Addio a Sel (2)

da il manifesto del 25 giugno 

La let­tera inviata da Fabio Lava­gno, Naz­za­reno Pilozzi e Ales­san­dro Zan a Nichi Ven­dola per comu­ni­care la deci­sione di lasciare il Gruppo par­la­men­tare e il partito

Caro Nichi,

ti comu­ni­chiamo, non senza tri­stezza, la deci­sione di lasciare Sini­stra Eco­lo­gia Libertà e il suo gruppo alla Camera dei Depu­tati, per riap­pro­priarci della libertà del dub­bio, della valu­ta­zione cri­tica, fuori dalla con­for­tante sicu­rezza dei no a pre­scin­dere in cui siamo caduti.

La nostra scelta avviene den­tro a un qua­dro com­ples­sivo che trae le sue ori­gini dalle molte inver­sioni di rotta, troppe, rispetto al pro­getto ori­gi­na­rio in cui abbiamo cre­duto.
Abbiamo pro­fuso tutti gli sforzi neces­sari per­ché Sel potesse tra­sfor­marsi in un par­tito di sini­stra moderno, demo­cra­tico, utile alle esi­genze sociali più stringenti.

Negli ultimi mesi Sini­stra Eco­lo­gia Libertà ha abbrac­ciato posi­zioni in cui non rico­no­sciamo più la nostra cul­tura poli­tica, la stessa con cui anni fa abbiamo con­tri­buito alla co-fondazione del par­tito e che poneva un obiet­tivo che a tutt’oggi con­si­de­riamo essen­ziale: quello di essere sini­stra di governo. Cre­diamo che, abdi­cando a que­sto ruolo, si rischi, pro­gres­si­va­mente, di appro­dare a un atteg­gia­mento poli­tico mino­ri­ta­rio quando, invece, le esi­genze del Paese sono altre.

Siamo ancora con­vinti che la strada giu­sta da per­corre sia quella che accetta la tran­si­to­rietà del nostro pro­getto, per intra­pren­dere un cam­mino verso la rico­stru­zione di un campo largo del cen­tro sini­stra.
Non abbiamo con­di­viso le acce­le­ra­zioni verso un pro­getto, come la Lista Tsi­pras, che ha can­cel­lato cin­que anni d’impegno per rico­struire una sini­stra che sce­gliesse il par­tito socia­li­sta euro­peo come ter­reno di confronto.

Rite­niamo neces­sa­rio un approc­cio laico nel rap­porto con il Governo, fon­dato sulla valu­ta­zione nel merito dei sin­goli prov­ve­di­menti, con­ti­nuando a mani­fe­stare, quando neces­sa­rie, le cri­ti­che ma evi­tando un’opposizione pre­giu­di­ziale. Vogliamo met­tere al primo posto le per­sone con i loro biso­gni e con le loro ambi­zioni. Vogliamo con­tri­buire a costruire una strada comune con que­sti uomini e donne che ci chie­dono di stare al loro fianco prima ancora che di restare all’opposizione parlamentare.

Il voto favo­re­vole della mag­gio­ranza dei par­la­men­tari sul decreto Irpef è stata una scelta che segnala la nostra cul­tura poli­tica, quella che sfida l’Esecutivo ad assu­mersi la respon­sa­bi­lità di andare avanti sul con­tra­sto delle disu­gua­glianze. Quanto avve­nuto nel Gruppo par­la­men­tare e nel par­tito intorno a quel decreto non è che la scin­tilla che ha ampli­fi­cato in maniera espo­nen­ziale le diver­genze interne e, ine­vi­ta­bil­mente, ha spinto ognuno di noi a rifles­sioni e deci­sioni sof­ferte, dif­fi­cili ma ormai neces­sa­rie e improcastinabili.

La nostra volontà è quella di tenere fede all’obiettivo che ci ha spinto a tro­vare, anni or sono, in Sini­stra Eco­lo­gia e Libertà la nostra casa. Una casa alla quale dob­biamo molto, che tut­ta­via oggi non sen­tiamo più come nostra. Sen­tiamo il timore di affron­tare il con­fronto e la sfida dell’egemonia poli­tica e cul­tu­rale e spesso, troppo spesso, siamo stati alla fine­stra a guar­dare senza poter, in modo con­creto e pro­po­si­tivo, con­tri­buire al cam­bia­mento che i cit­ta­dini ci chie­dono a gran voce.

Per que­ste ragioni e per­ché rite­niamo neces­sa­rio rimet­terci in cam­mino con­di­vi­diamo la scelta di alcuni nostri depu­tati di abban­do­nare SEL. Ci uniamo a loro in que­sto per­corso sicu­ra­mente dif­fi­cile ma siamo sicuri così di svol­gere al meglio il nostro com­pito di rap­pre­sen­tanti del popolo.

Ti salu­tiamo con affetto e rico­no­scenza per aver con­di­viso un per­corso tanto impor­tante in Sini­stra Eco­lo­gia e Libertà.

Fabio Lava­gno
Naz­za­reno Pilozzi
Ales­san­dro Zan

 

151 comments

  1. Pin, non è che hai fatto come nelle commedie inglesi e sei scappata con qualcuno al matrimonio di ieri?
    (lo so, lo so, uso privato di blog pubblico)

  2. Ste coglie l’essenza della questione. Quello dei ragazzotti che ha incontrato Gius è semplicemente il modello di pensiero e di comportamento prevalente oggi in Italia. Direi, purtroppo, vincente. E non ha alcuna importanza se si parla di politica o di sesso degli angeli. Vale in ogni campo.
    Credo sia il frutto di decenni di televisione (che, anche se a colori e tridimensionale, è sempre in bianco e nero per sua natura) e di un modello economico monocorde (sei qualcuno solo se vinci, unico scopo è il profitto, unico bene è il denaro).
    Ho paragonato molto spesso questo schema di funzionamento cerebrale a quello dei cani. Pensieri semplici ed emozioni primarie. A proposito delle emozioni leggetevi “L’ospite inquietante” di Galimberti. Offre uno sguardo, terrificante, sul mondo emotivo dei ventenni.
    E mi sono spesso domandata – per la serie le grandi domande – cosa è possibile fare.
    L’unica cosa che mi è venuta in mente è che la scuola dovrebbe inserire, oltre allo studio, momenti di esperienza di vita in luoghi e situazioni difficili e intense. Che so, un campo profughi del Sudan, per dire.
    Sto cominciando infatti a pensare che quello che manca alla base è la dimensione tragica della vita. Non per una concezione mistica della sofferenza. Ma perché è nelle situazioni dolorose che l’essere umano ha occasione di crescere.
    Non perché nel nostro mondo non ci sia dolore (tutt’altro), ma viene anestetizzato in molti modi, incartato e messo in un baule chiuso della coscienza. E allora solo se la soglia del dolore viene aumentata a dismisura – vedi campo profughi – forse verrebbe percepito.
    Non sono per niente sicura di questa cosa, è solo un’idea che palleggio in testa da un po’ di tempo.

    1. Sai non so se questa cosa funzioni…..la parola bianco e nero mi ha fatto ricordare il film “il nastro bianco”.
      La storia avviene In questa comunità chiusa intorno al 1913 e alcuni fatti accaduti hanno un parallelo anche nella società attuale. La figura del medico del villaggio fa pensare…..In ogni caso mi fermo qui il tema e’ troppo complesso.

          1. Bellissimo = buona produzione e realizzazione, rende bene l’idea del terreno culturale nel quale attecchisce il nazismo.

    2. Laura, per me quello che dici è confermato dalle persone che ho trovato nelle associazioni di volontariato. Non pretedo che sia una generalizzazione.

    3. non solo. nel “nostro mondo” anche i campi profughi sono usati allo scopo di “riprodurlo” uguale a se stesso. vengono usati come monito, tra una reclame e l’altra.
      ricordi quando scrivevo che la più grande vittoria di berlusconi era il berlusconismo? l’aver mutato nei suoi vent’anni di politica (35, dico io, perché tutto è iniziato col rampantismo anni 80) un’intera società?
      questo è il risultato.

      ps. perché poi parlare di sesso degli angeli e non di sesso e basta?

    4. Queste tue considerazioni mi fanno pensare a come tutta la cultura dedicata all’infanzia, libri, film, cartoni, giochi, sia molto edulcorata e banalizzata rispetto alle fiabe tradizionali, a parte qualche rara eccezione. Spesso in queste storie non ci sono veri cattivi, quando ci sono, sono monocorde, i conflitti vengono sempre ricomposti e sembra sempre che tutto possa tornare come prima. Il male, quando c’e’ e’ qualcosa che viene dall’esterno. Alcuni cartoni animati si riducono all’educazione di bupni sentimenti e all’educazione spicciola. Le ambiguita’ morali non vengono prese in considerazione se non nei formidabili libri ” una serie di sfortunati eventi”.

    5. In risposta al tuo commento ti invio il link ad uno spot delle reti Mediaset in cui mi sono imbattuta l’altra sera. Lo slogan principale “Programmi che non ti costano niente, niente…Tutto senza chiederti nulla” mi ha fatto cadere dal divano.
      Vent’anni che con la nostra vita paghiamo il pizzo alle televisioni di Berlusconi. Così, giusto per ricordarlo.
      http://www.video.mediaset.it/video/quimediaset/varie/410850/lo-spot-di-mediaset.html

    6. Non lo so io sono forse un po’ più ottimista. Per lavoro sono spesso a contatto con giovani studenti (lo ammetto, un campione selezionato) e non ho questa impressione che quel modello sia così dominante. Quello che mi preoccupa è che sia comunque un modello di comportamento sdoganato.
      Cioè, quando uno parla ripetendo frasi fatte per sostenere acriticamente la propria “parte”, andrebbe cacciato a calci nel sedere (metaforicamente), già il fatto che gli altri lo guardino “allibiti” ma lo accettino è una sconfitta. Affermazioni tipo “abbiamo vinto noi, o taci o te ne vai”, non dovrebbero avere alcuno spazio in un contesto democratico, solo il fatto di accettarle, magari per stanchezza, è terribile

      (PS, di nuovo, ad evitare costruzioni di spaventapasseri, non sto dicendo che tutti sostengono acriticamente la propria parte, nè che tutti facciano affermazioni così tranchant, ma che anche consentire che qualcuno lo faccia (cioè che siano sdoganate) è terribile).

      1. Penso che il tuo campione sia abbastanza selezionato, anche dal fatto che hai a che fare con persone che frequentano pensiero scientifico. Non credo si possano fare grandi scoperte se si vive di certezze aprioristiche.
        Ho amiche insegnanti che mi raccontano scenari da uomini delle caverne quanto ad articolazione del pensiero. E per difendere i loro “ragazzi” mi dicono: sai, tanti non hanno praticamente mai letto un libro.
        Credo che torniamo sempre lì. La cultura diffusa, quella dell’uomo della strada, si è primitivizzata parecchio. Quindi è tribale. Se non sei con me, sei contro di me. Se io perdo, muoio. Per vivere devo vincere. Potrei parlarti dell’istinto predatore del turbocapitalismo (così faccio felice Gius) che è diventato cultura diffusa. Ma questo schema si è affermato con tanta più facilità da quando l’immaginario collettivo è stato plasmato dalla tv.

        1. In realtà la grandissima parte degli studenti che incontro e che ho incontrato sono di ingegneria (soprattutto gestionale, quindi potenzialmente con una mentalità aziendalista). Ma si, una selezione c’è indubbiamente.

      2. Rob, tutte le generalizzazioni sono insidiose.
        Nel campione a mia disposizione, noto che peggiorano di anno in anno due aspetti:
        1. ‘Ndo abbitano? Non sanno pressocchè niente del mondo reale che li circonda (e io mi occupo di una disciplina che cerca soluzioni alle distorsioni della realtà);
        2. nessuna disponibilità al sacrificio per ottenere il risultato.
        Ieri mio figlio mi diceva che i suoi compagni stranieri sono molto più in gamba di lui. Allora, l’ho spronato ad essere bravo come loro. Dall’alto dei suoi tredici anni, mi ha risposto che questo è impossibile. La ragione? Lui non ha fame di riscatto come i suoi amici albanesi o rumeni. Difficile dargli torto.

        1. “mi occupo di una disciplina che cerca soluzioni alle distorsioni della realtà”
          ortopedica?
          consiglio: manda tuo figlio all’estero. si sentirà straniero, cercherà riscatto, diverrà in gamba come gli amici albanesi e romeni

          ps: perdonami….

          1. Niente medicina. A 13 anni all’estero? Bello (sulla fiducia), sono pur sempre una mamma italica. Il passaporto glielo regalo per il cinquantesimo compleanno.

            1. mi consolo pensando che, almeno dal tono della tua risposta, hai perdonato la stupidità del mio commento….ma sai, sono pur sempre un maschietto italico…. 😉

          2. No, hai perfettamente ragione. E sono con Ste sulla questione sacrificio. Che non è un valore in sé. Ma se non sei in grado di reggere il sacrificio (frustrazione), non ottieni granché.

            1. Era per Gius. Ma colgo l’occasione per lanciare strali contro la mamma italica. È uno dei nostri grandi problemi. Non solo italica, peraltro. Mediterranea, direi.

                  1. Non l’avevo mai vista da questa angolazione. La frase va corretta, hai ragione: “Laura, non sai quanto è difficile e bla bla, se sei una mamma meridionale”.

              1. Ha ragione Ste, se hai avuto come modello la mamma mediterranea puoi pendare di essere diversa, ma a volte ti trovi, a tua insapua, a comportarti come lei.

          3. Gius, ti rispondo sempre mandandola in vacca. Se devo essere seria, ti dico che capisco perfettamente il discorso di mio figlio, perchè io ho studiato con lo stesso spirito di riscatto dei suoi compagi di classe stranieri. Nel mio piccolo, credo che le difficoltà abbiano fatto la differenza (e mi ricollego al discorso di Laura sulla sofferenza).

            1. ste, e anche laura. capisco benissimo cosa volete dire e sono perfettamente d’accordo. lo spirito di sacrificio è qualcosa che ti porta a migliorare, ad affrontare in modo diverso le difficoltà. la mia, e credo anche la vostra, è una generazione (e rifletto con lo scambio avuto l’altro ieri con mario e antonio) che mediamente non si è trovata di fronte a grandi problemi, o che comunque si è limitata ad aggirarli.
              questo fatto si rivede nella società intera. dal lavoro alla politica.
              forse non è una caso che la generazione di mio padre, che è uscita dalla guerra, fosse anni luce avanti a noi.
              il sacrificio porta a responsabilità. porta al senso civico, cosa che purtroppo non abbonda

              1. Giusè, la sera dello screzio con Antonio volevo intervenire per dirti, più o meno, le stesse cose che hai detto ora.
                (e guarda che non sono tua nonna)

                1. 😉
                  lo so che sono stato un testone, e che tu non sei mia nonna, ma un mamma mediterranea che bla, bla, bla… 😀

              2. Io non vedo tutto questo senso civico negli anziani, di solito sono loro che mi passano avanti mentre sono in coda, quando basterebbe chiedere cortesemente. I discorsi generazionali mi lasciano sempre un po’ perplessa.

                1. Provo a semplificartela.
                  Non è un discorse generazionale. Chi ha sofferto fascismo e guerra, soprattutto chi ha subiti in prima persona i due fenomeni, ne è uscito più forte. Perché l’uscita ha dovuto costruirla.
                  Ciò non significa che tutti quelli della leva del ’25 sono dei grandi, e che non tuttiquelli del ’76 delle teste di cazzo come me.

                  1. A conferma del ragionamento, posso dire che quelli degli anni ’70 sono delle gran belle personcine. 😉
                    p.s. se posso, come spinta motivazionale sottovaluti la guerra dentro di te.

        2. il sacrificio viene compiuto per ottenere un obiettivo…i suoi compagni stranieri hanno un obiettivo: riscattarsi, allontanarsi da una condizione per un’altra…
          aiutalo a trovare una passione e fagliela coltivare e sarà il primo a sacrificarsi per quella..
          uscendo anceh dalla logica che lo studio serva solamente per acquisire titoli per avere un lavoro con un reddito migliore…

          1. Opap, nella fretta temo di non essere stata chiara: i punti 1 e 2 si riferivano a neolaureti che vedo per lavoro.
            Solo l’analisi sociologica era di mio figlio.
            p.s. Penso che la tua passione la devi scovare da solo. Quelli che ti amano possono solo incoraggiarti.

            1. si avevo capito, sono io che mi sono espresso male mischiando il caso particolare al concetto generale..
              ho collegato il tutto sul tema del sacrificio a cui la maggior parte dei ragazzi (di qualsiasi età) sono poco inclini, come tu dicevi…e lo sono perchè non hanno nulla da cui riscattarsi, non hanno obiettivi per i quali dare loro stessi ( al contrario di alcuni stranieri o ai giovani di 70 anni fa)…
              quindi bisogna incoraggiare i giovani a scovare e a lottare per le loro passioni..il sistema odierno non lo fa, e nemmeno la maggior parte delle famiglie…

              1. Opap, il discorso sui modelli educativi sarebbe lungo. Quando osservi le statue, capisci che anche le troppe carezze logorano. La mia opinione è sintetizzata dal p.s. sopra. Certo, tra il dire e il fare…

  3. @ Giuseppe

    Beh, immagino sia stato utile a sentirti “superiore”.

    Boh… io vedo nella stragrande maggioranza degli elettori PD e anche tra chi è salito sul carro (ce ne sono, ovviamente) soprattutto voglia di riscatto e di speranza dopo vent’anni di vuoto e sei anni di crisi economica.
    A prescindere dalla loro consapevolezza politica e dalla loro cultura. (Ti assicuro che c’è anche qualche “renziano” capace di intendere e di volere)

    Ma evidentemente non possiedo il vostro punto di vista privilegiato: dall’alto della superiorità morale e culturale tipico della “sinistra vera”.

    😉

    1. sentirmi superiore? beh, caro marco, sarebbe stato davvero voler vincere facile, ti assicuro.
      e comunque non era quello il mio intento.
      proprio perché so benissimo che nel pd ci sono renziani e no capaci di intendere e volere ho sottolineato che le parole di quei ragazzi lasciavano i loro stessi militanti allibiti.
      ciò che voglio dire, caro marco, è che il “nuovo corso” rischia di cancellare nel pd la memoria, il percorso che li ha portati sin qui, anche a scapito di una formazione politica che le nuove leve sembrano, in larga parte, non avere e, peggio, non sembrano neppure interessati ad acquisire.
      non si tratta di “superiorità morale” (tra l’altro invocata dallo stesso pd nei confronti degli altri). ho solo cercato di fare una fotografia di un contesto non troppo felice, che vede la contrapposizione tra correnti e generazioni di militanti

    2. Vedi Marco, questo è il tipico “straw man”. Ci sono renziani capaci di intendere e di volere. Gius ha detto il contrario? E che ci siano molti che sperano di aver voltato pagina dopo il ventennio berlusconiano, è sicurissimo (un po’ lo spero anche io), a prescindere dalla loro consapevolezza e cultura. Qualcuno ha detto il contrario?
      Ma questo basta per argomentare e criticare in maniera arrogante, senza avere una minima base su cui farlo? (e mi riferisco al caso specifico descritto da Gius, sono sicurissimo che ci sono renziani con molta più cultura politica della mia, che è povera, questo per evitare un altro straw man).
      Io capisco anche la soddisfazione, dopo tanto tempo, di essere “vincitori”, e che questo porti in qualche entusiasta ad un’adesione poco critica, è naturale. Mi pare però che da parte della dirigenza ci sia un uso, anche un’istigazione a questo tipo di adesione, proprio quando si usano argomentazioni che nascondono il merito delle questioni: o con noi o contro di noi, i critici sono quelli che non vogliono fare, se critico qualcosa dell’impianto delle riforme sono a favore dello status quo, del bicameralismo perfetto etc.. Cosa che può certo rinsaldare il morale della truppa, ma che spiace a chi, magari, ha qualche critica da fare. E’ sempre bene ricordare che prima o poi, dalla parte di chi non condivide, ha delle critiche, potresti esserci tu.

      1. Di chi è l’arroganza?
        Vi invito a rileggervi quando scrivete (giornalisti, politici, intellettuali e militanti) e catalogate, denigrate, apostrofate, ridicolizzate, distribuendo patenti di legittimità.

        Dipingere il PD come un covo di “neo berlusconiani” a mio avviso significa avere capito molto poco della situazione politica.
        A proposito di argomentazioni.

        A me pare che persistiate nell’errore di percezione.
        Legittimo, naturalmente. Legittimo anche difendersi.

        p.s. Come giustamente hai scritto, sono stato in minoranza (anche a sinistra) per decenni. Le “argomentazioni’ le conosco. Mi perdonerai se non porgo l’altra guancia e mi viene voglia di togliermi qualche sassolino.

        P.s 2
        Lo dico e lo ripeto a evitare che qualcuno si offenda: le mie sono (trascurabili) considerazioni politiche generali. Non sono dirette a te o a Giuseppe in particolare. 😉

    3. Io credo che Gius abbia reso, forse inconsciamente forse consciamente, un complimento al PD mostrando amarezza per la constatazione di manifestazioni di incultura in una parte delle persone che ha incontrato.
      Voglio dire: se io presenziassi a una qualche riunione di Forza Italia, per dire, ciò che mi colpirebbe di più sarebbe incontrare persone di elevata cultura politica (e immagino ce ne siano) ed elevata levatura morale (dubito che ce ne siano). Il mio giudizio ideologico su quel ‘partito’ è tale che presuppongo incultura e/o malafede; se le constato, la cosa non mi colpisce. E’ quello che (probabilmente anche con una certa presunzione e arroganza) mi aspetto.
      Se invece mi colpisse l’incultura eccetera, significherebbe che mi aspettavo qualcosa di meglio da quel partito, che in qualche modo gli davo credito di una levatura che, con sconcerto e dispiacere, non ho rilevato.
      In questo senso io leggo nelle parole di GIus amarezza per un’aspettativa in parte delusa.
      Posso sbagliare, ovviamente.
      E posso sbagliare anche condividendo appieno quanto dice Ste e cioè che “sarebbe bello se il problema fosse solo nelle sedi del PD”. Affermazione con la quale non credo Ste implichi che ci sarebbe da gioire per i malanni del PD, bensì che ci sarebbe da gioire se il problema fosse contenuto a una sola parte (quale che sia) e non alla quasi generalità di alcune generazioni.

      1. il mio stesso amico è persona di enorme cultura politica e di moralità non discutibile. ha fatto un percorso lunghissimo dentro il pd, da quando era ragazzino. si inalbera in difesa di un partito che sente suo (ma chi non lo fa in difesa delle proprie idee), pur mantenendo una buona capacità di autocritica.
        ricordo ad esempio il risentimento per lo “sgambetto” di renzi a letta. e ancora oggi ha riserve su quella scelta. giustamente, dal suo punto di vista, passa oltre. ormai quella scelta si è compiuta e, dice, bisogna lavorare a che l’azione e i fatti di questo governo possano giustificare quell’atto di “real politik”.

  4. Caro Gius , che dire.Auguri al tuo amico che pi’ che al sacificio mi sembra votato al martirio.Per il resto la cosa non mi stupisce.E’ il classico verbo berlusconiano coniugato in versione Renzi. Che altro ti potevi aspettare?
    PS. se la domanda è lecita: hinterland milanese dove? Anche io sono residente e , in questo momento, abito in provincia di Milano. Buona serata. Mario

    1. Carissimo…..vorrei rispettare la privacy del mio amico renziano…..
      Ma se sei residente e ti dico che trattasi di città mooolto significativa per la sinistra in passato e roccaforte del pd di oggi, seppur alcuni personaggi che ha prodotto non siano esattamente cristallini….sono certo non faticherai a capire il luogo….

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