Égalité

uguaglianza

 

Congedi agli uomini e più donne ai vertici – In Francia in vigore la “legge per l’uguaglianza reale”

da 27esimaora.corriere.it (06/08/2014) – di Alessandra Muglia

Segnatevi questa data. Oggi in Francia è entrata in vigore la tanto dibattuta legge sulla “parità reale” tra uomini e donne, iniziativa destinata a far scuola in Europa. Proposta dalla ministra per i Diritti delle donne Najat Vallaud, è l’ultima tappa di un itinerario iniziato un anno fa con l’approvazione al Senato, poi all’Assemblea nazionale e infine ancora al Senato in seconda lettura. Un percorso preceduto da un lavoro di studio dello status quo, con la stesura di una mappa delle disuguaglianze. È la prima legge quadro (il testo completo qui) che affronta la questione dell’uguaglianza di genere in tutte le sue dimensioni, con un approccio integrato e trasversale nei diversi ambiti, dalla famiglia al lavoro, alla politica. Per questo è destinata a fare da modello in altri Paesi, come ha riconosciuto anche il New York Times («Questo disegno di legge pone la Francia in prima linea negli sforzi per combattere la continua discriminazione nei confronti delle donne, è un buon esempio di quello che i governi possono fare per sostenere la parità dei diritti e le pari opportunità per le donne»).

La misura che ha sollevato più discussioni è stata l’introduzione del diritto all’aborto: l’articolo 14 cancella la nozione di détresse (disagio, sofferenza, depressione, indigenza), condizione finora necessaria (legge Veil del 1975) per legittimare il ricorso all’interruzione di gravidanza entro le 12 settimane. Ora basta volerla. Si rafforza la tutela della donna sul fronte delle violenze domestiche: il giudice potrà decidere di espellere il coniuge violento da casa con un provvedimento d’urgenza immediato, senza quindi attendere la condanna penale (uno dei motivi per cui queste violenze non vengono denunciate è la durata dei processi). Nell’ottica della “condivisione dei ruoli educativi” viene raddoppiata la durata del congedo parentale ma solo se sarà il padre a prendere gli ulteriori sei mesi (oggi solo 3 uomini su 100 usano questo istituto).

Diverse le misure previste per incoraggiare la parità reale nella vita professionale. Le aziende che non rispettano l’uguaglianza tra uomo e donna, per esempio pagando di più l’uomo a parità di lavoro svolto, non potranno partecipare alle gare per gli appalti pubblici. Viene poi esteso il sistema delle “quote rosa” a tutte le grandi aziende (più di 500 dipendenti, nel 2020 più di 250): finora solo le società quotate in Borsa e le imprese pubbliche erano tenute ad avere il 40% di donne nei consigli di amministrazione entro il 2017.

A tutela di quanti divorziano o si separano è introdotta una garanzia statale sugli alimenti. Se chi deve pagare non lo fa, sarà lo Stato a farlo rivalendosi in un secondo tempo. Tra gli altri provvedimenti, la lotta alla «sessualizzazione precoce» dei bambini: compare il divieto dei concorsi di bellezza per le minori di 16 anni. «È il momento di una terza tappa nei diritti delle donne, dopo il voto alla Liberazione e le conquiste sociali e economiche degli anni Settanta, l’obiettivo oggi è l’uguaglianza reale» ha sintetizzato la ministra Najat Vallaud, classe 1977, precisando che l’insieme delle disposizioni sarà reso operativo entro la fine dell’anno. Un modello replicabile anche in Italia?

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