La profezia che si auto-realizza

di Adamo

Non è molto che seguo con attenzione gli avvenimenti politici del mio Paese. Ho iniziato a farlo con passione da quando ho scoperto il blog di un tizio che sta nel PD, ho trovato interessanti e, soprattutto, corrispondenti con la realtà le cose che scriveva; ho iniziato a sostenere l’associazione che prima si chiamava People e ora si chiama Possibile con piccole donazioni e a parlarne con gli amici. E poi alcuni militanti mi hanno addirittura convinto a iscrivermi al PD, partito verso il quale ero un po’ diffidente, dopo quello che era successo con il governo delle larghe intese ovviamente, ma anche prima. Ricordo, ad esempio, che alle primarie del 2009 (o forse erano le primarie per le comunali del 2011?… non ricordo), uscito dal seggio, un giovane mi fermò e mi pose qualche domanda per un sondaggio: mi chiese per chi avessi votato, perché, e cosa ne pensassi del PD. In particolare, ricordo questa domanda: ti consideri più a destra o più a sinistra del PD? E c’erano 5-6-7 caselle tra cui scegliere: se barravi la casella centrale, significava che il tuo pensiero era press’a poco in linea con quello del PD; se barravi una delle caselle a destra, significava che per te il PD stava troppo a sinistra (tanto più quanto più era a destra la casella che sceglievi) etc… Mi sono spiegato? Ecco, ricordo che allora io dissi all’intervistatore di barrare una delle caselle a sinistra. Non l’ultima a sinistra, ma forse la penultima, per dire che io rispetto al PD mi consideravo più a sinistra.

Siccome, vi dicevo, in tempi recenti ho iniziato a seguire con attenzione gli avvenimenti politici del mio Paese, ho iniziato a guardare in modo diverso anche al passato, e ho iniziato a pormi delle domande. E man mano che trovo vecchie fotografie e rileggo vecchi articoli, mi chiedo cosa ne sia stato, o meglio quale sia stato il percorso politico di tutte quelle persone che una volta militavano o si identificavano nel PCI, e ora invece provano indifferenza od ostilità verso il PD.

Il PCI era indubbiamente il partito che stava dalla parte dei deboli, degli ultimi, il partito che voleva cercare di coinvolgere tutti (economicamente, socialmente, culturalmente) nel progresso del Paese. Un partito ancorato, però, a un’ideologia che da sempre, non da ora, considero utopistica, che forniva risposte per un riscatto popolare quando l’operaio era ancora uno schiavo, e non c’erano leggi che lo tutelavano, ma nemmeno una struttura sociale organizzata che gli consentisse di immaginare una sua emancipazione, se non attraverso gesta epiche come una rivoluzione e una lotta di classe.

Sulla carta, proprio sulla carta, cioè nel suo statuto – come ci fa spesso notare Pippo Civati -, anche il PD dovrebbe essere una forza politica che, in quanto di sinistra, progressista, sta dalla parte dei più deboli. Ovviamente ciò non significa necessariamente stare contro i più forti, ma semplicemente impegnarsi a coinvolgere tutti nel progresso, non lasciare nessuno indietro, affinché la società funzioni in maniera armoniosa e non sia divisa tra piccoli paradisi e sterminati Far West, che starebbero in equilibrio precario gli uni con gli altri.

Ora purtroppo non è così, il PD non sta proprio proprio dalla parte dei più deboli deboli, e su questo credo di trovare d’accordo la maggior parte dei miei lettori. Che razza di bonus è, per esempio, un bonus dato ai redditi che stanno sotto i 25.000 euro, ma sopra gli 8.000? I più bisognosi, mi dicono, sono quelli che stanno al di sotto degli 8.000 euro di reddito. E che razza di bonus bebè è un bonus dato ai redditi al di sotto dei 90.000 euro? Mi chiedo se anche questo bonus bebè avrà una soglia inferiore sotto la quale non verrà erogato (magari 20.000 euro). Insomma, i più deboli deboli, i più esclusi esclusi, non credo che li si aiuti proprio in questo modo.

Ecco, credo che tutte le persone che stavano nel PCI, quando c’era, e che ora non stanno nel PD, tutto questo un po’ l’avessero previsto. E in parte, comprensibilmente, se ne compiacciono: “Ecco, io l’avevo detto che, mischiandoci con quegli altri, non saremmo più stati gli stessi”. Finché c’era il PCI, c’era anche un’ideologia che ci contraddistingueva, e forse anche col PDS-DS c’era una sorta di post-ideologia, un’ideologia passata in cui riconoscersi (in un quindicennio peraltro fallimentare per la sinistra italiana). Ma il PD è un miscuglio dove tutto si è perso nella nebbia, nell’indeterminatezza. Non c’è nulla di sicuro, di stabile.

Eppure la vittoria della destra, quella destra che ora detiene le sorti del PD, ha avuto tra le sue concause anche questo distacco e questa diffidenza di tanti ex-PCI nei confronti del PD. È proprio il loro starsene fuori ad aver contribuito a rendere marginale il ruolo di una sinistra “dalla parte degli ultimi” nell’attuale PD. Ecco quindi che la profezia dei “diffidenti” non si sarebbe forse realizzata, se non fosse stata espressa.

Perché il PD è un partito indubbiamente diverso dal PCI nella sua concezione di partecipazione. I militanti non sono pianeti che girano attorno a un sole che era, è e sempre sarà, non prendono luce da un’idea precostituita e immutabile, ma sono essi stessi stelle che devono far valere la propria forza di gravità per dare una direzione piuttosto che un’altra alla politica del partito. Non c’è nulla di precostituito e tutto può cambiare, è una concezione diversa di partecipazione, una concezione nuova (quanto sarà efficace lo vedremo, e se si rivelerà più adatta a interpretare lo spirito dei tempi pure, lo vedremo). Certo che entrare nel PD, crederci, significa accettare questa sfida e mettersi in gioco.

Mettersi in gioco e magari perdere. Come ad esempio ora, che Pippo Civati è in bilico sull’orlo del PD, quasi sul punto di uscirne.

Ma cosa ne sarà poi di tutto il movimento? Non credo che avrà molta importanza il dove starà Civati, se dentro o fuori. Ognuno deve fare la sua parte, ognuno ha il suo ruolo. Pippo è in prima linea, e può anche cadere, ma dietro ci sono altri pronti a battersi, ciascuno alla sua maniera, come il “vecchio” Tocci, che vuole lasciare il Senato per fare il semplice militante, o come Mumolo, che vuole fare il segretario dell’Emilia-Romagna. E come, potenzialmente, tutti noi, che dovremmo contribuire con le nostre idee e la nostra determinazione, anche a prescindere dalla nostra tessera di partito.

100 comments

  1. DOPO I PASSAMONTAGNA ARRIVANO I CAPPUCCI?

    Incappucciati “antagonisti” bruciano a Milano una sede del PD nella quale, guarda caso, si teneva una riunione del Sunia, una delle poche organizzazioni che si interessa di inquilini, case popolari, legittimità delle graduatorie di assegnazione ecc.

    A Roma, incappucciati “antagonisti d’altro tipo” protestano contro la presenza degli immigrati nel quartiere di Tor Sapienza e lanciano sassi e bombe carta contro il centro di accoglienza

    I senza cappuccio, cioè i residenti non violenti e gli immigrati non malavitosi, sono nel mezzo e aspettano spazi di civiltà da ABITARE, nel senso compiuto del termine.

    Quasi tutti gli altri, credono di poterne restar fuori, pensano che ABITARE sia essenzialmente avere un tetto o una tettoia sulla testa.
    .

  2. l’articolo di adamo mi ha fatto molto riflettere. soprattutto ammiro la passione che ci mette.
    non ho mai considerato il pd un soggetto di sinistra. faticavo a trovarne nel pds e nei ds. figuriamoci in un partito a guida renzi.
    con adamo, e con molti di voi, ho condiviso per un breve periodo una certa simpatia per civati. la forza con cui molti di voi lo hanno sostenuto alle primarie mi ha anche spinto a uscire, qualche minuto prima della chiusura dei seggi, e recarmi in una sezione e votarlo, quando ormai quella simpatia era del tutto svanita. però pensavo fosse giusto dare una possibilità, non tanto a civati quanto a chi in quel progetto ha creduto, di provarci a tenere la barra un po’ più a sinistra.
    è stata la prima (e anche l’ultima) volta che ho avuto a che fare in modo diretto col pd, troppo distante dalla mia idea di Politica. distante anni luce nei modi, nei contenuti, negli obiettivi.
    probabilmente sono ancora troppo “ideologicizzato” e schierato per poter anche solo pensare di condividere lo stesso spazio con persone che hanno una visione diametralmente opposta alla mia sui temi politici che, a mio parere, dovrebbero dare la linea ad un partito, determinarne l’agire.
    non potrei mai condividere una battaglia politica su temi quali economia, lavoro, ambiente, cultura, diritti civili, stato sociale, strategie, con chi la pensa come renzi, franceschini, fioroni, ecc.
    ecco perché sin dal mio ingresso nel blog di civati invitavo senza tregua il nostro ospite a uscirne da quel partito, e mettersi al lavoro assieme a chi avrebbe voluto lavorare ad un progetto con un’identità ben precisa, che condividesse senza se e senza ma quei valori riconducibili alla Sinistra, ai quali non mi stancherò mai di far riferimento.
    da qui la mia domanda “ma come fa questo qui (civati) a continuare a stare in un partito di cui non condivide, a detta sua, nulla? e come fanno i tanti militanti che in lui si riconoscono a non uscirne?”
    ho ricevuto tante risposte, ma nessuna di queste mi ha mai convinto. men che meno il ritornello “stiamo dentro per cambiarlo dall’interno”
    sono del parere che il pd non possa cambiare perché oggi è ciò che deve essere. e la maggior parte dei suoi elettori, con buona pace di tutti, è questo il partito che vogliono.
    tentativo velleitario, soprattutto se l’attore del cambiamento deve essere civati. mi ricorda un compagno di squadra, di quando giocavo a pallone. probabilmente per tecnica e visione di gioco era il migliore di tutti noi. ma appena messo un po’ sotto pressione andava in bambola e riusciva a sbagliare anche le cose più elementari, senza, pur avendone i mezzi, riuscire ad essere mai determinante.
    ma soprattutto su una cosa sono d’accordo con adamo. se vogliamo che qualcosa cambi dobbiamo partecipare al cambiamento. potremmo perdere, non riuscirci, ma potremmo dire di averci provato

    1. ma come fa questo qui (civati) a continuare a stare in un partito di cui non condivide, a detta sua, nulla?

      a me più che i contenuti colpiscono i toni. anche perché poi alla fine del salmo non sono così giustificati.

      non c’è legge, decreto, emendamento, proposta, dichiarazione che venga dalla maggioranza pd a cui civati non risponda (ben che vada) con ironia, o più frequentemente con sarcasmo, o con la saccenteria di chi la sapeva lunga da secoli.

      che poi a guardar bene non è che la questione dell’articolo 18 tra renzi e civati fosse proprio anni luce. senza contare che il suo referente economico era taddei… e allora perché questo atteggiamento? (tra l’altro, invito a riflettere su quale fine abbiano fatto – ai suoi occhi- alcuni delle persone che nel blog ci vantava essere fiori all’occhiello dei suoi rapporti politici, da taddei, alla lanzetta, da gennaro migliore a antonio decaro…)

      non so, non me lo spiego se non con ragioni personali. e soprattutto: serve, è utile questa modalità?

      1. molti dei miei dubbi su civati sono quelli che tu hai elencato.
        ecco perché ho tenuto a sottolineare “a detta sua” e perché dico che le risposte non mi convincono.
        e continuo a tenermi bene lontano dal pd (al quale non mi sono mai avvicinato…)

      2. L’acredine tardo-liceale di Civati ha perso la “leggerezza” iniziale ed e’ diventata sterile dopo la sconfitta alle primarie. Continuando cosi’ prevedo un sequel di Moretti del tipo: “avevo detto qualcosa di sinistra ma non se accorse nessuno”.

        1. spero che si chiuda con un “mi dicono di aver detto qualcosa di sinistra, ma non mi ricordo. comunque il bagno è in fondo a destra”

      3. Uhmm….

        Se manca qualcosa a Civati, questa è proprio la visione di gioco.

        Se a questa ci aggiungiamo gli errori di valutazione, i tempi sbagliati, il risentimento infantile, le impuntature che non hanno sbocchi, ecc.
        direi che resta ben poco per farne un buon leader politico e ancor meno per farne uno statista.

        Comunque non è che gli ultimi leader della sinistra radicale abbiano brillato per acume politico, quindi Civati non dovrebbe sfigurare…

      4. Heiner perdonami ma su un punto la prendi dal lato sbagliato.Quando parli dei Taddei, Lanzetta , Migliore etc. secondo me non è Civati ad aver cambiato idea ma sono questi personaggi che per opportunismo e carrierismo hanno pensato bene di salire sul carro del vincitore renziano.O , più benevolmente (ma non ci credo) hanno cambiato idea e programma.Possiamo accusare Civati di tutto ma , almeno su questo, lasciamo stare.

        1. mario, di fatto è un problema. quando vuoi costruire una possibile leadership e trovi che alcuni dei tuoi compari di cordata non ti seguono, possiamo anche dare la colpa a loro, ma il problema resta.
          se questi tipi erano così opportunisti e carrieristi non lo vedevi già prima?
          e renzi alla leopolda quando sedevi accanto a lui cik-tu-cik non ti sembrava uguale identico a quello che è adesso?

          a me non tornano le dimensioni: prima tutto buono (renzi), prima tutti ottimi (i collaboratori e amici) e ora tutto schifo?
          può essere, ma io credo che la risposta sia nel mezzo

      5. forse semplicemente ognuno aveva il suo “Civati”, un attrattore di idee e speranze, ha retto bene fino a che era un work in progress… poi i nodi sono venuti al pettine…

        1. Marco ti dirò: secondo me non credo che ognuno avesse il suo Civati.Civati era uno con le sue idee e i suoi programmi che abbiamo in gran parte condiviso sia pure con varie sfumature.Inoltre , e lo ribadirò fino a fino a prova contraria, nel frattempo non è che Civati propugna cose diverse.Dice le stesse le cose che diceva allora solo che non ha ancora capito , a differenza nostra, che quelle idee non hanno diritto di cittadinanza nel PD attuale.Da qui le nostre scelte con sfumature diverse ma quasi tutti in uscita.Lui sembra ancora in mezzo al guado.Perchè? Non lo so.

      6. heiner una riforma del lavoro non puo’ riguardare un articolo. E’ un insieme di provvedimenti che deve tendere a garantire una serie di diritti e doveri al lavoratore e anche all’imprenditore. Di per se le leggi sul lavoro non dovrebbero avere come scopo la creazione di posti di lavoro, se non in alcuni aspetti marginali e mutevoli, come mutevoli sono le condizioni demografiche ed economiche. Civati aveva proposto un qualcosa di organico, Renzi sta smantellando i diritti e prende pure in giro dicendo che li da’ ai precari. Puo’ non piacere la scelta di Civati di stare in un gruppo nel quale non si riconosce piu’, ma sminuirne iil pensiero e le proposte mibsembra ingeneroso.

        1. anche in questo caso non mi tornano le dimensioni, il rapporto tra bellissimo (proposta civati) e pessimo (proposta renzi).
          ma a parte questo, mi chiedo se abbia senso costruire una leadership alternativa (perché spererei che questo voglia fare civati) con questi metodi. l’unica soluzione che vedo perché possa apparire credibile è che esca dal pd. a me dispiacerebbe perché non vorrei che nessuno uscisse, ma non vedo proprio quali possibilità ci siano (e lo dico soprattutto per lui, al netto di essere intervistato quotidianamente da giornali e tv in quanto ‘rompiscatole interno’; magari gli basta, ma)

          1. Mi sembra di aver spiegato nel dettaglio cosa non va nelle intenzioni e in quanto gia’ approvato dal governo, sono aspetti di sostanza non marginali. Non e’ questione di bello o brutto, la proposta di Civati puo’ non piacere, ma almeno non e’ a sfavore dei diritti. Il governo propone una cancellazione di diritti, e’ quasi peggio della riforma del 2003.

    2. In questi giorni ho avuto modo di parlare con alcune persone, gente che ha sempre votato pci, poi e’ arrivato a votare pd…..il classico zoccolo duro del partito (gli anziani, generalmente donne, quelle che hanno vissuto l’Italia del dopo-guerra). Bene ho notato qualcosa di diverso, un cambiamento, come a dire molti hanno capito che quello che hanno sempre votato, ora non esiste più. Da qui a dire che ci sarà uno spostamento di voti…..mah questo non lo so.

      1. Andrea, ho scoperto oggi che nel mio circolo siamo in cinque ad avere più o meno rudemente sbattuto la porta negli ultimi giorni. E sono tutti più vecchi di me, ma soprattutto – al contrario di me – sono vecchi compagni. #lozoccoloduroseneva. E magari tira un calcio?

      1. No mario, nessuna accusa (che poi dopo avermi fatto lo scherzetto di mandare ste in albergo…. 😉 )
        Il mio commento era riferito soprattutto a civati, e a tanti che come lui dicono di non trovarsi più a casa loro nel pd.
        Come ho cercato di spiegare è una situazione che per il mio modo di vedere la politica non è inconcepibile.
        La politica è mediazione e ricerca di sintesi. Oggi nel pd (ma non solo nel pd) è ricatto, umiliazione, chinare il capo.

  3. parte di un commento di E. Rossi Presidente della Regione Toscana

    Le colate di cemento a valle e lo sversamento di detriti derivati dall’estrazione dei marmi a monte hanno affogato il corso naturale delle acque, che ora si riprendono i loro diritti. Con essi dovranno fare i conti la “santa alleanza” tra finanza e mattone e la politica criminosa dei “condoni”, che hanno deformato e violato il territorio per decenni. Per questo ritengo che oltre ad occuparci dell’emergenza dobbiamo porre le basi per una svolta culturale e politica. La Toscana, prima in Italia, ha deciso con la sua legislazione regionale di bloccare per sempre il “consumo del suolo”. Ha reso non edificabile il territorio a rischio idrogeologico. Ha predisposto e approvato un Piano Paesaggistico che fissa le “invarianti strutturali” da tutelare. Una triade di interventi e azioni per la salvaguardia della bellezza e della salute del territorio. Questo dovrebbe assicurare il futuro. Per il passato imputati siamo tutti. I partiti, i governi, i politici, i cittadini.

    Non è una semplificazione dire che Carrara come molte altre città italiane ha seppellito la sua bellezza e il suo futuro con il cancro delle seconde case. Le foto aree conservate negli uffici tecnici regionali ci dimostrano che lo sviluppo urbano un po’ ovunque ha distrutto equilibri secolari. Dagli anni Sessanta in poi un’economia parassitaria e selvaggia ha divorato letteralmente suolo e territorio, conclamando in via definitiva uno “sviluppo senza progresso”.

    1. e ancora..
      Ho preteso che entro venerdì sia pronto un crono-programma e ne ho assunto la responsabilità di commissario per tutte. Ogni volta che un cantiere ritarderà di 15 giorni rispetto alle scadenze concordate non esiterò a revocarne la titolarità. Chiedo con altrettanta nettezza e urgenza che il governo mi conferisca i poteri di commissario anche per tutte le altre opere che non rientrano in questa soglia. Noi vogliamo fare una “forzatura politica”. Abbiamo deciso di investire 50 milioni “fuori patto” a partire dal 2015, per il completamento delle opere di bonifica e per prevenire il dissesto idrogeologico. 50 milioni che vogliamo tenere fuori dal ‘fiscal compact’. Ci assumiamo il rischio delle sanzioni, ma siamo certi che è di vitale importanza procedere in questo modo. Per il corpo e per la salute dei cittadini, ma anche per la democrazia e per lo Stato. Sarebbe giusto se tutti gli enti locali italiani potessero far lo stesso. Avremmo oltre un miliardo di euro da spendere per mettere in sicurezza il territorio. Sarebbe una nemesi e una vergogna ulteriore se l’Europa dell’austerità e dell’egoismo tedesco ci lasciasse morire affogati per Maastricht, oltre che per le nostre inconfessabili colpe.

      1. Marco non credo a una parola a quanto dice Rossi. Perche’ non lo ha fatto negli scorsi anni. Il nord della Toscana e’ particolarmente soggetto a queste piogge torrenziali che chiamano “bombe” d’acqua per giustificare l’ignavia e l’imcompetenza degli amministratori. Poi questa storia del tutti colpevoli, eh no, alcuni sono piu’ colpevoli di altri.

      2. Ogni volta che un cantiere ritarderà di 15 giorni rispetto alle scadenze concordate non esiterò a revocarne la titolarità.

        come fa a farlo? non ci sono norme adeguate, finirebbe per pagare pure i danni

  4. PROMEMORIA in titoli (non bancari)

    Roma, notte di tensione a Tor Sapienza, residenti in strada contro gli immigrati. Lancio di sassi.”Troppe aggressioni”.
    Milano, incappucciati assaltano sede Pd. Era in corso riunione con il sindacato Sunia.
    Trecento persone in stanze senza finestra. Reportage dal centro rom a Roma.

    1. il pd farebbe in effetti bene a scomparire, e lasciare che i residenti si scazzino con gli ‘incappucciati’ (no tav, no mia cuggina, no quel che vi pare).

      forse forse il risultato potrebbe essere interessante. comincio a veder bene la teoria di sun

  5. Ciao Adamo, la tua analisi mi è piaciuta, tanto. Soprattutto, la parte su Civati: anche per me Pippo ha rappresentato qualcuno che descriveva le cose che vedevo, con un linguaggio che mi apparteneva.

    E, se posso dirtelo, in un certo senso ti invidio, perché l’ammaliante concetto della lotta dall’interno non è mai riuscito a sedurmi. La mia massima forma di adesione al Pd è stata la campagna per Civati segretario (in cui, come sai, mi sono spesa con energia). Eppure, quando ci siamo trovati insieme a discutere fin dove spingere l’appoggio, io ero contraria al tesseramento a questo Pd.
    Il tuo post, in modo singolare, mi ha fatto venire in mente le parole parallele di cari amici attivisti del Movimento, che mi invitavano a partecipare ai meetup per far contare di più un certo modo (di sinistra?) di vedere le cose.
    Ecco, una mattina vorrei svegliarmi e trovare un partito politico che posso votare con soddisfazione e di cui sfoggare la tessera con fierezza.
    Perché, in fondo, per me la politica è come l’amore: che senso ha amare qualcuno e ravanare tutto il tempo per cercare di cambiarlo?

    1. che senso ha amare qualcuno e ravanare tutto il tempo per cercare di cambiarlo?

      destino classico del 70% delle coppie (ma soprattutto tipico delle donne).

      per il resto ravanare non è male, tutto dipende da dove mettiamo le mani.

      per il resto resto:

    2. Ecco, una mattina vorrei svegliarmi e trovare un partito politico che posso votare con soddisfazione e di cui sfoggare la tessera con fierezza.

      scusa, ma se non te lo “preparano”?

    3. concordo.
      anche per me “contribuire” alla campagna congressuale è stato un modo per cercare di avere un partito che mi “somigliasse” almeno un po’, e mi sono rifiutata di prendere la tessera (anche se mi è stato chiesto dal referente di zona) perché prendere la tessera di un partito la considero una cosa seria e non ero disposta a tesserarmi per un partito che, presumibilmente, non avrei votato. Mantenere la sinistra all’interno del PD era per me l’unica possibilità di far valere delle idee a livello nazionale, perché lasciare solo partiti minori a combattere per esse voleva dire rinunciare alla loro aplicazione.

      Quanto al discorso ex PCI, però vorrei fare un appunto a Adamo. A livello dirigenziale di ex PCI ce ne sono parecchi. Il loro modo di fare politica però non mi sembra coerente con quelle che sono le idee che hanno sbandierato in precedenza. Non è solo un problema di commistione fra area ex PCI e area più di centro. Io distinguo fra un modo di fare politica coerente con le proprie idee, o comunque rispettoso di un impegno preso con gli elettori con la sottoscrizione di un programma, e un comportamento opportunista e poltronaro, servile verso chi, avendo potere, può garantire un “nido sicuro”.
      E’ questo il problema del PD, secondo me. Ed è precedente l’era Renzi. E’ naturale che chi vede tradito il proprio voto rivolga lo sguardo altrove, o rinunci ad andare a votare.
      Questo problema è ciò che ha generato Renzi, unitamente alla voglia di vincere (di qualcuno) e al messaggio di “uomo della provvidenza” che ha attirato persone provenienti da schieramenti di centro (se non addirittura di destra) allontanando al contempo la sinistra.

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