Addio a SEL (1)

segnalato da crvenazvezda76 

Daniela Preziosi, da “Il Manifesto” del 24.6.2014

La notizia, del resto ampiamente annunciata, è arrivata giusto alla fine della sfortunata partita Italia-Uruguay. La presidenza di turno di Montecitorio annuncia il passaggio al gruppo misto di altri tre deputati di Sel. Si tratta del veneto Alessandro Zan, del laziale Nazareno Pilozzi e del piemontese Fabio Lavagno. Con loro salgono a nove gli abbandoni: Migliore, che per un disguido burocratico ieri risultava ancora iscritto a Sel, Fava, Di Salvo e Piazzoni (il loro passaggio viene stato annunciato in aula all’apertura dei lavori); Aiello e Ragosta, che però già siedono nel Pd. Più gli ultimi tre.

Ieri pomeriggio riunione dei fuoriusciti. Un gruppo autonomo con i socialisti non è ancora a portata di numeri. Un altro scaglione partirà dopo la direzione di oggi (tecnicamente si chiama presidenza), dove andrà in scena il confronto fra i fuori-linea rimasti e il coordinamento, che rimetterà il mandato nella convinzione di essere ’rifiduciato’. Vendola in testa, che ha annunciato al Manifesto di voler «separare la discussione fra presidenza e organismi. Nessuno pensi che mi copro con il gruppo dirigente».

Tentata dall’addio è la toscana Nardi e il calabrese Lacquaniti. Resteranno invece il giovane nuorese Michele Piras, l’abruzzese Giuseppe Melilla e il ligure Stefano Quaranta. Decisive le assemblee territoriali di questi giorni. «Resto, in attesa che l’“anguilla” si fermi», spiega al Manifesto Piras, citando l’ultima metafora coniata da Vendola per il suo partito. «In Sardegna la scommessa su Sel è stata forte e non ci vogliamo rassegnare al fatto che si sia già bruciato tutto. Ma non ci sto: il chiarimento sulla linea politica va fatto subito. Bisogna ridarsi l’obiettivo del centrosinistra, ricreare le condizioni che hanno portato in tutta Italia l’alleanza a governare le città. Se anche Landini ha fatto un’apertura di credito a Renzi, perché noi non dovremmo provarci?». Promesse di battaglia ne circolano tante. Dai liguri oggi potrebbe arrivare la richiesta di un congresso straordinario. Altri lavorano all’idea di un referendum.

La maggioranza intanto pensa a una mossa per rimotivare gli iscritti, non moltissimi fin qui — ma il tesseramento è in corso e solo a fine anno si potrà fare un bilancio — e per ricompattare il vietnam parlamentare. Ma la linea resta quella: all’opposizione ma sfidando «positivamente Renzi», «una terza via che non è deriva minoritaria ma pungolo da sinistra al governo». Lo ha ripetuto ieri sera Vendola alla riunione di senatori e deputati: ha rilanciato il dialogo con le sinistre Pd — di ieri un nuovo colloquio alla camera con Cuperlo — e con i giovani della lista Tsipras. E ha invitato gli indecisi a restare nella «terra di mezzo». Duro solo sulle responsabilità di Gennaro Migliore.

Al suo posto, a Montecitorio, si fa strada l’ipotesi di affidare la presidenza del gruppo — attribuita pro tempore a Fratoianni — a Arturo Scotto, campano ’dialogante’. «Ma non cacciamoci nelle solite mediazioni che tengono tutto e non chiariscono niente. Serve un nome che incarni una linea chiara, con la quale misurarsi», chiede Piras. Proprio Scotto ieri in aula ha dichiarato il no di Sel alla mozione di appoggio al discorso di Renzi sul semestre europeo: «Per Sel sono stati giorni difficili. Abbiamo subito una separazione dolorosa ma siamo in campo e non ci rassegniamo all’idea di una sinistra divisa, rissosa e marginale».

A Vendola il programma europeo del premier proprio non è piaciuto: «Abbiamo ascoltato con il massimo rispetto le parole di Renzi, ma il suo discorso ha avuto come di consueto un andamento prevalentemente propagandistico», «un carosello di parole». «Renzi dice che vuole sfondare il muro delle politiche di austerity, ma dalla Germania il ministro delle Finanze e il capo della Bundesbank dicono che non c’è nessuna possibilità. Nel discorso di Renzi non c’è stato terreno di vera lotta politica ma piuttosto un rinvio».

73 comments

  1. Io non saprei dire se ha ragione chi se ne va o chi resta. Non ho seguito bene la questione e nemmeno m’interessa, nel senso che la situazione di sel era e resta complicata. Avrei voluto pero’ che restassero uniti qualumque fosse la decisione presa. Non e’ che poi sr si ripresentano tutti assieme piu’ altri vagabondi di sx ci danno garamzia.di una certa unita’ d’imtenti.

  2. in tutto, ad oggi, in 10 hanno abbandonato sel. due già siedono tra i banchi del pd, gli altri ,nell’attesa di farlo, purgano l’anima nel gruppo misto.
    tra chi resta l’umore non è dei migliori. vale per i vertici come per la base. tutti si chiedono cosa accadrà in futuro.
    col nuovo corso pd, inaugurato con le larghe intese post elettorali che matura sotto la guida di renzi, viene meno ciò per cui sel nacque dalla scissione con rif.com del 2009.
    “forza di sinistra e di governo”. questo sel si proponeva di essere. avrebbe dovuto rappresentare un contrappeso all’ala centrista del pd nella coalizione di centrosinistra.
    il terremoto elettorale, la non vittoria di bersani, ha fatto venir meno i presupposti per questo ruolo. la deriva maggioritaria di renzi, la polarizzazione dello scontro, l’exploit del m5s ha fatto il resto. sel si appresta a diventare ciò per cui si scisse da rif.com: una piccola formazione politica priva di peso elettorale.
    a chiudere questo poco consolante quadro per sel, e comunque per ciò che resta della sinistra in italia, l’esperienza della lista tsipras.
    quell’esperienza, sin dalla nascita, è stata la miccia che in molti dicevano avrebbe fatto esplodere il partito di vendola. così è stato. i malumori tra le varie correnti, mai assopiti, vanno a risolversi nel peggiore dei modi.
    d’altro canto la stessa lista tsipras non sta molto meglio. la folle gestione del dopo elezioni (non che quella “pre” abbia brillato per logica…..) della spinelli, e dei garanti stessi, ha inferto un duro colpo alle speranze di quanti pensavano che da li si potesse ripartire.
    oggi, a sinistra del pd, anzi, a sinistra e basta, è un far west.
    tre o quattro partiti, sel, rif.com, comunisti italiani, pcl, che tra loro non parlano, e comunque non parlano la stessa lingua, una microgalassia di esperienze autonome, un “popolo” allo sbando. babilonia..
    si è raggiunto il fondo che in molti si auguravano. un caos primordiale dal quale potrebbe, secondo alcuni, rinascere qualcosa.
    timidamente si sente talvolta pronunciare la parola “costituente” della sinistra.
    se si vuol fare questa è l’ultima occasione. ma per poterlo fare tutte le fazioni, soprattutto ai vertici, dovranno fare non uno ma mille passi indietro.
    non so se questa volontà esista.
    intanto, renzi ringrazia

    1. Gius, beato te che riesci a scrivere un commento. Io non so più che pensare. I partiti di sinistra ricordano in modo sinistro la falsa madre del giudizio di Salomone.

      1. a me ricordano la filastrocca dei “dieci piccoli negretti”

        Dieci poveri negretti
        se ne andarono a mangiar:
        uno fece indigestione
        solo nove ne restar.

        Nove poveri negretti
        fino a notte alta vegliar:
        uno cadde addormentato,
        otto soli ne restar.

        Otto poveri negretti
        se ne vanno a passeggiar:
        uno, ahimè, è rimasto indietro,
        solo sette ne restar.

        Sette poveri negretti
        legna andarono a spaccar:
        un di lor s’infranse a mezzo,
        e sei soli ne restar.

        I sei poveri negretti
        giocan con un alvear:
        da una vespa uno fu punto,
        solo cinque ne restar.

        Cinque poveri negretti
        un giudizio han da sbrigar:
        un lo ferma il tribunale,
        quattro soli ne restar.

        Quattro poveri negretti
        salpan verso l’alto mar:
        uno un granchio se lo prende,
        e tre soli ne restar.

        I tre poveri negretti
        allo zoo vollero andar:
        uno l’orso ne abbrancò,
        e due soli ne restar.

        I due poveri negretti
        stanno al sole per un po’:
        un si fuse come cera
        e uno solo ne restò.

        Solo, il povero negretto
        in un bosco se ne andò:
        ad un pino si impiccò,
        e nessuno ne restò.

        ….po’ quel accadrà al blog se continua lo stillicidio,,,,,,

    2. ammesso sia possibile farla, non la potranno fare i leader attuali la Costituente. Vanno “rottamati”, come ha fatto Renzi con quelli del PD, recuperandoli dopo, quando la scoppola se l’erano presa sapevano di contare come il due di picche Solo che alle primarie di questa sinistra fantomatica chi ci andrebbe a votare? Nemmeno gli iscritti. E’ necessario che si estingua, altrimenti diventerà qualcosa di molto dannoso e grottesco

      1. il fatto che questa “classe dirigente” si ritiri o venga cacciata è implicito, neppure tanto, nelle mie parole.
        il resto è una tua opinione.
        vedo in giro già molte cose grottesche e dannose, quali il populismo e le smanie da caudillo di renzi e grillo

        1. guarda i fatti. nessuno li sta cacciando. migrano vero lidi più appetibili e sicuri. le parole che giustificano la migrazione si trovano facilmente.

          1. feyer, tu focalizzi l’attenzione su quanto sta accadendo in sel, ieri, oggi, domani.
            io prendo spunto dal travaglio di sel per cercare di capire cosa accadrà domani, quali siano gli orizzonti e le prospettive che si aprono. se si apriranno.
            la vicenda sel di cui parliamo è esclusivamente una vicenda di equilibri politici nel centro sinistra così come lo abbiamo conosciuto, iniziata nel 2009 e che oggi sta andando ad esaurirsi, a favore del pd verso cui i “dissidenti” si spostano. che poi lo facciano per convinzioni politiche o per il mero interesse personale…a ciascuno il suo giudizio.
            per me questa vicenda, questa resa dei conti, è utile solo per capire se esiste la possibilità di unire quella “(S)sinistra diffusa” che è sempre più orfana di rappresentanza.
            io, pur dispiacendomi per coloro che hanno lavorato in questi anni al progetto sel, vedo, in modo totalmente egoistico, con favore il “sellicidio”, così come guarderei con simpatia un eventuale “rifondicidio”.
            non per sadismo o astio verso quelle esperienze politiche, ma perché finchè esse continueranno ad esistere, soprattutto nei loro vertici, renderanno impossibile un qualsiasi progetto comune a (S)sinistra.
            per vari motivi, giusti o sbagliati, le ultime formazioni partitiche della sinistra parlamentare ed extra parlamentare, sono esse stesse il motivo delle fratture politiche rendono e renderanno coloro che non si riconoscono nei valori condivisi della Sinistra, e che non si ritrovano in nessuna delle offerte politiche che arrivano da coloro che si dicono alternativi alla destra, al liberismo ed al neoliberismo, dal pd al m5s (per ragioni diverse) orfani di rappresentanza.
            personalmente, a sel, a rif.com., agli altri, il merito (con tutte le colpe che si possano addosare) di aver tenuto vive alcune delle istanze di cui da sempre parlo.
            ma ora il loro tempo è finito.

            1. ma ora il loro tempo è finito

              io penso da parecchio anni che il loro tempo siaa finito e non perchè i alcuni leader dre sano rissosi, inconcludenti, ripetitivi fino alla noia ecc.
              Perchè non esiste più un’area omogenea significativa che si riconosca in quei messaggiò
              I cittadini postideologici, visto che li hanno quasi costretti a diventare tali non offrendo loro alternative politiche credibili e praticabili ma funo, oggi sono pragmatici e “aridi”: se vanno a votare, ingoiano mamaro e frottole ma si affidano chi ha almeno i numeri per illudere. Altrimenti, nn vanno neppure, in attesa di tempi migliori.

              1. sul fatto che quell’area omogenea non esista ho forti dubbi. certo che non è un’area del 20%, ma da qui a non esistere ne passa. l’esperienza della lista tsipras, portata avanti in modo caotico, se vuoi anche sbagliato eticamente, in pochi mesi e senza nessuna risorsa, soprattutto di visibilità comunicativa, ha avuto il merito di raccogliere in tempi strettissimi le firme per la presentazione delle liste e i voti per superare, anche se di misura, la soglia imposta.
                per te forse questo è un fato di fatto irrilevante, per molti no.
                sul fatto che esistano alternative credibili e praticabili, lascia tu a me il dubbio.
                cosa c’è di credibile in chi va ad allearsi con chi diceva non avrebbe mai fatto patti?
                cosa c’è di praticabile in chi dice e promette cose irrealizzabili, mentendo sapendo di mentire?
                ti faccio, perché mi sembra di capire che tu sei un attivista o simpatizzante del m5s, l’esempio di parma.
                oggi i vertici del movimento, e non solo, attaccano Pizzarotti, perché ha tradito le promesse fatte e perché sempre più lontano dalla linea del m5s.
                pietra dello scandalo l’inceneritore. “non lo accenderemo mai”. oggi va che è una meraviglia.
                ha sbagliato Pizzarotti? no. perché quella di utilizzare un’opera ormai pagata e costruita era l’unica via possibile nell’immediato, in attesa di poter costruire politiche e percorsi che possano portare in futuro ad affrancarsi da quel tipo di tecnologia. io problema dei rifiuti (è solo un esempio il mio) non lo si risolve con i proclami da un palco, e soprattutto non bastano due settimane. serve tempo, competenza, capacità per poterlo fare.
                quello che io vorrei è un’offerta politica di questo tipo. che lavori oggi per un futuro migliore, ad una visione politica capace di guardare oltre il proprio naso, basata su quelli che sono gli ideali (ti sembrerà strano, ma tanta gente ne ha ancora) in cui io mi riconosco, scevra da calcoli elettorali e post elettorali (“se avessimo parlato di immigrazione avremmo preso percentuali da prefisso telefonico”), da alleanze con forze antitetiche col mio vivere e col mio pensare, capace di non creare illusioni e false aspettative, ma che chieda a tutti di assumersi la responsabilità del proprio stato, anche per ciò che è stato e ha fatto in passato (dubito che i militanti m5s vengano da marte….), e soprattutto che non si attacchi alla scusa della democrazia diretta per parlare alla pancia degli elettori.

      1. rileggi bene, mario!
        non ho mai usato il termine Sinista riferita all’ideale che dovrebbe fondarla.
        ho sempre usato il termine sinistra riferito a ciò che accade nel panorama politico esistente.
        la S maiuscola bisogna guadagnarsela!
        😉

    3. Concordo su molte cose…salvo il discorso sulla spinelli. La mossa del dopo elezioni per me si sta rilevando corretta. Sulla lista tsipras e’ presto per fare bilanci.

  3. Piccolo aneddoto africano (scusate…ogni tanto mi vengono su come fosserro “rutti di memoria”…).

    Nord del Malì, deserto sahara, dove esattamente ora ci sono gli integralisti islamici provenienti dal dopo Gheddafi, progetto post-emergenza dopo la prima rivoluzione tuareg del ’91…dovevo intervenire appoggiandomi ad una ONG tuareg del posto ma operavo in una zona molto ampia…politicamente il presidente dell’ONG locale rappresentava l’opposizione del primo deputato tuareg eletto(un berlusconi inturbantato diciamo…).

    bene, dopo avermi fatto la guerra, perchè il progetto si appoggiava al presidente dell’ONG,(arrivavo in un luogo ad operare e mi ritrovavo l’accoglienza di militari all’ordine del deputato, che oltre ad intimorirmi, facevano verifiche puntigliose su cosa avrei fatto a beneficio di chi, ecc…).
    Ho chiesto pertanto un incontro pubblico, dove le due fazioni, assieme a me del progetto, potessero confrontarsi pubblicamente per trovare un accordo almeno sul proseguio del progetto…ebbene…poco prima della grande assemblea, il presidente dell’ONG e il deputato tuareg li vedo allontanarsi, mano nella mano, (nulla di strano…è una modalità utilizzata anche dagli uomini…) e parlare fittamente…rientrano…durante l’assemblea si scannano…alla fine…nuovamente mano nella mano, si allontanano per discutere…

    Lì ho capito delle cose:
    1) io da esterno posso entrare nelle dinamiche fino ad un certo punto…
    2) chi fa politica distingue i rapporti personal/politici con quelli pubblico/politici

    C’è molto più accordo e momenti di confronto tra chi occupa spazi nelle istituzioni con posizioni alternative di quello che fanno credere, l’elettore o “l’esterno” alle istituzioni non può entrare più di tanto nei veri accordi o processi in atto, assiste solo alla loro pubblicizzazione, spesso anche attraverso il gioco delle parti.

    Questo per dire che c’è un limite all’analisi politica rispetto a tutto ciò che esiste sottotraccia e di non conosciuto, forse l’utilizzo dei nuovi media permetteranno di aumentare il coinvolgimento, aumentando la velocità ma diminuendo probabilmente la qualità.

    Forse è tutto poco chiaro, nel caso cestinate e passate oltre…

    1. No, lo spunto è corretto.
      Mattine fa ho quasi sfasciato il televisore perchè un noto giornalista ha sentenziato che il potere agisce solo nelle segrete stanze, e non si può richiedere trasparenza senza screditare il potere.
      Ancora colpa mia, ma questo modo di pensare non riesco a digerirlo.
      Può (anzi dovrebbe) esserci rispetto fra chi, con mezzi diversi, persegue comunque il bene comune, e l’opposizione dialettica non presuppone necessariamente un’avversione personale,. Ma che queste cose non possano essere rappresentate chiaramente in pubblico, ed altrettanto pubblicamente vengano annunciati gli accordi e le concessioni che una parte concede all’altra al fine di raggiungere un accordo, mi manda in bestia. Anche perchè gli accordi segreti presuppongono, o quantomeno aprono il fianco, ad interessi particolari e non per la collettività

      1. Antonio forse riuscirebbe ad inquadrare sinteticamente ed efficacemente i limiti della democrazia…ricordo la guerra dei Balcani e ciò che scrisse Rumiz nel libro “maschere per un massacro”, l’ho letto in Bosnia, tra le mine e oltre al parallelismo con ciò che si stava innestando sui nostri territori tramite la lega (identità fittizie e reazionarie) ciò che sosteneva era che i vertici dei tre eserciti si parlavano e si spartivano i proventi delle guerre appoggiandosi sull’ignoranza dei rispettivi popoli alimentata adalla propoaganda di ognuno (non per altro la guerra nei balcani è nata nelle campagne e nelle montagne dove il tasso di scolarizzazione è molto più basso delle città).

        E’ come se il potere venga abitato a strati (caste) e chi è di pari livello pasteggia allo stesso tavolo, noi che siamo “la base” non facciamo parte del potere ma siamo il “cibo” del potere, sia attraverso le nostre risorse che attraverso le nostre menti.

        Ecco l’importanza di pensare in maniera critica e l’importanza di preservare “le minoranze di pensiero” e di non escluderle, esse rappresentano esempi diversi di pensiero utili a tutti, sia per respingerli che per prenderne pezzetti utili, ma qui la discussione si amplia e i limiti della democrazia riemergono come un fiume carsico.

  4. Allora la metto differente se Migliore ed altri andando ad ingrossare le fila dell’opposizione interna nel Pd ( con Civati ed altri) non potranno forse e dico forse avere una maggiore agibilità politica per promuovere le loro idee rispetto al contenitore alquanto scassato di Sel?
    se non bolliamo di malafede in partenza la scelta siamo sicuri che questa scelta sia sbagliata?

  5. SEl esisteva solo nella fantasia di qualcuno, da parecchio tempo. Basta fantasticare, non siamo più ai tempi delle Intenazionali

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