Le rivalità inter-capitaliste

di Jack Rasmus – 10 marzo 2015

Stralci estratti da nammgiuseppe

Traduzione integrale http://znetitaly.altervista.org/art/17078

Il capitalismo, per sua natura, è basato su una competizione intensa e spesso distruttiva. Non solo tra capitale e lavoro, ma tra gli stessi capitalisti.

I governi hanno sempre svolto un ruolo chiave nella partita della competizione inter-capitalista. Ma le forme di assistenza che il governo attua a sostegno della partita competitiva cambiano anch’esse con il tempo. Con la transizione dai tempi ‘buoni’ a tempi ‘cattivi’ nei decenni recenti, e specialmente dal 2008, le regole della partita competitiva sono andate cambiando, non solo riguardo al ‘prelevamento’ del reddito dai lavoratori e dai consumatori, ma anche al conseguire reddito a spese di concorrenti capitalisti stranieri.

Quando le regole della partita competitiva tra capitalisti finiscono interamente infrante, la conseguenza è la guerra, cioè la forma finale della competizione inter-capitalista.

Ovviamente la competizione inter-capitalista mediante conflitti militari tra le economie avanzate (USA, Europa, Giappone) non è oggi all’ordine del giorno globale. Non vi è nemmeno prossima. E’ riservata ai quei paesi e a quelle economie esterne all’orbita delle economie avanzate. Ma le regole del gioco competitivo all’interno del capitalismo e tra capitalisti nelle economie avanzate, regole in vigore in anni precedenti, appaiono anch’esse in evanescenza.

Stanno emergendo regole nuove. Più accuratamente, si stanno disintegrando le vecchie regole a proposito di ciò che è “interdetto” in termini di forme accettabili di competizione inter-capitalista all’interno delle, e tra le, economie avanzate. Le economie capitaliste avanzate stanno così entrando in una fase nuova – una specie di ‘terra di nessuno’ competitiva – in cui stanno emergendo forme nuove e più aggressive di competizione tra loro.

Dalle elezioni nazionali statunitensi del 2012 il governo Obama ha guidato la carica per conto degli interessi delle maggiori banche commerciali statunitensi contro, in particolare, le banche dell’eurozona. Multe per aver violato norme statunitensi sono state imposte pesantemente a controparti bancarie europee, specialmente Svizzera, Francia e persino banche del Regno Unito, più notevolmente e recentemente contro la gigantesca holding bancaria britannica HSBC.

In tale sforzo gli USA hanno anche mobilitato la propria banca centrale, la Federal Reserve. La Fed sta per impiegare tattiche sinora senza precedenti di assoggettamento delle banche euro a ‘verifiche di tenuta’ [stress tests] statunitensi, per costringere le banche europee ad accantonare più capitale. Questo è formalmente per garantire da future crisi finanziarie. Ma si tratta solo della copertura. Costringere le banche euro ad accantonare più capitale significa prestiti meno competitivi a banche USA. Ci si aspetta che due delle maggiori banche euro – Deutsche Bank e Banco Santander, la maggiore banca euro in termini di attivi – non superino le imminenti verifiche di tenuta della Fed. In precedenza gli Stati Uniti avevano consentito all’Europa di condurre le proprie verifiche di tenuta, che essi accettavano. E sia la Deutsche Bank sia il Santander hanno superato le verifiche europee di tenuta l’anno scorso. Ma probabilmente non supereranno quelle della Fed.

Per non essere surclassati gli europei hanno lanciato una propria offensiva contro imprese tecnologiche statunitensi. Il principale bersaglio è Google. L’Europa considera Google non solo un ostacolo alla costruzione della propria industria tecnologica, ma una minaccia a varie industrie europee nel futuro, visto che Google progetta di espandersi in nuovi mercati. Google minaccia anche le industrie pubblicitarie ed editoriali europee. Anche il fatto che la società manipoli le norme fiscali europee per eludere miliardi di pagamenti di imposte irrita l’Europa, per non citare il suo ruolo centrale nella sorveglianza diretta statunitense della popolazione europea e persino dei suoi governi. A novembre 2014 il Parlamento Europeo ha espresso il voto senza precedenti di scorporare la società in Europa.

Altre società tecnologiche statunitensi, come Apple, Facebook, Amazon e Uber sono anch’esse nel mirino, considerati i loro ben noti schemi di elusione fiscale. Il Regno Unito ha persino annunciato che stava per introdurre la propria “imposta google”. Non solo le imprese tecnologiche statunitensi, ma anche giganti industriali statunitensi come GE e Exxon, e molte imprese farmaceutiche statunitensi, manipolano regolarmente le norme fiscali per evitare di pagare sia ai governi statunitensi sia a quelli europei centinaia di miliardi di dollari ogni anno.

Ancora un altro evento considerevole che rappresenta un disprezzo delle ‘regole competitive del gioco’ precedenti è l’eruzione dell’intenso conflitto economico dell’anno scorso ma i maggiori stati produttori di petrolio dell’OPEC, specialmente l’Arabia Saudita e i suoi emirati vicini, da un lato, e i nuovi interessi, in rapida crescita, del gas e del petrolio da scisto negli Stati Uniti. In passato i sauditi e altri protagonisti dell’OPEC non avrebbero rischiato un crollo del mercato globale del petrolio, che è potenziale, al fine di contrastare la minaccia competitiva strategica posta dalla rivoluzione dello scisto, che è centrata in larga misura nell’America del nord. I sauditi stanno consapevolmente abbassando il prezzo del petrolio nel breve termine nella speranza di costringere le imprese dello scisto alla bancarotta. La reazione estrema dei sauditi e dell’OPEC alla competizione dello scisto non minaccia soltanto i prezzi globali del petrolio e di altre materie prime, ma anche i mercati finanziari globali dei titoli industriali spazzatura.

Il ricorso a forme estreme di alleggerimento quantitativo da parte delle banche centrali di Giappone e dell’eurozona segna un’altra forma di competizione. Dato che sia il Giappone sia l’eurozona sono fortemente dipendenti dalla produzione per l’esportazione per rigenerare le loro economie interne e il mercato azionario e obbligazionario, hanno introdotto entrambi massicce iniezioni di liquidità della banca centrale sotto forma di programmi di QE del valore di molti trilioni di dollari. Gli obiettivi sono numerosi. Ma l’obiettivo principale è far scendere il valore delle loro monete, euro e yen, al fine di ‘svalutare di fatto’ mediante la politica monetaria. Si spera che la svalutazione determini esportazioni più a buon prezzo, crescita delle esportazioni e una ripresa economica generata dalle esportazioni.

Ma ciò che significano fondamentalmente le loro disperate iniziative di QE è che Giappone ed Europa si sono impegnati in programmi assistiti dal governo, mirati a ‘rubare’ quote del mercato globale delle esportazioni ad altre economie capitaliste, sia nel settore economico avanzato, sia dalla Cina, dai BRIC e dai mercati emergenti in generale. I loro programmi di QE costituiscono una mossa competitiva disperata, dopo che i cinque anni delle politiche precedenti si sono dimostrati dei fallimenti penosi, visto che le loro economie precipitano ulteriormente nella stagnazione o peggio. Se non fosse per la disperazione economica che oggi ingolfa queste due ali importanti della regione delle economie avanzate dell’economia globale, non avrebbe luogo la loro svolta alla ‘competizione mediante svalutazione competitiva’, uno sviluppo che non si vedeva dagli anni ’30.

Un’area finale delle nuove regole emergenti della competizione inter-capitalista è l’emergere di un maggiore ricorso all’introduzione di sanzioni economiche come misure competitive. Il caso migliore è oggi la Russia e le sanzioni guidate dagli Stati Uniti. Non dovremmo fraintendere: le sanzioni contro la Russia sono in ultima analisi una misura economica competitiva, non un’iniziativa motivata politicamente. Dietro le sanzioni c’è l’obiettivo statunitense di far uscire la Russia dall’economia europea. Strategicamente, il colpo di stato fatto precipitare dagli USA in Ucraina può essere visto, pertanto, come un mezzo per provocare l’intervento militare russo, cioè un evento necessario per aggravare ed ampliare le sanzioni economiche che, alla fine, tagliano i crescenti legami economici a lungo termine tra Europa e Russia. Tale troncamento a sua volta avrebbe garantito non solo che gli interessi economici statunitensi restassero dominanti in Europa, ma avrebbe anche aperto nuove opportunità di profitto per gli interessi statunitensi in Europa e anche in Ucraina.

In sintesi le offensive economiche degli USA e dell’Europa che hanno un impatto su intere industrie, non solo singole imprese, rappresentano una nuova fase della competizione globale inter-capitalista all’interno delle economie avanzate e tra di esse. Questo occhio per occhio tra industrie è qualcosa di nuovo in termini di competizione inter-capitalista all’interno delle economie avanzate. La lotta per la quota globale del mercato energetico tra i partner OPEC un tempo affidabili delle economie avanzate segnala un altro importante cambiamento qualitativo nel comportamento concorrenziale capitalista globale. Rappresenta non solo un nuovo tipo di scontro qualitativo nei mercati energetici, ma anche uno scontro che fa sorgere il rischio di molteplici minacce ai mercati finanziari globali in generale. La valutazione delle divise mossa dalla politica monetaria e la competizione all’esportazione mediante la manipolare dei tassi di cambio riflettono anch’esse un ricorso disperato a nuove strategie competitive all’interno delle economie avanzate che non si vedeva dalla depressione degli anni ’30, una strategia fallita nel primo periodo e che probabilmente ha esteso la durata della depressione e una strategia che probabilmente avrà oggi effetti simili sull’economia globale.

I capitalisti hanno cominciato a combattersi per una torta economica all’esportazione più piccola. Tale lotta ha messo in moto guerre globali delle monete e anche un crollo dei tassi d’interesse a livello negativo, le cui conseguenze possono dimostrarsi molto rischiose e ancora ignote. Infine il ricorso a sanzioni economiche come misura competitiva inter-capitalista, anche se assumono l’aspetto di un evento politico, di fatto rappresentano anche una svolta a una forma più rischiosa a lungo termine di competizione inter-capitalista tra intere macro-regioni dell’economia capitalista globale.

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2 comments

  1. non riesco a comprendere la novità, a parte la nascita di una macroarea europea e la mancanza di guerra tra le prime potenze economiche, più o meno non è stato sempre cosi?

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