Berlinguer non ha mai abitato qui

di Antonio “Boka”

Non ho visto e probabilmente non vedrò mai la pellicola di Veltroni su Berlinguer. Sono giusto meravigliato che non abbia come sottotitolo “Ich Bin Ein Berlin(gu)er” elevando a categoria dello spirito le mitologie che sembrano orientarlo nel ricostruire la storia e la memoria. Dove la memoria (quella personale dove il peso di ciò che si dimentica è ben maggiore di quello che si ricorda) di sicuro sopravanza la “storia” come catalogo di fatti. La mia invece è una “memoria” completamente al singolare senza pretese di ricostruire niente.

“E’ un pomeriggio come tanti ed in una sezione di un certo peso un gruppo di adolescenti ramazza, tinteggia e organizza lo spazio che si apprestava ad accogliere la sede della FGCI. La sezione era una casa a due piani alquanto grande e strategicamente a pochi passi dalla “Chiesa Madre”. Gli “adulti” giocano a carte, a bigliardo o fumano seduti sulla terrazza e di tanto passano e lanciano occhiate verso quella massa di capelli lunghi e barbe simili a velli di agnelli con qualche vaga perplessità sull’odore acre delle “sigarette” che qualcuno provvede ad arrotolare con molte incertezze ed eccessi di saliva che le rendono inferiori persino alle “Sax” (il fondo del barile della produzione dei “Monopoli di Stato”). Ci sono dei mormorii alla espulsione senza cerimonie delle riproduzioni di Guttuso e delle Foto di Togliatti che occupavano le pareti. Qualcuno, superando le differenze (che non erano d’età o non solo) chiede: “Ma il Senatore è al corrente?”. Mezze risposte accennate ed intanto sulle pareti ormai rinfrescate cominciano ad apparire Marx, Engels, Gramsci, delle “affiches” di prop-art con riferimenti al popolo palestinese, una bandiera di Al Fatah e stampe di Man Ray e Duchamp. Qualcuno vorrebbe anche Mao ma il tentativo è breve e nemmeno tanto convinto. Ci si appropria di alcuni tavoli dalla sala dove si gioca a carte e alle rimostranze si oppone: “Siamo qui per fare politica, compagno, non credi?”. L’ ultimo passo è il controllo della sala del ciclostile. Breve controllo, funziona, si va in cartoleria a comprare le “matrici” e (parecchie) risme di carta.

“Dobbiamo decidere il titolo della testata del bollettino della FGCI”. Dopo non breve discussione decidiamo “Il Futuro della Città”. Tutti orgogliosi del richamo a Gramsci implicito e non diretto. Qualcuno intanto prepara una maschera per le bombolette di vernice ed ecco apparire alle spalle del tavolo delle riunioni: “Il Comunismo è la giovinezza del mondo”. C’è tanto da decidere per l’assemblea di Sabato. In molti continuano ad arrivare e a prendere le tessere che il compagno con funzione di Tesoriere ci ha consegnato a malincuore spiegandoci accuratamente l’ uso dei bollini e delle matrici da mandare poi in Federazione. Il malfidato ci ha fatto firmare per ricevuta il numero di bollini. Non male per qualcuno che lotta per una società dove con “con l’oro ci lastricheremo i cessi”.

Si torna a discutere del bollettino. Gli argomenti sono tanti. Il Colpo di Stato in Cile, la fine della dittatura (o quasi) in Portogallo, la dittatura franchista, la rivolta degli studenti in Grecia. “Del Vietnam ne parliamo?”. “Si, collegalo all’imperialismo americano, al Cile, alla Grecia, alla Palestina ma mi raccomando distingui Israele dalla questione ebraica”. “A proposito e della Questione Meridionale ne parliamo?” “Si, fai riferimento a Salvemini e Gramsci e poi passa alla questione dei braccianti” “E dei ceti medi e del rapporto con i cattolici?” “Ti riferisci al Compromesso Storico?”

“Dobbiamo parlarne?” “Si, accenna, poi ricordati dell’articolo di Ingrao sul Contemporaneo e dai spazio alla sua analisi”. “Ah, ragazzi, non dimenticate, domani sera all’Arci c’è Giovanna Marini e Domenica la Festa della Tamorra con “Proposta Popolare”. “Che palle, al “Mediterraneo” c’è la PFM ed al “Bracco” c’è Battiato”. “Ricordi a Luglio al Be-in ai Camaldoli, il Perigeo, Gli Osanna, Il Rovescio della Medaglia” “A me sono piaciuti Claudio Rocchi e Peter Hammil anche se era da solo” “Già, e che mi dici del Cervello e gli Oro?”. “A proposito, questa sera noi proviamo, venite?” “Sicuro, a che ora?”.

“Salve ragazzi, vedo che avete quasi finito, vi serve niente?”. Il “Senatore” che era lì da un po’ di tempo interruppe il fiume in piena come una diga sorta dal nulla. “No grazie o forse sì. Servirebbero degli scaffali per una biblioteca per gli iscritti. “C’è già nell’altra stanza”. “Abbiamo visto ma vorremmo portare altri libri”. “Davvero? E cosa?” “Poesie, Racconti e dei saggi. Qualcosa degli operaisti, dei filosofi francesi e fumetti. Linus, per esempio”.”Linus?” “E’ una rivista di “strisce” a fumetti.” “Vabbé, continuate e fatemi sapere se avete bisogno di qualcosa”. “Beh! Un Contributo per il circolo?”. “Chi è il tesoriere?”. “Non c’è ancora”. “Quando vi sarete organizzati vi aiuterò e ricordate: portate dei conti chiari e registrate tutto”.”….(dissolvenza incrociata sui Funerali di Berlinguer”).

Questo ricordo di poche ore continua e si ripete per altri dieci anni. Entusiasmi, delusioni, battaglie dure, soprattutto interne, migliaia di pagine di giornali, riviste, libri e documenti ufficiali. Milioni di parole, kilometri di manifestazioni, bandiere, striscioni. Centinaia di volti, alcuni vividi altri persi nello sfondo indifferenziato di assemblee, riunioni, comitati, direttivi, segreterie, consigli comunali, provinciali, congressi di partito e sindacato.

E Berlinguer dov’era? Dappertutto e da nessuna parte. Berlinguer era il “segretario del partito”, era “il partito”. Berlinguer era la terra sotto i piedi, il respiro involontario che ci tiene vivi, la forza di gravità, la tela dei pittori, l’aria degli uccelli. L’orizzonte.

L’unico “effetto” politico che ho visto e posso testimoniare di Berlinguer Segretario è stato il “comunicato politico n.1 (ed ultimo) di mio padre, socialista lombardiano irriducibile che prende la tessera del PCI e che difenderà Berlinguer in ogni discussione politica in cui, per caso o per aver origliato con attenzione alla porta della mia stanza, si trovasse ad avere parte. Per il resto i miei ricordi (dai direttivi di sezione ai congressi) sono fatti di Amendola, Ingrao, Chiaromonte, Macaluso, Bufalini. Già, perché era lì che il partito si divideva nella realtà e che il conflitto irrisolto tra “destra governista” e “sinistra rivoluzionaria ma con giudizio (alla Don Chisciotte rivolto a Sancho Panza)” produceva orribili compromessi in nome dell’ “unità del partito”.

L’irrisolvibile contraddizione che ti segnava nel profondo: un partito di “rivoluzionari democratici) di professione” che accettava senza battere ciglio l’idea che segretari del partito lo si è per sempre. Il segretario non si combatte perché è il partito. I segretari muoiono in carica (o si ammalano gravemente) ma non si buttano fuori. Era quello il limite invalicabile che nessuno osava o poteva oltrepassare. Altro che Colonne d’Ercole.

“Gramsci, Togliatti, Longo, Belinguer”. La sorte ha voluto che non ci sia mai stato un “Gramsci, Togliatti, Longo Berlinguer, Natta, Occhetto”. Se qualcuno in cortei sempre più ectoplasmatici lo abbia mai urlato o sussurrato resta un argomento da archeologi non da storici della politica, della politica, intendo, degna di diventare “Storia”. Certo, ci sono stati dei parricidi veloci nella storia del PCI. Bordiga? Un extra-parlamentare ante litteram, alla cui cancellazione hanno contribuito Gramsci e Togliatti, quest’ultimo con doti superiori autore di un’altra cancellazione, o meglio, piu’ abile sovrascrittura. Negli scritti di Togliatti, Gramsci è’ il “3”  che diventa “8”, non più “primo” ma incrementato e dotato di simmetria – grafica, da cui si poteva estrarre a piacimento l’assenso o la condanna delle politiche di ieri che poi sarebbero diventate quelle di domani per ridiventare di ieri a seconda delle circostanze e dell’astuzia (politica, per carità. Nessuno fa più danni di un asceta della politica).

Intanto le divisioni nel partito diventavano sempre più complesse fino ad azzardate distinzione tra “amendoliani di sinistra” ed “ingraiani di destra” dove l’oggetto del contendere era la differenza tra decisioni ineffabili come: “dobbiamo mandare la lista dei nostri per le assunzioni alla nuova fabbrica” (rigorosamente proporzionale al numero dei consiglieri eletti al Comune) o “chi abbiamo all’Ufficio di Collocamento?”. Perplessità avanzate (sul metodo non sul fine, siamo tutti per la piena occupazione senza distinzione di tessera o preghiera della sera) venivano rigettate con carichi da novanta come: “troppi libri, sei ancora un idealista” al che la risposta: “a dire il vero vengo dallo sciopero dei braccianti e degli stagionali contro il caporalato”. “Vedi, non distingui, qui si parla di operai!”. Non contento e tantomeno arrendevole la discussione continuava inerpicandosi tra la Luxemburg e Lenin, Stalin e Trotskij, Gramsci e Togliatti per poi abbattersi al suolo nell’inevitabile avvitamento finale: “Vuoi danneggiare il partito?”. “Certo che no!”. Il partito è Berlinguer, è morale anzi è di morale comunista, almeno tre spanne sopra le altre, in particolare di quella doppia ed al servizio dei potenti come quella cattolica.

Berlinguer, simile al dispositivo che impediva alle automobili giocattolo di cadere dal tavolo (che ci incantavano da bambini illudendoci che non saremmo mai caduti in abissi o fetide pozzanghere). Berlinguer, con i comizi che erano lunghi ragionamenti che non alleviavano il dolore ai polpacci perché eri in piedi da ore ma che lenivano lo smarrimento in cui a volte ti trovavi a vivere.

Il partito era lì e noi eravamo il partito.

Ma non eravamo Berlinguer. Ma Berlinguer era il partito.

Forse la magia, quella vera, quella dello “stupore” davanti al fuoco era proprio lì.  Identità nella differenza. Il voler essere tutti uguali ma “singolari” allo stesso tempo. Potevamo?  Di fatto lo fummo.

Poi venne il “siamo diversi”. No! Eravamo uguali ed avevamo progettato ed interiorizzato armi sofisticatissime per “nascondere” (e coltivare in segreto) la diversità. Come nelle riunioni di sezione e le discussioni senza remore sull’URSS, la mancanza di democrazia, gli orrori dello stalinismo che cessavano sulla soglia all’uscita della sezione e ti sdoppiavi pronto a difendere la superiorità e le meraviglie del “socialismo in un paese solo”. “Hai sentito Berlinguer sulla Nato?”.

Il Partito cambia posizione ma in realtà mostra all’esterno quello che era, per molti non per tutti, una convinzione.

Una danza dei veli del pensiero, un lasciar intravedere la bellezza di una delle verità possibili in attesa della nudità finale.

La danza è stata interrotta bruscamente. Quello che resta è l’insieme degli spettatori, alcuni affogati nella bava della lussuria del potere, incapace di capire l’innocenza della nudità’ che si preparava a rivelarsi, altri persi nell’attesa di quella rivelazione continuano a seguire sul palcoscenico che il ricordo allestisce per alleviare il dolore, i lenti e sapienti vortici di un corpo spezzato che non può, come le nostre speranze,  danzare più.

42 comments

  1. E’ allucinante FI .

    Adesso hanno cambiato idea, e a sentire loro la proposta di Verdini – Renzi è una cavolata pazzesca.
    C’era pure quella nel pacchetto, e adesso non va più bene. Perchè hanno visto che più Renzi dura più il consenso di Renzi cresce,

    Mamma mia, ma come fanno gli elettori di Fi a non ricordarsi quello che si era detto tempo prima ?

    “C’è una seconda intesa sulla trasformazione del Senato in camera della autonomie con il paletto che non ci sia una indennità per i senatori e non ci sia la loro elezione diretta e si modifichi il bicameralismo perfetto con l’intesa che il Senato non voti la fiducia al governo”

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/accordo-renzi-e-berlusconi-su-legge-elettorale-riforme-983804.html

    Io propongo di fare una cosa a questo punto. Se Fi è d’accordo il Senato lo si elimini totalmente.
    Se non va bene nemmeno questa soluzione si vada subito al voto.

        1. Il patto Renzi Berlusconi nelle intenzioni prevede l’eliminazione del bicameralismo perfetto.

          Se Berlusconi cambia strumentalmente idea, non è colpa di Civati.

          Civati ha altre colpe però Più gravi di quelle di B. .Il quale fa quello che fa per danneggiare il Pd.

          1. Conosco poco la storia di Civati e la mia percezione, probabilmente ingenerosa, è di una persona che ha scelto di restare dove il suo dire si notava di più e lo danneggiava personalmente di meno.

            Che tuttavia le sue colpe siano più gravi di quelle di Berlusconi è un’affermazione che mi incuriosisce e mi piacerebbe leggere più dettagliata, pur per sommi capi (d’accusa).

            Che Berlusconi avrebbe cambiato strumentalmente idea in qualsiasi momento non avesse avuto i “ritorni” personali attesi, era ampiamente prevedibile. Quali fossero i “ritorni” esplicitamente convenuti o sottintesi, lo ignoro. Ho motivo di supporre non fossero precisamente nobili. Magari l’omologo di Violante nell’attuale PD un giorno se lo lascerà sfuggire.

            1. Berlusconi cambia strumentalmente idea per danneggiare il Pd. La cosa è capibile visto il personaggio. Si era messo d’accosd per un Senato non elettivo e adesso dice che non va gli più bene.
              Questo lo fa per mettere in difficoltà Renzi e, forse, per cercare un ritorno. Infatti vuole convincere Renzi a trattare di nuovo spostando l’asticella a suo favore,
              Tutto ciò è abbastanza schifoso, ma fa parte del gioco politico. I sondaggi vedono FI in calo, e Berlusconi cerca di azzoppare il rivale o per dire che senza FI non si fa nulla. E’ capibile se teniamo presente che Berlusconi si trova all’opposizione..

              Per quanto riguarda gli esponenti del Pd , io capirei se ci fosse chi dice che il Senato non lo vuole abolire.
              Quella lì sarebbe una battaglia di principio pure comprensibile nelle motivazioni .
              Se uno ritiene che sia un bene la doppia fiducia è sensato non votare modifiche.

              La posizione di Civati è diversa. Civati è per l’abolizione del bicameralismo perfetto. Ma si deve fare come dice lui . In pratica la doppia fiducia va eliminata. le competenze vanno in larga parte ridimensionate, ma il senato deve essere elettivo.
              E poi non ci devono essere i sindaci , ma i consiglieri regionali.
              Cosa cambia? Poco o nulla. E’ sempre una proposta che va verso il monocameralismo.

              Orbene: come giustifica Civati questa sua posizione? La giustifica riportando un appello di Libertà e giustizia che afferma che andare verso il monocameralismo eliminando il bicameralismo perfetto è sbagliato.
              Ma allora dovrebbe essere sbagliata la sua proposta!
              Mi pare più una ricerca di visibilità che altro, però l’aggravante è che stavolta è il Pd ad andare contro se stesso.Dando una sponda a Berlusconi
              Che l’opposizione usando argomenti strumentali vada contro il Pd si può capire, perchè l’opposizione ha tutto l’interesse di danneggiare il Pd mandando a casa questo governo ,
              Dopo un voto in direzione in cui si è deciso quale fosse la proposta del Pd e in cui non c’è stato alcun voto contrario adesso invece la minoranza pd dice: abbiamo scherzato. Questo qui è masochismo. Perchè Renzi nel frattempo si è impegnato su quella cosa mettendoci la faccia.

              Ps.

              Pure Di Maio ha cambiato idea. Avevano presentato una proposta per l’abolizione del senato, l’hanno chiesta 8 mesi fa e sono pronti da 8 mesi

              Ma pure i cambiamenti di idea dei cinquestelle sono inquadrabili in un gioco di tattica politica.. A comportarsi peggio di tutti è l’opposizione interna del Pd.

          2. Certo che, almeno qui, potremmo cercare di non prendere a prestito le argomentazioni strumentali che vengono fatte da una parte e dall’altra.
            – Renzi non vuole abolire il senato, vuole cambiargli ruolo, e renderlo di elezione non diretta (sempre eletti sarebbero, non credo voglia un senato di senatori a vita, o impiegati a tempo indeterminato).
            – La proposta di Civati, o quella di Grasso che è un po’ diversa, non vuole assolutamente mantenere il bicameralismo perfetto, semplicemente definire in modo diverso come i senatori verrebero eletti
            Poi si può discutere di vantaggi o svantaggi. Ma si può discutere, io mi rifiuto di accettare che la riforma della costituzione (della costituzione!) sia decisa tra due parti, e sia indiscutibile in parlamento. Infine, che Berlusconi cambi idea (o strategia) secondo i propri interessi, è un dato di fatto assodato da venti anni di esperienza, non si può fare le verginelle stupendosi. D’altronde non è che Renzi non lo abbia fatto per esempio con il governo Letta, poi tutti sono bravi (o entrambi loro) a dare spiegazioni più o meno plausibili del perchè sia necessario farlo. Pare che qualcuno lo chiami “fare politica”.

            1. Roberto, siamo d’accordo. Civati vuole l’eliminazione del bicameralismo perfetto. E vuole togliere potere alle regioni. Ha presentato una riforma di natura Costituzionale che va in questa direzione e che vuole sia approvata da questo Parlamento, sostituendo la proposta di Renzi.

              Però poi contemporaneamente riporta un appello di Libertà e giustizia che dice:

              Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.
              Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo,

        1. RIPETO;

          🙂

          Per quanto riguarda Renzi l’eliminazione del bicameralismo perfetto e la trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie Renzi l’ha fatta dalle primarie contro Bersani,, l’ha ribadita quando ha chiesto il voto per la segreteria, è riuscito a trovare l’accordo con B. su questo, l’ha annunciata in direzione non ricevendo nessun voto contrario, e l’ha annunciata durante il discorso di fiducia.

          Non si capisce perchè Renzi adesso debba fare altro per accontentare Civati o Grasso

      1. quando è nato il comunismo.
        ma è durata a lungo. alcuni miei compagni di classe vivevano in vere e proprie catapecchie, e non sono proprio vecchissimo. e se la povertà in senso stretto era finita per molti, ancora ce l’avevano ben presente nel ricordo. io ricordo perfettamente i contadini delle mie parti, quando ero bambino.

          1. Non colgo il tuo punto.
            Sono nato nel 1950 in Friuli; la maggior parte dei miei coetanei finiva a malapena le scuole elementari per andare appena possibile a lavorare all’estero da bassa manovalanza in edilizia o in fabbrica e non direi che era per libera scelta.
            Non posso dire di aver patito la fame nera, ma un discreto appetito insoddisfatto sì. Ci pioveva in casa e non era un modo originale di farsi la doccia, né per pigrizia o taccagneria che il tetto non era riparato. E potrei naturalmente continuare. Ed eravamo una famiglia media in paese; credo anche nella regione. Con molti che stavano parecchio peggio.

              1. Nessuna polemica. Nell’immediato dopoguerra fino a circala metà degi anni cinquanta, capisco, fatta qualche differenza territoriale.
                Ma a pairtire dagli anni sessanta ritengo che la povertà fosse diffusa come adesso, anche se si esprimeva n altre forme. Il reddito medio è costantemente aumentato, ma il costo della vita è andato ben oltre e le disuguaglianze di oggi credo siano ben più diffuse.
                Nelle case Aler di Milano, che non sono quelle messe peggio (basta pensare ad alcuni quartieri di Napoli o Palermo) piove tuttora. Quanto agli affamati, basta guardare i dati Caritas.
                Credo che la differenza la faccia anche il fatto che, allora, soprattutto nelle zone rurali, c’era un minimo di solidarietà in più, pur nella povertà. Dovuta un po’ alal struttura sociale e n po’ all’ideologia o alla religione.
                Alla tavola di mio nonno, pensionato democristiano con la minima pur avendo lavorato una vita, venivano a cena a gogò parenti e conoscenti. C’era pure chi fingev di passare per caso, proprio a quell’ora. Poca roba, un minestrone con la pancetta o ilecotiche, o una pasta, una frittata, ma qualcosa mangiavano tutti. Per tirare avanti con dignità, nio nonno allevava qualche coniglio, mia nonna galline.

  2. ciascuno ha vissuto la propria esperienza politica, e anche il PCI (e seguenti) a modo suo, c’era una articolazione tale di movimenti che, forse, era più facile riconoscersi nell’uno o nell’altro.. Berlinguer fu spesso al centro di polemiche più interne che esterne. Il compromesso storico e l’austerità in molti non glieli perdonarono, spesso più nei partiti e nell’informazione che non nel paese e nell’opinione pubblica.

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