Non lasciamo sola la Grecia!

segnalato da n.c.60

FIRMA LA PETIZIONE!

A TUTTI I GRUPPI POLITICI DEL PARLAMENTO ITALIANO

Chiediamo ai parlamentari che approvano e sostengono il governo greco di manifestare tale sostegno attraverso un ordine del giorno che consenta a tutto il Parlamento di liberamente esprimersi.

A fine aprile le autorità politiche e monetarie europee si pronunceranno sulle misure adottate dal governo greco dopo l’accordo del 24 febbraio. Accordo che dà respiro alla Grecia, ma che prepara un ancor più duro show-down in Aprile.

È assolutamente necessario che il Governo ellenico riesca ad arrivare all’appuntamento con il massimo sostegno nelle opinioni pubbliche nazionali dei vari paesi europei.
Riteniamo che le settimane che ci separano da quella verifica debbano essere utilizzate per agire in forme coordinate sul dibattito nazionale. In esso finora è dominante l’assunto che la Grecia, perché paese debitore, sia automaticamente tenuta a rispettare gli impegni, indipendentemente dalla sua capacità a farvi fronte e che l’Europa, perché principale creditore, sia automaticamente abilitata a dettare le politiche per il risanamento economico, giudicarne i comportamenti e deciderne il destino. Tutto questo nonostante il fallimento delle terapie fin qui imposte alla Grecia e che hanno avuto come risultato, non solo l’aumento vertiginoso del debito pubblico, ma la riduzione in povertà della maggioranza del popolo.
La pretesa cessione di sovranità alla Commissione Europea e agli organismi finanziari internazionali ha così, non solo mortificato la dignità di un popolo, ridotto letteralmente alla fame, ma con arrogante rigidità – e la complicità della grande informazione – ha tentato di mistificarne le cause, nascondendo le proprie interessate manchevolezze, imponendo come unica e intangibile la propria visione dei fatti.
Il caso greco, dunque, svela, per merito del nuovo governo, la clamorosa mancata efficacia delle politiche di austerità, finora imposte come indiscutibili.
Il rifiuto della Grecia di adattarsi docilmente al ruolo di prototipo del Paese Debitore senza alcun potere, diventa un’indicazione e un esempio per altre più complesse situazioni di crisi (Italia e Spagna).
Significativo, da questo punto di vista, è il mix di disinteresse e avversione ripetutamente mostrata dalla Commissione Europea e dalle sue tecnocrazie verso l’esperienza dell’amministrazione Obama, che conferma, con risultati discutibili, ma nettamente migliori di quelli europei, come le strategie possibili sono più d’una e che nulla è più falso dell’affermazione per la quale “non ci sono alternative”.
Al contrario, tutto ciò che è avvenuto in Grecia negli ultimi sei anni – quattro consultazioni elettorali, di cui due a trenta giorni di distanza; tre differenti maggioranze di governo; la bocciatura preventiva di un referendum da parte della UE e, infine, l’ingresso in parlamento di una formazione neo-nazista – dimostra che la conclamata e presunta assenza di alternative non può produrre che instabilità e disordine.
I limiti statutari dell’azione della Bce e l’assenza di un’autonoma iniziativa delle socialdemocrazie europee non inducono a eccessivo ottimismo circa l’evoluzione a breve della crisi greca, ma suggeriscono considerazioni utili per il nostro dibattito nazionale.
Siamo convinti che l’affermazione di Syriza debba essere accolta, indipendentemente dagli orientamenti politici, come una novità positiva, giacché mette in campo per la prima volta un gruppo dirigente del tutto nuovo per formazione e cultura e per assenza di responsabilità storiche, che sta dimostrando all’Europa come un altro modo di concepirsi sia necessario e possibile.
Il che significa rompere una sudditanza, a un tempo, politica e culturale. Quella che si manifesta in ampi settori della maggioranza di questo governo, così come dei governi che lo hanno preceduto. Quella che anima le linee editoriali di gran parte dei media (a cominciare dalle tre testate principali e dalla Rai). Quella che si spiega, di volta in volta, con l’adesione più o meno acritica al modello dominante, o con una diffusa ignoranza della materia, o con l’influenza esercitata da una scuola di pensiero egemone nell’accademia e indisponibile a un onesto esame di realtà.
L’esito di questo intreccio di fattori è quotidianamente sotto i nostri occhi e consiste nella negazione o minimizzazione di due dati innegabili: l’inesigibilità del debito pubblico greco e il bisogno di nuove politiche economiche su scala europea; politiche che favoriscano un recupero di fiducia nel futuro, il rilancio della domanda, politiche salariali e di sviluppo in grado di produrre buona occupazione e di aggredire e contenere le abissali diseguaglianze che lacerano la società europea.
Riteniamo che quanti si oppongano alla linea affermatasi finora, in Europa non possano più limitarsi a enunciare posizioni di testimonianza, ma debbano invece farsi carico di un compito più impegnativo: rappresentare attivamente, con iniziative comuni e trasversali ai partiti e movimenti di appartenenza, la rivendicazione di dignità posta con la forza della democrazia dal popolo greco, quale obiettivo su cui orientare tutte le misure volte alla soluzione della crisi. Dare forma a questo impegno significa innanzi tutto affermare in un dibattito pubblico, finalmente trasparente e sollecito, le ragioni della democrazia, della dignità, della solidarietà tra i popoli e i governi d’Europa.Perché l’Europa si ritrova e vive se le ragioni storiche della sua unione non cessano d’essere illuminate da questi valori.

Qui chi ha firmato e invita a firmare la petizione.

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37 comments

  1. Che c’entra il cottimo?.
    Qualcuno ha detto “ti pago a seconda degli obiettivi raggiunti”?

    Si parla di una “maggiorazione” (in piú, oltre, in aggiunta) allo stipendio.

    Vabbè…
    Poi uno si chiede perchè gli operai non votano più la sinistra…
    😉

    1. Sbertucciare? Sacramentare? Opporre argomenti all’ostinata cecità? (O è pura malafede?) Questo è dilemma. (E il dilemmàre è un dolce malaffare).
      E tuttavia lo stile, per Dio! Abbasseròmmi a incontinenza contra incontinenza?
      Tempo verrà, presago il cor mel dice, che il sacr’osso iliaco, duro frangerà all’orbo il fato, non voler degli dei, di picciòl duci, quando ai lor proni servi, non sazio al loro servir volgerà i nerbi.

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