Giocare col fuoco

in risposta a Roberto Saviano (http://www.repubblica.it/cronaca/2015/01/17/news/l_odio_per_il_bene-105127589/?ref=HRER3-1)

di Lame

Abbiamo pagato per salvare Vanessa e Greta. Lo dice la legge delle probabilità (ovvero: acca’ nisciuno è fesso). Sono contenta che lo abbiamo fatto perché non sarebbe stato umano lasciarle a morire nell’inferno in cui si trovavano.
Sono invece dispiaciuta che il ministro degli esteri neghi continuamente il pagamento. È una menzogna che ci tiene confinati nel dibattito intellettualmente e umanamente volgare di questi giorni. Ci impedisce di ragionare sui fatti e quindi di costruire un pensiero collettivo sensato sulla spinosissima questione sequestri&riscatti.
Detto questo però, vorrei avere maggiori dettagli sulla missione delle due ragazze.
Perché, mi spiace per Saviano, ma dire che le due “avevano esperienza” nel campo è una orribile e pericolosissima balla.
Hanno 20 e 21 anni e il massimo delle loro esperienze internazionali (come ricavo da stringate biografie) sta in qualche mese passato al riparo delle missioni cattoliche in paesi tra i più tranquilli (Zambia e India, stando alle cronache).
Posso dire con sicurezza che non bastava per avventurarsi in Siria.
Non discuto il diritto di assumersi dei rischi per ragioni ideali. È giusto e generoso. Pure se le conseguenze sono pagate con soldi (anche) miei. L’ho già detto: sono contenta che abbiamo pagato.
Ma assumersi dei rischi, avendo valutato la situazione ed essendo adeguatamente preparati, è cosa diversa da buttarsi nel fuoco senza difese.
Mi domando, ad esempio, quale preparazione psicologica avessero queste due ragazzine infiammate da grandi ideali (com’è giusto che sia alla loro età). Penso che in realtà siano partite con le seguenti due idee di fondo: primo ”noi siamo i buoni”, secondo “abbiamo amici locali che ci proteggono”.
Senza capire che chi ti vende di solito è la tua guida locale. Senza rendersi conto che entrare in situazioni come quella siriana vuol dire non potersi fidare mai di nessuno e doversi sempre guardare le spalle. Senza avere coscienza di essere un bancomat ambulante anche per i tuoi amici o collaboratori sul posto. Gente che certamente non ha niente a che fare con i tagliagole, ma che per disperazione può convincersi che una piccola informazione sui tuoi spostamenti non è una cosa grave. Soprattutto se quell’informazione viene pagata soldi vitali per la sopravvivenza. O se in cambio di quell’informazione ti promettono che lasceranno in vita tua moglie o i tuoi figli.
In molte situazioni nel mondo, essere bianco e occidentale, equivale a diventare un bancomat ambulante, a vari livelli. Saperlo e capire il contesto, capire come organizzare una missione, è cosa che riesce a fatica a gente di ben altra esperienza e visione delle situazioni.
E perfino così non hai certezze.
Ma se hai vent’anni e sei animato da sacri fuochi, e sei impreparato, ti infili nella bocca del leone da sola.
Quindi, sono contenta che abbiamo pagato per liberarle. Ma per favore dite a Saviano di smetterla di dire cazzate, che non venga in mente ad altri di buttarsi nel fuoco a mani nude.

223 comments

  1. Stavo pensando: volontarie stupide oche sì, stupide oche no, c’è modo di agevolare, educare e rendere efficace l’idealismo giovanile, senza sperare che si incanali autonomamente nelle organizzazioni ‘giuste’?
    Forse ci sarebbe.
    Ho un pessimo e ottimo ricordo del servizio militare.
    Pessimo, ovviamente, per tutta la stupidità della gerarchia, per tutto il tempo perso, per la chiara distinzione tra ‘raccomandati’ e ragazzi comuni, oltre che della ‘filosofia’ militare così come propagandata e vissuta nelle nostre caserme-
    Ottimo perché fu un’occasione in cui dovetti fare i conti con la realtà e con me stesso, con la mia capacità di sopportare e di creare (partecipare a) gruppo di ‘resistenza’ (conservazione della dignità).
    Se fosse possibile (e credo sia difficilissimo) creare una struttura di servizio civile obbligatorio, forse potrebbe essere una buona scuola per far sì che i ragazzi dovessero fare i conti con i limiti e le difficoltà di creare e partecipare a una comunità di sentire e di agire.
    A chi affidare la responsabilità di un’organizzazione simile?
    Temo qui caschi l’asino.

    1. Continuo a pensare che in genere gli alunni siano validi. Sono i maestri che li rovinano. A casa, a scuola, in politica.
      O riescono a metterci da parte (prima devono volerlo) e si staccano dai nostri “insegnamenti”, o li plasmiamo a nostra immagine

  2. Pochi sono quelli che entrano in Siria e, comunque, stanno ben vicini a quella terra di nessuno (o di qualcuno) che s’è creata al di qua e aldilà del confine turco)

    1. Questa, rivolta proprio a Time4life, è di Ricucci, il giornalista Rai che in siria fu sequestrato. non riesco a mettere il link quindi la riporto. La riporto a titolo informativoI, il faidate non ne usciva bene e scoppiarono parecchie polemiche

      Siria: no agli aiuti fai-da-te
      apr 28, 2013 by admin

      Questo post non avrei mai voluto scriverlo. Perché il popolo siriano vive da più di un anno in piena emergenza umanitaria e chiunque si mobiliti per aiutarlo andrebbe sostenuto. Il problema però è che anche le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Ed i siriani, oggi più che mai, non hanno bisogno di dilettanti allo sbaraglio, né tanto meno di mitomani o pseudo-amici animati solo da manie di protagonismo.
      Era già successo ai tempi della guerra in Bosnia, a metà degli anni ‘90 . Anche allora c’erano decine di gruppi fai-da-te, italiani e non solo, che raccoglievano aiuti (in denaro, medicinali e beni di prima necessità) e li portavano a Mostar oppure a Sarajevo senza però mai coordinarsi con gli organismi umanitari già presenti, che quel lavoro lo fanno da sempre.. Il risultato è che arrivavano centinaia di coperte laddove invece serviva il latte in polvere, e viceversa: Ancora più grave era il fatto che buona parte di questi aiuti finisse al mercato nero, alimentando le mafie locali, che su queste distorsioni dell’umanitario nascono e prosperano.
      In Siria si sta ripetendo quella stessa storia. Ci sono diversi organismi ufficiali – da Medici senza Frontiere all’Unicef e alla Mezzaluna Rossa – che operano in assoluta discrezione, con grande professionalità e spirito di sacrificio, ma ci sono anche decine di pseudo-associazioni che con la loro mania di protagonismo ed il loro dilettantismo fanno solo danni. Ne ho avuto purtroppo la conferma parlando con diversi operatori umanitari incontri in Turchia in occasione del mio ultimo viaggio e quindi ritengo sia mia dovere denunciarlo.
      Un’ultima nota. Rientrato dalla Siria ho scoperto che quelli di TIME4LIFE – uno dei tanti gruppi fai-da-te – avrebbero scritto sulla loro pagina FB :“volevano rapire noi, hanno preso loro”. Che dire? Se la mania di protagonismo arriva fino allo sciacallaggio, beh, vuol dire che non ci siamo .

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