Noi…come Piero

di Luigi*****

Tutto nacque a strappo avvenuto.

Le giornate antecedenti alle politiche del 2013 furono per me laceranti. Maturare la consapevolezza di essere stato defraudato di 25 anni di impegno sociale fu nulla in confronto alla difficoltà ed al dolore di accettarla.

Travolto dalle macerie della fiducia, della stima, della speranza oramai crollate, sentivo forte però la necessità di non arrendermi; un istinto di sopravvivenza, una fame d’aria pulita simile a quella che spinge colui che, risucchiato da un gorgo, risale disperatamente.

Una tra le poche certezze rimaste era la cognizione che ogni cambiamento necessita di partecipazione, l’abbandono, l’astensione non è parte del mio essere, non è freccia del mio arco.

Tra le evidenze del passato/presente e l’imprevisto del futuro non fu difficile la scelta. Eppoi condividevo molto dei pensieri e del programma del Movimento e seppur diffidente su alcune impostazioni e ruoli scelsi di non limitarmi a guardare l’onda seduto sulla spiaggia, ma di imbarcarmi pur senza che alcun De Falco mi dovesse urlare “Salga a Bordo … Cazzo”.

E l’onda fu alta, più alta delle più rosee aspettative, tanto alta da essere difficile da cavalcare specialmente da coloro poco avvezzi ai tempestosi e pericolosi mari della politica.

Fu subito evidente e palese a noi navigatori di nuovo corso che acque cosi pericolose ed infestate da “mostri” umani potessero essere navigate, senza rischio di affondare, solo con l’applicazione delle ferree ed intransigenti leggi del mare e che grande doveva essere il nostro sforzo la nostra fiducia la nostra dedizione, la nostra pazienza, il nostro sacrificio prima di arrivare in mari più sicuri.

Ma il passato non è mai del tutto passato ed una volta avviata la navigazione ecco nascere forte il desiderio, la speranza, il bisogno che altri, che come te hanno condiviso anni impegno e di ideali possano prendere il mare, seppur su navi differenti ma su rotta comune.

E Capitan Civati sembrava proprio volesse partire, il suo blog diventò meta di tanti viaggiatori in cerca di un imbarco. La sua però fu una nave di parole, parole digitali neanche il necessario per una nave di carta. Un capitano di neve sciolto dal primo sole, capace di dichiararsi ma non di schierarsi, capace di pensare ma non di agire, capace di riscrivere il kamasutra e restare vergine, capace di creare degli orfani senza esserne il padre.

Ma gli orfani di Civati sono più concreti del falso padre, sono più tenaci e decisi ad intraprendere quel viaggio che gli è stato negato. E capiscono che dove non può una barca domina la locomotiva.

E quale simbolo migliore “di una locomotiva, come una cosa viva” poteva rappresentare la voglia di riprendere il viaggio?
Viaggiatori diversi, di diversa provenienza, con diversa sensibilità, su mezzi diversi, accomunati (quasi tutti) dalla necessità di un’Italia diversa di cui essere diversamente orgogliosi.

Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso
(Luis Sepúlveda)

E’ la notte del 25 Aprile e vago, come molti, insonne, tra i flutti e la strada ferrata e spesso ho come la sensazione di sentirmi, metaforicamente, come Piero

..e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

Sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

E se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

E mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbracciata l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

310 comments

  1. Wilson,
    sei sicuro di essere siculo, no? Terrone come me?
    Di solito noi meridionals la diciamo. Se non arriva, ce ne facciamo una ragione.
    Invece a te piace polemizzare come ai nordici.

    Parliamone.

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