bollini e delle matrici da mandare poi in Federazione. Il malfidato ci ha fatto firmare per ricevuta il numero di bollini. Non male per qualcuno che lotta per una società dove con “con l’oro ci lastricheremo i cessi”.

Si torna a discutere del bollettino. Gli argomenti sono tanti. Il Colpo di Stato in Cile, la fine della dittatura (o quasi) in Portogallo, la dittatura franchista, la rivolta degli studenti in Grecia. “Del Vietnam ne parliamo?”. “Si, collegalo all’imperialismo americano, al Cile, alla Grecia, alla Palestina ma mi raccomando distingui Israele dalla questione ebraica”. “A proposito e della Questione Meridionale ne parliamo?” “Si, fai riferimento a Salvemini e Gramsci e poi passa alla questione dei braccianti” “E dei ceti medi e del rapporto con i cattolici?” “Ti riferisci al Compromesso Storico?”

“Dobbiamo parlarne?” “Si, accenna, poi ricordati dell’articolo di Ingrao sul Contemporaneo e dai spazio alla sua analisi”. “Ah, ragazzi, non dimenticate, domani sera all’Arci c’è Giovanna Marini e Domenica la Festa della Tamorra con “Proposta Popolare”. “Che palle, al “Mediterraneo” c’è la PFM ed al “Bracco” c’è Battiato”. “Ricordi a Luglio al Be-in ai Camaldoli, il Perigeo, Gli Osanna, Il Rovescio della Medaglia” “A me sono piaciuti Claudio Rocchi e Peter Hammil anche se era da solo” “Già, e che mi dici del Cervello e gli Oro?”. “A proposito, questa sera noi proviamo, venite?” “Sicuro, a che ora?”.

“Salve ragazzi, vedo che avete quasi finito, vi serve niente?”. Il “Senatore” che era lì da un po’ di tempo interruppe il fiume in piena come una diga sorta dal nulla. “No grazie o forse sì. Servirebbero degli scaffali per una biblioteca per gli iscritti. “C’è già nell’altra stanza”. “Abbiamo visto ma vorremmo portare altri libri”. “Davvero? E cosa?” “Poesie, Racconti e dei saggi. Qualcosa degli operaisti, dei filosofi francesi e fumetti. Linus, per esempio”.”Linus?” “E’ una rivista di “strisce” a fumetti.” “Vabbé, continuate e fatemi sapere se avete bisogno di qualcosa”. “Beh! Un Contributo per il circolo?”. “Chi è il tesoriere?”. “Non c’è ancora”. “Quando vi sarete organizzati vi aiuterò e ricordate: portate dei conti chiari e registrate tutto”.”….(dissolvenza incrociata sui Funerali di Berlinguer”).

Questo ricordo di poche ore continua e si ripete per altri dieci anni. Entusiasmi, delusioni, battaglie dure, soprattutto interne, migliaia di pagine di giornali, riviste, libri e documenti ufficiali. Milioni di parole, kilometri di manifestazioni, bandiere, striscioni. Centinaia di volti, alcuni vividi altri persi nello sfondo indifferenziato di assemblee, riunioni, comitati, direttivi, segreterie, consigli comunali, provinciali, congressi di partito e sindacato.

E Berlinguer dov’era? Dappertutto e da nessuna parte. Berlinguer era il “segretario del partito”, era “il partito”. Berlinguer era la terra sotto i piedi, il respiro involontario che ci tiene vivi, la forza di gravità, la tela dei pittori, l’aria degli uccelli. L’orizzonte.

L’unico “effetto” politico che ho visto e posso testimoniare di Berlinguer Segretario è stato il “comunicato politico n.1 (ed ultimo) di mio padre, socialista lombardiano irriducibile che prende la tessera del PCI e che difenderà Berlinguer in ogni discussione politica in cui, per caso o per aver origliato con attenzione alla porta della mia stanza, si trovasse ad avere parte. Per il resto i miei ricordi (dai direttivi di sezione ai congressi) sono fatti di Amendola, Ingrao, Chiaromonte, Macaluso, Bufalini. Già, perché era lì che il partito si divideva nella realtà e che il conflitto irrisolto tra “destra governista” e “sinistra rivoluzionaria ma con giudizio (alla Don Chisciotte rivolto a Sancho Panza)” produceva orribili compromessi in nome dell’ “unità del partito”.

L’irrisolvibile contraddizione che ti segnava nel profondo: un partito di “rivoluzionari democratici) di professione” che accettava senza battere ciglio l’idea che segretari del partito lo si è per sempre. Il segretario non si combatte perché è il partito. I segretari muoiono in carica (o si ammalano gravemente) ma non si buttano fuori. Era quello il limite invalicabile che nessuno osava o poteva oltrepassare. Altro che Colonne d’Ercole.

“Gramsci, Togliatti, Longo, Belinguer”. La sorte ha voluto che non ci sia mai stato un “Gramsci, Togliatti, Longo Berlinguer, Natta, Occhetto”. Se qualcuno in cortei sempre più ectoplasmatici lo abbia mai urlato o sussurrato resta un argomento da archeologi non da storici della politica, della politica, intendo, degna di diventare “Storia”. Certo, ci sono stati dei parricidi veloci nella storia del PCI. Bordiga? Un extra-parlamentare ante litteram, alla cui cancellazione hanno contribuito Gramsci e Togliatti, quest’ultimo con doti superiori autore di un’altra cancellazione, o meglio, piu’ abile sovrascrittura. Negli scritti di Togliatti, Gramsci è’ il “3”  che diventa “8”, non più “primo” ma incrementato e dotato di simmetria – grafica, da cui si poteva estrarre a piacimento l’assenso o la condanna delle politiche di ieri che poi sarebbero diventate quelle di domani per ridiventare di ieri a seconda delle circostanze e dell’astuzia (politica, per carità. Nessuno fa più danni di un asceta della politica).

Intanto le divisioni nel partito diventavano sempre più complesse fino ad azzardate distinzione tra “amendoliani di sinistra” ed “ingraiani di destra” dove l’oggetto del contendere era la differenza tra decisioni ineffabili come: “dobbiamo mandare la lista dei nostri per le assunzioni alla nuova fabbrica” (rigorosamente proporzionale al numero dei consiglieri eletti al Comune) o “chi abbiamo all’Ufficio di Collocamento?”. Perplessità avanzate (sul metodo non sul fine, siamo tutti per la piena occupazione senza distinzione di tessera o preghiera della sera) venivano rigettate con carichi da novanta come: “troppi libri, sei ancora un idealista” al che la risposta: “a dire il vero vengo dallo sciopero dei braccianti e degli stagionali contro il caporalato”. “Vedi, non distingui, qui si parla di operai!”. Non contento e tantomeno arrendevole la discussione continuava inerpicandosi tra la Luxemburg e Lenin, Stalin e Trotskij, Gramsci e Togliatti per poi abbattersi al suolo nell’inevitabile avvitamento finale: “Vuoi danneggiare il partito?”. “Certo che no!”. Il partito è Berlinguer, è morale anzi è di morale comunista, almeno tre spanne sopra le altre, in particolare di quella doppia ed al servizio dei potenti come quella cattolica.

Berlinguer, simile al dispositivo che impediva alle automobili giocattolo di cadere dal tavolo (che ci incantavano da bambini illudendoci che non saremmo mai caduti in abissi o fetide pozzanghere). Berlinguer, con i comizi che erano lunghi ragionamenti che non alleviavano il dolore ai polpacci perché eri in piedi da ore ma che lenivano lo smarrimento in cui a volte ti trovavi a vivere.

Il partito era lì e noi eravamo il partito.

Ma non eravamo Berlinguer. Ma Berlinguer era il partito.

Forse la magia, quella vera, quella dello “stupore” davanti al fuoco era proprio lì.  Identità nella differenza. Il voler essere tutti uguali ma “singolari” allo stesso tempo. Potevamo?  Di fatto lo fummo.

Poi venne il “siamo diversi”. No! Eravamo uguali ed avevamo progettato ed interiorizzato armi sofisticatissime per “nascondere” (e coltivare in segreto) la diversità. Come nelle riunioni di sezione e le discussioni senza remore sull’URSS, la mancanza di democrazia, gli orrori dello stalinismo che cessavano sulla soglia all’uscita della sezione e ti sdoppiavi pronto a difendere la superiorità e le meraviglie del “socialismo in un paese solo”. “Hai sentito Berlinguer sulla Nato?”.

Il Partito cambia posizione ma in realtà mostra all’esterno quello che era, per molti non per tutti, una convinzione.

Una danza dei veli del pensiero, un lasciar intravedere la bellezza di una delle verità possibili in attesa della nudità finale.

La danza è stata interrotta bruscamente. Quello che resta è l’insieme degli spettatori, alcuni affogati nella bava della lussuria del potere, incapace di capire l’innocenza della nudità’ che si preparava a rivelarsi, altri persi nell’attesa di quella rivelazione continuano a seguire sul palcoscenico che il ricordo allestisce per alleviare il dolore, i lenti e sapienti vortici di un corpo spezzato che non può, come le nostre speranze,  danzare più.

La nuova Jalta

di Jasmina Radivojevic – Componente del Comitato di Zona 2 per Tsipras – Milano

Il post, che esprime l’opinione dell’autrice sulle posizioni dell’Occidente in merito a una vicenda intricata come quella ucraina, prende spunto da un articolo di Di Francesco su Il Manifesto, che ha suscitato molte polemiche. Lo abbiamo pubblicato anche noi qualche giorno fa: lo trovate QUI.

Tommaso Di Francesco è un signor giornalista. Lo seguo da tanto tempo, in quanto ha supportato numerosissime attività dell’Associazione ‘Un Ponte per…’, per la quale ho lavorato come volontaria per tanti anni, per alcuni anche in qualità di cooperante nei Balcani.

Di Francesco conosce perfettamente la storia balcanica degli anni Novanta e non ha mai avuto timore di denunciare i misfatti e le bombe della NATO, le menzogne propagandistiche e la demonizzazione di una sola delle parti coinvolte nel conflitto, come non ne ha mai taciuto i crimini. Ha pieno titolo, quindi, per pronunciarsi in questo momento nei termini in cui lo fa.

Qualcuno dirà – con ragione, a mio avviso -che le scelte della Crimea e di Putin avallano la tesi dell’Occidente e della NATO. D’altra parte, l’unico sistema per svelare il cinismo delle grandi Potenze consiste nell’adottarne la stessa unità di misura, ma – mi auguro – senza ricorrere alle bombe stavolta, solo con un referendum.

Solamente in questo modo coloro che decidono le sorti del mondo si renderanno conto dei valori che hanno scelto di implementare in epoca postmoderna. Il mondo monopolare ci ha mostrato quanto aveva in serbo dopo la caduta del Muro e l’ingenuità di Gorbaciov nell’essersi fidato dell’Occidente, del suo neocolonialismo con cui esportare il neoliberismo, i diktat della finanza speculativa e delle multinazionali, il biglietto per poter sopravvivere o ‘one way ticket’ per una vita di fame, di guerra e di morte.

Da venticinque anni assistiamo a rivoluzioni ‘colorate’ finanziate ed organizzate dagli USA con l’esportazione della democrazia World Wide, da Timisoara a Belgrado, via Kiev a Tbilisi, e poi in Kirghizistan, Uzbekistan, a Tunisi, Tripoli, Il Cairo e Damasco. La chiamano ‘Soft Power’. Nella realtà, si fanno colpi di stato sfruttando il malcontento popolare e il legittimo desiderio delle popolazioni di maggiore democrazia e di una vita migliore. In qualche luogo del mondo rimane soft, altrove è molto hard! Non è quantificabile il sangue versato nella guerra civile siriana, non vi è un metro che riesca a misurare la barbarie irachena, afgana e libica. Non ci sono più lacrime per piangere la sorte dei profughi che nessuno vuole. E ora nuove brame sull’Ucraina. Non sono state sufficienti la Rivoluzione arancione e la ladra Timoshenko: in nessuno dei Paesi in cui sono intervenuti, gli Stati Uniti riescono a far insediare un governo non corrotto e interessato fattivamente al bene comune. Ecco gli unici, e veri, interessi: estensione della zona d’influenza ad Est e nel Mediterraneo, il Lebensraum, gli energenti.

Una Russia forte, Cina, India e Brasile forti, gli USA forti e, soprattutto, una UE forte sono quanto di maggiormente auspicabile ci sia per il nostro pianeta. Il mondo monopolare ha prodotto solo disgrazie. A cent’anni dalla prima guerra mondiale e a quindici dall’esperimento militare, sociologico, antropologico e di violazione del diritto internazionale che è stato il Kosovo, i potenti del mondo dovrebbero sedersi intorno a un tavolo per trovare una soluzione valida per tutti. Una nuova Jalta, insomma.

Come Lista Tsipras dobbiamo batterci per un mondo di pace e di uguali diritti per tutti i Paesi, per un rafforzamento e una riforma dell’ONU. Ciò che vale per il Kosovo deve valere per Palestina, Kurdistan, Scozia e Catalogna. E per la Crimea. Oppure non deve valere per nessuno, perché è finito lo stile narrativo alla Truffaut nel Fahrenheit 451 degli ex sessantottini che si sono battuti per l’autodeterminazione della Slovenia, della Croazia e del Kosovo, soffiando sul fuoco dei nazionalismi di Paesi fortemente multietnici, che non potevano separarsi senza spargimento di sangue, e bombardando un Paese sovrano che reclamava la propria integrità nazionale.

Con quale coraggio si partecipa ora all’isterismo collettivo sull’inviolabilità delle frontiere dell’Ucraina? A questa narrazione hanno fortemente contribuito, oltre agli ex hippy Clinton, Blair e D’Alema, anche i giornalisti che oggi si candidano alle poltrone di Bruxelles con la Lista Tsipras. Chi non ricorda la retorica guerrafondaia della Spinelli o di Curzio Maltese contro la Serbia, il Paese del male assoluto (di turno)?

Di professione faccio l’educatrice e sono laureata in pedagogia. Voglio sperare nell’evoluzione del pensiero di coloro per cui mi adopero a raccogliere le firme. Infatti, malgrado tutto, come diceva Anna Frank, io ancora credo nell’uomo (e nella donna, aggiungo io)! Ritengo che l’essere umano possa migliorare, e sono abituata a dare una seconda chance a tutti. Perciò, in questo momento, sarebbe importante conoscere l’opinione comune, condivisa cioè dai componenti di questa lista, sui fatti di Crimea e sulla politica estera ed europea che vorremmo.

È un momento molto difficile per il nostro continente e abbiamo il dovere di contribuire a creare per i nostri figli un’Europa dei popoli, di tutti i popoli che la compongono, in cui si riesca a mediare tra l’unicità di ciascuna nazione (o regione) e la costruzione di una collettività politica sovranazionale; un’Europa dei valori condivisi, il cui libro di storia sia composto da tante storie, non per forza condivise, ma quantomeno conosciute da tutti. Un’Europa dei diritti sociali e civili, un’Europa solidale e antifascista che non permetta più a un partito come lo Jobbik di farne parte in nome di un presunto diritto d’espressione, grazie al quale possa proporre, ad esempio, la sterilizzazione per legge dei Rom ungheresi; un’Europa che non resti muta davanti al fatto che due ministri importanti nel nuovo governo ucraino provengano dal partito neonazista Pravi Sektor, ma che ne denunci con sdegno la presa di potere violenta, antidemocratica e incostituzionale, grazie all’appoggio della destra estremista e neonazista ucraina.

Tutti i popoli possono impazzire in un momento della loro storia: è accaduto a Germania, Italia, Giappone, Croazia, Slovenia, Ungheria, Romania, Ucraina settant’anni fa. È accaduto alla Serbia vent’anni fa. La Serbia ha consegnato l’intera classe politico/militare a L’Aia. Un suo presidente è persino morto lì. Il Kosovo è stato ad essa strappato per farne la base NATO più grande d’Europa, la Bondsteel. Gli albanesi del Kosovo sono padroni assoluti di una terra che storicamente non appartiene solo a loro e in cui la minoranza serba che non è stata scacciata è ridotta nelle riserve chiamate enclavi. La sorte dei serbi del Kosovo è stata molto ben seguita ed è nota in Russia e in Ucraina. In Crimea si sa quale fine abbiano hanno fatto i serbi del Kosovo. Inoltre, la Serbia è in balia del FMI e delle banche estere. Recentemente il Partito Progressista serbo, guidato da Aleksandar Vucic, il pupillo di Seselj, ha stravinto le elezioni politiche e amministrative con quasi il 50% dei voti. Vucic ha, sì, preso le distanze dal maestro, che marcisce a L’Aia, ma il suo è pur sempre un partito di destra conservatore e nazionalista, benché si chiami “progressista”! Questo è l’effetto degli illimitati condizionamenti dell’UE, che in cambio non dà assolutamente nulla, eccetto vane promesse.

Con quale coraggio, allora, si denuncia come illegale e illegittimo il referendum della Crimea, dopo quanto commesso nei Balcani?

Sono d’accordo con l’ottimo Di Francesco: ancora non è troppo tardi. Auspico dei passi indietro da parte di tutti e che l’Ucraina diventi federale e neutrale, evitandole così la sorte della Jugoslavia, che non ha avuto quest’occasione.

Come filiale italiana della Lista Tsipras, abbiamo il dovere di esprimerci in questo senso. Dopo il pronunciamento del maggior numero possibile dei suoi componenti, sarebbe opportuno scrivere un documento comune sulla posizione assunta dal gruppo.

Dedicato a te.

Caro Roberto, quando ho letto questo articolo ho pensato a te.
A te, fisico dei fisici, accademico degli accademici, osservatore degli osservatori. Atomi, corpi, energia, onde gravitazionali, particelle cariche, neutrini.
Tu sei la nostra luce in fondo al tunnel dell’ignoranza scientifica.
Ma non è forse SCIIIENZA anche questa?

La tua affezionatissima Pingon.

 

http://www.repubblica.it/scienze/2014/03/25/news/il_porno_diventa_materia_di_studio_nasce_la_prima_rivista_scientifica_a_tema-81857873/?ref=HRLV-17

Il porno diventa materia di studio: nasce la prima rivista scientifica a tema

Curata dagli scienziati britannici Feona Attwood e Clarissa Smith. Nel primo numero di questa settimana, un articolo sul “valore dell’hard femminista organico”.

Si chiama ‘Porn Studies’ ed è la prima rivista scientifica sul mondo della pornografia. Il trimestrale si occuperà di tematiche come pornografia e rappresentazione sessuale, affrontando il significato del materiale sessualmente esplicito nella cultura contemporanea.

La rivista verrà pubblicata da Routledge e sarà curata dagli scienziati britannici Feona Attwood e Clarissa Smith. ‘Il porno sta diventando una parte importante della vita di un numero crescente persone, anche se non si sa ancora cosa significa, realmente, per queste persone”, hanno spiegato.

“L’hard è prodotto e distribuito ormai ampiamente, ma gran parte delle discussioni sui cambiamenti a cui è andato incontro questo mondo nell’era moderna è ancora basato su congetture”. Le aree di studio della rivista comprenderanno “la dimensione economica delle produzioni pornografiche, le connessioni tra questi film e il cinema mainstream, le dimensioni delle star del porno, le intersezioni tra i media sessualmente espliciti e gli attuali costumi sociali e politici”. Nel primo numero di questa settimana, un articolo sul “valore del porno femminista organico”.

 

Politica, Lambrusco e Rock and Roll

di Adamo

Luciano Ligabue nasce nella bassa reggiana in pieno boom economico, nel 1960. Suo padre per un certo periodo gestisce una balera, uno di quei locali passati poi di moda con l’avvento delle discoteche, e regala al figlio una chitarra quando Luciano ha 15 anni. In Ligabue la passione per la politica va di pari passo con la passione per la musica. Inizia a interpretare i suoi pezzi nei locali di provincia, prima di riuscire ad avere un contratto importante da una casa discografica per l’uscita del suo primo album, nel 1990. E’ in questo periodo che Ligabue sceglie di dedicarsi professionalmente alla musica, e decide quindi di dimettersi dalla carica di consigliere comunale a Correggio, dove era stato eletto nelle fila del PCI.

La canzone più famosa del suo primo album, Balliamo sul mondo, aveva originariamente un altro testo, e si intitolava Eroi di latta. Si trattava di un testo polemico nei confronti dei personaggi famosi della TV, e di chi tramite i mass media cercava di farsi bello nei confronti dell’opinione pubblica. Non mi risulta che Ligabue abbia mai rivelato l’identità di chi lo convinse a modificare il testo della canzone, può anche darsi che sia stata un’idea sua. Comunque sia, è stata una bella idea: non è saggio esordire con una polemica, se vuoi vendere molte copie del tuo prodotto, meglio una storia d’amore. In ogni caso, “Balliamo sul mondo” è tutto tranne che una canzone conformista.

https://www.youtube.com/watch?v=NLZo5GtTmyM

L’anno in cui l’abilità compositiva di Ligabue tocca più da vicino la politica è probabilmente il 1994. Si tratta di un momento delicato per la sua carriera, per contratto è tenuto a pubblicare un altro album (il quarto) col produttore Angelo Carrara, con il quale però è in rotta. Recupera dei pezzi sparsi che erano stati tagliati dagli album precedenti, aggiunge una nuova versione di Urlando contro il cielo, e soprattutto, esegue una cover di It’s the end of the world as we know it dei R.E.M., scrivendo ovviamente un nuovo testo in italiano, in cui ha la possibilità di buttare dentro tutte le critiche possibili a quell’aggeggio che ha il potere di modificare in maniera radicale le nostre idee, e quindi le nostre vite: la televisione. L’ispirazione per questa canzone gli venne da un evento rilevante che accadde quell’anno nella politica italiana.

https://www.youtube.com/watch?v=xEndqTWoTsk

Il tema politico ritorna più volte nei testi di Ligabue. Niente paura, per esempio, è del 2008:

a parte che ho ancora il vomito per quello che riescono a dire
non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare
a parte che i sogni passano, se uno li fa passare
alcuni li hai sempre difesi, altri hai dovuto vederli finire

Quando nel 2013 é uscita Il sale della terra, però, la sua polemica nei confronti dell’epoca contemporanea è arrivata ad una tale violenza che ho temuto che Luciano avesse virato verso Grillo:

Siamo la chiarezza che voleva molta gente
Siamo il capitano che vi fa l’inchino, siamo la ragazza nel bel mezzo dell’inchino
Siamo i trucchi nuovi per i maghi vecchi
Siamo il culo sulla sedia, la farsa, la commedia
Siamo l’arroganza che non ha paura
siamo quelli a cui non devi chiedere fattura

Non era così, fortunatamente. Di lì a breve Ligabue rilascia un’intervista in cui dice che il suo partito di riferimento è ancora il PD, e che tuttavia tornerà a votarlo solo quando questo avrà dimostrato di voler virare verso il cambiamento.

Ora, io ho la sensazione che il cambiamento nel PD sia presente, ma sia ancora una nicchia, marginale, sotterranea. E chi cerca di portarlo avanti, ad ogni passaggio cruciale corre dei rischi, per cui è costretto a rimanere poco visibile. Il che mi ricorda una canzone del 1991, Anime in plexiglass, in cui Ligabue tratta il tema delle minoranze ribelli nei confronti dello status quo:

Camminando nel condotto sette si arriva nella New Carboneria
è qua che si può far l’amore, certi che la ronda non ci sia
E poi c’è il capo che ci riempie l’aria con la Gibson che ha rubato lui
e sopra vanno avanti con lo show, che è destinato pure a noi
E su, il controllo sembra un tempio, non sanno che siamo quaggiù
i vigilantes sono svegli, e noi rischiamo molto ma, ma proprio non se ne può più
Le anime in plexiglass stan dimostrando come si fa uno show
Le anime in plexiglass stanno insegnando: sgarrare non si può

The Big Bang Theory

di Roberto C.A.

Non è che voglia tediarvi troppo con la scienza. Ma qui è attualità: è vero quello che ha scritto Antonio, i risultati annunciati da Harward sul “big bang” sono molto importanti. Ed io vorrei usarli anche come pretesto per parlare un po’ di come sono trattate queste notizie dalla stampa, soprattutto italiana,  e di come vadano presi con un po’ di cautela.

Però mi serve inquadrare un minimo la situazione, vediamo se riesco a essere sufficientemente terra terra (è volutamente un ossimoro, si parla di astrofisica).

Credo che tutti sappiano che in astronomia guardare lontano significa guardare indietro nel tempo. Se guardo una stella lontana un milione di anni luce, la vedo come era un milione di anni fa. Quindi se guardo abbastanza lontano (circa 14 miliardi di anni luce), potrei vedere come era l’universo immediatamente dopo il big bang. C’è un limite però. Fino a circa 300 mila anni dopo il big bang, l’universo era così caldo che non c’erano atomi, che sono neutri, ma solo i loro componenti che sono particelle cariche. Un enorme, caldissimo conduttore. E i conduttori non sono trasparenti alla luce. Così non si può guardare ancora più indietro nel tempo, perché non c’è nessuna luce che viene direttamente da una qualche elemento primordiale, l’universo era opaco. La luce veniva continuamente assorbita e riemessa dalle particelle cariche. Pensate a una zuppa di particelle cariche e radiazione elettromagnetica, che interagiscono continuamente. Poi, quando a circa 300 mila anni di età l’universo espandendosi si è raffreddato abbastanza, si sono formati gli atomi e l’universo è diventato trasparente come adesso. E la luce (radiazione elettromagnetica) che pervadeva in quel momento l’universo dove è andata a finire? E’ rimasta, ed è quella “radiazione fossile” scoperta nel 1964 (cosmic microwave background) che è una delle prove più sostanziose della teoria del big-bang.

Però, questa radiazione potrebbe portare un ricordo di quanto è successo nei primissimi istanti (frazioni di secondo). Si ritiene, per spiegare la struttura attuale dell’universo, che immediatamente dopo il big bang ci sia stato un processo di espansione rapidissima (inflation). Questo processo avrebbe generato delle onde gravitazionali (sono oscillazioni, in realtà, della struttura dello spazio, visto che la gravitazione è una perturbazione di questa struttura). E un effetto di queste onde rimarrebbe nella distribuzione della radiazione fossile di fondo, che è l’unica cosa rimasta che possiamo misurare.

E questo è quanto cerca di misurare l’esperimento Bicep2. L’esperimento misura la direzione della polarizzazione della radiazione di fondo. La polarizzazione è semplicemente la direzione dell’oscillazione dell’onda elettromagnetica (le onde del mare vanno solo su e giù ma quelle di una corda possono essere su e giù, destra sinistra etc. quella è la polarizzazione). Le onde gravitazionali possono indurre un disegno nella distribuzione nello spazio della polarizzazione, con delle strutture che girano come dei vortici che altri processi non possono generare. E Bicep2 riporta una misura di ciò, compatibile con una inflazione avvenuta quando l’universo era ancora estremamente denso, con una densità di energia altissima. Risultato molto interessante.  Il risultato principale è riportato nel grafico qui sotto (la misura sono i puntini neri).

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Vediamo allora perché serve essere cauti.

1)   E’ il risultato di un singolo esperimento. Ricordate qualche anno fa quando Opera, al Gran Sasso, aveva pubblicato l’evidenza che i neutrini andassero più veloci della luce? Qualunque esperimento, per quanto ben fatto, può fare degli errori nel valutare i dati (problemi di strumentazione, di analisi etc.). Non è questione di sfiducia, ma di prudenza che viene dall’esperienza. Una singola misura non è mai una scoperta, lo diventa a posteriori se sufficientemente confermata. Naturalmente, i ricercatori pubblicano i risultati dopo un intensissimo screening interno, ed in genere gli errori se ci sono vengono trovati prima. Ma nulla sostituisce una verifica incrociata.

2)   Guardando il grafico (i puntini neri) si vede che il risultato è spiegato da due componenti. Quello indicato da “r=0.2” più a sinistra è il segnale che si assume sia generato dalle onde gravitazionali del big bang.  E quello indicato come “lensing” a destra, è dovuto a effetti di galassie che con la loro enorme forza gravitazionale distorcono la luce (come una lente), e generano effetti simili a quello cercato, ma a scale angolari diverse (vortici più piccoli). Però notate che nella parte “lensing” il segnale misurato è in eccesso rispetto alle attese (punti neri rispetto a linea rossa, e notate la scala logaritmica). Se abbassassi tutto il grafico per fare coincidere la misura con quanto atteso sulla destra, il segnale più a sinistra diventerebbe molto meno rilevante. Di solito, questi effetti si chiariscono con più dati. Quello che fanno (certamente lo faranno) i colleghi nelle conferenze in cui Bicep2 presenterà le misure è di chiedere conto di questi fatti e valutare le spiegazioni proposte.

3)   Ci possono essere altri effetti non considerati che generano lo stesso (o una parte) del segnale. Polveri interstellari o cose simili. L’esperimento nel suo articolo ha valutato molto accuratamente che l’effetto dovrebbe essere piccolo, ma comunque potrebbe ridurre la significatività statistica della misura. E di nuovo, ora i dati sono esposti al “pubblico” dei colleghi, che potrebbero suggerire effetti finora non considerati. Le pubblicazioni anche a questo servono, e contengono tutti i dettagli che permettono ai colleghi di valutare quanto fatto.

4)   Anche se l’effetto fosse genuino, il valore misurato (r=0.2) potrebbe essere sovrastimato (ha comunque un errore grande) Cioè una cosa è dire che si sono visti gli effetti delle onde gravitazionali generate dall’inflazione, un’altra è stabilirne l’intensità.

Quindi, massimo interesse, ma dire “è stato misurato per la prima volta l’effetto dell’inflazione dopo il big bang” è prematuro. Bisogna essere sicuri che l’esperimento sia corretto (cioè che il segnale ci sia sul serio come misurato, e qui servono conferme di altri), e che poi anche se misurato, il segnale sia veramente attribuibile a quella sorgente: le onde gravitazionali del big-bang.

(Altri errori che fa la stampa: non sono state misurate per la prima volta le onde gravitazionali, questa è, se confermata, una misura indiretta dell’effetto delle onde gravitazionali su altri fenomeni, e non è la prima di queste misure)

Se confermata però, questa sarebbe una misura importantissima. Non solo confermerebbe la teoria dell’inflazione subito dopo il big bang. Ma se viene confermato anche il valore dell’intensità dell’effetto (quel r=0.2), si tratterebbe di un effetto molto grande, che significherebbe che l’inflazione avrebbe avuto luogo a un tempo molto piccolo dopo il big bang, con una densità di energia solo 100 volte più piccola di quella iniziale. E questo ha implicazioni interessanti per tutta la fisica fondamentale.

Ora attenzione, non sto dicendo che i giornali sbagliano a parlarne, tutt’altro! L’attenzione è importantissima. Però bisognerebbe un po’ abituarsi a spiegare come funziona la scienza. Una misura non è una scoperta. E’ un passo nel processo, che è lungo e spesso irto di ostacoli e problemi. Ci sono tantissimi esempi di singole misure poi non confermate, e la scienza ha un meccanismo per gestire queste situazioni. Se andate a vedere quanto aveva riportato la stampa riguardo al bosone di Higgs, vedrete che c’è stata moltissima prudenza. E non per caso ma perché il CERN ha insistito moltissimo su quale fosse il messaggio corretto da dare. In questo caso c’è forse un po’ di entusiasmo eccessivo, che ovviamente si spera sia alla fine motivato. Ma pedagogicamente, per fare capire veramente come funziona il processo scientifico, servirebbe più attenzione. Perché poi, se non si capisce il metodo, è facile lasciarsi trasportare da annunci tipo “trovata una nuova cura”, o “trovata una nuova fonte di energia”. Insomma, siamo in un mondo in cui la componente tecnico scientifica è importante, nel bene e nel male, e un po’ più di comprensione dei suoi meccanismi sarebbe importante.

E soprattutto, fino che vivremo in un modo non ideale in cui la stampa non è perfetta, ricordiamoci, come ho scritto in un commento al mio post precedente, che i risultati scientifici non sono quelli riportati dai giornali, sono quelli pubblicati. Capisco che non tutti possono accedere direttamente ai risultati comprendendoli (io lo posso fare per un sottoinsieme di argomenti molto ridotto). Ma poiché spesso si sentono commenti e critiche basate su quanto letto sui giornali, ricordiamoci che spesso si commenta su rappresentazioni assolutamente fuorvianti della realtà (e chissà se questo è vero solo per quanto riguarda la scienza).

PS, per non contraddirmi, l’articolo originale è qui

 http://bicepkeck.org/b2_respap_arxiv_v1.pdf