Il FMI e la deregolamentazione

Segnalato da barbarasiberiana

L’EFFETTO DELLA DEREGOLAMENTAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO SECONDO IL FMI: NESSUNO

Di Rita Castellani – newnomics.it, 05/05/2015

L’economia italiana non cresce, e ne avrebbe un disperato bisogno. Ad aprile 2015 il tasso disoccupazione torna a toccare il 13% ed è questo il segnale più evidente di un sistema produttivo che non riparte.  Le cause, vicine e lontane, sono plurime: il problema, tuttavia, non è tanto la loro identificazione, ormai largamente effettuata e condivisa, quanto il loro ordinamento in una scala di priorità a cui possa corrispondere una scala di interventi, altrettanto ordinato e, quindi, efficace. Prescindendo dalle polemiche, spesso sollevate prima che possa svilupparsi una discussione produttiva, mi sembra utile segnalare le riflessioni che si stanno portando avanti a livello internazionale, ormai con crescente attenzione. Otto anni di crisi e/o stagnazione internazionale, infatti, sono ormai una evidenza che indica le insufficienze interpretative del modello dominante, forzato ad offrire ricette per ogni scala temporale e per i più diversi contesti economici.

I ricercatori del Fondo Monetario Internazionale sembrano in questo momento i più sollecitati, e si capisce perché: a fronte della rigidità, esibita fin qui, nell’imporre presupposti e soluzioni che si sono rivelati più gravosi che efficaci, il prestigio internazionale di questa istituzione è andato diminuendo, comportando un conseguente calo del suo peso politico. Altre istituzioni sono pronte a prenderne il posto: ad esempio, si svolge nei primi giorni di maggio a Baku il meeting annuale dell’Asian Development Bank, che a conclusione del suo programma di interventi 2011-2014, lo scorso marzo ha raddoppiato il capitale di dotazione, e conseguentemente aumenterà il suo potenziale di interventi nell’area. Infrastrutture, lotta alla povertà e regolazione finanziaria i suoi principali obiettivi. Come non pensare che, a fronte dell’inerzia stagnante dell’occidente, e dell’Europa in particolare, la Cina stia cominciando a provvedersi di nuovi mercati di sbocco per i suoi prodotti?

In una delle più recenti pubblicazioni del FMI, “The new normal: a sector-level perspective on productivity trends in advanced economies”, i ricercatori assumono, classicamente, che la mancata crescita della produttività di sistema (Total Factor Productivity, TFP) sia dovuta ad un’allocazione inefficiente delle risorse tra settori produttivi. Prendendo in esame i dati settoriali di undici economie avanzate (Australia, Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Giappone, Italia, Olanda, Regno Unito, Stati uniti, Svezia), quelle cioè più vicine al limite della frontiera delle possibilità produttive, verificano poi quale misure di policy potrebbero indurre le risorse a spostarsi verso i settori maggiormente in grado di far slittare verso l’alto quella frontiera, e con essa produzione e reddito. E, forse, occupazione.

L’ottica del modello è di lungo periodo (1970-2007) e i risultati, come ci si poteva aspettare, sono robusti.  I suggerimenti che ne derivano sono in parte attesi, e in parte meno, soprattutto rispetto alla vulgata dominante. Nel complesso, le misure più efficaci (sia nella prospettiva di breve-medio periodo, che di lungo) per il complesso dei settori considerati riguardano investimenti diretti nel settore ICT, per la qualificazione del capitale umano e, più sorprendentemente dati i presupposti del modello, in infrastrutture. Insomma, da un modello neo-schumpeteriano, appare che l’imprenditore-innovatore trova il suo necessario e più efficace complemento nello Stato-imprenditore, come prospettato da Marianna Mazzucato.

Le misure che risultano meno influenti sono invece quelle di mera regolazione. E se una certa efficacia, per qualche settore, emerge ancora per la regolazione del mercato finale (in particolare dei servizi, dove la crescita della concorrenza ha portato miglioramenti di efficienza), gli effetti di interventi sulla regolazione del mercato del lavoro sono nulli o, nel caso del settore finanziario, negativi, sia nel breve che nel lungo periodo. L’indicatore utilizzato si concentra sulla facilità di assumere e licenziare e i ricercatori non riescono a spiegarne la totale irrilevanza, se non ipotizzando che un effetto sulla TFP magari si possa rilevare su un periodo più lungo. Ma, tra i paesi considerati, almeno la gran parte di quelli europei hanno attivato misure di deregolazione del mercato del lavoro negli ultimi dieci anni del periodo preso in esame: quanto dovrebbe essere lungo il periodo?

L’evidenza è un’altra. Le misure di deregolazione del mercato del lavoro hanno avuto ovunque l’effetto, univoco, di comprimere i salari e, in modo meno uniforme, di fare spazio a modalità di lavoro a bassa produttività (i mini-job in Germania, le molteplici forme di contratto “precario” in Italia). Una conferma indiretta nel modello si ha dalla considerazione degli effetti delle diverse misure sull’occupazione nei diversi settori: l’allentamento della jobs protection legislation ha portato (deboli) effetti solo nel settore dei servizi alla persona, un settore, appunto, a bassa produttività.

Questo è dunque quello che possiamo aspettarci dalla ulteriore della generalizzazione della deregolazione voluta dal Governo Renzi, prima con il Decreto Poletti sul lavoro a termine e poi con il cosiddetto Jobs Act.: come certifica la ricerca del FMI, assolutamente niente di più, né in termini di produttività, né in termini di occupazione.

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13 comments

  1. CONTRIBUTIVO, RETRIBUTIVO
    due che se ne intendono
    Pensioni, Padoan: “Decreto in settimana” Fornero: “Sentenza pagata dai giovani”

    Per diverse generazioni i giovani, con il retributivo, hanno contribuito a pagare le pensioni di chi li ha preceduti. In base a un elementare principio di solidarietà sociale. mai messo in discussione prima.
    In un paese nel quale la quota di popolazione attiva è molto bassadasempre, così come la diffusione del alvoro nero e il ritardo economico di vastearee e regioni, nn c’è sclta, a meno di voler impoverire pesantemente la metà dei cittadini (tra un po’ ci arriviamo).
    Perchè le pensioni, nella gran parte dei casi, non bastavano da assicurare una vita dignitosa.
    Ora non più, e il risultato, STUPENDO, è che proprio i giovani avranno pensioni miserevoli, anche se liberati dal “peso” degli altri.
    Ci si dovrebbe render conto che tutto questo è frutto non di un riforma del welfare e di lodevoli intenzioni, ma del fatto che le retribuzioni dei lavoratori sono paurosamente calate negli ultimi quindici anni, così come il loro potere d’acquisto.
    E che la disoccupazione giovanile è aumentata vertiginosamente.
    Insomma: non ci sono soldi nè per pagare i papà/mamme che vanno in pensione integrandogliele, nè per assicurare la previdenza contributiva ai giovani.
    Il problema non era il CONTRIBUTIVO O RETRIBUTIVO, era il LAVORO; solo il LAVORO.
    E lo sarebbe ancora e quello bisognerebbe esigere, se non ci si lasciasse incantare dai pifferai che mettono in contrapposizione tutti coloro che temono potrebbero scassargli il piffero.

      1. In questo paese la solidarieta’ sociale va sempre e comunque in un unico senso. Poi i giovani sono ciusi, bamboccioni., coglioni e via dicendo. Vuoi mettere con la discreta dignita’ di un esodato?

      2. le pensioni di rapina sono una minima percentuale, volessero metterle a posto basterebbe poco. Ma voglion rapinare le altre…
        Vi ricordate quando si accusavano i governi di far il bancomat con le pensioni?
        Tutti a negare: ora tutti ad ammettere…
        Qualcuno è in grado di spiegarmi perchè mai la tutela del bilancio non può esser fatta in altro modo? I vincoli di bilancio mica dicono che i soldini che mancano li devi prender da lì.
        Ricordo che in Afghanistan e altrove le missioni di “pacchia” (per la gran parte di chi le fa e foraggia) ci costano un miliardo l’anno….senza contare le spese in armamenti.
        Che i giovani siano stati un po’ coglioni a subir tutto questo mi pare un dato di fatto. E continuano.

        1. 1) Speriamo che un giorno, cosi’, da un giorno all’altro, tolgano il retributivo, a tutti.
          2) Io li ascolto i piu’ giovani in metro, in treno, per strada. Aspetto e spero che arrivi un nuovo sessantotto e poi chi ci va in mezzo, ci va in mezzo. Compresi i proprietari di cayenne .

  2. Il Fondo mi pare come quei mariti che picchiano la moglie ogni due x tre, ma ogni volta si dicono contriti e pentiti. Salvo rifarlo, ineffabili, tre giorni dopo. Che droghe prendono a Washington?

        1. gli “altri” quelli senza dollars (non billions, neanche uno) diventano
          – fastidiosi straccioni
          – pericolosi comunisti
          – gufi rosiconi (in italia)

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