Tris (Renzi’s game)

di Sil bi

Io davvero non riesco a trovare un’immagine migliore di quella che ho riportato qui sotto per descrivere la tattica di Renzi.

La usa in continuazione, con chiunque.

Sta qui la sua forza invincibile: nel passare da una condizione di svantaggio ad una di vantaggio, semplicemente mettendosi al posto del suo oppositore.

E’ andata proprio così con il siluramento di Letta.

Dopo la sua elezione a Segretario, Renzi era un po’ finito nell’angolo: scalpitava contro il governo Letta ma non poteva farlo cadere, perchè aveva promesso a tutti (Napolitano compreso), per tutta la campagna elettorale, di non farlo.

Per obbligarlo ad interrompere l’impallinamento quotidiano dell’esecutivo, la minoranza del Pd lo sfidò a chiedere un rimpasto e ad indicare qualche ministro. Lui rifiutò, perchè ne avrebbe solo avuto da perdere: se il governo fosse migliorato, il merito sarebbe andato a Letta, che avrebbe avuto ragioni per andare avanti; se fosse rimasto uguale o peggiorato, Renzi avrebbe dimostrato di non essere in grado di “cambiargli verso”.

Così, la minoranza alzò il tiro: “se il governo non ti va bene, fai tu il premier”. Si aspettavano, ovviamente, che Renzi avrebbe desistito dalle ostilità: era impensabile che potesse rimangiarsi la frase di una settimana prima – “Enrico stai sereno, nessuno vuole rubarti il posto” – e rendersi protagonista di una scandalosa manovra di palazzo, per di più contraria ai desiderata di Napolitano.

E invece, Renzi ha fatto proprio quello che Fassina gli aveva suggerito provocatoriamente: forte della maggioranza assoluta in Direzione Nazionale, ha ottenuto dal partito il consenso ad aprire la crisi di governo.

Così facendo, ha trasformato in una iniziativa politica propria e pregnante ciò che i rivali ritenevano impossibile per lui fare, perchè lo obbligava a contraddire sè stesso.

E’ andata più o meno così anche sul Jobs Act.

Per lunghi mesi Renzi ha tergiversato sull’articolo 18, sapendo bene quanto fosse delicato per il Segretario del Pd proporre di eliminarlo. Di questa sua esitazione, i centristi (Ichino e Sacconi) hanno approfittato per guadagnarsi spazio politico, reclamando una “vera modernizzazione” del mercato del lavoro. Renzi era ben consapevole che, arrivando al dunque, difendere ad oltranza l’articolo 18 avrebbe significato perdere tutto il suo appeal presso l’elettorato di destra faticosamente conquistato, riducendosi al ruolo di vassallo della Camusso; ma abolirlo sarebbe stato concedere una vittoria importante all’alleato centrista.

Anche qui, Renzi è uscito dall’impasse adottando la posizione dell’avversario: ha abolito, sì, l’articolo 18, ma dando ad intendere di aver dato seguito coraggiosamente ad una sua profonda convinzione e non di aver voluto fare contenti Sc e Ncd.

La stessa tattica è tornata nell’elezione del Presidente della Repubblica.

Renzi si trovava stretto tra due fuochi: da un lato c’era Berlusconi, che si aspettava di eleggere il candidato concordato – probabilmente Amato o, al massimo, Finocchiaro – come ricompensa per il generoso sostegno parlamentare nell’approvazione dell’Italicum; dall’altro lato c’era la minoranza interna, che lo sfidava a scegliere il Capo dello Stato “alla luce del sole”, al di fuori dell’ombra del “Patto del Nazareno”.

Anche in questo caso, Renzi si è tratto d’impaccio capovolgendo la sua posizione precedente – la “profonda sintonia” con Berlusconi – e “adottando” il candidato della minoranza (di quella più “sfigata”, cioè i cattolici non renziani; l’altra minoranza, quella ex DS, di candidati ne aveva troppi – e non tutti erano “non nazareni”…). Quello che poteva apparire un cedimento alle richieste dei suoi oppositori interni, che solo poche settimane prima aveva severamente umiliato, è così diventato un “capolavoro politico” e un enorme successo personale.

Se la mia induzione è corretta c’è da aspettarsi che, qualora gli alleati “nazareni” o le minoranze interne cercassero di tirare la corda sulle riforme, chiedendo modifiche o rinvii e sfidandolo a vedersele bocciare, Renzi reagirebbe accettando la bocciatura e chiedendo lo scioglimento delle Camere. Anche stavolta, il fallimento del percorso delle riforme e la sconfessione di tutta la linea politica precedente – “andrò avanti fino al 2018, se non porterò a termine le riforme lascerò la politica”, ecc. – verrebbe narrata con titoli come “Renzi asfalta tutti”.

Arrivati a questo punto, vi starete forse chiedendo com’è che il panda della vignetta riesce a vincere sul draghetto, semplicemente “rubandogli” il simbolo del tris. La risposta è del tutto scontata: se Renzi può impunemente ribaltare le sue posizioni, facendo apparire ciò che la logica politica gli vieterebbe una coraggiosa, geniale invenzione, è semplicemente perchè i suoi avversari sono talmente inetti da non protestare. Non c’è nessuno che guarda la griglia di gioco e gli dice “ehi! Ma che fai? Tu hai la croce, il cerchio è mio”. Tutti paiono istupiditi di fronte alla sfacciataggine e non reagiscono al non-senso politico e alla contraddizione.

Di ciò si possono incolpare, innanzitutto, i suoi oppositori: la minoranza interna, che avrebbe i numeri per condizionare seriamente Renzi, ma rinuncia sempre a farlo; i partiti di centrodestra, che – chi al governo, chi dall’opposizione – finiscono per avallare ogni capriola del premier; il sistema dei media assolutamente compiacente, se non complice di una narrazione quantomeno distorta.

Ma la responsabilità principale è di noi elettori, che assistiamo senza reagire – anzi, affascinati – alle continue giravolte del capo del nostro governo.

L’abilità tecnica di chi cambia continuamente direzione può essere interessante ed ammirevole, se la si guarda dal lato della strada; ma se si è seduti nella macchina bisognerebbe essere consapevoli che, nel migliore dei casi, non si va da nessuna parte; nel peggiore, si rischia di andare a sbattere.

Annunci

105 comments

  1. Siamo alle solite.In questo cazzo di paese bastano 2 cm di neve o qualche goccia di pioggia in più e si blocca tutto e ogni volta titoli sui giornali polemiche varie ed assortite senza però che qualcuno si faccia veramente carico del problema e non ci sia una prossima volta. Ma che ve lo dico a fa? Non cambierà mai una emerita cippa.

    1. Sembra che l’enel prima di fornire risposte verbali!!! abbia atteso ore. In pratica alla sera si sono accorti che circa 64.000 utenze non funzionavano, molti quindi anche senza riscaldamento.

      1. Enel da l’impressione di non presidiare più il territorio con il giusto servizio. Meglio allora un ‘azienda pubblica locale controllata dal comune, almeno puoi capire chi e’ il responsabile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...