Un altro 25 aprile

Argyrios Panagopoulos – il manifesto

25 aprile 1974 – 2014 . Parla la deputata Catarina Martins, coordinatrice del Blocco di Sinistra portoghese: «La Rivoluzione dei Garofani ci ispira per rovesciare la dittatura dei mercati e della troika»

La Rivo­lu­zione dei Garo­fani, quarant’anni dopo il 25 aprile del 1974, con­ti­nua a ispi­rare le nostre lotte per la demo­cra­zia e la libertà, che dob­biamo con­qui­stare cac­ciando via il governo dell’austerità e della dit­ta­tura dei mer­cati impo­sto dai ban­chieri e dalla troika». La depu­tata Cata­rina Mar­tins, coor­di­na­trice del Blocco di Sini­stra por­to­ghese, sot­to­li­nea così l’importanza della pre­senza del pre­si­dente di Syriza, Ale­xis Tsi­pras, domani a Porto, per l’apertura della cam­pa­gna elet­to­rale del Blocco. «Lot­tiamo per la rine­go­zia­zione del debito e l’abolizione del fiscal com­pact con tutti i movi­menti, all’interno di un’ampia lista elet­to­rale per rove­sciare le attuali poli­ti­che e por­tare una spe­ranza». Nell’ultimo son­dag­gio dell’Università Cat­to­lica, svolto per conto delle testate Diá­rio de Notí­cias, Jor­nal de Notí­cias, Rtp (la tele­vi­sione pub­blica por­to­ghese) e Antena 1, pub­bli­cato il 18 aprile, il Blocco di Sini­stra è dato al 7%, il Par­tito Comu­ni­sta Por­to­ghese (Cdu) al 12%, il Par­tido Socia­li­sta al 36%, il par­tito con­ser­va­tore Psd al 30%, l’altro par­tito con­ser­va­tore del governo Cds-Pp al 4%, men­tre l’astensione è arri­vata al 34% e il voto nullo al 7%.

L’anniversario dei 40 anni dalla Rivo­lu­zione dei Garo­fani divide come mai finora il Por­to­gallo demo­cra­tico dalla destra

(…) Le cele­bra­zioni uffi­ciali si svol­ge­ranno in un clima di estrema ten­sione, per­ché i mili­tari che hanno fatto la Rivo­lu­zione vole­vano par­lare in par­la­mento ma la destra si è oppo­sta. Così i mili­tari orga­niz­ze­ranno altri eventi e noi, che festeg­ge­remo com­bi­nando la memo­ria con la cul­tura viva, quella che si è tro­vata al cen­tro degli attac­chi del neo­li­be­ri­smo, par­te­ci­pe­remmo sia agli eventi uffi­ciali che a quelli dei militari.

Di cosa ha paura la destra per non accet­tare in par­la­mento i «Capi­tani d’Aprile»?

Hanno paura che i mili­tari che hanno rove­sciato la dit­ta­tura espri­mano forti cri­ti­che al governo e alla troika. Noi par­le­remo a tutti di demo­cra­zia, libertà e sovra­nità popo­lare, che sono messe in peri­colo dalle poli­ti­che dell’austerità. Par­le­remo in par­la­mento per i mili­tari e fuori dal par­la­mento con i mili­tari. Il Blocco sarà pre­sente nei grandi cor­tei a Lisbona e a Porto, e domani comin­cerà la sua cam­pa­gna elet­to­rale con una grande assem­blea a Porto alla pre­senza del can­di­dato della Sini­stra Euro­pea per la pre­si­denza della Com­mis­sione, Ale­xis Tsipras.

La vostra lista elet­to­rale è molto aperta ai movi­menti, alla società civile, alle donne, agli immigrati…

Per il Blocco il pro­blema è come dare rispo­ste con­crete alle aspet­ta­tive e alle lotte dei lavo­ra­tori e di tutti quelli col­piti dalla crisi: gli inse­gnanti, il set­tore della Sanità, dei ser­vizi, dei tra­sporti. Ma abbiamo dato fidu­cia alle per­sone senza par­tito e agli indi­pen­denti, tanto che metà dei can­di­dati della nostra lista non appar­tiene al nostro par­tito. Nel 2009 anch’io sono stata eletta depu­tata del Blocco come indi­pen­dente e dopo sono diven­tata mem­bro del par­tito. E diamo fidu­cia alle donne, che sono metà dei can­di­dati. Abbiamo una lista estre­ma­mente pari­ta­ria, l’unica con immi­grati e con emi­granti por­to­ghesi spinti all’estero dall’austerità. I nostri can­di­dati pro­ven­gono quasi da tutti i movi­menti che lot­tano, resi­stono e si mobi­li­tano con­tro la crisi e la troika.

Avete por­tato in par­la­mento una pro­po­sta per la rine­go­zia­zione del debito, pro­po­nendo in sostanza la sua can­cel­la­zione, soste­nuta anche da tre ex mini­stri delle Finanze, socia­li­sti e con­ser­va­tori, un ex mini­stro degli Affari Euro­pei, due ex capi delle forze armate, alcuni giu­ri­sti e costituzionalisti…

Il Blocco di Sini­stra ha soste­nuto la neces­sità di ristrut­tu­rare il debito dal primo momento che è ini­ziata la crisi, tre anni fa. Ci accu­sa­vano, come accu­sa­vano Syriza, di essere una spe­cie di ter­ro­ri­sti dei mer­cati. Negli ultimi tempi un socia­li­sta ha pre­sen­tato un mani­fe­sto con 70 firme di eco­no­mi­sti a favore della ristrut­tu­ra­zione del debito. Quando lo abbiano pro­po­sto tre anni fa dice­vano che era impos­si­bile. E il governo ancora sostiene che non ce n’è biso­gno e che non dob­biamo nem­meno discu­terne in pub­blico, come se fosse un cri­mine par­lare di que­sto. Oggi però que­sta riven­di­ca­zione è molto popo­lare e riscuote un grande con­senso nell’opinione pub­blica, tanto che per­fino ex mini­stri delle Finanze con­ser­va­tori la sosten­gono come unica strada pra­ti­ca­bile. Il governo attuale aveva pro­messo di ridurre il debito attra­verso i tagli degli sti­pendi e delle pen­sioni, con le con­tro­ri­forme, la distru­zione della Sanità e dell’Istruzione Pub­blica. Il nostro debito però aumenta con­ti­nua­mente e a nuovi livelli record. E le poli­ti­che gover­na­tive e della troika lo hanno fatto cre­scere di un ulte­riore 25%.

Il governo di Pas­sos Coe­hlo, come gli altri governi di Gre­cia, Spa­gna e Ita­lia, cerca di mostrare otti­mi­smo per la situa­zione eco­no­mica, men­tre pro­pone nuove misure di austerità.

Il governo sostiene che l’economia sta miglio­rando, ma non lo vede nes­suno. I tassi di povertà aumen­tano ad una velo­cità senza pre­ce­denti. Siamo di fronte ad una crisi uma­ni­ta­ria. Pas­sos Coe­hlo dice che non farà ulte­riori tagli. Il Tri­bu­nale Costi­tu­zio­nale aveva deciso che nes­suno dei tagli avrebbe avuto carat­tere per­ma­nente e che i tagli sareb­bero stati validi per il tempo che durava il pro­gramma di con­trollo dalla troika. Pas­sos Coe­hlo vuole invece tra­sfor­mare in per­ma­nenti tutti i tagli, che riguar­dano almeno il 20% degli sti­pendi degli impie­gati pub­blici e delle pen­sioni. Ci saranno anche tagli aggiun­tivi nel fun­zio­na­mento dei mini­steri, nella Sanità Pub­blica e nell’Istruzione. Ma già ora il Por­to­gallo è tor­nato indie­tro di almeno un ven­ten­nio. Per la prima volta dopo decenni abbiamo avuto casi di per­sone morte nelle sale d’attesa degli ospe­dali, aspet­tando una visita medica. La gente muore per­ché non ci sono medici, e fare altri tagli nella Sanità e nell’Istruzione Pub­blica signi­fica abo­lire i ser­vizi sociali minimi ai cit­ta­dini, cioè attac­care la demo­cra­zia, l’uguaglianza e i diritti.

Come si pos­sono rove­sciare que­ste poli­ti­che e con quali alleanze?

Il Blocco ritiene che que­ste poli­ti­che si pos­sono rove­sciare con la col­la­bo­ra­zione delle forze pro­gres­si­ste e di sini­stra. Lo dimo­stra la nostra lista elet­to­rale allar­gata. Pur­troppo il Par­tito Socia­li­sta resta pri­gio­niero della poli­tica della troika e del fiscal com­pact per il pareg­gio di bilan­cio, l’accordo che hanno fatto per l’eliminazione del defi­cit pub­blico. Non ci può essere alcun cam­bia­mento poli­tico, tan­to­meno a sini­stra, senza par­lare del biso­gno della ristrut­tu­ra­zione del debito e dell’eliminazione del fiscal com­pact. Dal momento che non ci può essere l’unità tra i par­titi, cer­chiamo di unire le lotte dei movi­menti e della società civile. Potrei dire che in alcuni aspetti la poli­tica del Blocco di Sini­stra asso­mi­glia con quella de «L’Altra Europa con Tsi­pras», che in Ita­lia ha comin­ciato una dura lotta met­tendo in primo piano le sfide del debito, del fiscal com­pact e con la par­te­ci­pa­zione della società civile e dei movi­menti nella poli­tica, senza esclu­dere i par­titi e le orga­niz­za­zione poli­ti­che della sini­stra. La nostra sini­stra porta avanti una grande bat­ta­glia nel Sud Europa e rap­pre­senta l’unico sbocco per uscire dalla crisi e l’unico voto utile per cam­biare gli equi­li­bri nei nostri Paesi ed in Europa.

link: http://ilmanifesto.it/primavera-lusitana/

38 comments

  1. Era la Fioraia di Chaplin?

    Si chiama Revoluçao dos Cravos perché una fioraia offrì garofani ai militari, che li infilarono nelle canne dei loro fucili come segnale di pace nei confronti della popolazione.

  2. A volte mi chiedo se le proteste antieuropee non siano fomentate dai poteri non tanto occulti nazionali. Paradossalmente nascono nei Paesi più corrotti e la cui crisi economica è stata frutto di malversazioni interne. Eppure anzichè fare una “rivoluzione” interna si preferisce farla ( o si lascia farla) nella lontana Europa.

      1. Anche ” Tutti a casa” stando dentro al Parlamento e garantendosi nel peggiore dei casi liquidazione e indennitá pensionistica.

  3. Il problema non è il fiscal compact in quanto tale: avere una finanza pubblica sostenibile è un atto di giustizia verso i propri figli.

    Il problema è considerare il mercato unico come un organismo biologico. Se una parte del “corpo” sta male e invece di curarla la amputo magari mi salvo ma non è che sto meglio di prima dopo.

    Il nostro problema è applicare una cura sostenibile. In questo caso la cura è favorire la crescita.

    Draghi ha individuato con molto ritardo perchè si è dovuto lavorare banchieri con il pelo sullo stomaco in alleanze transversali la leva giusta: bisogna che la banca centrale europea abbandoni la neutralità sul cambio adottando una politica valutaria e soprattutto deve accettare come collaterali nelle operazioni di rifinanziamento e/o acquistarne sul mercato speciali titoli bancari emessi a fronte dei prestiti all’economia reali per investimenti in R&S e acquisto di beni strumentali.

  4. …«L’Altra Europa con Tsi­pras», che in Ita­lia ha comin­ciato una dura lotta met­tendo in primo piano le sfide del debito, del fiscal com­pact e con la par­te­ci­pa­zione della società civile e dei movi­menti nella poli­tica, senza esclu­dere i par­titi e le orga­niz­za­zione poli­ti­che della sini­stra.

    Sta parlando dell’Italia pianeta Terra, Sistema Solare o si riferisce a qualche altra galassia?
    Perché se è la pima che ho detto, c’è un certo Movimento che lot­ta per la -rine­go­zia­zione del debito e l’abolizione del fiscal com­pact-… Un Movimentino che tira al 25%…

  5. Mi pare una linea confusionaria.

    Se uno vuole rinegoziare il debito e quindi implicitamente opta per dichiarare fallimento (scelta legittima) poi non può aspettarsi di riemettere debito nel breve termine perchè nessuno ti presta i soldi perchè sei inaffidabile.

    Questo vuol dire che devi farti una valuta tua e la tua banca centrale deve acquistare i titoli che il governo emette.

    La situazione che dovresti affrontare è quindi un fallimento sui mercati internazionali, il fallimento completo delle banche e la fuga massiccia di capitali che saresti contrestto a contrastare con un rialzo dei tassi di interesse per non far crollare il tuo cambio perchè nel frattempo la roba che non produci la devi importare, a meno che non opti per un periodo di fame nera, al confronto del quale l’austerity la ricorderesti come un pranzo di gala.

    Quindi rinegoziare il debito e farne ancora aumentando il deficit ti fa fare la fine dell’Argentina.

    Ora, l’Argentina è ricca di materie prime e quindi è rimasta a galla scambiando le derrate alimentari contro dollari.

    Ma il Portogallo che cazzo potrebbe scambiare?

        1. Sono già una dipendenza angolan-brasiliana.
          Quando un noto giornalista della tv pubblica ha fatto un’inchiesta sui soldi sporchi della famiglia Dos Santos (presidente padrone dell’Angola che si sta comprando pezzi interi di Portogallo) lo hanno licenziato in tronco.

          1. Ma l’hanno licenziato perchè ha rivelato degli affari Dos Santos oppure perchè la linea ufficiale è dare la colpa ai teteschi cattifi?

            Tranquilli comunque, gli americani hanno deciso di sbloccare la situazione in Europa con l’economia di guerra fomentando i colpi di stato alle porte dalla Russia.

            Insomma una guerretta in europa rilancerebbe un pò la crescita.

            1. Licenziato perchè dei Dos Santos non si può parlare male. E nemmeno dei loro soldi sporchi che vengono riciclato comprando telecomunicazioni, banche e energia portoghesi.

    1. L’argentina è andata a fondo pur avendo le materie prime. Noi non abbiamo nemmeno quelle. Abbiamo enormi problemi, abbiamo una classe politica inqualificabile , non disponiblile a fare nessuna riforma e che litiga su tutto per non concludere un tubo.
      Una classe politica che in larga parte pensa solo alla propaganda elettorale , a scaricare i problemi e a lavarsene le mani.

    2. ma credo che sia una provocazione… anche perchè sai bene che un’uscita di un paese dall’euro farebbe male a tutti i paesi dell’eurozona…
      bisogna quindi cambiare l’europa e invece di costringere i fratelli portoghesi a svendere i beni dello stato e a distruggere il welfare, bisogna aiutarli a crescere per rendere le loro spese sostenibili..

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