UNIONS!

Unions!

 Manifestazione nazionale Fiom-Cgil

 Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, Legalità, Reddito, Europa.

 Roma, 28 marzo 2015

Piazza Esedra ore 14  | Piazza del Popolo ore 16

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Info: Percorso e Pullman

La conferenza stampa

Testa del corteo e oratori

Sul palco si alterneranno le voci dei lavoratori e la musica de “Il Muro del canto” fino ad arrivare all’intervento conclusivo di Maurizio Landini. A seguire ancora musica per chiudere la manifestazione.

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177 comments

  1. Ho raccontato, credo ai tempi di Civati, delle “pelatrici” nelle fabbriche alimentari negli anni ’60, che scendevano intruppate in vecchie corriere con il o la “caporale che le prelevava dalle loro case, 12 e passa ore di lavoro senza potersi muovere ed innaffiate di tanto in tanto con l’acqua perchè non potevano andare al bagno. Ecco, l’articolo di oggi sul Manifesto, mi ricorda perchè, forse, è necessario sapere prima di innamorarsi del moderno e sparare a zero sulle “idee inermi” della sinistra.

    http://ilmanifesto.info/nella-fabbrica-modello-si-muore-sulle-linee/

  2. Landini alla piazza: “L’articolo 18 ce lo riprendiamo”

    —  Antonio Sciotto

    La coalizione sociale a Roma. Decine di migliaia di persone al debutto del nuovo movimento lanciato dalla Fiom. «Renzi alleato a Confindustria e Bce: i diritti li riconquisteremo con i contratti e cancellando il Jobs Act». Il saluto di Rodotà, gli studenti e le associazioni. “Unions”, come agli albori del sindacato

    Nei primi due mesi dell’anno sono stati assunti 79 mila lavo­ra­tori a tempo inde­ter­mi­nato? Bene, io vor­rei che ne fos­sero con­trat­tua­liz­zati milioni. E vi dico di più: que­sti non devono essere gli ultimi assunti con l’articolo 18, visto che poi in marzo è entrato in vigore il Jobs Act. Noi dob­biamo fare in modo che anche tutti quelli presi dopo, in aprile, in mag­gio, abbiano gli stessi diritti. E lo faremo con la con­trat­ta­zione, e can­cel­lando le leggi ingiu­ste fatte da que­sto governo». La sfida di Mau­ri­zio Lan­dini a Mat­teo Renzi parte da una Piazza del Popolo stra­colma, con decine di migliaia di per­sone venute da tutta Ita­lia per fare “coa­li­zione sociale”: applau­dono più volte durante l’intervento del lea­der Fiom, rico­no­scen­do­gli deci­sa­mente un ruolo da lea­der che supera il recinto del sin­da­cato. Ci sono asso­cia­zioni, stu­denti, tanti pezzi della Cgil, mol­tis­simi ope­rai e ope­raie della Fiom con la clas­sica felpa rossa.

    Ci sono anche alcune ban­diere e lea­der di par­tito — quelli di sini­stra — ma Lan­dini sem­bra non vederli nean­che, per­ché è tutto pro­iet­tato in un pro­getto che vuole essere qual­cosa di total­mente ine­dito: «Siamo in una fase sto­rica in cui ci sono tan­tis­sime per­sone che per vivere hanno biso­gno di lavo­rare, e que­ste per­sone sono fram­men­tate, divise, in com­pe­ti­zione tra loro. La poli­tica non risponde ai loro biso­gni e infatti l’astensionismo è alto e in cre­scita. Abbiamo scelto Unions come slo­gan della nostra mani­fe­sta­zione pro­prio per richia­mare la nascita del sin­da­ca­li­smo, in Inghil­terra nell’Ottocento, quando i lavo­ra­tori si coa­liz­za­rono per impe­dire alle aziende di vani­fi­care i loro primi scio­peri chia­mando in fab­brica gli stra­nieri. Quel diritto alla coa­li­zione è quello che ci vogliono togliere oggi: il governo si è coa­liz­zato con Con­fin­du­stria e la Bce e ha can­cel­lato lo Sta­tuto dei lavo­ra­tori senza alcun man­dato dal popolo, senza che nes­suno gli abbia mai votato que­sto programma».

    «Il sin­da­cato non fa un par­tito — riprende Lan­dini, per rispon­dere all’attacco che gli fa il governo — e anzi io ho sem­pre detto che i mag­giori pro­blemi sono venuti dalla poca auto­no­mia dei sin­da­cati dai par­titi. Però il sin­da­cato fa poli­tica, deve avere un’idea gene­rale, per dire come stanno i lavo­ra­tori anche fuori dalle imprese. Già Di Vit­to­rio, quando pro­pose l’idea di uno Sta­tuto dei lavo­ra­tori nel 1952, lo scrisse come Sta­tuto dei cit­ta­dini lavo­ra­tori. Per­ché ci sono diritti che prima ancora del lavoro devono essere della cit­ta­di­nanza, e noi dob­biamo unirci pro­prio per poterli assi­cu­rare a tutti quelli che lavo­rano, siano dipen­denti o auto­nomi: alla stessa man­sione deve cor­ri­spon­dere la stessa paga, e poi tutti devono avere ferie, malat­tia, infor­tu­nio, maternità»

    È, in nuce, il nuovo Sta­tuto dei lavo­ra­tori che la Fiom, insieme a tutta la Cgil, si appre­sta a scri­vere e a pro­porre il Paese. Con la pos­si­bi­lità di andare a un refe­ren­dum abro­ga­tivo del Jobs Act. E spe­rando che tutto non si risolva in un eser­ci­zio vel­lei­ta­rio: Ste­fano Rodotà, in un inter­vento applau­di­tis­simo dalla piazza, ha messo in guar­dia da que­sto peri­colo. «In 15 anni da par­la­men­tare — ha spie­gato il pro­fes­sore, che è anche tor­nato ad accu­sare il governo Renzi di «un certo auto­ri­ta­ri­smo» — non ho mai visto discussa una pro­po­sta di legge: la spe­ranza ora è che ven­gano modi­fi­cati i rego­la­menti. E quanto al refe­ren­dum, se non si pre­para bene, si rischia il boo­me­rang». Quindi ok alla coa­li­zione sociale da parte di Rodotà: «Ce n’è biso­gno, per ricreare una cul­tura che rimetta al cen­tro della cit­ta­di­nanza il lavoro».

    Una lunga tirata, il segre­ta­rio della Fiom l’ha riser­vata a Renzi: «Ci siamo stan­cati di spot elet­to­rali, di slide e balle per­ché biso­gna avere il corag­gio di dire la verità e di cam­biare vera­mente il Paese». Il governo Renzi, secondo Lan­dini «ha una logica padro­nale», «sta met­tendo in pra­tica le indi­ca­zioni che veni­vano dalla let­tera della Bce» inviata nell’agosto 2011 e «sta pro­se­guendo come i governi pre­ce­denti, Monti e Letta, e anche con un peg­gio­ra­mento rispetto al governo Berlusconi».

    Con­tro la «coa­li­zione del governo, con Con­fin­du­stria, Bce e finanza», Lan­dini pro­pone quindi la sua idea di «unità tra le per­sone che per vivere devono lavo­rare»: e cita a pro­po­sito non solo un padre nobile della sini­stra, festeg­giato in que­sti giorni per i suoi 100 anni (li com­pie il 31 marzo), Pie­tro Ingrao. Ma anche papa Gio­vanni XXIII: «Lui diceva: se vedi qual­cuno che cam­mina accanto a te, non chie­der­gli come si chiama e che cost fa, ma dove sta andando. E se la sua dire­zione è anche la tua, quel per­corso fatelo insieme».

    Tra le pro­po­ste su cui con­cen­trarsi, Lan­dini vede come prio­ri­ta­ria una vera lotta alla mafia e alla cor­ru­zione (e rin­gra­zia per la sua pre­senza alla mani­fe­sta­zione la pre­si­dente della Com­mis­sione Anti­ma­fia, Rosy Bindi), ma anche «due misure pro-occupazione: una riforma delle pen­sioni per abbas­sare l’età di uscita, e la dimi­nu­zione dell’orario di lavoro, come abbiamo già fatto alla Ducati, alla Car­raro, alla Volk­swa­gen, dove l’azienda gua­da­gna in pro­dut­ti­vità e il lavo­ra­tore in migliori con­di­zioni di vita, per­met­tendo anche ad altri di pren­dere un posto».

    Il lea­der Fiom ne ha anche per il pre­si­dente di Con­fin­du­stria, Gior­gio Squinzi, che ieri aveva liqui­dato i sin­da­cati come quei sog­getti che «fre­nano il Paese»: «Invece di fare la morale, per­ché la Con­fin­du­stria non cac­cia tutte le imprese che pagano il pizzo o le mazzette?».

    La coa­li­zione sociale con­ti­nuerà il suo per­corso, che è solo all’inizio, Lan­dini lo dice alla fine di Unions: e a Renzi chiede di «andare in Europa non per rega­lare cra­vatte a Tsi­pras ma per cam­biare le poli­ti­che euro­pee che ci stanno ammazzando».

    Tra gli inter­venti, quello di Giu­seppe De Marzo, di Libera, che ha avvi­ci­nato l’attività dell’associazione di don Ciotti alla coa­li­zione sociale. Ales­san­dro Torti, di Strike mee­ting, che ha por­tato l’esperienza degli stu­denti e dei pre­cari, ricor­dando il recente Bloc­cupy Bce a Fran­co­forte. Gio­vanna Cavallo diAction ha par­lato delle migliaia di fami­glie sotto sfratto. Dome­nico Mau­geri diTavolo verde, per un’unione con gli agri­col­tori. E poi una pre­ca­ria della scuola, e una dele­gata Fiom maroc­china. Gustavo Zagre­bel­sky ha inviato una let­tera di soste­gno all’iniziativa.

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