Milano in Movimento

segnalato da Crvenasvezda76

Primo Maggio, su, coraggio – Una raccolta di contributi per il dibattito sulla #NoExpoMayDay2015

Abbiamo già detto che il Primo Maggio avremmo voluto vedere un altro corteo e questo è il nostro modo di stare dentro e vicini al movimento, incoraggiando a un’autocritica per noi essenziale. Per questo, di seguito, forti del fatto che tentare di restituire una complessità non significa rinunciare a prendere posizione, vogliamo creare dibattito raccogliendo i contributi critici che le varie realtà di movimento stanno elaborando in seguito alla giornata del Primo Maggio, selezionando accuratamente ciò che riteniamo dia spunti utili a gettare le basi necessarie per andare avanti ed evitando la banalità conservatrice e tutt’altro che rivoluzionaria di chi si erge a paladino e proprietario della rivolta, che – ahinoi – è al di là da venire. Lo abbiamo detto tante volte e lo ripetiamo: la radicalità non sta nel livello di saturazione del nero che si indossa. La radicalità sta nella profondità delle idee e nella capacità di penetrare terreni da cui raccogliere nutrimento e aprire spazi di agibilità. Che il dibattito sia ricco, severo, coraggioso, costruttivo. E ribelle.

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La chiusura della diretta dal corteo di MilanoInMovimento

Chiudiamo qui la diretta di oggi.

Abbiamo iniziato la giornata raccontando una piazza che si riempiva di 50mila persone, di spezzoni pieni di gente e colori che hanno portato per le strade della città capitale della crisi le ragioni del proprio no a Expo e al modello di sviluppo che Expo mette in vetrina.

Il modello della deroga ai diritti di tutti per tutelare gli affari di pochi, il modello dei soldi pubblici finiti nelle tasche delle banche, degli speculatori, delle mafie che si aggiudicano gli appalti e finanziano il sistema, che sono parte integrante di un sistema al quale da tempo opponiamo le ragioni di un no che è fatto di contenuti, di costruzione di reti e percorsi di lotta.

Expo è stato, è e sarà per i prossimi 6 mesi la sperimentazione avanzata di quanto di peggio questo modello si sviluppo produce: nasconde dietro a un logo colorato e a un claim accattivante il finanziamento delle peggiori speculazioni, la cementificazione di ampie aree un tempo agricole a ridosso della metropoli, l’utilizzo di lavoratori sottopagati, stagisti, volontari (!), che devono lavorare in fretta perché la grande macchina è in ritardo e lo spettacolo deve andare avanti, sacrificando i diritti, la sicurezza, le vite di fasce di popolazione che già stanno pagando duramente la crisi e la disoccupazione, la mancanza case, di lavoro e di un welfare davvero universale.

Expo finge di parlare di alimentazione sana e cibo per tutti e poi costruisce partnership con i peggiori divoratori del pianeta, con le multinazionali dell’agroindustria, le catene di cibo spazzatura, i peggiori responsabili delle disuguaglianze del Pianeta. Parla di aiutare i Paesi poveri e fortifica chi sfrutta le materie prime e i territori delle aree povere del mondo, depredando popoli e natura, salvo poi cercare di respingerli quando bussano ai nostri confini affrontando viaggi nei quali forse moriranno, perché quel forse è tutta la speranza che gli abbiamo lasciato.

I media mainstream alimentano da mesi un immaginario di scontri e devastazioni a tutela della passerella di vip e politici piazzati nella vetrina dell’inaugurazione a chiacchierare di solidarietà abbuffandosi a spese dei soldi pubblici e dei beni comuni che diventano affari di pochi.

Noi crediamo nella contestazione, nel conflitto, nella radicalità dei contenuti e delle pratiche associati all’intelligenza, alla costruzione di consenso intorno ai contenuti. Crediamo nel conflitto agito da tanti e tante, nella costruzione quotidiana di pratiche alternative nel modo di vivere, intessere relazioni, fare politica nel territorio e nel mondo globale, costruire economie alternative e sostenibili.

Ci siamo trovati costretti, nostro malgrado, a raccontare un corteo che, bisogna che siamo sinceri, non avremmo voluto così. E ci vedremo costretti a raccontare di spazi di agibilità che si chiudono, di fermi, arresti e repressione, e questo frenerà la riflessione fra gli attori del movimento e farà sì che non ci esprimeremo, perché di fronte alla repressione poi smettiamo anche di ragionare in nome della giusta solidarietà a chi viene colpito.

Noi crediamo però che qualche ragionamento dobbiamo pure farcelo. Perché anni di lavoro sui contenuti, di condivisione e di lotte oggi sono stati letteralmente spazzati via dalla scena pubblica, e se la stampa e la comunicazione mainstream hanno gioco facile a far vedere colonne di fumo nero che si alzano nel cielo della città e roghi di auto e negozi, e vetrine tirate giù, beh, qualcuno ‘sto lavoro di demonizzazione glielo ha reso davvero facile, e non abbiamo davvero niente da guadagnare dal totale isolamento nel quale ci ritroveremo, da domani, a fare politica nella nostra città.

E non ci interessano i commenti dei politici di turno o delle personalità dello stato, ci interessa la distanza che con questo immaginario scaviamo fra il corpo militante e la gente comune, fra chi ogni giorno mette il suo tempo e la sua fatica al servizio della costruzione di percorsi condivisi che ambiscono a diventare maggioritari e quel pezzo di cittadinanza che continuerà a pagare il prezzo della crisi, abbandonata dalla politica istituzionale e che tuttavia non capisce il senso di certe pratiche ed è sempre più lontana dal nostro mondo.

Abbiamo ripetuto all’infinito che la politica delle alte sfere non ha niente a che fare con la vita vera delle persone in carne e ossa e continuiamo a non essere capaci di costruire la connessione sentimentale con quei pezzi del Paese e della società che dobbiamo invece imparare a capire e coinvolgere nelle battaglie che o sono di massa o sono condannate all’irrilevanza.

Non c’è riflessione a caldo che possa affrontare questi temi in modo approfondito e ampio, ma non possiamo chiudere questa diretta in un modo che sia diverso dall’esprimere la necessità di una riflessione sulle ambizioni, sulle pratiche e sugli immaginari, che già qualche tempo fa abbiamo provato a stimolare con un editoriale che aveva dato l’avvio a qualche ragionamento, e che dentro la redazione è tema di dibattito molto sentito.

Torneremo presto su questo tema con una riflessione più articolata, per oggi siamo davvero esausti, e chiudiamo qui.

La redazione di Milano in Movimento

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Qui gli altri contributi. Continua a leggere…

2 comments

  1. IERI a SERVIZIO PUBBLICO di Santoro:

    Pisapia: “Black bloc? Hanno fatto un danno al diritto al dissenso pacifico”
    Giuliano Pisapia stigmatizza duramente le contestazioni dei black bloc contro Expo e puntualizza: “Il danno peggiore causato dai black bloc è stato inferto al diritto al dissenso pacifico”.

    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/05/07/servizio-pubblico-pisapia-black-bloc-hanno-fatto-danno-al-diritto-al-dissenso-pacifico/369553/

    Vivace polemica tra Pisapia e Freccero, che puntualizza: “Faccio i miei complimenti a Fedez per le sue parole“. E, rivolto al sindaco di Milano, accusa: “Tra leggi mancate e franchi tiratori gli eroi sono sempre più colpevoli dei delinquenti”. Pisapia ribatte: “Ma cosa sta dicendo? Io ho detto il contrario. I black bloc volevano attacchi al corteo, vi ricordare del G8 di Genova? Molti black bloc saranno identificati grazie alle telecamere. Questa è l’intelligenza nella gestione”.

    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/05/07/servizio-pubblico-freccero-vs-pisapia-per-lei-chi-dissente-e-criminale-ma-cosa-sta/369559/

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