Andiam, andiam, andiamo a guerreggiar.

di nammgiuseppe

Da quando, dapprima in Iraq e poi in Libia, l’occidente ha scoperchiato il vaso di Pandora dissodando e concimando il terreno che ha consentito il prosperare del verminaio dei tagliagole dell’IS, siamo rimasti a guardare i ‘barbari’ trucidarsi in conflitti settari mentre cercavamo di approfittare di estendere i conflitti, non riuscendoci, all’Iran e, riuscendoci, alla Siria e ora all’Ucraina. Un tempo si imbarcavano i matti sulla nave dei folli abbandonandoli al loro destino. Sarebbe ora di allestire altri analoghi navigli per imbarcarci i nostri reggitori, ma riuscirci, occorre tristemente riconoscerlo, è soltanto una pia illusione.  Le uniche imbarcazioni che affollano i nostri mari e che affondano con il loro carico umano sono quelle dei disperati in fuga dalle stragi nei loro paesi mentre demagoghi della più bassa lega non si fanno scrupolo di usare quelle tragedie come strumenti di propaganda xenofoba.

Sarebbe rimasta deprimente e odiosa ordinaria amministrazione non fosse successo che l’autoproclamatosi Califfo sta avendo eccessivi successi, estendendo spettacolarmente il territorio occupato e colpendo in Europa con i suoi attentatori e nel mondo con l’orrore della sua propaganda mediatica.

E rimarrebbe una situazione grave e difficile se il nostro governo non volesse ora sdrammatizzarla con un po’ di cabaret (c’è da chiedersi che roba spaccino da quelle parti).

Assistiamo infatti a un presidente del consiglio affannato a ricondurre a più miti consigli due suoi ministri (Gentiloni e Pinotti) che, senza averlo previamente informato, manifestano una gran foia di inviare cinquemila potenziali medaglie alla memoria in Libia per ‘fare la nostra parte’ in un intervento militare non più procrastinabile che l’ONU dovrebbe autorizzare sotto direzione italiana.

Ora, va ben che siamo un popolo avvezzo alle sceneggiate, ma almeno questa ce la potevamo risparmiare.

Val la pena di ragionarci un po’?

Proviamo, giusto per accademia.

Forse i nostri dimentichi reggitori hanno scordato che il precedente intervento in Libia, all’origine della situazione poi ingestibile e oggi degenerata ulteriormente in quel paese, fu attuato sulla base di una Risoluzione ONU la cui formulazione fu praticamente estorta per consentire, contro le intenzioni di diversi paesi (tra cui Russia, Cina e Lega Araba) un intervento ben più ampio che l’ufficiale ‘protezione dei civili di Bengasi’. E’ abbastanza probabile che una nuova risoluzione sarà studiata con la lente d’ingrandimento e al minimo dubbio di potenziali eccessi nella ‘legittima difesa’ e/o nella ‘responsabilità di proteggere’, Cina e Russia eserciteranno il loro diritto di veto.

Ma ipotizziamo pure che l’ONU autorizzi l’intervento. E’ pensabile che ne affidi la direzione all’Italia? Non sto affermando che il nostro esercito non sia all’altezza; forse lo è. Ma qui la questione è politica, di immagine internazionale. Per quanta ansia abbia il nostro governo di esibirsi in un ruolo guida a livello internazionale, è altamente improbabile che paesucoli come USA, Gran Bretagna, Francia, Germania (tanto per citare alcuni della NATO) glielo consentiranno. A meno di usarci come capro espiatorio per il probabile fallimento.

C’è anche da osservare che la strategia bellica e guerrafondaia resa prevalente e di moda dagli USA è quella di nessuno scarpone sul terreno; solo bombardamenti dal cielo, preferibilmente mirati e ‘intelligenti’ mediante droni. Il che, dal punto di vista di chi ne dispone, è anche saggio: troppe bare di rientro in patria non sono buona pubblicità per i politicanti guerrieri. Ma per intervento militare di questo tipo, pur non essendo neppur lontanamente esperto di queste cose, il presunto nostro contingente di cinquemila uomini, sommato a quelli di chi aderisse al ‘progetto’, appare, a voler essere buoni, sproporzionato e, a voler essere obiettivi, una sbruffonata di chi non sa di che cosa sta parlando. [Nota a margine: sono consapevole che quando si muove un caccia, o una portaerei o una nave dotata di lanciamissili, il personale coinvolto è un enorme multiplo di chi schiaccia fisicamente il grilletto o il pulsante; ma, se non sbaglio, i nostri ministri hanno parlato di ‘invio’ e, anche se il termine può essere suscettibile di molte interpretazioni, solitamente è inteso come ‘scarponi sul terreno’].

Presumo che ci siano molte altre osservazioni rilevanti, ma ne vale la pena?

Una, e una sola domanda, è a mio parere quella veramente interessante: perché questa pagliacciata mediatica? Cui prodest? Sasso in piccionaia? Delirio di megalomania bullistica?

E’ un fatto che la guerra, o la minaccia di guerra, è il diversivo più efficace dell’attenzione dall’inconcludenza e dalle contraddizioni della politica in patria, oltre a far assurgere, e ri-assurgere (vedasi interventismo berlusconiano) talune macchiette all’empireo degli eroi. Abbiamo imparato: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E poiché siamo peccatori, non sarà uno in più o uno in meno a dannarci l’anima.

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35 comments

  1. Stiamo verificando con la Sovrintendenza Capitolina i danni arrecati dai tifosi olandesi. Da una prima analisi risulta danneggiato il candelabro centrale della Barcaccia, restaurata e inaugurata lo scorso settembre…

    se pensavamo di avere l’esclusiva degli idioti e degli incivili la civile Olanda oggi ne ha esportato un pezzo…

              1. mi rifervo alla “FCA”. ma non potevano scegliere un acronimo meno del c..o?
                il doppiosenso è voluto.
                (ot. qualcuno mi dice come si aggiornano i plugin con firefox? se clicco su aggiorna mi entra in una pagina, che mi manda in una pagina, che mi rimanda al punto di partenza……)

  2. Per quando capita di voler indulgere a quei momenti, transitori mi raccomando, di sentimentalismo da ‘magnifici perdenti’.
    (La traduzione è parecchio incerta; peraltro qualcuno della band disse a un certo punto di essere preoccupato quando i testi cominciarono a essere comprensibili)

    Questa guerra che stiamo combattendo è già persa.
    Il fine per cui combattiamo è da tempo un fantasma.
    Malignità e abitudine hanno già trionfato.
    Gli onori per i quali abbiamo lottato si sono persi nella mischia.

    Vessilli e trombe sono calpestati nella polvere.
    Si sono spalancate ferite, i comandi arrugginiscono.
    Un tempo orgogliosi e sinceri, oggi umiliati e piegati.
    Fuochi che bruciarono luminosi, oggi energie esaurite.

    Scenda il sipario e termini la rappresentazione.
    Il pubblico è andato a casa e gli attori hanno preso il largo.
    I nostri fiori e le nostre piume sfregianti come armi.
    Le nostre poesie e le nostre lettere trasformate in inganni.

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