L’Europa che verrà?

Dal blog Europae –  Silvia Cardascia

Si è tenuto ad Arlington (Virginia) dal 19 al 23 maggio il 5° round di negoziati sul TTIP, passato inevitabilmente – e secondo alcuni volutamente – in secondo piano rispetto alla campagna elettorale. Elezioni europee a parte, nel Bel Paese il TTIP non sta ricevendo l’attenzione mediatica che merita, malgrado si tratti, nel suo genere, del più grande trattato internazionale mai negoziato dall’UE, le cui conseguenze impatteranno la quotidianità di circa 840 milioni di cittadini al di qua e al di là dell’oceano.
Durante la conferenza stampa di chiusura a Washington D.C., alla domanda: “Da uno a dieci, a che punto è il negoziato?”, il portavoce della U.S. Trade Representative Dan Mullaney, ha risposto con un: “cinque”. Ancora tanta strada da percorrere, dunque. Oltre alle trattative puramente commerciali riguardanti dazi e tariffe doganali (peraltro già molto bassi, ad eccezione dei settori tessile ed automobilistico), le questioni spinose sono relative all’armonizzazione normativa (o regolamentazione orizzontale programmata) per interi comparti economici: servizi pubblici, agricoltura e sicurezza alimentare, salute, standard sociali, finanza, proprietà intellettuale. Per gli addetti ai lavori, si tratta non tanto di deregolamentazione, quanto di armonizzazione legislativa, o ‘coerenza normativa’, in tutti i settori dell’economia di mercato.
Il trattato prevede infatti un capitolo dedicato al quadro istituzionale che vedrà la luce al momento della ratifica: il Regulatory Cooperation Council (RCC) sarà lo strumento di co-governance transatlantico incaricato di monitorare sulle legislazioni di UE e USA, in essere o diramate in corso d’opera, che dovranno far fede alle regole del gioco stabilite dal TTIP. In altri termini, un consiglio di natura intergovernativa, composto da stakeholder europei e statunitensi, controllerà che le politiche dei due blocchi non intralcino il commercio transatlantico, ed il libero flusso di beni, servizi (anche finanziari) e investimenti diretti esteri tra i due colossi.
Se si trattasse di stabilire parametri condivisi per la vendita nell’UE di automobili omologate negli USA senza l’espletamento di ulteriori test e lungaggini burocratiche, il discorso non farebbe una piega. Diverso è quando si entra in questioni delicate, quali la politica energetica, agroindustriale o farmaceutica. Alle perplessità espresse dalla società civile, il Commissario europeo per il commercio De Gucht ha risposto più volte che le leggi sulla sicurezza alimentare, incluse quelle in materia di OGM e carne di manzo trattata con ormoni, non sono sul tavolo del negoziato.
Come ha sottolineato anche il portavoce europeo Ignazio Garcia Becero durante la conferenza stampa del 23 maggio a Washington, sebbene gli OGM non siano vietati dalla regolamentazione europea vigente (come lo sono invece le carni trattate con ormoni), l’iter di autorizzazione nel territorio dell’Unione, che passa per l’EFSA di Parma, non verrà in alcun modo messo in discussione dal trattato. Riguardo invece alla politica energetica, Becero ha dichiarato che ‘energia e materie prime’ saranno regolamentate probabilmente in un capitolo, senza precisare se includerà anche trivellazioni e/o commercio del gas di scisto.
Non altrettanto ottimisti i 240 manifestanti arrestati il 15 maggio a Bruxelles durante una dimostrazione contro l’austerity e il TTIP, in occasione dell’European Business Summit. Né si sentono rassicurate dalle parole dei ‘traders’ europei le 178 NGO che la settimana scorsa hanno scritto una lettera aperta all’ambasciatore USA Froman e alla De Gucht, esprimendo preoccupazione per la riduzione delle “barriere non tariffarie”, che agiscono – a detta loro – da scudo protettivo per cittadini, ambiente e economia. Ventate di dissenso spirano anche dal Parlamento europeo, dove i Verdi Ska Keller e Bart Staes hanno condannato la Commissione e la DG Trade per non aver risposto alle loro interpellanze, riguardanti il TTIP, del 13 marzo e 16 aprile. Il Commissario De Gucht ha poi indirizzato verso i Verdi ed ‘i partiti di estrema sinistra’ l’appellativo ‘bugiardi’, dispensatori di falsi miti sul contenuto delle trattative.
Il prossimo dialogo con la società civile è fissato per il 3 giugno a Bruxelles. Verterà sull’andamento del negoziato e sul 6° round negoziale del TTIP che si terrà a luglio. Le NGO che a vario titolo tutelano l’ambiente e i diritti dei consumatori, chiedono la bozza ufficiale del TTIP (e non brandelli di informazioni messe a disposizione solo su richiesta). In linea con il principio di trasparenza, muro portante delle istituzioni europee.

fonte: http://www.rivistaeuropae.eu/esteri/commercio-2/ttip-5-round-negoziati-lentamente-si-procede/

segnalato da Andrea

85 comments

  1. ma sul contenuto del post nessuno sa niente? stanno trattando regole che influiranno più del Grillo di turno e non sappiamo e non abbiamo niente da dire? uomini in rappresentanza di 840 milioni di persone delineeranno il nostro destino ( mi immagino le pressioni delle multinazionali) e noi stiamo a discutere di Renzi, Grillo e compagnia cantante che contano quanto un rutto di cammello… biodiversità e peculiarità del territorio e dei popoli mi immagino quanto saranno priorità… siamo abituati a fare battaglie di retroguardia ( vedi le zucchine di Emiliano)…

    1. Se hai pazienza dà un’occhiata a questa valutazione del NAFTA

      Fai clic per accedere a NAFTA-at-20.pdf

      Con l’Asia gli USA stanno forzando il TPP (Trans Pacific Partnership) sulle stesse linee.

      Il TTIP è la versione per l’Europa.

      In estrema sintesi esportazione del neoliberismo mediante trattati; recepimento dello stesso a livello di legislazione nazionale con rimando delle controversie stato/investitore a un organismo (ICSID) della Banca Mondiale che si può solo immaginare (e si è visto) da che parte sta quando una multinazionale voglia sfruttare sfrenatamente le risorse di un paese e quest’ultimo intenda proteggere i diritti dei propri cittadini.

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