#NO alle basi militari

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LA SARDEGNA DICE BASTA ALLA VERGOGNA DELLE BASI

segnalato da crvenazvezda76

da ilmanifesto.info (14/09/2014) —  di Costantino Cossu

Ieri a Capo Frasca il fronte (sempre più ampio) del «no» alle servitù militari. Insieme a pacifisti, indipendentisti e ambientalisti c’erano quasi tutti i partiti presenti in consiglio regionale. Ma dal 21 settembre a Teulada si ricomincia a sparare.

Erano almeno in otto­mila, ieri pome­rig­gio a Capo Fra­sca, a dire no all’occupazione mili­tare della Sar­de­gna. Sono arri­vati, in auto e in pull­man, da tutte le parti della regione per chie­dere la chiu­sura delle basi: tren­ta­mila ettari com­ples­sivi che fanno dell’isola il ter­ri­to­rio ita­liano che sop­porta il maggior carico di ser­vitù (il 60% del totale nazio­nale). Un «no» forte indi­riz­zato al mini­stero della Difesa, che, sulla stessa linea di tutti i governi che si sono dagli anni Cin­quanta in poi, si rifiuta di acco­gliere la richie­sta di una ridu­zione dei poli­goni (sino a una loro com­pleta chiu­sura) che dalla Sar­de­gna arriva oggi for­tis­sima senza distin­zione di appar­te­nenza politica.

Una grande mobi­li­ta­zione di popolo, quella di ieri a Capo Fra­sca, con le ban­diere iri­date dei pacifisti di Pesa Sar­di­gna che si mesco­la­vano a quelle degli indi­pen­den­ti­sti dell’Irs e di Pro­gReS, il movi­mento che ha tra i suoi lea­der la scrit­trice Michela Mur­gia, anche lei tra i mani­fe­stanti. Ma c’erano anche l’Arci, Legam­biente, il Wwf, i tanti comi­tati che nei ter­ri­tori si bat­tono con­tro la deva­sta­zione ambien­tale masche­rata da green eco­nomy o da ener­gia verde, i sin­daci dei paesi della costa occi­den­tale della Sar­de­gna, al largo della quale le com­pa­gnie petro­li­fere vor­reb­bero tri­vel­lare i fon­dali alla ricerca di gia­ci­menti di greg­gio. C’era Renato Soru, l’ex pre­si­dente della regione, oggi euro­de­pu­tato del Pd, che durante il suo man­dato riu­scì a otte­nere la chiu­sura della base della Us Navy nell’arcipelago della Mad­da­lena. E poi tanti, tan­tis­simi, cit­ta­dini comuni. Un fronte ampio, di movi­mento. Al quale si sono aggiunte, all’ultimo momento, le dele­ga­zioni di quasi tutti i par­titi presenti nel con­si­glio regionale.

Reg­gerà que­sta unità? Le posi­zioni sono dif­fe­ren­ziate. Le orga­niz­za­zioni indi­pen­den­ti­ste e antimilita­ri­ste che hanno dato vita alla pro­te­sta (A manca pro s’indipendentzia, Sar­di­gna Natzione Indi­pen­den­tzia, Comi­tato Sardo Get­tiamo le Basi, Comi­tato Su Giassu, Comi­tato Su Sen­tidu) pun­tano ad avviare un per­corso che ha come sbocco il com­pleto sman­tel­la­mento di tutti i poli­goni. Che le quat­tro sigle pro­mo­trici anche ieri abbiano detto con forza (insieme alla varie­gata area dei movi­menti) che il loro obiet­tivo è la chiu­sura totale e imme­diata di tutte le basi ha un signifi­cato poli­tico preciso.

L’obiettivo pole­mico è innan­zi­tutto l’arco delle forze di cen­tro­si­ni­stra che sosten­gono l’attuale governo della regione. Forze che, sulla que­stione basi, hanno obiet­tivi più gradualisti.

Un passo indietro

Per spie­gare come stanno le cose, biso­gna fare un passo indie­tro. Pochi giorni fa, durante un’esercitazione dell’aviazione tede­sca a Capo Fra­sca, una bomba inerte sgan­ciata da un cac­cia ha inne­scato un incen­dio che ha man­dato in fumo tren­ta­cin­que ettari di mac­chia medi­ter­ra­nea. L’episodio ha ria­perto la pole­mica sulle ser­vitù. E con­tro i gio­chi di guerra si è sal­dato un fronte molto ampio (unica ecce­zione, Fra­telli d’Italia, schie­rati con i mili­tari). Pigliaru, lea­der di una maggio­ranza che com­prende Pd, Sel e varie for­ma­zioni cen­tri­ste, chiede al governo la dismissione gra­duale di Capo Fra­sca e di Teu­lada e la ricon­ver­sione ad usi di ricerca tec­no­lo­gica (anche mili­tare) del poli­gono di Quirra. Lo scorso giu­gno a Roma que­ste richie­ste sono state por­tate alla Con­fe­renza nazio­nale sulle ser­vitù. Ed è stato davanti al «no» del governo che la regione Sar­de­gna ha deciso di non rin­no­vare il pro­to­collo d’intesa con il mini­stero della Difesa (al con­tra­rio di ciò che invece hanno fatto i gover­na­tori del Friuli Debora Ser­rac­chiani e della Puglia Nichi Ven­dola), aprendo con l’esecutivo nazio­nale un tavolo di trat­ta­tiva.

L’ultima richie­sta di Pigliaru, annun­ciata in con­si­glio pochi giorni fa, è quella di un’immediata riduzione dell’estensione delle ser­vitù sarde di set­te­mila ettari. Come si vede, obiet­tivi molto più soft rispetto a quelli delle quat­tro orga­niz­za­zioni pro­mo­trici della pro­te­sta a Capo Fra­sca, che chiedono invece la chiu­sura, subito, di tutte le zone con­cesse ai militari.

Si è quindi creata, ieri, una situa­zione in cui a pro­te­stare c’erano, insieme, sia i fau­tori della dismissione imme­diata e com­pleta dei poli­goni sardi sia quelli, a comin­ciare dall’attuale giunta, che pro­pon­gono un per­corso lungo e gra­duale. Il tutto in un qua­dro in cui, anche per effetto dello choc emo­tivo creato dal rogo appic­cato dai cac­cia tede­schi, la pres­sione dell’opinione pub­blica con­tro le basi è molto forte. Non a caso l’altro ieri Pigliaru ha fatto sapere, con una nota uffi­ciale, che la regione si è costi­tuita parte civile nel pro­cesso che si aprirà il 23 set­tem­bre a Lanu­sei e che vede sotto accusa, per disa­stro ambien­tale, i respon­sa­bili mili­tari di Quirra.

Ma nono­stante le pole­mi­che di que­ste set­ti­mane e la mani­fe­sta­zione di ieri, due giorni fa il ministero della Difesa ha annun­ciato che dal 21 settem­bre a Teu­lada si rico­min­cia a sparare.

29 comments

  1. Sembra una domanda un po’ cosi, ma i miei dati su sitema android son nelle mani di Google, giusto Charlie? sinceramente non mi fido di Putin, ma nemmen troppo di google…
    Sostanza evito di indicare tutto quel che posso o di fare upload di ogni mia incontinenza ideaologica, ma… posso davvero star tranquillo?
    Che poi il simboolo di google, una sorta di occhio bionico mi da da riflettere…

    1. no panic, Chicco.
      In questo momento, più che ‘proteggere’ i dati personali (privacy) bisognerebbe capire che futuro si prospetta, in generale, anzi, globale.
      -dove sono, dove vanno, dove restano tutti i nostri dati… la nostra storia (minuscolo, per ora)?
      -a chi appartengono legalmente e a chi moralmente (domanda da un milione)?
      -a quali tipi di elaborazione sono, possono, potranno essere sottoposti (data-mining, ipotesi e previsioni)…
      -e da chi? Solo dai proprietari legali (le aziende e lo Stato) o anche dalle persone che li producono (gli utenti)?
      -e, domanda finale: se un utente corrisponde a un essere umano, ha gli stessi diritti di un essere umano?

      Problemi così… non tutti ancora percepibili da tutti, non tutti ancora immaginabili… ma ci sono, sono reali.

      1. > e, domanda finale: se un utente corrisponde a un essere umano, ha gli stessi diritti di un essere umano?

        vista la non grande percezione del problema, credo che la maggioranza siano entità distinte

          1. l’analogia più basic che mi viene in mente è:
            se consideraste questo blog come un vostro ‘diario’ condiviso,
            accettereste di perderlo nel limbo delle storie smarrite chissàdove?

    1. scusi, ma per noi ignoranti un minimo di spiegazione ?

      ..potrei tentare di spiegartelo qui, ma sembrerebbe un commento tuo:
      è un po’ pericoloso utilizzare server ‘altrui’ per le proprie informazioni
      😉

        1. tu sì, la nostra classe ‘dirigente’ no 🙂
          Ora i nostri media utilizzeranno la parola ‘bavaglio’… tutte stronzate.
          Basta leggere il Patriot Act act di Bush (attivo dal 2001).

          1. USAPatriot Act. Forse non a tutti è noto che si tratta di un acronimo: Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Unire e Rafforzare gli Stati Uniti Rendendo Disponibili Mezzi Appropriati Necessari per Intercettare e Fermare il Terrorismo.

            Questa mania degli acronimi pare aver contagiato il boy scout de noantri. Quando parla di Riforma dell’articolo 18, per lui si tratta dell’acronimo di Rimuovere Immantinente i Formali Ostacoli Residui alla Monarchia delle Aziende.

            1. Sono andata a leggere alcuni dettagli, su come sara’ la riforma del lavoro. Sento il bisogno di condividere il mio sconforto con qualcuno, e’ proprio una m…a di riforma, sono proprio dei figli di.

              1. Mi fido del tuo giudizio sul fatto che sia una m…. di riforma. Che siano dei figli di … è tema da dibattere. Sono coerenti. Combattenti della libertà. D’impresa. Garantita dalla Costituzione. Beh, forse del libertinaggio. Ma vogliamo star sempre lì a cavillare?

                1. concordo.
                  Non ha senso biasimare (“nel merito”) le iene perché mangiano l’antilope… Se vuoi difendere l’antilope, spari alle iene.

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