Love giver

Fotogramma tratto dal film The Sessions (2012)

Assistenti sessuali in Italia diventano realtà. Giulia: «Vi spiego perché ho scelto di donare amore»

da sociale.corriere.it (06/02/2015) – di Paola Arosio

FIRENZE – Immaginate di avere molta sete: davanti a voi c’è un bicchiere di acqua fresca. Ma non lo potete bere, perché non riuscite ad afferrarlo con le vostre forze. Ecco, la maggior parte dei disabili si sente così: ha, come tutti, bisogno di intimità e carezze, ma è costretto a restare immobile, imprigionato in un corpo che rischia di diventare una gabbia. Un problema diffuso, su cui cala il silenzio. A rompere il tabù è la Regione Toscana con una proposta di risoluzione che impegnerà la Giunta ad andare verso il riconoscimento dell’assistente sessuale per i disabili. «Le persone con disabilità, soprattutto i giovani, hanno impulsi sessuali ed è necessario trovare il modo per soddisfarli», spiega Enzo Brogi, consigliere regionale del Pd.

Il documento segue il disegno di legge presentato al Senato ad aprile 2014 dal parlamentare del Pd Sergio Lo Giudice. A caldeggiare una normativa in materia è il comitato Lovegiver (lovegiver.it), fondato da Maximiliano Ulivieri: «Chi la dura la vince, dicono. E noi vinceremo».

Si fa presto a dire assistente sessuale. Ma quella del love giver è una professione complessa e delicata, che richiede preparazione ed empatia. Si tratta di una figura che in Italia ancora non esiste e che verrà per la prima volta proposta, in via sperimentale, in Toscana. Alla base di tutto, un’adeguata formazione per agire nel modo corretto di fronte a un tetraplegico, a un autistico o a un malato di spina bifida. Il primo passo risale a ottobre 2014, quando viene fatta, a livello nazionale, la selezione di trenta persone idonee a intraprendere il percorso formativo vero e proprio. Gli aspiranti love giver sono sia uomini che donne, etero o omosessuali, tra i 30 e i 50 anni, provenienti da tutta la penisola. Alcuni sono educatori, altri operatori socio sanitari, altri ancora assistenti sociali. Tutti hanno voglia di rendersi utili e di aiutare il disabile a essere più sicuro, consapevole del proprio corpo e dei propri limiti. Il corso, che verrà probabilmente avviato nei prossimi mesi e che prevede dodici fine settimana (dal venerdì alla domenica) per un anno, alternerà lezioni teoriche, tenute da sessuologi, psicologi, medici, ed esercizi pratici. Al termine, i partecipanti otterranno un attestato e potranno iscriversi in appositi elenchi regionali.

L’INTERVISTA

«L’amore non deve avere confini». Ne è convinta Giulia, 36 anni, originaria della Campania e che vorrebbe diventare un’assistente sessuale. Il nome è di fantasia perché, mettendo quello vero, rischierebbe di essere inondata, fin da ora, da richieste di aiuto. Una ulteriore conferma che, in questo ambito, il bisogno c’è, è elevato e ancora da soddisfare.

Giulia, come le è venuta l’idea di diventare love giver?
«Ho frequentato all’università il corso triennale di Educazione professionale. Tra i vari tirocini obbligatori, mi ha colpita quello con i disabili. La disabilità è un mondo intero, dove ci sono tante difficoltà e tantissimo bisogno di normalità».

Questo vale anche per la sessualità, giusto?
«Senza dubbio. In alcuni contesti siamo purtroppo all’età della pietra. È un argomento che ancora scandalizza alcune famiglie e, a volte, anche alcuni operatori. Va un po’ meglio ai maschi disabili, per i quali questo aspetto viene in genere tollerato, ma se si tratta di femmine…guai! La loro sessualità è del tutto negata, cancellata. Una discriminazione nella discriminazione».

Si è mai trovata di fronte a un «caso» difficile?  
«Purtroppo sì. Ricordo il caso di un ragazzo di 16 anni, ospite di una struttura. Non potendo sfogare i propri impulsi era irrequieto, agitato. Così lo sedavano regolarmente con dei farmaci».

Alla sua esperienza lavorativa si affianca quella personale…
«Il mio compagno è tetraparetico dalla nascita. In pratica costretto su una sedia a rotelle, con molte difficoltà nel muovere braccia e gambe. Stiamo insieme da circa un paio d’anni e abbiamo intenzione di sposarci».

La sessualità con lui è possibile?
«Certamente, è come con qualsiasi altro uomo. Anzi, è pure meglio».
 
Non è che è geloso del suo futuro lavoro?
«Al contrario, mi sostiene. È una persona intelligente e sicura di sé».

Cosa risponde a chi è contrario, agli scettici?
«Dico di provare a vivere un anno senza sesso, autoerotismo incluso. Sono sicura che poi cambierebbero idea».

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184 comments

  1. Il sesso è in sé una cosa semplice, però ha il potere di far lievitare decine di migliaia di anni di mala-educazione sentimentale.

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