My own private universe

di Roberto C.A.

Qualche giorno fa ho letto alcune brevi note che raccontano di viaggi in treno. Contemporaneamente al commento di Antonio “Boka” che descrive una grande stazione di volti senza nome che non incontrerai mai piu’. E mi è tornata in mente una delle esperienze più rivelatrici della mia gioventù: la visita di leva, in cui si selezionavano gli abili per farne successivamente degli arruolati.

E’ una delle poche occasioni in cui mi sono trovato assieme ad un campione unbiased, non selezionato, di giovani della mia età e della mia area geografica. E raramente mi sono sentito più estraneo ad un gruppo, anche se contemporaneamente molto vicino. A partire dai discorsi, soprattutto un machismo sguaiato guarnito da bestemmie (o meglio, bestemmie decorate da qualche discorso sguaiato: i bellunesi sono gran bestemmiatori, perdono dai toscani per fantasia linguistica, ma vincono alla grande per intensità). Soprattutto, c’era un’evidente mancanza di strumenti, che rendeva molti ansiosi per situazioni estranee, fosse solo prendere il treno da Treviso (non una gran metropoli) per tornare a casa. Mi sono veramente sentito, per la prima volta, un giovane liceale privilegiato. Per quanto di famiglia nient’affatto benestante, semplicemente piccolo-impiegatizia, anche se per mia fortuna con un sicuro interesse per i libri, l’arte, la musica.

Cosa c’entra questo con i viaggi in treno? Anche in treno ci sono delle regole di selezione che generano contesti abbastanza omogenei e molto differenziati tra loro. Provate a passare dalla seconda alla prima classe di un treno veloce in un giorno feriale, per esempio tra Padova e Milano. In prima classe, gran parte con i laptop aperti, professionisti sempre al lavoro. In seconda un’umanità più varia, turisti, giovani. E nei treni pendolari, in alcuni orari tutti studenti universitari, in altri lavoratori spesso stranieri. Nella visita di leva, aveva agito una regola di selezione molto precisa: tutti i giovani diciottenni maschi di una certa area geografica limitata. Molto ben definita, ma all’interno di questa senza alcuna distorsione. E il risultato è stato straniante.

Il fatto è che spesso ci rendiamo conto di questi contesti selezionati solo quando ne percepiamo la particolarità. Mentre tendiamo ad attribuire una valenza più universale del dovuto al nostro contesto naturale. Un errore che gli statistici seri sanno bene deve essere evitato: se un sondaggio deve avere qualche significatività, bisogna scegliere un campione il più possibile rappresentativo rispetto al complesso (per esempio, degli elettori), e poi bisogna correggere per i “bias” comunque introdotti. Lo sappiamo bene, ma spesso inconsciamente lo trascuriamo quando crediamo che un’affermazione sia ovvia, che “molti” la pensino come noi. Quando invece sono, al meglio, molti della nostra cerchia, del nostro ambiente inevitabilmente selezionato, non volutamente ma implicitamente dal nostro lavoro e dal nostro background. E’ del tutto evidente, lo sappiamo, ma credo che ci cadiamo comunque.

Pensavo a questo in relazione alle solite affermazioni “c’è una prateria da riempire a sinistra, lasciata sguarnita dal PD”. E poi, qualunque partito provi ad occuparla prende percentuali risibili. E’ davvero colpa della pochezza dei leaders, che propongono programmi identitari per distinguersi, e come tali raccolgono consensi solo attorno quelle identità? O magari è una self fulfilling profecy: il timore di essere in pochi fa rimanere in pochi? E’ anche vero che su alcuni temi (per esempio la privatizzazione dell’acqua) si sono formate larghe maggioranze, ma siamo sicuri che ci sia una proposta “di sinistra” che sia in grado di catalizzare lo stesso tipo di consenso? Io non ne ho alcuna evidenza, se non, appunto, all’interno delle mie cerchie. Forse ci sono altri grandi temi anch’essi in grado di raccogliere una massa critica, ma è sufficiente una collezione di temi per fare un progetto? O si vede all’orizzonte un progetto coerente che non sia di “sinistra tradizionale”, ma che sia in grado di coinvolgere il tipo di idealità o di progettualità che alla sinistra tradizionale si riferiscono (si riferivano)? Io qui mi fermo, sono già uscito troppo dalle mie competenze e rischio di affastellare troppe banalità. Qui ci sono persone molto più attrezzate, se vogliono, a rispondere.

339 comments

  1. Mi chiedevo se sarebbe definito populista in questo momento storico un pensiero del genere:

    “Siate parziali. Per garantire un equilibrio tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero che non hanno lo stesso peso, spostate l’ago della bilancia da una parte. Abbiate un pregiudizio favorevole verso la donna rispetto all’uomo, verso il debitore rispetto al creditore, verso l’operaio rispetto al padrone, verso l’infortunato rispetto alla compagnia di assicurazioni, verso il ladro rispetto alla polizia, verso la parte lesa rispetto alla giustizia. La legge va interpretata, dirà quello che volete farle dire. Tra il ladro e il derubato, non abbiate paura di punire il secondo”

  2. A proposto, chissà se Ciwa ci legge. C’è un post di ieri in cui scrive “Abbiamo spostato il Pd, si apre una voragine a sinistra, e c’è molto spaesamento tra i nostri elettori.” nemmeno una prateria, una voragine. Wishful thinking?

    PS, questo post ha superato i 300 commenti, mai ci sarei riuscito con l’Higgs. Parlare di cose di cui si sa poco aiuta 😉

    1. piu’ che altro abbiamo scoperto l’esistenza di una sospettata immensa “fossa comune” che il PD ha provveduto a nascondere dai tempi della sua costituzione.

      1. Uhmm, il PD che ha scavato la fossa alla sinistra?

        Il PD è nato per andare oltre la sinistra del secolo scorso, questo è sicuro.

        Comunque più plausibile delle mitologiche sconfinate praterie “di sinistra” di cui sento parlare dalla sua costituzione
        😉

        1. Non intendevo addossare nessuna responsabilita’ al PD che non ha “storia” e quindi non puo’ essere “causa” di niente. Intendevo letteralmente dire che ha lo spostamento ha rivelato la presenza della fossa comune.

          1. Si ma digli che il nosto è il blog post-qualcosa: post-pd, post-comunista, post-democristiano, post-grillino, post-orgasmico, post-sindacale, post-leghista.

            Noi siamo PoSt-Qualcosa.

      1. Avvertitemi se viene Civati…
        Ho già allertato un po’ di amici, “gente pesantemente comune”, frequentatori del blog di Grillo.
        Così facciamo bella figura.

        1. Dobbiamo metterci in divisa paramilitare per metterli a loro agio?

          Ormai anche sul blog di Civati si sono accorti che il capellone copia pari pari la propaganda ripresa dai giornali di Weimer.

    1. Solo in auto con autista, ovviamente!

      A parte gli scherzi, curiosamente se viaggio per lavoro avrei diritto al biglietto di prima classe. Ma poichè la mia attività è abbastanza frenetica, mi tocca viaggiare in auto. E mi rimborsano l’equivalente del biglietto di seconda classe, pure tassato come fosse un “emolumento”. E quindi ci rimetto pure.

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