Non solo chiacchiere – Solidarietà per tutti (S4A)

intro e traduzione di nammgiuseppe

revisione di Antonio “Boka” e Lame

Qui sotto e nella sezione ‘Solidarietà per tutti (S4A)’ potete trovare il link al pdf della traduzione del secondo documento dell’associazione greca.
Ora chi lamenta che in questo blog si faccia solo accademia può costatare un primo piccolissimo tentativo di affiancare alla pur piacevole osteria un laboratorio che qualcosa oggi ha prodotto e molto altro potrebbe produrre se lo vogliamo.
Invitiamo tutti a diffondere il link alla propria lista di contatti e a suggerire iniziative integrative o parallele.
E’ comprensibile e legittimo coltivare aspettative di incidere in misura maggiore e più efficace sulla politica locale, nazionale e internazionale e certamente ciascuno di noi è già impegnato negli spazi e con i compagni di strada con cui condivide maggiori affinità e competenze.
Il nostro blog non pretende di essere alternativo a quegli impegni e, anzi, nella misura in cui riesce a sostenerli mettendo a disposizione uno spazio di dibattito/intrattenimento svolge, crediamo, una funzione comunque utile.
Tuttavia alcuni di noi, nella consapevolezza che intelligenze e capacità esistono nel nostro gruppetto provano una certa insofferenza per la difficoltà di coagularle in un minimo comun denominatore di attività concreta rivolta all’esterno.
Queste traduzioni offerte a Solidarity for All e alla collettività degli interessati sono un tentativo di metterci a disposizione di un bene comune. Un tentativo, senza retorica, umile. E anche un piccolo banco di prova della possibilità di privilegiare ciò che unisce piuttosto che insistere a cavillare su ciò che divide. La ricerca della perfezione, unanimemente riconosciuta, di un progetto di ambiziosa portata è troppo spesso ciò che impedisce di prendere in mano pala e piccone e cominciare a scavare le prime, sperimentali, fondamenta.

S4A2014-2015 – Scarica il documento

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75 comments

  1. LA BU0NASCUOLA

    Da notare che la Finlandia, nelle classifiche internazionali sulla scuola, è sempre stata ai primi posti.

    «Matematica e geografia, addio! La Finlandia cancella le materie. Nelle scuole s’insegnerà per «grandi temi» trasversali a diverse discipline non più per singoli soggetti. Così i ragazzi possono imparare a risolvere i problemi»

  2. In merito al commento di Namm. Poichè, come più volte ci siamo detti e ripetuto, i “nodi” ci sono e sono tanti si tratta di agganciarne uno alla volta e non pensare a come creare la rete. La rete si formerà (se esiste) spontaneamente e solo allora ci sarà bisogno di pensare ad una strategia globale (e sempre qui a ripetere magicamente il trapasso da quantità a qualità, caro vecchio Hegel).
    In termini operativi, proporrei di scegliere un altra organizzazione che opera concretamente (anche se fosse solo la proposta di un pensiero diverso). Si tratta di capire che non siamo soli. A questo punto possiamo mettere a disposizione, intelligenze, esperienze, astuzia e logorrea (presente!)

    Proporrei la scelta tra organizzazioni “giovani” fatte di “giovani” nel senso non legate a figure simbolo o urnario del passato. Ho qualche idea, ma prima vorrei sentire le proposte.

  3. Vorrei, se mi è consentito, richiamare l’attenzione per un momento sul contenuto del post, perché è una faccenda che mi starebbe personalmente piuttosto a cuore (il che non implica che debba stare a cuore ad altri né che un eventuale dissenso mi induca a ridurre la simpatia per l’ “osteria”). E’ solo una questione di distribuzione delle mie energie tra qui e znetitaly,
    La domanda è (rimane): vogliamo provare a tentare di individuare un paio di iniziative concrete sulle quali siamo passabilmente d’accordo e dedicarci un po’ di tempo ed energie senza proporci di cambiare il mondo ma solo di rendere un servizio ad alcuni di quelli che stanno in prima linea.
    Ribadisco, fino alla nausea: posso supporre che ciascuno sia impegnato su un proprio fronte dove si sente più utile/efficace/coerente con le proprie convinzioni. Per cui non c’è nulla di male a preferire che questo spazio resti prevalentemente dedicato a scambi più o meno ‘intellettuali’ e/o cazzari.

      1. Mi assolvo…ho tentato subito postando un diverso punto di vista (che doveva farci riflettere proprio su differenza tra solidarietà sociale e coalizione politica).

        (‘Sti vecchietti incorreggibili se la suonano e se la cantano da soli)

          1. Democratico? Consiglio una revisione dell’ultima dispensa del PdC, democratico è chi decide avendo la maggioranza (senza tenere conto che rappresenta, in ogni caso, la totalità del paese). Sono un ex-centralista che aspetta che la presidenza glia dia la parola (e che ascolta persino gli interventi degli altri senza profferire parola).

    1. Sono con te. Del resto, come alcuni sanno, io sono una “donna del fare” e quindi mi prudono le mani.
      Che si fa? Qualcuno ha un’idea?

      1. Beh, per il momento qualcosa è stato avviato. Per me il problema è solo cercare di capire quanto sia condivisa tra noi l’idea del “fare” qui, o da qui o, insomma, sotto l’etichetta ‘transiberiani’ e verso l”esterno’.
        Intanto mi rifugio nel privato e vado a pranzare.

  4. Sottotraccia, anche se, almeno secondo me, con qualche svarione si definisce sempre più chiaramente cosa ci aspetta.
    Ricordo qui, uno dei punti della definizione di “scambio” di Kotler:
    “Entrambe le parti possono accettare o rifiutare lo scambio”.

    Il sindacato è una delle risposte del movimento operaio allo scambio “ineguale” nel rapporto di lavoro subordinato. Un operaio, un impiegato di fronte all’imprenditore non è certamente in grado di effettuare una scelta totalmente libera (ricordate i vecchi economisti classici? L’imprenditore può resistere per almeno un anno o due, il lavoratore, forse qualche settimana) ma la contrattazione collettiva elimina (quasi del tutto) o perlomeno attenua questa disuguaglianza (giusto per far funzionare il mercato, vogliamo o no un mercato libero e funzionante?).
    Tenendo presente questo pistolotto, leggo l’intervista a Taddei (detto di passaggio. le sue interviste e/o articoli sul sito del PD sono peggio di un romanzo di S. King, in particolare, “The Mist”).
    Si tratta del passo successivo del Jobs Act, la rappresentanza sindacale.
    Quoto Taddei:
    ” «Con il contratto a tutele crescenti, la Naspi, gli incentivi fiscali della legge di Stabilità abbiamo dato il più grande incentivo al lavoro tutelato. Stiamo riportando le false partite Iva e i precari nel perimetro della contrattazione collettiva con tutte le tutele a essa collegate. Ora offriamo alle parti sociali di contare di più».

    Come?

    «A livello di contratto collettivo, ma completiamo il quadro favorendo la contrattazione decentrata che avverrà con le forze sociali più rappresentative a livello territoriale».

    Lo sbilanciamento sulla contrattazione accentrata non creerà diversificazioni pericolose a seconde di chi conta di più in un`area rispetto a un’altra? C`è il rischio di un far west delle regole?

    «No, se c’è un sindacato particolarmente rappresentativo in un`area è giusto tenerne conto».

    Segue poi una chicca dell’intervistatore (che descrive al meglio la qualità che si muove da quelle parti) che cita l’ art. 49 della Costituzione come obiettivo di modifica relativo alla rappresentanza sindacale. Ora capisco che i tempi sono cambiati e che forse ad Economia il Diritto Sindacale sarà un’ anticaglia considerata inutile ma, ai miei tempi nella parte speciale di Storia Economica (relativa all’Italia in particolare) era inclusa una dispensina, poca roba, giusto per non essere degli sprovveduti, una ventina di pagine.
    L’art. della Costituzione che tratta dei sindacati è il 39 ed è uno di quelli non attuati (sempre che non mi sia distratto e continui a perdere colpi tra età che avanza e depressione). La storia della sua mancata attuazione che avrebbe risolto non pochi dei problemi dei sindacati (registrazione, controllo pubblico del numero degli iscritti, ecc. ecc) è in parte dovuta alla resistenza della CISL che era minoritaria e non ne gradiva alcuni effetti e in parte al clima post-fascismo in cui un controllo dello stato sui sindacati evocava brutti ricordi. Ma, potete tranquillamente ricercare, lo consiglio, aiuta ad avere un quadro più chiaro della situazione.
    Ora, se si volesse parlare della completa attuazione dell’ art. 39 sarebbe un bene (rendiamola operativa questa maledetta costituzione, vuoi vedere che molti dei problemi derivano dal fatto che i giovanotti dell’epoca avevano pensato ad un organismo complesso e noi lo abbiamo lasciato monco?) ma qui invece, a me pare (per carità, i gufi sono inclini alle sciagure), si fa un altro passettino verso lo scambio ineguale in nome dell’efficienza e del “dare maggiore potere e rappresentanza ai lavoratori” anzi il termine esatto è “protezione” (il che mi fa pensare, scusate, il paragone che pensino a dei condom ritenendoci dei “cazzoni”).

    http://www.partitodemocratico.it/doc/276285/taddei-la-rappresentanza-deve-cambiare.htm

    PS Quello che dice Heiner merita attenzione, torno al lavoro, me lo rileggo e ci ripenso (ci ho già pensato ma non ho più tempo)

    1. Una piccola precisazione a proposito del cretinismo acuto dell’intervistatore (spero che Taddei non si sia scritto le domande). Gli avevo dato credito di una semplice svista tra 39 e 49, poi ho riletto, lui parla di associazione e quindi dell’articolo 18. Evidentemente non capisce la differenza tra libertà di associazione e libertà di organizzazione ma qui si tratta di far funzionare la democrazia, quindi si faccia e si decida. Cosa esattamente e come non interessa a nessuno.

  5. caro compagni, non è che le prefica attragga molta simpatia (se proprio, allora senza il pre-).
    mi pare che non ci capiamo.
    cosa chiedono tutti i grandi partiti italiani: agire presto, agire subito, cambiare tutto, rottamare, tutti a casa, tutto nuovo, miracoli italiani, fuori gli immigrati, e così via.
    ne trovate qualcuno che dica: facciamo un tavolo e ragioniamo? attendiamo che passi perché quel che abbiamo è perfetto? salviamo questa costituzione perché ci ha portato il bengodi (anche se pare che nessuno se ne renda conto)? facciamo un convegno?

    ora, in ogni caso mi chiederei il perché. e il perché è dato dal fatto che l’italia vorrebbe uscire da una stagnazione percepita come tale da (quasi) tutti.

    quali proposte abbiamo? io guarderei in avanti, cercherei di rilanciare. renzi tocca dei tasti, grillo altri (maanche simili), berlusconi altri ancora (maanche simili), salvini altri ancora (maanche simili). è possibile spostare l’asticella delle priorità? non credo, visto che l’unico che potrebbe far qualcosa è grillo e non lo farà mai.
    allora comincerei a pensare a una marcia di lunga durata (senza dimenticare il presente: ogni battaglia è possibile, se vogliamo. prendiamo la scuola: qualcuno ha visto presentare grandi progetti alternativi? possibile che i sindacati non abbiano trovato un accordo per qualche punto comune da opporre? se non ora: quando? dite che sia impossibile smuovere qualcosa? sulle partite iva freelance hanno dovuto fare dietro front, sulla legge fornero pare che si arrivi a delle modifiche, e anche alcuni cambiamenti nelle riforme istituzionali sono state raggiunte con battaglie politiche – per me assurde, se ne dovevano fare altre, ma tant’è).
    ma torno a bomba: lotta di lunga durata, ma pensando sempre avanti. la difesa dell’esistente non va. è possibile modificare il welfare in modo credibile e funzionale? (per dire: ho la sensazione che il reddito di cittadinanza, per quanto in effetti necessario, porti chissà perché a dei dubbi di funzionalità…), è possibile ridisegnare funzione e ruolo del sindacato (la cui credibilità è rosa dall’interno, non dall’esterno), è possibile salvare la capra del risparmio necessario (dello stato) con il cavolo del funzionamento della pa?

    ma magari mi sbaglio. boh. è solo quello che penso

    1. Appunto. Il problema non è lasciare tutto come è perché è perfetto. Il problema è proporre soluzioni semplicistiche propagandandole come taumaturgiche (e nasconderci dietro operazioni che vanno nella solita direzione). Se chi prova a ragionare viene deriso, perchè il ragionamento è complesso e serve solo azione, non c’è storia. Buttiamo il cuore oltre l’ostacolo, in una direzione qualunque.

      1. Resta il fatto, sarà un caso, che fosse stato per molti dei “ragionatori” nulla si sarebbe fatto.

        Di quanto tempo hanno bisogno per arrivare a una conclusione? dieci? venti? trent’anni?

        Tutto si può discutere all’infinito (alcune questioni si dibattono da millenni) ma in politica è necessario assumersi la responsabilità di una decisione che per forza di cose scontenterà qualcuno.

        Personalmente preferisco buttare il cuore oltre l’ostacolo che rinchiudermi a difesa dell’esistente o peggio a rimpiangere il passato.
        😉

        P.s. come dico sempre, proporre cose che non hanno alcuna possibilità concreta di essere tradotte in atti concreti EQUIVALE a non fare nulla.

          1. Io mi assumo la responsabilità di QUESTO cambiamento perché l’ho fortemente voluto fin dalla fondazione del Partito Democratico.

            Mi piacerebbe che anche altri si assumessero la loro.

            Tirarsi sempre fuori o guardare le cose dall’alto è un po’ troppo “facile”.

            1. Non parlavo di responsabilità, non mi interessano altrimenti avrei fatto il giudice. Mi riferivo solo alla percezione di cambiamenti attuati in una direzione ben precisa e giustificati ogni volta con la manfrina del parlamento che non decide (che poi a vedere i tempi dell’approvazione di certe leggi, anche in passato, che manco i treni giapponesi).

              Come sempre, la chiosa, ritengo sia per qualcun altro, in qualche altro luogo e tempo.

              1. L’unico provvedimento veramente significativo prodotto in questi vent’anni è stata l’entrata nell’euro. Un momento di lucidità? culo? (anche allora c’era chi andò sull’Aventino)

                Per il resto non vedo proprio cosa possiamo vantare, soprattutto al confronto con gli altri.

                Grazie alle leggi elettorali “all’italiana” per accontentare tutti e nessuno come “il bipolarismo di coalizione,” una cazzata senza pari, ne più ne meno che un proporzionale mascherato da maggioritario che di fatto ha prodotto uno STALLO ventennale (veti, ricatti, rimandi, pastrocchi, ecc.).
                Altro che Segni.

                Per non parlare del porcellum studiato apposta (Calderoli inqualificabile per questo) per rendere impossibile la governabilità al senato in previsione di una vittoria del centrosinistra.

                Se a te questo sembra privilegiare la governabilità…

        1. Di leggi, proposte, modifiche etc., negli ultimi trenta, ma anche quarant’anni ne sono state proposte a migliaia, ovviamente non sono mai state prese in considerazione, sono però sempre passate leggi inique di stampo, quelle si, conservativo e io direi anche reazionarie. legge Biagi, legge 40 sulla procreazione assistita, legge sulla clandestinità, possibilità di trattenere profughi e migranti nei cio fino a 18 mesi, addirittura, ma poi boicottata dai medici, la denuncia dei “clandestini” che richiedono cure sanitarie; nulla su coppie di fatto,omosessuali, adozione, almeno ai single o a single che hanno già un affido. Oggi si vuole uscire dalla “palude” (vorrei sapere come abbiamo fatto ad entrarci) tramite job act, buona scuola e sblocca italia, più che gettare il cuore oltre l’ostacolo è più un buttarsi dalla finestra.

    2. (i vantaggi di essere ambidestri…mentre mordo il panino…)

      Caro Heiner, è molto chiaro che ti sei perso l’ultimo “giallo” edito a puntate tra TV, giornali e piazze.
      Te lo suggerisco, si tratta di: “Chi ha ucciso la Politica?”. Basato su uno schema narrativo ben conosciuto e solido. La scena dell’omicidio è il prologo, l’assassino è noto. Si tratta di incastrarlo. Il primo grande indiziato è il “tempo”, no, non l’ora del delitto ma proprio il tempo.
      Il colpevole, in realtà, è un mago dei travestimenti. Nel tentativo di attribuire la colpa al “tempo politico” adotta un primo travestimento, quello del “tempo non politico”, una piccola variazione che lascia gli osservatori indecisi nell’identificazione ma inclini ad interpretare l’omicidio come un suicidio della Politica, depressa dall’Ideologia. Il tempo non politico è infatti immune dalle tentazioni ideologiche e quindi non può aver avuto alcun ruolo nell’efferato e brutale assassinio. Qualcuno, non convinto, obietta che il “non” lascia però dei sospetti a causa del “non volere” che il tempo sia politico. Il nostro a questo punto adotta un ulteriore travestimento per liberarsi da qualsiasi sospetto. Diventa “tempo esecutivo”. Ma anche qui, il team di investigatori parte con una serie di domande stringenti: “Quindi tu non vorresti ad intralciare la tua azione i ritardi imposti dal “legislativo”, nè tantomeno i controlli del “giudiziario”. “Ma niente affatto!”, l’ineffabile faccia di brozo, “io voglio solamente tirare dritto, lavorare, fare”. In mancanza di prove, lo rilasciano e l’omicida decide che ha bisogno di assumere un’identità che lo renda libero da ogni sospetto. Ecco che assume l’identità di “tempo tecnico” che lo libera dall’uso del “devo, perchè altrimenti chi altri?” nella sua identità di “esecutivo” e lo sostituisce con “amministro e metto in ordine secondo la logica delle cose, non rappresento nessuno e perciò tutti, non c’è differenza tra me ed un altro tecnico, anzi, la vera differenza consiste nel fatto che io faccio”. A questo punto un investigatore pone una domanda apparentemente semplice: “dì un pò, ma perchè non usi mai ho fatto, farò e parli sempre al presente?”
      “Perchè mio caro agente, per esserci un delitto deve essere avvenuto, io in realtà sono il presente se un delitto c’è stato non posso averlo compiuto per il semplice motivo che deve essere avvenuto perlomeno qualche momento fa, ma io non potevo esserci, per definizione”.
      Il caso verrà archiviato per l’improvvisa sparizione del corpo del delitto e per citare la PFM, “La morte non muore”.

      Perdona, lo sproloquio, scrivere è la mia terapia tranquillante. Scrivi delle cose così normali (trattasi di complimento), da sembrare totalmente irrazionale.

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