Last Minute Sotto Casa

 

Si chiama Last Minute Sotto Casa ed è la nuova frontiera del live-marketing di prossimità. Un’idea che, oltre alle nostre tasche, punta a fare del bene alla sostenibilità del pianeta. La considerazione che ha portato il gruppo di lavoro dell’università piemontese a sviluppare il proprio progetto è molto semplice: ogni sera migliaia di negozianti, prima di chiudere, hanno la necessità di smaltire le merci che non potranno riproporre il giorno dopo. Basti pensare a forni, pasticcerie, macellerie, pescherie, mercati rionali, piccoli market di quartiere. Quale modo migliore di farlo offrendo quei prodotti a un prezzo scontato, ricavando un profitto anziché perderlo buttando la merce?

Ma a chi indirizzare queste offerte? Come farle conoscere in tempo reale? A questa domanda ha risposto Last Minute Sotto Casa costruendo un portale che vuole far incontrare commercianti e persone che abitano nello stesso quartiere. Sono infatti due i canali in cui è diviso il sito: da una parte quello per i negozi, dall’altra quello per i clienti. In entrambi i casi una delle prime mosse sarà indicare la propria posizione geografica, il resto lo farà il sistema di geolocalizzazione.

Il negoziante, una volta registrato, sarà in grado d’inviare offerte (descrivendo il prodotto, il prezzo e la durata della promozione) in maniera mirata. Saranno, infatti, solo i clienti “posizionati” nei dintorni a ricevere (via email) l’offerta, solo per quei prodotti che avranno deciso di voler “tracciare” in fase d’iscrizione al sistema. Oppure potranno venirne a conoscenza controllando in tempo reale su mappa le offerte attive attorno a loro.

Ma perché è così necessaria la prossimità geografica nell’era dell’ecommerce? Per un motivo semplice: a parte la deperibilità del prodotto, un’altra caratteristica delle offerte di Last Minute Sotto Casa è quella di voler riattivare e mantenere saldo il rapporto tra acquirente e venditore. Così, per approfittare della svendita, ci si dovrà poter recare fisicamente e in pochi minuti nel negozio che ha lanciato la promozione.

Partito in forma sperimentale a marzo 2014 e solo per il quartiere Santa Rita di Torino (per recuperare il pane non venduto durante la giornata) oggi Last Minute Sotto Casa sta pian piano raggiungendo molte città d’Italia (e presto anche europee), potendo contare già su una rete di oltre 200 negozi di vario genere e su circa 15mila utenti registrati. È poi in arrivo un’App per rendere ancora più rapido e immediato l’accesso alle offerte. Chissà che in futuro, tornando a casa la sera, dando la solita rapida occhiata allo smartphone non si scopra che proprio a due passi da noi c’è una promozione che ci permetterà di organizzare la cena a metà prezzo.

Come usano dire gli stessi fondatori, con Last Minute Sotto Casa vincono proprio tutti: vince il negoziante, che non spreca guadagnando pure qualcosa; vince il cliente, che acquista prodotti freschi risparmiando; vince soprattutto il pianeta, perché agendo in modo cosciente e razionale si rispettano e preservano le risorse naturali che la Terra quotidianamente ci offre ma che non sono infinite.

INIZIATIVE SIMILI: LAST MINUTE MARKET

Last Minute Market è una società spin-off dell’Università di Bologna che nasce nel 1998 come attività di ricerca. Dal 2003 diventa realtà imprenditoriale ed opera su tutto il territorio nazionale sviluppando progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi. LMM si avvale di un team operativo giovane e dinamico affiancato da docenti e ricercatori dell’Università di Bologna. Con oltre 40 progetti attivati in comuni, provincie e regioni Italiane, LMM ha consolidato un metodo di lavoro efficace ed efficiente che permette di attivare in maniera progressiva il sistema donazioni/ritiri tenendo sotto controllo gli aspetti nutrizionali, igienico-sanitari, logistici e fiscali.

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138 comments

  1. Prometto di finirla ma in realtà la discussione su questo argomento specifico tocca punti davvero importanti. Il punto che mettevo in discussione (ma che non ho mai esplicitato con relativo scorticamento autoinflitto delle ginocchia sui ceci) è quello del trasferimento delle conoscenze di vita o vitali. Per spiegarmi meglio userò le calcolatrici numeriche (non i computer proprio le prime “macchinette”) come esempio. Con il loro apparire è contemporaneamente scomparsa la capacità di saper calcolare radici e logaritmi (e divisioni). Perfettamente d’accordo (e come non potrei?) che il calcolo è una funzione stupida (tanto è vero che è eseguibile da una macchina – questo è un punto che distingue probabilmente la mia generazione da quella attuale, continuo a considerare le macchine stupide la cui “intelligenza” è proporzionale alle intelligenze umane che le progettano) e che sia sicuramente un sollievo affidare oro l’ingrato compito di eseguire noiosissimi calcoli che , certo, non è che aiutassero gli studenti a capire la matematica ma ciò non significa dover smettere di insegnare come si calcola. Perchè la funzione chiave è quella del controllo e validazione dei risultati. Se domani smettessimo di punto in bianco di insegnare la manualità delle operazioni insegnando invece a come usare la calcolatrice si perderebbe totalmente la capacità di controllo. Es., se abituati al “calcolo” siamo, sempre in grado, a grandi linee, di capire l’ordine di grandezza di un’ operazione e se qualcuno ha immesso un dato in maniera errata siamo in grado di percepire che qualcosa non va, ma se non abbiamo assolutamente idea e la funzione “calcolo” è per noi “pigiare i tasti della calcolatrice” risultati infausti senza controllo diventano più probabili. In termini di vita pratica quotidiana, difendo selvaggiamente la produzione di cibo in casa, semplicemente perchè la ritengo una delle più incredibili ed potenti produzioni culturali del genere umano. La valutazione di un cibo “andato” era prima (lo è ancora, ma per quanti) il risultato di un’osservazione e dell’accumulo di informazioni sull’anomalia del “processo” cibo, oggi, si guarda la data di scadenza e nel dubbio si getta via. Trovo allucinante che ci sia bisogno di diffondere informazioni spiegando che lo yogurt non si butta il giorno dopo la scadenza (a seguire burro, marmellate) o che in televisione si senta la necessità di parlare delle muffe. Il passaggio dal “crudo al cotto” nella mia particolarissima opinione è centomila volte più importante delle Piramidi o dell’ingegneria idraulica romana. In tutto questo (accompagnato da operazioni simile nel mondo del lavoro) il processo che vedo è quello della concentrazione della “conoscenza” in gruppi sempre più ristretti di persone che saranno in grado di decidere i destini e le scelte della parte rimanente. Poi, sarà che mi avvio a diventare un vecchio bacucco ma stranamente continuo a percepirmi come un barbaro che non si lascia addomesticare dalla “lex romana”.

    1. Sono perfettamente d’accordo, come ricordavo ieri, equiparando cibo = merce i concetti del “mercato” hanno la loro ragione, se invece equipariamo cibo = cultura/sapere, continuo a difendere su questo punto Carlo Petrini, i concetti del “mercato” hanno un altro valore… Questa discussione che pare estranea alla ”politica” ne è quasi l’essenza… come con il cibo dobbiamo tornare “alla politica fatta in casa”

  2. una considerazione
    c’è sempre “ben altro” di cui occuparsi
    qualcosa di più importante da fare
    qualcosa di più urgente da fare
    qualcosa di più impattante da risolvere, al punto che le nostre piccole azioni sono ininfluenti

    quando lo dicono i politici ci incazziamo.
    però noi ci autoassolviamo

      1. non mi riferisco solo a questa discussione, beninteso, e mica solo a questo blog.
        ultimamente mi sta venendo n po’ l’orticaria per come tendenzialmente vengono portate avanti le discussioni. Vale in generale, ma la rete amplifica le cose.
        l’altro giorno parlavo del “cambio binario” in una discussione, per non rispondere direttamente alle obiezioni…..
        sarà che, proprio per una questione di “cambio binario” è quasi una settimana che aspetto una risposta nel merito ad un’obiezione che ho fatto ad un tizio…e mi è sempre stato risposto altro…

    1. Hai messo un punto a fuoco in maniera estremamente chiara ed è esattamente il contrario. Le nostre piccole azioni sono influenti ed anche tanto. Ma, ti chiedo, avevamo bisogno del software e dell’app per decidere di agire (tralasciando, che come detto, la grande distribuzione – credo di averlo detto – in altri paesi ed anche in Italia da quello che leggo, ha già da tempo preso atto di questa situazione, offrendo a prezzi inferiori cibo prossimo alla scadenza o consegnandolo ad organizzazioni di volontariato – e ci guadagnano lo stesso diminuendo il volume di rifiuti prodotto) in maniera da riprendere in mano parte delle nostra vita? Salvare il pianeta è il risultato di tante piccole azioni ma non di azioni che nascono in funzione del salvataggio del pianeta. Un pò come le auto elettriche, alla fine dovremmo produrre elettricità comunque, ci sarà il problema dello smaltimento delle batterie e, a mio parere l’aspetto più importante, con questa scusa si continuerà a produrre automobili che verrano usate per i percorsi di duecento metri, tanto non inquino e saluti e baci al trasporto pubblico.I centri urbani saranno ancora invasi da migliaia di automobili e ci sarà bisogno di nuovi parcheggi, sotterranei e vai con il cemento,l’acciaio, la gomma…….la produzione probabilmente aumenterà ma tanto le fabbriche a carbone saranno in Cina, che se lo respirino loro lo smog, la nostra aria sarà pulita (forse).
      In quanto all’autoassolversi é esattamente il contrario. Nella mia religione il perdono e la confessione non sono contemplate, né tantomeno il mantra “non lo fò per piacer mio, ma per dare una possibilità al pianeta”.

      1. le nostre piccole azioni sono influenti, ma non vengono percepite come tali.

        c’è bisogno di un software per conoscere le offerte?
        se hai tempo te le vai a cercare da solo
        la grande distribuzione per informarti sulle offerte ti manda le mail, se sei nel loro database (che differenza c’è con un software?) oppure ti riempie la casella di volantini (che se per sfiga tira vento inzozzano le strade)
        il piccolo negozio queste possibilità non le ha

        quindi ti chiedo: perché demonizzare questo software?

        1. e
          al di là dell’utilità pratica del software
          se serve anche solo a sensibilizzare la popolazione…ben venga

          somma di piccole azioni: non so se è corretto dire che non sono fatte in funzione di “salvare il pianeta”
          perché altrimenti succede esattamente quello che dici tu, se non hai chiaro in mente l’effetto globale della somma delle singole azioni.
          poi si sa, la popolazione se non la colpisci nel portafoglio (o non la obblighi per legge) difficilmente farà qualcosa solo per ideologia

        2. Non demonizzo niente, credo di averlo detto innumerevoli volte. Mi sta bene che abbia successo. Mi colpisce il fatto che per agire secondo “logica” ci sia bisogno di qualcuno che ci fornisca la logica. Tutto qui (un pò mi colpisce anche il fatto che tu non prenda serenamente in considerazione tutto l’insieme delle mie considerazioni che non attaccano l’ iniziativa ma semplicemente considerano altri aspetti, appunto, non concedendo nessuna autoassoluzione). Se mi permetti la battuta, mi sembra un dibattito tra un calvinista ed un cattolico in cui l’oggetto del contendere sia: perchè demonizzi la startup della confessione?

          1. leggendo (forse un po’ di fretta) ho invece la sensazione che tu voglia “demonizzarlo”
            per quanto riguarda il resto, guarda che più o meno diciamo le stesse cose…ma con linguaggio un po’ diverso. al punto che evidentemente non ci siamo capiti

        3. Per quanto affascinanti, i “software di quartiere” rappresentano una sconfitta sociale.
          Non devo preoccuparmi se ignoro il nome del mio vicino di pianerottolo o del panettiere all’angolo, i nostri dati-merce potranno comunque comunicare tra loro.

    2. Quanti pianeti devo salvare oggi per fare il mio dovere di “abitante positivo dell’universo”?
      Per immaginare e agire si deve definire un “campo di battaglia” (repeat) e per definirlo bisogna conoscerlo a memoria millimetro per millimetro. Tutto il resto è ansia o fantasia.

  3. (Ci sono delle giornate….continua)

    Dal documento costitutivo (vocabolo mio, inutile dire che sui giornali è usato fondativo – sarà perché quando andavo alle scuole elementari c’era la società “Dante Alighieri”, mah….):

    “Perché lo Stato può ritrovare la fiducia dei cittadini riducendo la propria presenza là dove non è indispensabile, recuperando capacità di tutelare i più deboli ed efficienza nelle proprie missioni fondamentali, restituendo dignità al lavoro di tutti e non solo a coloro che sono diventati adulti nel corso del Novecento. Perché l’idea della persona e il valore insostituibile della sua capacità di iniziativa possono restituire al welfare la funzione di motore di opportunità e strumento di mobilità sociale, valorizzando ad ogni livello i principi della sussidiarietà e completando la riconciliazione della sinistra con l’impresa privata. Perché i livelli della tassazione, che in Italia sono ormai vicini a superare ogni soglia di tolleranza, possono essere ridotti proseguendo nello spostamento della pressione fiscale dal lavoro e dalla produzione verso le rendite e la lotta all’evasione. Perché i partiti politici possono e devono ritrovare la propria vitalità aprendosi a meccanismi di trasparenza, competenza e contendibilità per la selezione delle proprie classi dirigenti. Perché la coesione sociale, il fondamento più solido dell’identità repubblicana del Partito Democratico, deve essere concretamente alimentata nel superamento in chiave europea dei tanti corporativismi che il nostro paese ha ereditato dalla crisi del modello novecentesco di rappresentanza economica e sociale.”

    Di sicuro non hanno bisogno di lezioni di neolingua.

  4. Barbara ha ragione da vendere. Compratela dopo le 18, che vi fa lo sconto.
    p.s. nella mia zona comunque non ci sono esercenti che hanno aderito.

  5. risotto ai funghi porcini

    Ingredienti:
    Porcini 400 g
    Riso Carnaroli (o Arborio) 320 gr
    Burro 60 g
    Olio di oliva 2 cucchiai
    Cipolle 1 piccola dorata
    Aglio 1 spicchio Sale q.b.
    Pepe macinato al momento a piacere
    Prezzemolo tritato 2 cucchiai rasi
    Parmigiano reggiano grattugiato 50 gr
    Brodo vegetale 1 l

    Preparazione

    Mondate i funghi porcini togliendo la terra alla base del gambo, staccando le cappelle dai gambi e strofinandoli delicatamente con un panno umido e pulito (o con carta da cucina inumidita).

    Una volta puliti i funghi porcini, affettate sia le cappelle che i gambi

    In un tegame piuttosto capiente mettete a fondere metà del burro indicato, quindi aggiungete la cipolla mondata e tritata finemente e lasciatela appassire senza farle prendere colore; unite anche il riso e fatelo tostare per due minuti, quindi aggiungete un mestolo di brodo vegetale e lasciate cuocere a fuoco moderato, mescolando e unendo poco brodo quando serve.

    In un altro tegame di acciaio, o di materiale antiaderente, mettete l’olio e uno spicchio di aglio schiacciato che farete rosolare qualche istante; unite poi i funghi precedentemente puliti e tagliati a fette.
    Fate saltare i funghi a fuoco allegro, aggiungendo a metà cottura il sale e in ultimo il pepe macinato al mulinello; aggiungete, se necessario, poco brodo vegetale fino a terminare la cottura (deve durare un massimo di 10-12 minuti totali), poi spegnete il fuoco e, se volete, aggiungete 2 cucchiai rasi di prezzemolo tritato.Cinque minuti prima che il riso termini la sua cottura unite i funghi precedentemente preparati, tenendone da parte 2 cucchiai che vi serviranno per guarnire i 4 piatti di risotto.
    A cottura avvenuta, spegnete il fuoco, aggiungete il parmigiano grattugiato e il restante burro, mantecate per bene il tutto e lasciate riposare qualche secondo.

    A questo punto, dividete il risotto in 4 piatti, guarnite la sommità di ognuno di essi con i funghi tenuti da parte e servite immediatamente portando a tavola dell’altro parmigiano grattugiato in modo che i commensali, se lo desiderano, si possano servire da soli.

    vino: un chianti o un dolcetto d’alba non troppo maturi

    1. > A cottura avvenuta…
      il cuore del chicco deve restare leggermente croccante, se fai il risotto ‘pappone’ ti spedisco a fare la mondina in Siberia… scalzo.

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