Immagina

segnalato da barbarasiberiana

In memoria di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e di tutti i figli che non sono più tornati a casa.

di D. Finiguerra

Se non siete genitori, allora immaginate di avere un figlio.

Di tenerlo sul vostro petto, per tutta la notte, quando pesa poco più di tre chili.

Di accarezzarlo mentre cerca il latte dal seno.

Di fare boccacce, intonare canzoncine e ballare come un giullare quando non ne vuole sapere di mangiare la pappa.

Di insegnargli ad allacciarsi le scarpe.

Di osservarlo di nascosto dalle grate di una ringhiera mentre sta in giardino nei primi giorni di scuola materna.

Di ascoltare i suoi primi ragionamenti.

Di accompagnarlo e assisterlo nelle sue prime difficoltà.

Di vederlo farsi uomo.

Di inorgoglirvi quando vi dà soddisfazione.

Di domandarvi se le sue amicizie sono buone o cattive.

Di preoccuparvi quando non rientra a casa.

Di disperarvi perché non rientra a casa.

Di rassegnarvi perché non lo vedrete più vivo.

Di non darvi più pace perché non ne sapete il motivo.

Di morire dentro

perché siete morti dentro.

Se non siete genitori, allora immaginate di avere un figlio.

Di amarlo più di voi stessi.

Immaginate che qualcuno lo pesti fino alla morte.

Immaginate che non sarete più gli stessi.

4 comments

  1. Immagina di avere un governo del paese che agisce per il bene comune e che ,fra le altre cose faccia modifiche alla giustizia in modo che chi sbaglia per qualsiasi motivo e a qualsiasi livello paghi proporzionalmente per le proprie colpe e/o errori. Perché mi suona come un sogno di una notte di mezza estate?

  2. Sono Ilaria Cucchi, 38 anni, madre di 2 figli, amministratrice di condomini. Vivo a Roma. Di Roma e’ tutta la mia famiglia: Giovanni 64 anni geometra, Rita 63 anni, maestra in pensione. Boy-scout e parrocchia sono sempre stati i miei impegni extra familiari ed il mio piccolo mondo nel quale sono cresciuta.
    Non da sola… ma insieme a mio fratello Stefano, quello “famoso”, Stefano Cucchi, “famoso” perché morto tra sofferenze disumane quando era in mano dello Stato e, soprattutto, per mano dello Stato.
    Sono alta un metro e sessanta centimetri, come Stefano, e peso 48 chili, come mio fratello Stefano. Non sono malata ma in ottima forma fisica e sono viva. Non mi hanno picchiato, non mi hanno pestato, non mi hanno rotto a calci la schiena, non ho avuto per questo bisogno di cure mediche. Non mi hanno torturato. Sono viva. Sono viva e combatto con una giustizia che non conoscevo, ostile, esosa, cieca, spietata, assassina.
    Ho una nuova famiglia che con me condivide un destino tragico, ma una determinazione incrollabile come incrollabile è la fiducia che abbiamo nel riuscire ad ottenere verità. La mia nuova famiglia è formata da Patrizia Moretti, Lucia Uva, Domenica Ferrulli.
    Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli sono i loro morti. Fabio Anselmo, colui che ci aiuta e che ci ha unite ed insegnato a combattere questa battaglia difficile l’una per l’altra, unite ed insieme. Sono persone meravigliose, semplici e vere, che non permettono che mi senta sola e che mi danno la forza per continuare quando la forza vacilla. Questo è ora diventato il mio mondo.
    La morte terribile di mio fratello non ha lasciato solo vuoto e dolore immenso, non ha lasciato solo la rabbia per l’ingiustizia subita, la ribellione alla irriguardosa mistificazione della verità, ma anche il calore ed il conforto di queste persone e quello di tante altre che ci aiutano e seguono affinché Stefano e gli altri non vengano seppelliti nell’oblio, senza dignità e senza giustizia.
    Per questo abbiamo costituito l'”Associazione Federico Aldrovandi – Le loro voci”.
    Non so cosa sono diventata, ma so che non sono più quella donna serena e fiduciosa del mondo che la circonda e dello Stato che ero prima. Non so cosa sarò quando il mio mio compito sarà terminato. Non so cosa mi rimarrà dentro, ma so che questo è il mio compito e che costi quel che costi lo porterò a termine.
    http://www.huffingtonpost.it/ilaria-cucchi/

    1. > Non so cosa sarò quando il mio compito sarà terminato. Non so cosa mi rimarrà dentro, ma so che questo è il mio compito e che costi quel che costi lo porterò a termine.

      Con affetto per Ilaria, il suo compito forse, e ne dubito molto, potrà essere portato a termine quando otterrà la verità sulla morte del fratello. Se ci riuscirà offrirà un grande contributo a qualche piccolo passo avanti della civiltà nel nostro paese e se a quel punto si fermerà non le si potrà umanamente chiedere di più.
      Rimane, comunque, un compito interminabile, riguardo al quale il suo coraggio e la sua costanza e quelli dei familiari di altre vittime hanno già offerto un grande contributo ed è quello di vigilare sulla legalità nel nostro paese e di rivendicarla. E’ un compito che ci coinvolge tutti e non raggiungerà mai uno stabile traguardo; sempre e solo uno provvisorio; se anche più avanzato, sempre suscettibile di regredire se non difeso adeguatamente.

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