Potrei, ma non voglio

PERCHÉ L’EUROPA NON VUOLE COMBATTERE LA DISOCCUPAZIONE PUR SAPENDO COME FARE?

segnalato da Andrea

di Gustavo Piga (www.gustavopiga.it, 25/08/2014)

La semantica del Draghi americano, con la Buba a distanza di sicurezza grazie alle onde dell’Atlantico, è stata assai nuova e diversa. E questo non tanto per l’assenso ad una minore austerità da tutti fatta notare, quanto per l’avversione alle più rilevanti e pericolose conseguenze dell’austerità: disoccupazione ed emarginazione. Atteggiamento nuovo, da accogliere favorevolmente, specie per un rappresentante di una istituzione, la BCE, che per motivi misteriosi non deve per mandato preoccuparsi dell’occupazione, come invece la Fed, concentrandosi solo sull’inflazione.

http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2014/html/sp140822.en.html

L’enfasi sulla “tragedia con effetti duraturi” della disoccupazione, la comprensione – senza richiami alla sacralità dell’indipendenza del banchiere centrale – per quelle “pressioni politiche” che crescono quando la disoccupazione cresce, il richiamo finale al fatto che la minaccia vera alla “coesione di lungo termine dell’area euro” deriva dalla possibilità di non raggiungere alti livelli di occupazione ovunque nell’Unione.

Tutto giusto. Eppure.

Eppure del discorso di Draghi porterò a casa soprattutto due conclusioni, legate tra di loro indissolubilmente: la pochezza delle soluzioni da lui proposte per uscire dalla crisi e l’assoluta contraddittorietà della sua analisi rispetto ai dati da lui stesso generosamente forniti.

Il che porta in ultima analisi a chiedersi perché Draghi, e soprattutto con lui l’Europa che “decide”, voltino il loro sguardo altrove per non porre fine a questa assolutamente assurda recessione europea. E la risposta che mi do è semplice e devastante ed in piena contraddizione con l’apparente nuova benevolenza di Francoforte sul tema: questa Europa, l’Europa che decide intendo, non è interessata a combattere la disoccupazione. Il perché sarà presto detto, di nuovo grazie ai dati forniti da Draghi stesso.

*

Come suggerisce Draghi di porre fine a questa mattanza europea? Oltre che grazie alle solite riforme, l’enfasi dei giornali si è concentrata su quella che Draghi ha chiamato “la spinta (boost) alla domanda aggregata”.

Peccato che quelli di Draghi siano 4 strumenti pressoché inutili per uscire da questa crisi: 1) ulteriori margini di flessibilità, cioè meno austerità ma sempre austerità, inutile per generare meno disoccupazione ed emarginazione là dove questa cresce; 2) il Piano Juncker di 300 miliardi investimenti pubblici nell’Unione europea in 3 anni, 0,75% di PIL dell’area, utile per rallentare il declino, non per arrestarlo; 3) un passaggio al finanziamento con maggiori tasse di una riduzione del cuneo fiscale, su cui commenterò più avanti e 4)  “una discussione sulla posizione fiscale complessiva dell’area euro”, che parrebbe essere l’ennesimo richiamo ad avviare una lenta cessione di poteri fiscali (tassazione e spesa) ad un governo europeo. Lenta, appunto, e dunque capace solo di distrarci dal lavoro odierno.

Le soluzioni di oggi di Draghi sono errate, ancorché più benevolenti di ieri, perché tradiscono una voglia di non guardare in faccia alla realtà. Chi lo dice? Credeteci o no è Draghi stesso, che con la sua analisi smonta una per una la rilevanza delle sue stesse proposte. Ed è di nuovo Draghi, con un contorsionismo affascinante, a rifiutarsi di prendere atto delle logiche conclusioni a cui i suoi dati e le sue affermazioni inevitabilmente conducono per mano il lettore sbigottito. Le chiameremo le quattro negazioni di Draghi, che crede siano fantasmi irreali i quattro convitati di pietra di questa mancata ripresa.

*

La prima negazione: il fantasma del Fiscal Compact, che conta eccome.

Il grafico che Draghi propone all’inizio del suo discorso mostra l’andamento della disoccupazione dal 2008 negli Stati Uniti e nell’area euro. Notate due cose: l’andamento simile fino ad un certo punto e poi il brusco separarsi delle curve, con la disoccupazione statunitense che crolla e quella europea che schizza verso l’alto. E quando avviene questa divergenza? Toh, guarda caso, a primavera del 2011, quando viene annunciato in Europa dal Consiglio europeo (la data esatta è il 15 marzo 2011) l’accordo trovato sul Fiscal Compact. Casuale mi direte? Forse. Ma forse no. Perché se credete, come il Premio Nobel Sims, che le decisioni di imprese e famiglie dipendono dagli annunci politici e dal quadro istituzionale a riguardo della futura austerità, beh, ci vuole poco a capire che imprese e famiglie abbiano cominciato a percepire proprio allora un clima avverso al sostegno nei loro confronti in caso di avversità. Ed abbiano rinunciato a spendere. Ad investire.

draghifc1

Ma Draghi non fa mai cenno a questa evidente correlazione. Ne cita invece un’altra per spiegare la crescita della disoccupazione.

La seconda negazione: il fantasma dello spread, che non è causa ma effetto della crisi

Beh, ognuno sceglie le sue correlazioni. Io la mia ve l’ho fatta vedere, Draghi la sua la fa vedere subito dopo. Con questo strano grafico qui, che mostra come i paesi che hanno avuto un crollo occupazionale nell’area euro (Spagna, Grecia, Portogallo Irlanda e Italia) sono gli stessi che hanno subito una crisi di fiducia nei mercati dei titoli di Stato (vedasi negli spread).

draghi3fc

Le correlazioni possono spesso essere lette in due direzioni: Draghi pare scegliere la sua, spiegando la disoccupazione con la crisi di fiducia dei mercati (con quali canali? forse pensando che là dove gli spread salgono crolla il credito all’investimento). Il che porta poi Draghi a spiegare, lo vedremo meglio dopo, come la sola soluzione possibile per combattere la disoccupazione fosse quella di rassicurare i mercati, con un’austerità accelerata. Peccato che alla fine del suo discorso, come già dicevo prima, sostenga proprio il contrario: che è dalla disoccupazione alta che provenga la più seria minaccia alla sopravvivenza dell’area euro, il che farebbe pensare che il suo grafico non faccia altro che confermare come mercati preoccupati della mancanza di crescita e occupazione fossero quelli considerati più a rischio di uscita dall’euro e dunque colpiti da spread maggiore. Il bell’articolo di Boitani e Landi oggi sul Fatto Quotidiano illustra bene come gli spread sono scesi di più là dove l’austerità è stata minore!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/23/austerity-piccoli-effetti-indesiderati/1095488/

draghi4fcSe così fosse, allora è evidente che si sarebbe dovuto fare il contrario di quel che si fece, espansione invece di austerità, via minori tasse, maggiori investimenti pubblici e maggiori deficit. La crescita avrebbe poi aiutato a ridurre il rapporto debito PIL di ognuno dei paesi, al contrario di quanto non abbia fatto con l’austerità.

La terza negazione: il fantasma degli stipendi pubblici e della spesa corrente, che contano eccome

Draghi testualmente ammette che dalla prima fase della crisi se ne uscì, in tutta l’area dell’euro, creando occupazione via “pubblica amministrazione, istruzione, sanità”, ammortizzando lo shock. Ma, secondo Draghi, dal 2011 in poi ci si fermò dal fare questo per “le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito”, avviando la “necessaria austerità per ridare fiducia ai mercati, creando una … riduzione verso il basso delle assunzioni nel settore pubblico che si è aggiunta alla già avanzata contrazione dell’occupazione in altri settori”. Così è stato per l’Italia. Ricordo che la spesa nominale per stipendi della pubblica amministrazione è calata dal 2010 al 2014  da 172 a 163 miliardi, del 5%, circa, in termini reali dunque del 12%. Il Ragioniere Generale dello stato ed il DEF di Padoan prevedono che la spesa nominale per stipendi si arresti a 163 miliardi da qui al 2018, con un calo reale ulteriore per qualsiasi livello di inflazione positiva.

Se ne deduce che per arrestare questa crisi non è il cuneo fiscale a cui volgere l’attenzione, né tanto i piani di Juncker, quanto la ripresa dell’occupazione nel settore pubblico. Lo dice lo stesso Draghi. Leggere più avanti per credere.

La quarta negazione: il fantasma dell’istruzione, che non può esistere senza fondi pubblici

Oltre a riprendere la domanda aggregata (ma abbiamo visto, con soluzioni proposte irrilevanti) ci vogliono, secondo Draghi, “le riforme”. E anche qui il Presidente della BCE si è spinto un po’ più in là dei suoi grigi colleghi, italiani ed europei, che invocano riforme senza sapere quali.

Mario Draghi al termine del suo discorso ha infatti ricordato senza se e senza ma quale sia la vera riforma necessaria per riprendere il cammino di lungo termine: “il livello insufficiente delle competenze aumenterà il tasso di disoccupazione naturale facendo crescere il numero di lavoratori che scompariranno dalla “zona di competitività” e divenendo non più occupabili. Aumentare le competenze è chiaramente prima di tutto e soprattutto una questione di istruzione, dove vi è molto che può essere ancora fatto.”

Esatto. E siccome l’istruzione in Europa è prevalentemente pubblica, la riforma principale per Draghi passa per … più spesa pubblica per scuole ed università, per maestri, professori, attrezzature, ricerca. Tutto quello che la sua austerità, più o meno flessibile, impedisce.

*

Rimane l’ultima domanda.

Perché allora non si è voluto e non si vuole cessare la stupida austerità? Perché Draghi, capendone le cause e gli effetti, fa finta di non vedere e propone l’esatto opposto di quanto la sua stessa analisi suggerisce? Perché l’Europa che “comanda”, ancor più di Draghi, fa finta di non vedere, visto che poi è a lei che spetta di combatterla istituzionalmente prima ancora che alla BCE?

Ho una sola risposta. E di nuovo, non dovrebbe stupirvi, me la fornisce l’analisi di Mario Draghi con quello che è certamente il grafico più drammatico di questa crisi. Ovvero quello che indica chi ha perso più occupazione di tutti da questa crisi, in funzione del proprio titolo di studio. Guardatelo bene: sono i rossi, non i blu. I rossi sono i lavoratori con scarsa istruzione, i più deboli e presumibilmente i più poveri dunque. I blu sono quelli con maggiore istruzione, i più protetti ed i più ricchi dunque.

draghi5fcQuesta crisi non ha colpito che di striscio i benestanti, la cui occupazione ha continuato a marciare, ha colpito i meno abbienti. Questa crisi ha acuito la disuguaglianza sociale in Europa.

La colpa? La crescente assenza di rappresentanza nei processi decisionali europei. È ovvio che se sono i tecnocrati a dettare le regole del gioco della politica, nei loro salotti ovattati di Bruxelles o Francoforte, nelle riunioni protette con cena a seguire del Consiglio europeo o dell’Ecofin, lontani dai rumori delle pernacchie e delle trombette con cui fino a pochi anni fa i lavoratori più disagiati si difendevano sotto le mura dei tanti Ministeri nazionali, è ovvio che l’esito delle politiche non potrà essere che questo.

La soluzione? Riprendersi l’Europa con strumenti democratici, come il referendum o il sostegno a forze politiche che vogliano l’Europa ma non questa Europa. In attesa che i salotti buoni lo capiscano, noi andiamo avanti, venite a firmare il referendum anti austerità: c’è tempo fino a fine settembre. www.referendumstopausterita.it

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54 comments

  1. Leggendo Wilson mi si prospetta un mondo meraviglioso, evidentemente una dimensione parallela a quella dove vivo io. Come si fa per andarci, vi prego indicatemi il passaggio.

  2. Ci si può gradatamente avvicinare a questo percorso virtuoso. Che è quello che può fare qualsiasi governo. Renzi lo sta facendo più di qualunque governo passato, tra enormi difficoltà perchè c’è chi punta solo allo allo sfascio del paese.
    Su ogni punto di quelli che hai elencato è stato fatto o è di prossima realizzazione qualcosa che va nel senso giusto.

    Quando si realizza o si inizia a realizzare qualcosa, tutti a dire che non è quella la cosa su cui agire o da cui partire. E’ anche questo il problema..

    cuneo fiscale -> Riduzione di 10 miliardi di tasse a 11 milioni di persone
    investimenti pubblici -> decreto competività , ecobonus, edilizia scolastica
    regole certe per gli appalti -> riforma del TAR .(prevista nel pacchetto giustizia).*
    mafie -> autoriciclaggio
    giustizia civile -> a giorni piano innovativo, consultabile sul sito del ministro
    credit crunch -> Il problema riguarda anche e soprattutto la banca centrale che ha finanziato le banche senza alcun obbligo che quei soldi andassero al credito delle aziende. Renzi ha molto insistito su questo e. Il piano di riforme di Renzi ha spinto Dragni a riaprire i cordoni , stavolta in maniera più intelligente si spera.
    Made in Italy -> Decreto competività
    corruzione -> falso in bilancio, autoriciclaggio, prescrizione. Si prevede di agire su questi settori dopo 20 anni in cui anche solo parlarne era tabù. Sarebbe più facile se arrivasse dall’opposizione che si dice sensibile a questi temi un aiuto che non arriverà .
    elusione e evasione fiscale -> Dichiarazione dei redditi precompilata dal prossimo anno. Ricambio dei vertici dell’agenzia con persone molto più qualificate e un nuovo approccio nei confronti della piccola evasione. Voluntary disclosure e autoriciclaggio per combattere l’elusione.
    Eliminazione sprechi -> Province, Partecipate,, Stipendi dei consiglieri regionali Tettto agli stipendi dei dirigenti Tagli e razionalizzazioni nella riforma PA (già approvati col decreto Madia) ..
    Vedremo.nei prossimi giorni il dettaglio delle prossime misure. L’eliminazione degli sprechi diciamo che è d’obbligo.e Renzi ha detto che non metterà nuove tasse. Se manterrà la promessa vuol dire che i tagli li ha fatti.
    Ricordo male o i governi precedenti hanno aumentato la pressione fiscale?

    1. Caro Wil , ti rispondo solo per amor di chiarezza. Sai che non amo far polemica per la polemica.
      Allora : la riduzione delle tasse agli 11 milioni (sei sicuro che siano tanti?) i famosi 80 euro , scusami ma non c’entrano una beata con il cuneo fiscale.Per tutto quanto il resto siamo ancora , nella stragrande maggioranza dei casi , alla pura enunciazione di provvedimenti da fare.Se li faranno , quando li faranno? Come li faranno? Da qui non si scappa.Non vorrei che avessimo già superato il punto di non ritorno.Sempre senza polemica ti chiedo: in tutti questi mesi era più urgente mettere mano a questi temi o incarognirsi sul Senato? Un sempre cordiale saluto. Mario

      1. -‘Aaa coso… si tu, rosico’… guarda k’amo sconvolto ‘l paese, ‘amo lottato contr’ ar genovese, e l’altro d’arcore c’ha dato ‘na mano a fa ste du cazzate de decreto k’amo rilanciato l’italia… tu ancora nun te ne sei accorto, kome nun se n’è accorto nessuno, ma amo’ cambiato marcia…

        -We pirla va che hai messo la retro e ti sei disfato anche il paraurti… Va che sei proprio ‘n ciula!

      2. Mario come non c’entrano una beata col cuneo fiscale.?
        Il cuneo fiscale altro non è che la differenza tra quanto il dipendente costa all’azienda (o allo stato) e quanto prende in busta paga.
        Se dai mensilmente 80 euro in più in busta paga abbassi il cuneo fiscale. L’abbassamento del cuneo c’è stato dunque per i dipendenti fino a 25 mila euro annui.
        Ovviamente l’abbassamento di circa 1000 euro annui (960) si può rendere strutturale solo a partire dalla legge di stabilità .
        Sarebbe poco serio invece fare in modo che la misura sia “ripagata” attraverso maggiori sforamenti , in quel caso diventerebbe una “mancia elettorale” e questa cosa l’ha fatta Berlusconi nei goveni passati. Il taglio delle tasse di Renzi è invece coperto da tagli agli sprechi.
        Gli sprechi per quest’anno sono stati individuati nel decreto IRPEF , dove sono indicate tutte le coperture. Si è deciso per esempio di mettere un tetto ai dirigenti , di tagliare 400 milioni alla difesa, di prendere due miliardi una tantum dalla tassazione alle banche. Di eliminare i politici dalle province , in attesa della successiva eliminazione dele stesse recuperando qualche centinaio di milioni dalle loro indennità .
        E via discorrendo.

        Per l’estensione agli anni futuri si dovranno prevedere 10 miliardi in legge di Stabilità.
        Il governo ha fatto una operazione facile con gli 80 euro ? No. Ha fatto una operazione coraggiosa Perchè adesso è costretto a trovare altre coperture
        960 euro a circa 11 milioni di persone sono i famosi 10 miliardi di cui si parla.
        Praticamente ovunque si dice che quel taglio di tasse su quei redditi sarà mantenuto. Dunque il governo dovrà rendere permanente il taglio del cuneo che per quest’anno c’è stato.

        Nel mio commento parlavo di riforme costituzionali che si sono iniziate e che porteranno a risparmi aggiuntivi . In ogni caso quelle cose in parte sono state approvate in prima lettura. , e per essere approvate definitivamente richiedono tempi lunghi, se non sono state fatte entro agosto non è colpa del governo, c’è chi dice anzi che la discussione sia stata troppo poca !

        Vogliamo che non ci siano più le province? Vogliamo che i consiglieri regionali prendano molto meno ? Vogliamo avere regioni più responsabili ? Vogliamo che il turismo sia materia nazionale e non regionale ? Dobbiamo per forza cambiare la Costituzione.

        Non riapro la discussione sul Senato. Per me la riforma si inserisce in un quadro di riforme (ad es. quella del titolo V ) annunciato da molto tempo. Riforme che giudico ottime.
        Se Renzi non fosse partito dal Senato tutti si sarebbero lamentati perchè ha promesso una cosa e poi l’ha accantonata.
        L’ordine seguito è più o meno quello annunciato. L’unico stallo (per colpa del PD ) è sulla legge elettorale.. La riforma del Senato ha anche un intento simbolico . Serve a dare un messaggio e un segnale di fiducia (la politica inizia col tagliare se stessa e fa una cosa promessa da 20 anni )

        La vulgata comune comunque è che si è agito solo su riforme costituzionali e 80 euro Anche se fosse così sarebbe comunque molto di pià di quanto fatto dai governi passati, ma non c’è solo questo.
        Tralascio il decreto Poletti che ha permesso di aumentare il numero degli occupati semplificando e razionalizzando il sistema delle assunzioni. Quellla misura , sindacati permettendo, deve essere completata attraverso una riscrittura del codice del lavoro. che dia più diritti a chi oggi non è coperto da tutele.
        Però anche questa (Decreto Poletti ) è una cosa che si è fatta e il trend della disoccupazione si è invertito.
        E tralascio il decreto PA. che contiene razionalizzazioni significative.

        Decreto competività..
        Mi risulta che pure questo sia stato approvato e che sia in vigore.. Cosa prevede ?
        Il decreto contiene queste cose

        -credito di imposta alle imprese sui beni strumentali
        -taglio del 10% bollette energetiche per le aziende (ottenuto tagliando alcuni incentivi dati a pioggia).
        -estensione del fondo Ace (aiuto alla crescita economica).
        -misure per consentire a assicurazioni e società di cartolarizzazione di finanziare direttamente le aziende liberando fino a 20 miliardi. Un modo per combattere il credit crunch di cui parlavi tu e su cui la BCE ha combinato casini (finora)..
        -potenziamento dell’agenzia delle imprese la cui attività potrà sostituire i controlli delle PA
        -mutui a tasso zero per gli agricoltori , sgravio per le assunzioni più stabili
        -misure volte a favorire la produzione doc e dop
        -misure per il made in Italy e contro le contraffazioni
        -I soldi dei Riva sarannno usati per la bonifica a Taranto
        -bonifiche più semplici dei siti inquinati
        -esclusione degli investimenti dal «patto di stabilità» per un miliardo di euro per quanto riguarda il rischio idrogeologico

        Ora, mi pare che molti settori di intervento siano quelli da te indicati.

        Sulla giustizia: ho già detto più votle che non sono soddisfatto dei tempi. Vedremo.
        Ma perchè deve essere tutto così complicato ?
        Pd e 5 stelle dicono di volere più o meno le stesse cose su lotta a corruzione e prescrizione.
        E allora le votino insieme.
        E invece no. Il pd deve trovare la quadra con Alfano perchè i 5 stelle hanno trovato un altro modo per fare un dispetto al PD
        Io dico che se l’azione del governo su questo non è radicale potrebbe essere più sensato il voto.

    1. Scuola, da insegnanti supplenti ad assunti: ecco il piano di Renzi
      „Non manca nemmeno l’offerta, dal momento che il bacino di precari è costituito da 155 mila aspiranti insegnanti che hanno riempito le graduatorie a cui si uniscono altri 9 mila che hanno vinto l’ultimo Concorsone. Ma i neolaureati abilitati dalle Siss e dai Tfa sono addirittura 622 mila.“

      ecco, le ssis. una delle cazzate più grandi fatte dalla sinistra. come solito spunto buono e realizzazione pessima.
      1) abiliti insegnanti alla membro canide, senza contare i posti disponibili. a capocchia. poi se la vedranno loro.
      2) fai insegnare (di norma) professori universitari, che nel 90% dei casi non hanno fatto altro che ripetere quello che insegnavano già all’università.

      non ricordo chi furono i responsabili di questo macello. de mauro e berlinguer, credo, in periodi diversi, ma non ne sono sicuro (ora non mi metto nemmeno a ricontrollare). nel dubbio sparo pure sul mucchio e prendo due al prezzo di uno. non perdiamo nulla. questi sarebbero i ‘cervelli’ che io vorrei vedere in fuga. e per sempre.

  3. Non sono un esperto ma ho letto diverse fonti che fanno risalire la crisi attuale al fallimento delle politiche economiche attuate da Reagan e dalla Thatcher sulla scia dell’esperimento dei Chicago Boys in Cile.
    Liberalizzazione dei mercati e globalizzazione, politiche fortemente antisindacali, demonizzazione della spesa pubblica per lo stato sociale, ascesa della finanza ‘creativa’, sono alla radice degli odierni problemi che trovano una delle loro espressioni più evidenti nel problema della disoccupazione e delle strategie, diverse tra oltreoceano e Europa, per tentare di risolvere la crisi.
    Ora, le analisi possono essere condotte secondo angolazioni le più varie, ma sempre, e purtroppo, nell’ambito di un modello che non si vuol rinnegare: il primato del “libero mercato” sulla politica. Fin che non sarà la politica a ritrovare supremazia, se mai lo farà, sull’economia e sulla finanza privata, discuteremo di puntelli a un edificio marcio.
    Imho

    1. Caro Namm , gira e rigira il problema è sempre lo stesso.Come si combatte la disoccupazione?
      Detto non da me ma da autorevoli economisti con cui concordo: 1)diminuire le tasse sul lavoro
      su entrambi i fronti ( il famoso cuneo fiscale ). 2) Rilanciare gli investimenti pubblici soprattutto in opere infrastrutturali in cui l’Italia e carente senza mazzette , senza mafie , con costi e date certe già al momento dell’appalto e senza revisioni.3) Rilancio degli investimenti privati modificando anzitutto la giustizia civile e puntando sui settori a noi più congeniali ( Agricoltura dop e doc , turismo , prodotti industriali di alta fascia , prodotti innovativi). 4) Eliminazione del credit crunch. Le PMI soprattutto continuano a morire come le mosche per mancanza di credito.
      Dove prendere i soldi? Eliminando gradatamente sprechi , corruzione, mafie , elusione ed evasione fiscale , tagliando alla radice i costi della politica e della debordante burocrazia che hanno creato. Sai qual’è il punto? Che a chiacchere sono tutti d’accordo ma , in pratica , continuano a non fare una cippa , Renzi incluso, se non operazioni superficiali e di facciata.Perchè? E’ colpa dell’Europa? Diciamo che su questo ultimo punto ho seri dubbi….
      Un saluto cordiale . Mario

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