Storie di un popolo rovinato dalla crisi

Segnalato da barbarasiberiana

GRECIA, STORIE DI UN POPOLO ROVINATO DALLA CRISI

Ingegneri caduti in disgrazia. Fisioterapisti costretti a lavorare 11 ore al giorno. Giornalisti licenziati in massa. Viaggio in una terra sull’orlo del baratro.

di Chiara Proietti D’Ambra – lettera43.it, 18/02/2015

Dimitri è un ingegnere, ha 57 anni ma da sette, ormai, non lavora più.

Quando la crisi ha travolto la Grecia era a un passo dalla pensione, ma quell’assegno lui non l’ha mai percepito e – forse – mai lo percepirà. Era impiegato in una ditta di costruzioni, il primo settore spazzato via dal piano di austerity, lo stesso piano che il neoeletto premier Alexis Tsipras ora vuole a tutti i costi rinegoziare con l’Unione europea.

«La maggior parte dei miei colleghi ha lasciato la Grecia», dice Dimitri a Lettera43.it, «altri sono caduti nella disperazione». Sull’orlo del baratro, spiega, il popolo ellenico ha se non altro riscoperto il valore della solidarietà. «Siamo sopravvissuti grazie all’aiuto di amici e familiari».

Altri, a differenza di Dimitri e dei suoi cari, non hanno retto: solo nel 2010 ci sono stati 6 mila suicidi, e il motivo è sotto gli occhi di tutti.

Disoccupazione giovanile al 62%.

Il Paese conta ormai 400 mila famiglie senza reddito, 700 mila non hanno nemmeno elettricità. E mentre il Pil continua a scendere (nel quarto trimestre ha segnato un nuovo calo dello 0,2%) e il debito non accenna ad assottigliarsi (vale 330 miliardi di euro, pari al 175% del Pil), la disoccupazione ha toccato il dato record del 28%. Quella giovanile è addirittura al 62%. Un’enormità.

Camminando per le strade di Atene, i numeri della crisi si trasformano in volti e sguardi abbassati. La vittoria di Tsipras alle ultime elezioni ha ridato un po’ di morale alla gente, ma il clima resta estremamente pesante.

Dopo l’insediamento del premier, Dimitri ha ricevuto una richiesta di collaborazione dai due partiti di maggioranza, Syriza e Anel: «Ho deciso di aiutare il governo», spiega, «ma senza lavorare direttamente per loro». Perché la maggior parte del suo tempo Dimitri ha scelto di dedicarla a Solidarity4All, un progetto nato per mettere in comunicazione i cittadini greci in difficoltà e per dare loro assistenza.

«I media hanno mandato un messaggio sbagliato».

«I media nazionali hanno fatto passare un messaggio sbagliato», spiega una volontaria del centro, «hanno fatto credere alle persone che la responsabilità della crisi economica fosse individuale. Questo ha prodotto un diffuso senso di colpa in molti cittadini che hanno vissuto in solitudine difficoltà che, invece, riguardano un popolo intero».

Tra gli scopi di Solidarity4All c’è quello di fare sensibilizzazione: sopra un tavolo dell’associazione spunta una brochure dal titolo Building hope against fear and devastation (Costruire la speranza contro la paura e la devastazione), una sorta di manuale di sopravvivenza ai tempi della crisi.

Il progetto si muove, infatti, su diversi livelli: punta a dare assistenza medica e alimentare ma anche ad aiutare piccoli imprenditori a riappropiarsi delle loro aziende.

Il vero volto di Atene.

Appesa al muro una cartina della Grecia evidenzia tutti i centri di solidarietà sparsi per il Paese, all’interno del quale si è creato un efficiente network di aiuti. Il progetto, sostenuto anche da Syriza, non ha nulla a che vedere con la carità ma, piuttosto, con la ricostruzione di quel tessuto sociale che è stato demolito in pochi anni.

Dimitri ci tiene a far sapere che l’Atene delle elezioni, invasa da giornalisti e telecamere, non è la vera faccia della capitale greca. La crisi ha spazzato via la maggior parte dei diritti ma «Tsipras sta cercando di portare un po’ di sollievo al nostro popolo».

Da Xristos a Lazaros: quelle vite stravolte dalla crisi

E se gli ingegneri piangono, i giornalisti certo non ridono. Anzi. Quello dell’informazione è stato uno dei settori più colpiti dalla crisi, con l’80% dei professionisti rimasti a casa da un giorno all’altro.

Xristos è uno di loro: un anno fa lavorava come senior media editor nella redazione del quotidiano nazionale Elftherotypia, il secondo per diffusione nel Paese. Poi, a fine 2014 è stato licenziato, insieme con tutti i dipendenti del giornale, che ha chiuso. Da quel momento percepisce una piccola somma di denaro dal suo fondo pensione e collabora con alcuni siti internet per poche decine di euro al mese.

«Abbiamo perso i guadagni dalla nostra pubblicità», dice Xristos a Lettera43.it, «mentre le vendite del giornale diminuivano. Inoltre, i proprietari del quotidiano non hanno avuto un chiaro piano di ristrutturazione. Ma, e questo è un grande ma, Eleftherotypia si sarebbe salvato se le banche avessero esteso i loro prestiti. Non l’hanno fatto a causa delle pressioni degli altri editori e degli ambienti governativi».

Giornali e radio a rischio.

Eleftherotypia è stata la vittima più illustre nel panorama dell’informazione, esempio di voce libera e critica verso il Memorandum e le politiche del governo precedente. Ma non l’unica.

E in questa moria generale di testate, a salvarsi sono stati solo gli editori sorretti dagli aiuti di Stato e dai prestiti bancari.

«Ora con Syriza avranno un grande problema, perché dovranno dimostrare la validità di quei prestiti e quegli aiuti», continua Xristos. «Se in Grecia si concretizzerà quello che vogliono anche i tedeschi, ovvero una politica fiscale sana, metà dei giornali, delle radio e delle riviste chiuderà».

Due lavori non bastano.

Oltre al risanamento fiscale, nel programma di Tsipras figura anche il ritorno al salario minimo di 740 euro. Lazaros, fisioterapista di 38 anni, prima del 2007 prendeva esattamente quella cifra. Adesso guadagna poco più della metà, 400 scarsi. Soldi che non gli permettono di arrivare a fine mese e che l’hanno costretto a raddoppiare gli sforzi.

Quando smette i panni del fisioterapista, così indossa quelli del preparatore atletico in una palestra dietro casa. Lazaros lavora in media 11 ore al giorno: «A volte torno a casa provato, ma non è il lavoro il peso più grande da sopportare, sono stanco di questo tipo di vita».

Tsipras è l’ultima speranza.

Nonostante i due stipendi, non può più permettersi di vivere da solo. «Sono tornato a casa dei miei genitori», spiega a testa bassa, «avevo comprato un appartamento ma ora non posso più mantenerlo».

Colpa innanzitutto delle tasse, quelle vecchie – lievitate – e quelle nuove, come l’Enfia, introdotta di recente su ogni tipo di proprietà, dai capannoni ai terreni agricoli, e arrivata a costare 500 euro all’anno.

Lazaros, confida, non ha votato per Tsipras. Ma in lui ripone le sue ultime speranze. Per abbandonare «questo tipo di vita». E tornare, un giorno, alla normalità.

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195 comments

  1. guardare omnibus su La7 stamani è come sfogliare i commenti del blog di 6/7 mesi fa

    e non è un complimento per noi.
    Mi torna in mente il mantra “ci vogliono professionisti della politica per affrontare la situazione”

    senza menzionare il fatto che i “pro grecia” accusano la “finanza” e poi tornano a parlare solo della germania, nascondendo la testa sotto la sabbia come sempre.

  2. @marco e charlie
    il ns essere “galeazzi musolesi” non riguarda il debito, ma la nostra inaffidabilità, l’essere pronti a “cambiare verso” a dispetto degli accordi presi, a sconfessare la parola del giorno prima.
    Ed il tutto per un tornaconto personale, non da intendersi come “bene del paese”, ma proprio il tornaconto personale di chi il paese, con diritto o meno, lo governa e ne decide le sorti.

    per questo non siamo un alleato per la germania, ma neppure per la grecia. Saltelliamo da una posizione all’altra a seconda del vento e dei “guadagni” che la momentanea posizione può portare al governo di turno (oggi renzi, ma come diceva il maestro “così fan tutti”)

      1. duri come il muro, abituati a procedere sulle rotaie e sconcertati se messi di fronte alla possibilità di non seguire la strada ma tracciarla.
        questo, almeno, il sunto delle esperienze lavorative con ditte tedesche che comprano pellame in italia. Qualunque problema del materiale che poteva essere risolto con un po’ di “creatività” bloccava la produzione. Cose che invece nelle ditte italiane vengono risolte senza neppure informare i fornitori o scassare i venditori. Spesso dai dipendenti senza informare il titolare.

          1. i russi pagano lo scotto del comunismo. Una mentalità che li ha portati a pensare che non era necessario lavorare per campare.
            dopo 50 anni è difficile in una notte, passare dal regime di sussistenza al “libero mercato” (che poi libero non era e non è)

            1. l’esperienza di mancanza di ‘creatività’ l’ho notata spesso anch’io, diciamo che è un’esperienza base 🙂
              ci sono però dei vantaggi notevoli di vario tipo come effetti collaterali, che non disdegnerei (in ogni caso la mia esperienza è che la vita in germania è molto, molto, molto, molto più ‘facile’, serena, tranquilla che in italia – anche, banalmente, meno ore di lavoro…; e sarà l’età che avanza, ma apprezzo molto)

                1. vero, ma se di contro mettete un italiano a lavorare in un ambiente tedesco o inglese o nord americano, renderà molto di più dei suoi colleghi. Perché abituato a muoversi in un ambiente dove poche cose funzionano, saprà gestire le piccole difficoltà lavorative in proprio, senza fermare tutta la catena per cambiare la carta alla fotocopiatrice (esempio estremo)

                  altro esempio, i miei viaggi anche nelle zone dove abbiamo un subagente locale, sono dovute al fatto che lui (amato e benvoluto dai clienti) si presenta e chiede “cosa serve ?” alla risposta “ci serve x” lui dice “mi dispiace non ce l’ho” e se ne va.
                  io (e chiunque altro) invece rispondo “x non ce l’ho, ma cosa ne dici di y, w e z” e spesso vendiamo qualcosa che altrimenti non avremmo venduto.
                  non è un problema personale, negli anni ho conosciuto diversi venditori locali e la maggior parte è così. Se il cliente non chiede loro non propongono.

        1. Tutto vero, con due però.
          Primo, a quanto pare e come tutti, i tedeschi seguono la strada tracciata soprattutto se gli conviene. Vedi debiti di guerra, ma vedi anche lo sforamento attuale al rialzo dei parametri europei (esportano troppo a danno degli altri) sul quale fanno orecchie da mercante.
          Secondo: sulla creatività italiana (concordo sulla versione di Sun). Con un però: ci siamo fatti l’idea che la sfanghiamo sempre con quella. Dovremmo stare attenti.

          1. un però del però
            punto primo: non confondiamo popolo ed intellighenzia

            punto secondo: siamo il popolo del “ca nisciuno è fesso”. Troppo tardi.
            Servirebbe soggiorno in comunità di tutta la popolazione per “perdere il vizio”

      1. sì, anch’io ho esperienze molto diverse, ma erano altre generazioni. e dopo la riunificazione la corrente è cambiata. questa la mia forte percezione attuale.

  3. Se il campo di battaglia è la comunicazione,
    [secondo me] il problema non è aiutare i greci a non aver vergogna per la propria condizione, ma aiutare i tedeschi ad averne per il loro atteggiamento anti-umanista.

      1. ‘Comunicazione’ è un termine così generale che dovremmo, credo, cercare di identificare più precisamente che cosa, specificamente, intendiamo.
        Se mi metto a pensarci mi confondo. Per cui, intervenga chi può.

          1. Comunicazione per
            – sedurre
            – informare
            – istruire
            – mentire
            – ordinare
            – chiedere
            ……

            OK, sempre comunicazione è, ma credo opportuno scegliere, caso per caso, la forma ‘specializzata’.

                1. Sarà ma, mettiamo, tutto il marketing che mettono su le signore perché tu sia attirato dalla ‘merce’ e poi strepitano come gallinacce quando gli zompi indosso?
                  Eh?
                  Promessa di con-fusione e realtà di confusione. Che razza di mondo!

                  1. > quando gli zompi indosso?
                    se sei un prodotto chiamato Brad Pitt, non strepitano affatto… secondo me puoi anche presentare il conto, dopo.

                    1. tu scherzi, ma prendi una femminista di ferro e titanio, fai entrare l’attore che le piace e diventa un’olgettina.

                1. Menzogna sarebbe non conoscere la risposta.
                  Se vuoi dire (almeno provarci) la verià al mondo devi prima licenziare il tuo addetto stampa.

              1. c’è un elemento che incasina tutto…. arte.
                Mimetismo, finzione, illusione, artificio… difficile dire chi vuol essere seduttore e chi vuole essere sedotto.

      1. Se si riduce il problema al solo denaro, la Germania ha tutte le ragioni…
        Il détournement di Tsipras “se debito = colpa, nessuno è innocente… c’è la coda” è un colpo di genio perché mescola il denaro ad altri atteggiamenti umani.

          1. > però non hanno insistito su quel punto
            mi pare ovvio… era già abbastanza ‘ardito’ come suggerimento.

            > e non è stato altrettanto rilanciato anche nel web
            che mondo sciocchino!
            Sembrerebbe non molto… ma io conosco poco il web.
            Questo è precedente…

    1. non credo che i greci abbiano nel loro insieme vergogna per la propria condizione. semmai, frustrazione, rabbia, rassegnazione, senso di esclusione e impotenza e via dicendo.
      Quanto ai tedeschi: la vedo dura, in maggioranza non si sono nemmeno mai vergognati per la shoah, per i campi di sterminio, per le leggi razziali, per aver creduto a un tipetto come Hitler, per aver salvato criminali nazisti nascondendoli o riconvertendoli.
      Ci sono filmati storici nei quali obbligano i cittadini che hanno ospitato campi di sterminio a sfilare davanti alle fosse comuni, ai corpi ammonticchiati: qualcuno volta la testa, gente affranta non se ne vede, vale la rimozione.
      Posso anche capirlo, ma penso che Tsipras avrebbe fatto meglio a insistere un po’ di più, comunicativamente, sui risarcimenti di guerra.
      Guarda quanto cii han dovuto insistere gli ebrei, per riprendersi qualcuno die conti in Svizzera fatti sterminandoli
      Credo che la vergogna sia fuori della portata della gran parte dei tedeschi

      1. vedi italiani affranti per gli eccidi in abissinia o in albania, grecia e jugoslavia ?
        o per essere stati alleati della germania ?
        perché fino al 23 settembre 1943 noi eravamo alleati dei tedeschi ed appoggiavamo tutte le loro mosse.
        per dire

        1. noi siamo cattolici, la colpa per noi è un gadget.
          per i tedeschi riformati la colpa non è estinguibile… se non con la rimozione.

          1. non si tratta di colpa, ma della solita “sincerità”
            cercare di vedere le cose come sono, senza crearsi alibi o “dimenticarsi” certe cose solo perché fanno comodo.

                  1. un po’ come “la verità è concreta”, di Brecht. L’aveva scritto sulla trave del suo studio, in esilio. Ciò non esclude che uno dei momenti in cui lo si può constatare è quando ti cade in testa.
                    E’ un gioco nel labirinto degli specchi, quali sono gli oggetti e quale quello materico?
                    Credo che “comunicazione” sia questo insieme e che, in quasi tutti i casi, ci si debba chiedere se fa differenza scoprire il riflesso o quello materiale, nel senso che c’è una misura dell’umana esistenza e resistenza.

                    1. > quando ti cade in testa.
                      Sì, ma serve percezione (nel senso più profondo del termine), altrimenti ti vendono una nuova pastiglia per l’emicrania.

                1. appunto. sul temine in psicanalisi non dovrebbe esserci dubbio. ma se ci metti un trattino, ci si accorge che rimozione diventa ri-mozione, un significato più pieno.
                  non solo togliere, dimenticare ma, per farlo, rimettere in movimento.
                  Come si fa appunto nelle terapie psicanalitiche, si smuove, stando attenti a non creare guai più grossi. Cosa ri-muovono i tedeschi e la Germania, nel caso specifico? Non vorrei lo scoprissimo quand’è tardi

                  1. Cosa ri-muovono i tedeschi e la Germania, nel caso specifico?

                    Non lo so… per questo provoco l’argomento… per vedere se ci “casca in testa” un punto di vista inaspettato.

        2. e allora? qui qualche partigiano mi pare ci sia stato stato, per rabbia, per vergogna e per orgoglio.
          E se non avessimo dovuto parare il culo a politici “democristiani” italiani e tedeschi in tempi di guerra fredda, l’armadio della vergogna sarebbe stato girato dal punto giusto, e un po’ di nazifascisti altolocati in galera.
          han provveduto le democrazie, ad appoggiare l’apertura al muro.
          Non credo che in Germania possano vantare stazioni di carabinieri che, in pieno nazifascismo, indagavano su misfatti e stragi e raccoglievano denunce e materiali, che sono ancora lì oggi, quantomeno leggibili, e siccome le stragi non si prescrivono mai…

          1. che qualcuno abbia provato a fermare hitler mi pare sia storia
            e la percentuale dei “rivoltosi” in italia prima del 1943, non so quale fosse
            non voglio convincerti che siamo più cattivi di loro, ma che come loro e come chiunque altro non possiamo ergerci a giudici di un periodo come quello. Neppure Inghilterra e francia, che nelle colonie non si sono comportate da meno.

            purtroppo la storia è scritta dai vincitori e buoni e cattivi vengono distinti con troppa precisione.

            1. su questo non sono proprio d’accordo, sun.
              i partigiani e i soldati italiani che hanno combattuto ii tedeschi sono centinaia di migliaia, non qualche generale come nell’operazione di Stauffenberg.
              Più altre centinaia di migliaia di cittadini, operai, contadini, borghesi, intellettuali, forse qualche milione nell’insieme, che ha offerto supporto logistico, rifugio, aiuto.
              In Italia, ci sono meriti e colpe, BEN VISIBILI, c’è chi ha sbagliato e chi si è riscattato e chi ha persistito nell’errare, pèrchè gli conveniva.
              Mai visto niente di simile, in Germania, se non quelli della Rosa Bianca….pochini.
              E qualche vescovo cattolico ostinato, sostenuto dai suoi fedeli.
              Gli altri, pecore, disposte a tutto pur di conservare la lana anche di fronte aglii ignudi, e agirar la faccia quando gli ignudi erano massacrati.
              Le leggii contro gli ebrei, gli zingari e i DISABILI vengono ben prima della guerra, pueblo consenziente.
              I disabili alla nascita li denunciavano le ostetriche e gli ospedali.
              Non vorrei fossero rimasti così, dentro

              1. Ti risulta che in Italia ci siano state molte proteste alla proclamazione delle leggi razziali? Quanto ai disabili, a mio avviso, era un portare alle estreme conseguenze un modo di pensare che non era solo dei tedeschi, mi sembra di ricordare che in Svezia fino agli anni 60 si sterilizzavano persone anche con lievi difetti fisici. Negli Stati Uniti si utilizzavano test d’intelligenza, che tutto avrebbero potuto misurare, tranne che l’intelligenza, e in base alle risultanze c’erano conseguenze. Ancora oggi in Olanda vige il protocollo Groningen, che secondo me non è altro che la possibilità di far fuori i neonati gravemente disabili. Per tornare agli italiani (brava gente), il reato di clandestinità è stato abrogato dal parlamento, ma se fosse arrivato a referendum, possiamo ben immaginarne il risultato. E quando si voleva sollecitarne l’eliminazione, le argomentazioni più utilizzate nei talk show era che non serviva e ingolfava i tribunali, non che di per sé fosse vergognoso. I tedeschi hanno le loro colpe, ma penso siano in buona compagnia.

                1. Il come e il perchè…
                  “L’uomo nuovo vagheggiato nello Sturm und Drang si identifica ora nell’oltreuomo o superuomo (Übermensch), che sovverte l’ordine costituito, ora è concepito come genio che crea opere d’arte al di fuori di qualsiasi cànone estrinseco, ora è simboleggiato nel fanciullo, che nella sua spontaneità naturale vive ed agisce al di qua delle convenzioni sociali. Il titanismo del superuomo è il punto parossistico dello Sturm und Drang. “Il sentimento è tutto!” esclama il Faust di Goethe, rappresentando così l’inquietudine moderna che di nulla si sazia, il desiderio dell’impossibile, la protesta morale contro la stasi della volontà e il pedantismo dell’intelligenza. Nasce qui lo spirito faustiano, tipicamente tedesco, che sarà parte essenziale della storia culturale della Germania moderna. Nell’ambito delle poetiche e delle estetiche il ribelle è il genio che dal suo impeto creatore attinge le leggi del suo atto demiurgico: “Dove sono attività, energia spirituale, azione, pensiero, sentimeno, facoltà che non s’insegnano e non s’imparano, qui è il genio:…genio che non è appreso e non è acquisito, che non si apprenderà e non si acquisterà, nostra sola essenza umana, inimitabile, divina, ispirata. Il genio infiamma e crea: non mette ordine nelle cose, le crea!” (Johann Caspar Lavater, Frammenti fisiognomici)

                    1. Il primo imperativo è che la mediocrità deve prosperare.
                      Poi coloro che si trovano al di fuori o al di sopra,pericolosi perché hanno il controllo di se stessi,vanno emarginati
                      Infine,il valore etico deve essere conseguentemente oggetto di persecuzione moralistica.
                      Aggiungere ignavia e paternalismo,uno spuzzo di pietismo,ipocrisia a piacere e…

                      Opplà!

                    2. Il terzo principio della dinamica:

                      Per ogni forza che un corpo A esercita su di un altro corpo B, ne esiste istantaneamente un’altra uguale in modulo e direzione, ma opposta in verso, causata dal corpo B che agisce sul corpo A.

                      Come Isacco comanda!

      2. posso tradurre il tuo commento (Google? Heiner?) e, come ‘test’, incollarlo su qualche blog tedesco? 😉
        …e vedere di nascosto l’effetto che fa.

      3. Non metterei insieme il diavolo e l’acqua ragia.
        Ho scarse informazioni dirette, ma mi parrebbe che gran parte delle generazioni post Hitler abbiano avvertito la colpa per i crimini di quel periodo.
        Tra l’altro è stata rimproverata al popolo tedesco come “il male assoluto”, che è un comodissimo alibi per crimini non molto meno gravi precedenti e successivi.
        Per certi aspetti la riconquista di una preminenza economica può essere stata una forma di riscatto ‘morale’. Il tema è complesso.
        Quanto ai fondi svizzeri delle vittime della Shoa (e non solo) ci sarebbe molto da dire su quella campagna e su dove siano finiti i soldi. Tra l’altro quella campagna ebbe successo anche perché supportata dalle autorità statunitensi e mi risulterebbe che alle banche di New York non sia stato chiesto, né si siano spontaneamente offerte, di restituire fondi analoghi.
        Eccetera.

        1. il fatto che ii tedeschi non siano responsabili di ogni male assoluto mi pare evidente. Il fatto che abbiano dato un contributo essenziale a concretizzarlo, anche. Comqune, nei confornti della grecia hanno la possibilità di dimostrare che sono cambiati, che provano un filo di empatia per gli altri, e non solo il gusto perverso di surclassarli

          1. Ho la sensazione che siamo troppo concentrati sull’aspetto più visibile, e facilmente semplificabile, del problema.
            Per quanto potenti e testardi siano i tedeschi, non sono i soli a portare avanti certe politiche. Sono i più grossi dell’Europa settentrionale, ma sono tutt’altro che soli.

            1. beh indubbiamente il potere finanziario è nelle mani degli stati uniti.
              Devo dire che dal loro punto di vista mi sembra hanno ottenuto una vittoria in europa.
              Non gli stati uniti d’europa, che potevano creare problemi, ma al loro posto un comitato d’affari tra creditori e debitori. Dove i creditori dettano legge. La germania al momento sembra solo interessata a creare delle moderne colonie o meglio paesi sotto la loro area di influenza economica.imho

              Detto questo.
              Tsipras in un contesto cosi difficile, credo stia lottando per avere il massimo data la condizione di partenza. Quindi adesso si parla di un accordo ponte di qualche mese, per arrivare ad un accordo definitivo.
              Come si diceva precedentemente molto importante saranno le future elezioni in spagna o altri in altri paesi in modo da aumentare le voci di dissenso…nei vari organismi europei sotto il controllo tedesco.
              In italia al momento calma piatta.

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