La leggenda smontata del T-tip

segnalato da Antonio “Boka”

http://comune-info.net/2014/10/leggenda-smontata-t-tip/

La campagna di promozione dei governi e delle imprese sulla necessità di un accordo transatlantico si basa su stime. Ricerche portate avanti da centri studi, alcuni abbondantemente sovvenzionati dalla Commissione europea e in chiaro conflitto di interesse, che utilizzano tutte lo stesso modello previsionale. È di pochi giorni fa una pubblicazione del Global Development and Environment Institute della Tufts University del Massachusetts che prova a cambiare approccio, con risultati tutt’altro che confortanti. Uno scenario che, unito alla lettura critica dei dati di alcuni documenti ufficiali sul possibile impatto, farebbe pendere la bilancia verso un secco “no” alla continuazione dei negoziati T-tip.

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di Alberto Zoratti e Monica Di Sisto (22/10/2014)

T-Tip? Tutto rose e fiori. Gli studi che presentano i possibili impatti del Trattato transatlantico si sprecano: oltre 12mila euro di aumento nel reddito di una famiglia media nell’arco di una vita lavorativa, secondo il centro studi Ecorys. Un aumento della disponibilità economica di 545 euro all’anno (in media) secondo la ricerca del Centre for Economic Policy Research di Londra (Cepr). Per non parlare del miracolo della creazione dal nulla di posti di lavoro: oltre un milione negli Usa e un milione e 300mila in Unione europea, secondo la Fondazione Bertelsmann. Ce n’è per tutti i gusti, in questa lotta campale che imprese e governi hanno deciso di intraprendere per far digerire un trattato di libero scambio che tanto digeribile sembra non essere, soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica e di molte categorie al di qua e al di là dell’Atlantico.

Intanto un minimo di coordinate geografiche. La ricerca della Cepr, datata marzo 2013 e presentata spesso come oggettiva, non ultimo dal Commissario UE uscente al commercio De Gucht che la definisce oltre che indipendente anche un “ambizioso esperimento di modellizzazione” economica, è stata commissionata dalla Commissione Europea al centro studi con il contratto Trade10/A2/A16 La stessa agenzia di consulenza Ecorys fornisce servizi al DG Trade sulle Analisi di impatto dei negoziati di libero scambio. Quindi, liberi tutti di ricercare e pubblicare, purché si sappia da dove arrivano i soldi e soprattutto non le si presentino come letture indipendenti su cui basare le scelte politiche che impatteranno direttamente su più di 800 milioni di persone.

Ricerche che utilizzano modelli econometrici come il Cge (Computable General Equilibrium) che secondo diversi gruppi di ricerca ha il limite di non tenere in considerazione adeguata, e realistica, aspetti come la riallocazione dei lavoratori e delle lavoratrici (e quindi il calcolo del tasso di occupazione/disoccupazione) secondo il quale un contadino espulso dal mercato troverebbe facilmente lavoro nei settori in espansione creati dalla liberalizzazione, oppure l’effetto di profonda modifica nelle relazioni di import-export con Paesi terzi.

È di pochi giorni fa uno studio che cambia drasticamente questo approccio (scaricabile qui). Jeronim Capaldo, ricercatore del Global Development and Environment Institute Tufts University del Massachusetts prova  cambiare modello, usando il United Nations Global Policy Model (GPM), usato come base per i Trade and Development Report dell’Unctad. Secondo la pubblicazione “The Transatlantic Trade and Investment Partnership: Implications for the European Union and Beyond” della Tufts University  il T-tip sarebbe tutt’altro che somma positiva, e l’Unione Europea rischierebbe di rimetterci di più.

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Le proiezioni parlano di una perdita complessiva di posti di lavoro a livello continentale che raggiunge quota 600mila al 2025, molti dei quali in Europa del Nord, in Francia e in Germania con perdite di reddito procapire per lavoratore che, a seconda dei Paesi considerati, varia dai quasi 5500 euro in Francia ai meno 3400 euro in Germania. Una diminuzione di disponibilità economica che porterebbe a una contrazione della domanda, e quindi del Prodotto interno lordo, tra l’1 e il 2% al 2025. L’aumento dell’import – export tra le due sponde dell’Atlantico aumenterebbe grazie all’abbattimento delle barriere non tariffarie, quindi degli standard e delle regolamentazioni. Senza andare ad analizzare la qualità dei prodotti (legata agli standard sull’uso di pesticidi, o al contenuto di Ogm se ci si riferisce agli alimentari), diventa evidente che chi sarà premiato sono le imprese che già sono in grado di esportare e che già lo fanno. Con un attenzione: il fenomeno del trade diversion mostra come il commercio transatlantico potrà espandersi a spese di quello interno all’Unione Europea, una diminuzione del commercio interno che potrebbe arrivare per alcuni studi a raggiungere il 40% di diminuzione.

I comparti più colpiti? Lo evidenzia bene persino lo studio promosso da Prometeia nel 2013 e usato  come pietra miliare su cui fondare la politica Pro-T-tip del governo Renzi e del viceministro Calenda: impatti positivi avrebbe il “comparto dei mezzi di traporto, dall’automotive fino all’aerospaziale, e per i principali settori di specializzazione italiana nel commercio internazionale: meccanica, sistema moda e alimentare e bevande”, ma non mancano problemi come “la filiera chimica […], l’agricoltura e alcuni prodotti intermedi (carta e legno), settori su cui la liberalizzazione degli scambi potrebbe avere un effetto negativo per l’Italia”. E come non potrebbe, se secondo il Directorate for Internal Policies dell’Unione Europea l’abbattimento delle barriere non tariffarie aumenterebbe del 118% le importazioni di agroalimentare dagli Stati Uniti?

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E non parliamo volutamente degli standard di qualità nella gestione delle filiere agroalimentari statunitensi rispetto a quelle europee o alla regolamentazione della chimica (in Unione europea governata dal Reach, negli Stati Uniti dal Toxic Substances Act che ha quasi trent’anni).

Insomma, non è tutto oro quello che luccica nella cassaforte del T-tip. Ma di tutto questo, tra governi e cittadini non si parla. Dopo aver spacciato la pubblicazione del Mandato a negoziare della Commissione europea come un grande atto di trasparenza, peccato che quel documento fosse già stato reso pubblico più di un anno fa grazie all’azione dei movimenti sociali e che il succo vero della negoziazione sia inaccessibile persino ai Parlamentari europei, emerge come le cancellerie di entrambe le sponde dell’Atlantico si diano da fare per fare marketing sul T-tip, neanche si tratti di vendere delle pentole.

L’ambasciata britannica e quella svedese a Varsavia lanciano un concorso per studenti (in cui si chiede la “submissions on all aspects of T-tip […] including political, economic, social, geostrategic and legal benefits”. Si vince, tra le altre cose, uno splendido viaggio tutto pagato a Londra. A Berlino l’Ambasciata americana si lancia nei “T-Tip Small Grants” non tralasciando nulla, neppure twitter: “sei Pro-T-tip e sei arrabbiato per l’informazione negativa che viene diffusa? Mandaci le tue idee e ti sosterremo!“. Più un’operazione di marketing che non un dibattito serio sulla questione.

Il T-tip, come più volte detto da realtà della società civile e gruppi di ricerca indipendenti, rischia di essere un pesante boomerang per la ripresa europea: diminuzione della domanda interna, aumento delle importazioni e maggiore dipendenza dal mercato statunitense, diminuzione del commercio intra-UE a vantaggio di quello globale. L’esatto contrario di quello che si dovrebbe fare per favorire un’uscita sostenibile dei Paesi membri dell’UE dalla crisi economica e finanziaria.

Se veramente il viceministro Calenda crede nel principio di precauzione, dovrebbe cercare di applicarlo anche sulle analisi di impatto e sulle sempre più evidenti criticità di un Accordo che sarebbe a vantaggio di pochi, ma a svantaggio dei più. Noi non firmeremmo mai un contratto in cui i possibili vantaggi non solo sono ipotetici e sostenuti da centri di ricerche molti dei quali a contratto della Commissione Europea, ma addirittura contestati da analisi e ricerche indipendenti. Ma qui c’è da capire il viceministro italiano, nel suo ruolo chiave nella presidenza di turno dell’Unione europea, a quali interessi vuole rispondere.

DA LEGGERE

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Una Nato nel commercio

| In gran segreto è nato il Trattato di libero scambio Usa/Ue (T/Tip) che elimina qualsiasi barriera al mercato con conseguenze gravissime per la salute delle persone e per l’ambiente. “E’ la più grande ‘Statua Imperiale’ mai eretta”. Possiamo fermarli, come nel 1998.

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79 comments

  1. Alfano bis, si risalva
    —  Carlo Lania, ROMA, 5.11.2014

    Governo. Niente sfiducia per il titolare del Viminale salvato da Pd e Forza Italia. Il ministro: «Il corteo non si è fermato all’alt della polizia»

    Ancora una volta il Pd salva Ange­lino Alfano, la stam­pella che serve a Renzi per tenere in vita il governo evi­tando le urne. E Forza Ita­lia, che di ele­zioni anti­ci­pate non vuole nem­meno sen­tirne par­lare, si accoda evi­tando di appro­fit­tare dell’occasione offerta dalla seconda mozione di sfi­du­cia indi­vi­duale nei con­fronti del mini­stro degli Interni.
    Più che il patto del Naza­reno, sta­volta ha pre­valso la comune neces­sità di tirare a cam­pare, anche se per farlo è stato neces­sa­rio soste­nere un alleato sem­pre più dif­fi­cile da difen­dere. Al punto che ieri pome­rig­gio, quando alla Camera si comin­cia a discu­tere la mozione di sfi­du­cia pre­sen­tata da Sel e M5S — e soste­nuta da Lega e FdI — con­tro il respon­sa­bile del Vimi­nale per gli scon­tri avve­nuti il 29 otto­bre durante il cor­teo degli ope­rai dell’Ast, il pre­mier si guarda bene dal farsi vedere lasciando ai mini­stri Orlando e Boschi il com­pito di affian­care il tito­lare degli Interni. E Alfano, che come all’epoca del caso Sha­la­bayeva sa non poter essere sca­ri­cato senza pro­vo­care una crisi di governo, ne appro­fitta per repli­care lo stesso copione offerto al par­la­mento il 30 otto­bre, quando ha giu­sti­fi­cato le cari­che della poli­zia con il timore che gli ope­rai delle accia­ie­rie ter­nane voles­sero occu­pare la sta­zione Ter­mini. Ver­sione poi smen­tita dal video tra­smesso su Rai Tre da Gazebo, ma non per lui. «Ho visto le imma­gini della tra­smis­sione di Rai3 Gazebo e non smen­ti­scono la rico­stru­zione dei fatti offerta da me in par­la­mento», afferma. «Era stato inti­mato l’alt, l’ordine non è stato ascol­tato dal cor­teo ed è seguito lo scon­tro tra poli­zia e mani­fe­stanti».
    Che il voto di ieri non avrebbe riser­vato sor­prese era scon­tato. Anche i malu­mori interni al Pd sono pron­ta­mente rien­trati, con l’unica ecce­zione di Pippo Civati che è l’unico a votare la sfi­du­cia al mini­stro. Alfano parla in un’aula semi­de­serta alla quale chiede di rifiu­tare «die­tro­lo­gie» e alla quale, prima ancora di entrare nel merito delle accuse che gli ven­gono rivolte, ripro­pone l’immagine di un governo attento a garan­tire il diritto di mani­fe­stare. E ancora una volta cita le migliaia di mani­fe­sta­zioni che si sono tenute da quando lui è al Vimi­nale, in pochis­sime delle quali — dice — si sono veri­fi­cate delle vio­lenze. «Negli ultimi 18 mesi — afferma — la memo­ria del Paese non con­serva tracce di par­ti­co­lari inci­denti».
    Guai a far pas­sare l’immagine di un governo che pic­chia gli ope­rai. «Non c’è stata nes­suna filiera di comando che ha agito con ordini pre­co­sti­tuiti circa l’uso della forza. Respingo con forza que­sta imma­gine que­sta accusa ingiu­sta e umi­liante nei con­fronti delle forze dell’ordine», dice il mini­stro. Certo, c’è quel fun­zio­na­rio di poli­zia ripreso dalla tele­ca­mera di Gazebo men­tre dà l’ordine di cari­care, ma Alfano ha una rispo­sta anche per quello: «Un pugno di poli­ziotti veniva spin­to­nato da un numero molto supe­riore di mani­fe­stanti nel ten­ta­tivo di for­zare il blocco e vio­lare l’alt che gli era stato inti­mato — spiega -: si è visto e sen­tito come un fun­zio­na­rio di poli­zia, nell’intento di andare a sup­porto dei poli­ziotti che cer­ca­vano di resi­stere a una certa pres­sione dei mani­fe­stanti, abbia ordi­nato la carica». «Fac­cio pre­sente ai finti distratti — pro­se­gue — che non sono quelle le sole imma­gini che dopo i fatti sono state dif­fuse, soprat­tutto sul web. Altri par­ti­co­lari non secon­dari sono venuti alla luce gra­zie ai video su you­re­por­ter e you­tube». Se ne evin­cono «diver­sità non solo mate­riali, ma anche poli­ti­che», quindi «nes­suno può smen­tire la rico­stru­zione dei fatti ope­rata dalla poli­zia» e la ver­sione for­nita fin da subito alle Camere «non ha biso­gno di essere rive­duta né cor­retta».
    E poi comun­que, è la con­clu­sione a cui giunge Alfano prima di assol­versi ed essere assolto dall’aula, se i diretti inte­res­sati, vale a dire Cgil, Fiom e sin­da­cati di poli­zia, non hanno chie­sto le mie dimis­sioni, vuol dire che tutto va bene.
    La dina­mica offerta da Alfano, però, viene smen­tita ancora una volta. «Non c’è stato alcun alt da parte della poli­zia», dice Emi­lio Trotti, un sin­da­ca­li­sta della Fim-Cisl pre­sente al cor­teo. «La carica è par­tita prima che ci avvi­ci­nas­simo agli agenti»

  2. Metto qui per comodità. E’ un primo parziale abbozzo. Chi vuol contribuire agli sviluppi dell’impresa editoriale è benvenuto.

    Capitolo VI – parte prima
    I genitori e la famiglia
    Cari e care mini-fetenti (si spera),
    avete anche ragione a essere un po’ incazzati/e con noi. Arriviamo un po’ in ritardo. Ci presentiamo a voi come Tizio che dice a Caio “Attento alla cacca!” dopo che Caio l’ha pestata. Sa un po’ di presa per i fondelli. Siete capitati in questo mondo e, per una botta di culo o di sfiga, siete finiti tra le amorevoli braccia di una famiglia sana oppure tra le grinfie adunche di una famiglia che era meglio perderla che trovarla. Siete nati, dicono alcuni studi, naturalmente generosi. Se voi avevate un gelato e un altro bambino no, spontaneamente gli offrivate di dargli una leccata, anche due. Adesso alcuni di voi continuano a farlo, altri no perché hanno paura che la saliva dell’altro gli trasmetta la peste bubbonica. La causa? Due famiglie diverse. Un tempo (pensate un po’, siete ancora nanerottoli e già avete un passato!) che il vostro compagno d’asilo fosse bianco, nero, giallo o di qualsiasi altro colore intermedio non influenzava il vostro desiderio di averci vari tipi di simpatico contatto. Oggi alcuni di voi continuano a essere privi di pregiudizi e altri hanno imparato a scansare e spregiare i “diversi”. La causa? La famiglia.
    Almeno fino all’altro ieri eravate creature innocenti, plasmate da chi vi teneva in ostaggio e non avete colpa di quello che sinora hanno fatto di voi. Neanche grandissimi meriti, per la verità. Però adesso avete la possibilità di cominciare a fare delle scelte vostre, di prendervi delle responsabilità riguardo alla vostra vita e a quella degli altri; siete ancora dipendenti dalla famiglia per molte cose, ma potete cominciare a contestare e negoziare. Per potervi dare qualche suggerimento abbiamo dovuto aspettare che imparaste a leggere e scrivere. Mica potevamo venire a parlare a ciascuno di voi a casa vostra. A parte il fatto che voi siete tanti e noi siamo pochi, probabilmente dove c’era più bisogno dei nostri consigli i vostri genitori non ci avrebbero fatto entrare. Per questo siamo arrivati tardi. Ma, se non c’illudiamo, non troppo tardi. Umilmente ci proponiamo di ripulire le vostre scarpette dalla cacca pestata e di darvi qualche dritta su come evitare la prossima.
    Dunque: la vostra condizione attuale prevalente, che perdurerà per un bel po’ e per alcuni per sempre, è di essere “figli di”. Che cosa significa questo?
    L’aspetto più semplice è quello che chiamano ‘biologico’ che, per non farla lunga, riguarda in quale pancino femminino vi siete sviluppati per poi uscirne e chi abbia messo in quel pancino il semino che ha prodotto il fenomeno. I due che, allegramente e piacevolmente ma anche no, si sono stropicciati tra loro perché voi nasceste sono il vostro papà e la vostra mamma biologici, detti anche ‘naturali’. Il caso più frequente è che i vostri genitori biologici siano quelli che si sono interessati, chi più chi meno e chi con mezzi maggiori e chi con minori, che non moriste di fame, di freddo, che vi hanno fatto il bagnetto e cambiato il pannolino, che vi hanno curato e fatto curare quando vi siete ammalati, che vi hanno coccolato quando i dentini, spuntando, vi facevano un male boia, che vi hanno sculacciato quando vi siete ostinati/e a farla fuor dal vasino e, soprattutto, a offrirla in giro, soprattutto a ospiti di riguardo e, insomma, hanno provveduto a quello che si chiama il vostro allevamento. Non si sarebbero comportati molto diversamente, quanto solo a questo, se avessero dovuto allevare un gatto.
    Chi provvede all’allevamento, tuttavia, non sono per forza e sempre i genitori naturali, o almeno entrambi. Capita a volte che il vostro papà biologico, una volta saputo che stavate per venire al mondo, si sia dato a una fuga precipitosa e nessuno è più in grado di ritrovarlo. Questo vi dice quanta paura siete in grado di incutere ai grandi, pur così minuscoli. In quel caso vi ritrovate solo con la mamma; siete figli di madre nubile o, come pare più bello (chissà perché?) dirlo in inglese, figli di madre ‘single’. Capita anche che pure la mamma, una volta che vi ha scodellato, decida di darsi alla latitanza (ne avete fatti scappare addirittura due!) e voi finiti affidati di qua o di là a persone che biologicamente non hanno nulla a che fare con voi, persone che non possono avere figli e che ne desiderano comunque uno. A decidere chi deve, per così dire, ‘prendervi in carico’ è la legge, di cui parleremo più in generale in un altro capitolo. Ci sono anche altri casi, più interessanti ma meno diffusi e che crediamo di poter tralasciare; in ogni caso quello che conta riguardo ai genitori è non sono colpa vostra; ve li ritrovate e dovete, per un po’, conviverci, con i loro pregi e i loro difetti.
    Oltre all’aspetto biologico c’è quello che chiamano l’aspetto giuridico. Da qualche parte negli uffici dei grandi ci sono dei libri in cui c’è scritto che voi siete “figli di”. Qualcuno è andato a fare la spia, solitamente il babbo o la mamma, e voi avete acquistato un nome, un cognome e, questo è il bello, tutta una serie di diritti (pochi) e di doveri (molti). Anche i vostri genitori hanno acquistato una serie di diritti (molti) e di doveri (pochi) in conseguenza di questa iscrizione nei registri. Se i vostri genitori non rispettano i vostri diritti la legge interviene (se qualcuno fa la spia). E’ raro e devono averla fatta davvero grossa perché siano presi provvedimenti in vostra difesa. Se voi non rispettate i vostri doveri, fin che siete ancora piccoletti, dovete vedervela solo con i vostri genitori. Se la fate davvero grossa allora può intervenire la legge ma a essere piccoli almeno una cosa c’è di buona: che la legge non vi punisce. Siete considerati incapaci di intendere e di volere, diciamo così. Insomma vi considerano dei tontoloni. La pacchia finisce a quattordici anni ma fino ai diciotto potete ancora cercare di dimostrare che eravate incapaci quando avete fatto la puttanata. Dopo i diciotto anni siete fregati. O rispettate l’ordine costituito (parleremo anche di questo) o sono cazzi vostri. Approfittate dunque del tempo di impunità che vi resta per prepararvi alla dura lotta per affermare il vostro diritto alla felicità e alla realizzazione dei vostri talenti. Mettete alla prova la resistenza degli adulti; imparate quando fare i prepotenti, quando mentire, quando sedurre, quando frignare e, soprattutto, quando disobbedire. Vi sarà molto utile immediatamente e anche più in là, crescendo. Cercate, comunque, di fare tutto questo concedendo agli adulti un po’ di beneficio del dubbio: se mamma o papà vi dicono che non è il caso di infilarvi un cacciavite su per il naso, disobbedire non è la cosa più intelligente che possiate fare.
    Nell’ambito dell’aspetto giuridico è previsto, come dovere dei vostri genitori, di darvi un’istruzione. Solitamente questo significa, come avete già costatato, che vi rifilano a qualche maestro o maestra che si occuperanno di insegnarvi alcune cose utili per aver a che fare da pari a pari con il resto del mondo. Non è detto che siano capaci di farlo. Di nuovo è questione di fortuna o di sfiga. Vi abbiamo già accennato alla strategia da usare con questi grandi: chiedete ‘perché?’ fino a quando non si stufano. Se diventano violenti, come a volte succede, o vi sbrodolano spiegazioni non convincenti, battete in ritirata, fate finta di aver capito e prendete nota di aver a che fare con degli scemi o sceme e che quelle informazioni dovrete cercarle altrove. In casi come questi vi imbattete in una materia che non fa parte ufficialmente del programma degli studi ma che è importante come tutto il resto e, molto più di tutto il resto, pericolosa: la disciplina. Tutte le cose che vi chiedono di fare o vi impongono di non fare e che non c’entrano direttamente nulla con le nozioni che si presume dobbiate imparare, fanno parte della disciplina: stare seduti composti, ascoltare l’insegnante senza interromperlo, non farvi i dispetti, aspettare la ricreazione per andare in bagno, non dire le parolacce, non toccarvi e toccare, e una quantità di altre cose che conoscete meglio di noi per esperienza diretta, hanno a che fare con la disciplina. Magari voi la considererete solo una seccatura; in realtà stanno facendo di voi dei piccoli conformisti; il mondo non vede di buon occhio l’originalità e loro non vogliono che il mondo dica che avete avuto cattivi insegnanti. Neanche i vostri genitori vogliono che il mondo dica che avete avuto dei cattivi genitori. Poi scoprirete che il mondo premia di più gli originali e gli indisciplinati e non vi torneranno i conti. E’ una faccenda che ha a che vedere con la politica. Roba forte, di cui pure vi parleremo. Per il momento gestite la faccenda, a scuola e in famiglia, considerandola in termini di rapporto di forze: quando vi pare di riuscire ad averla vinta non rinunciate ad averla vinta; quando vedete che la partita è persa in partenza, fate finta di adeguarvi. Ma fate attenzione, a far finta troppo e troppo spesso, si finisce per adeguarsi per davvero. Per cui ogni volta che siete costretti ad adeguarvi, appena avete un momento e uno spazio libero fate qualcosa di originale. Tanto per non dimenticare chi siete sul serio.
    Un’altra materia che non è compresa nei programmi di studio ma che è parte integrante dell’istruzione scolastica è la competizione.

      1. OK. Comunque è tutto, per me, provvisorio. Con la speranza che diventi qualcosa di definivo, nobile o ignobile.
        La redazione modifichi le numerazioni come è per il momento meglio. Mi sforzerò di tenermi aggiornato.

        1. Volevo appunto segnalarti quel che c’è fino a questo momento. La numerazione segue l’ordine d’arrivo, in sostanza. Poi mi direte se e cosa spostare.

        1. Infatti ho inserito un (?) dopo il numero del capitolo.
          Ero un po’ di fretta, quindi ho segnalato così la questione.
          Attendo vostre indicazioni su ordine definitivo.

          1. Vedo bene lo scritto di Marco come “Intermezzo n.1 (supponendo che ce ne saranno altri). vediamo cosa ne pensa. In questo caso l’ultimo scritto di Namm diventa Cap. VII (per la serie: “l’irrestibile forza dell’ovvio”)

              1. L’idea suggerita, mi pare, da Ciarli era di avere dei capitoli e dei boxini [quei testi integrativi riquadrati magari su sfondo di colore diverso di fianco al testo ‘principale’ e che a volte sono più illuminanti o quanto meno più digeribili del testo ‘principale’]. Sostengo quell’idea.
                Ma non diventiamo matti per il momento. Stiamo solo accumulando materiale. Io seguo un’intuizione logica mia e già ho le vertigini a immaginare nella stesura di quale enciclopedia ci stiamo imbarcando da incoscienti. Antonio avrà una sua idea del ‘piano dell’opera’. Altri vorranno contribuire con proprio materiale. La fase di assemblaggio sarà, se ci sarà, finale.

    1. Si allevano i figli come si alleverebbe un gatto e si hanno pochi doveri? Comunque piu’ che doveri le chiamerei responsabilita’. Mi sembra troppo cinico.

      1. E’ un abbozzo.
        L’idea era di parlare separatamente di allevamento (concetto abbastanza obiettivo, elementare) dalla “educazione” che è roba parecchio più complicata.
        Il tema non mi riesce facile, naturalmente. Ci provo.

  3. Un regalino per la cena. Passa il tempo, ma la malarazza non passa mai.

    Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!

  4. riprendo il commento in risposta a mario.
    le parole del compagno che ho riportato volevano solo evidenziare una cosa: ancora l’organizzazione di un corteo fiom mantiene la capacità di non farsi massacrare.
    poi ognuno ci legga ciò che vuole.

  5. Se essere moderati significa trattare con lo stesso manganello il conflitto sociale e una banda di hooligan sbronzi… sono fiero di essere un estremista.

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