Il vero obiettivo di Tsipras e Varoufakis

Segnalato da n.c.60

TROIKA-GRECIA, ECCO IL VERO OBIETTIVO DI TSIPRAS E VAROUFAKIS

Di Fabio Massimo Piersanti – dailystorm.it, 19/02/2015

Le trattative sono ben lontane dal conludersi. La scadenza del piano di aiuti è alle porte e il default greco sembra vicino. Ma il governo di Syriza ancora non cede. E non va sottovalutato. Perché, oltre a vincoli e regole, lo scontro riguarda ben altro: l’irreversibilità dell’euro. Su cui l’Ue rischia di affossarsi da sola.

Con lo stupore di molti e contro lo scetticismo dei più, le prime settimane del governo Tsipras sono state contornate da fittissime cronache relative alle contrattazioni in essere tra la Troika e il governo greco riguardo il rinnovo del piano di aiuti finanziari da parte dell’Ue alla Grecia. Nel mentre in Europa sembra essercisi dimenticati del “rivoluzionario” piano di Quantitative easing lanciato da Mario Draghi solo qualche settimana fa. Anzi, la minaccia che tale programma possa non essere esteso alla Grecia qualora essa non rispetti gli accordi in essere sembra non essere più un fatto di gran rilievo. Il motivo principale è che ad oggi, 20 marzo, data di inizio ufficiale del Qe, quella minaccia appare distante, ma soprattutto che non sarà tale manovra a garantire a Tsipras e ai cittadini ellenici una ripresa economica degna di nota. L’orizzonte temporale si è ridotto e probabilmente questo venerdì si conoscerà l’esito dello scontro Troika-Grecia. Ma c’è più di qualche dubbio.

Quello che risulta evidente, però, è come Varoufakis e Tsipras stiano facendo per far ammettere all’Ue che l’euro a questo punto non è più irreversibile. Il piano di aiuti finanziari in soccorso della Grecia scade il 28 febbraio e qualora non venisse rinnovato per quella data la Grecia sarebbe praticamente in default. A questo punto vale davvero la pena chiedersi quale possa essere l’oggetto della diatriba, ovvero il motivo per cui la Grecia e l’Ue non riescono ad arrivare ad un accordo che soddisfi entrambe le parti. Syriza, anche in campagna elettorale, non ha mai dichiarato di voler sforare i limiti di budget fiscale imposti dalla Troika, dunque non c’è motivo di scontro su questo punto. La realtà è che l’attuale governo greco non vuole cedere sulle privatizzazioni e sulle riforme di liberalizzazione del mercato del lavoro imposte in maniera dogmatica a qualunque Paese abbia avuto la malaugurata sorte di trovarsi sotto il suo torchio, spesso con risultati opinabili.

È questa la mossa astuta da parte di Varoufakis & Co. Alla Troika infatti non interessa che si sforino i deficit di bilancio. Nessun, ad esempio, ha fatto troppe storie quando la Francia ha rimandato per l’ennesima volta il rientro dei deficit fiscali agli anni a venire. Più importante è riuscire ad imporre le privatizzazioni e le liberalizzazioni sul mercato del lavoro. Tutto il resto è noia e, se non lo è, ci va molto vicino. Il governo greco è riuscito a mettersi nella condizione di vedere fino a che punto la Troika è in grado di forzare la mano: se è persino disposta, in sostanza, a mettere in gioco l’irreversibilità dell’euro. A quel punto sarebbe davvero molto difficile capire chi ci perderebbe o chi ci guadagnerebbe.

È un punto che molti critici a priori fanno fatica a comprendere. Dichiarare di volersi attenere alle regole fiscali imposte dall’Ue è stato arguto da parte del governo greco, nonostante possa sembrare distante dalla linea keynesiana più spesso associata ad un partito di sinistra. Dichiarazioni del genere suggeriscono al pubblico più attento che in una situazione del genere sembra più la Troika a voler estromettere la Grecia dall’euro che la Grecia a volerne uscire. E non certo per motivi di inottepperanza dei vincoli fiscali, quanto per semplice disobbedienza all’imposizione di ulteriori politiche economiche d’austerità.

IL TESTO DELL’ACCORDO ALL’EUROGRUPPO DEL 20/02

118 comments

    1. Senza ombra di dubbio e con piena assunzione di responsabilità, il Jacobs Inn. Affitta anche appartamenti (cari!!) ho vissuto lì con la mia famiglia (negli appartamenti) appena arrivato a Dublino ed è sempre stato tranquillo, oltre ad essere estremamente confortevole e strategicamente vicino alla stazione centrale dei bus (ed anche al quartier generale dei Garda – la polizia irlandese). A pochi passi da O’ Connel Street, stazioni della Dart (la metropolitana) e delle ferrovie, vicino al Trinity College (non si sa mai) e purtroppo, vicino anche a Temple Bar (l’affluente in birra del Liffey).

  1. Dice Antonio ben analizzando il quadro sociale delle nostre società:

    Questo è il mercato globale, non perchè non abbia limiti geografici ma perchè non ha più limiti nell’interferire con la vita delle persone.

    Devo dire che ai più e oserei dire a tutti, almeno in Italia, questo passaggio non è chiaro e continuano a tracciare recinti di identità superati dai tempi che non aiutano a poter formare un vero corpo di opposizione…
    Si parla di Podemos… non vorrei scordare che qui in Italia con tutte le pecche di questo mondo esiste già un movimento che nonostante tutto tiene il 20% dell’elettorato

  2. Intervista a Fausto Bertinotti: “Landini? Bravo e intraducibile in politichese. Come Podemos e Syriza”

    Sergio Cofferati: “Questo Pd non rappresenta la sinistra, ma Landini resti nel sindacato”

    e anche questo ce lo siamo giocati

    1. Ho leggiucchiato qua e la le risposte di Landini. Mi pare che abbia in mente una “lunga marcia” mentre tutti (amici e nemici) pensano che dovrebbe prendere/prenderà il primo treno.
      Credo abbia ragione lui.

  3. Pur continuando a seguirvi giornalmente mi sono imposto un “periodo di riflessione” evitando di commentare anche per non sparare puttanate oltre il lecito.Un pensiero però consetitemelo.
    Dopo Civati anche Tsipras mi sta volgendo verso la delusione.A sinistra (ultimo Landini) in tanti si presentano come apportatori di idee e programmi per un nuovo contenitore che , però, nessuno si prende la briga di costruire.Renzi continua imperterrito e vincente nel suo programma di centro-destra senza incontrare ostacoli se non formali o dialettici.Domanda:a che serve continuare a discettare su argomenti , allo stato, senza soluzioni? Seconda domanda alternativa alla prima: c’è del vero nella mia disamina o sto diventando paranoico?

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