«Andrea, io ti riporto a scuola»

segnalato da transiberiana9

A due anni e mezzo dal suicidio di Andrea Spezzacatena, «il ragazzo dai pantaloni rosa», vittima di bullismo, la lettera (e la battaglia) di sua madre Teresa. Che, tra dubbi e sensi di colpa, ha una certezza: «Mio figlio non è morto per niente».

di Teresa Manes – vanityfair.it, 10 maggio 2015

Sono passati circa 2 anni e mezzo dal giorno in cui mio figlio si è impiccato, decidendo di porre fine ai suoi tormenti e lasciando me nel risucchio di una voragine. Perché non è che il tempo passa e il ricordo sfuma, anzi… Dopo la morte di un figlio che decide di «farla finita» occorre far pace col proprio cervello.

E vi assicuro che dare spazio a delle immagini fisse, imparare a parlare da sola (comunicando con  i  propri pensieri, più o meno logici) non è cosa facile.

Ma se è vero che non sono la sola a essere scelta da quella casualità bastarda della vita a sopravvivere ad una disgrazia simile è anche vero però che, nel pieno della consapevolezza  di quel che scrivo e dico, sono una delle poche madri che hanno avuto la fortuna di arrivare alla sublimazione di un dolore senza fine.

Ho la capacità, in effetti, di entrare ed uscire dallo stesso sperando che tutto questo, implicante, al contempo, un intimo logorio dell’animo (già duramente provato dalla drammaticità degli eventi che ci hanno riguardato), venga da me lungamente gestito con quell’equilibrio, a fatica, comunque, recuperato. Che poi un equilibrio nella comune accezione del termine non si recupera più…

Perché c’è un pensiero (fra tutti) che mi danna ed è il senso di colpa che avanza come il mare che corrode la costa. Quanto sono stata presente nella vita dei miei figli? Quanto sono stata inconsapevolmente cieca davanti a una sofferenza così devastante? Avrei potuto fare qualcosa, qualsiasi cosa che avrebbe evitato quest’epilogo irreversibile?

Eppure ho cercato di crescere i miei ragazzi al rispetto delle regole della buona educazione, mettendo in atto delle buone pratiche, condividendo assieme al mio ex marito (ma prima ancora padre amorevole) delle scelte che fossero ispirate al raggiungimento degli unici punti indiscussi: la serenità e il senso di appartenenza di Andrea e Daniele. Il nostro essere comunque FAMIGLIA, anche se in un senso nuovo e diverso. Il dialogo, quello non è mai mancato perché siamo stati sempre convinti assertori della forza espansiva del confronto.

Forse, però, il mio errore è stato proprio nella TECNICA del confronto: di quello volto non tanto all’acquisizione e alla comprensione del punto di vista dell’altro quanto piuttosto all’imposizione di un modello di comportamento che fosse consono al mio volere e piacimento.

Magari quella «buona educazione» (da me continuamente pretesa) lo ha, prima, spaesato e, poi, piegato a quella parte di società feroce che non lascia sconti a nessuno? Che ti vuole bieco e impuro a tutti i costi, pena l’esclusione? Forse sarebbe stato un bene essere meno intransigenti, specie nella pretesa del galateo delle buone maniere e di quella  della «eleganza» delle conversazioni.

Forse non l’ho rassicurato abbastanza quando mi confidava di vedersi brutto (ma brutto veramente), trascurando, per tal modo, un disagio che si stava annunciando?

È L’ADOLESCENZA! Questa, la puttanata che mi dicevo per quietare la voce della coscienza che, forse, ci aveva visto più lungo di me…

Oggi, il mio ruolo di presidente dell’Associazione Italiana Prevenzione Bullismo, la mia militanza nelle scuole, il confronto con altri genitori angosciati, il rapporto con le istituzioni, il dialogo con i ragazzi devo dire che mi aiutano ad andare avanti. Riconosco di essere spinta, in tutto quel che faccio, da un pensiero folle che mi guida: quello di resuscitare mio figlio. Già portando il racconto della nostra terribile storia che ho racchiuso nel libro Andrea – Oltre il pantalone rosa, un vero e proprio manifesto sul bullismo, è come riportare Andrea lì dove dovrebbe ancora stare, ovverosia tra i banchi di una scuola.

L’incontro poi con la senatrice Elena Ferrara, prima firmataria del DDL sulla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo (oggi al vaglio della Camera) forse è premonitore di un cambiamento. Perché , oggi, dire: «Mio figlio è morto per bullismo» è come dire: «Mio figlio è morto per niente!».

E  se la mia azione può anche in minima parte contribuire alla nascita di una legge che lo regola, beh… che dire… Sarà pure un pensiero folle quello che sostiene la mia azione ma, in fondo, solo se un sogno è sostenuto da una follia, quel sogno si avvera.

Teresa Manes

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24 comments

  1. Tempo fa al supermercato dei ragazzini prendevano le confezioni di caffè, allestite al centro del locale ad albero di natale, e le buttavano a terra.
    Al che passa un anziano e li rimprovera.
    Si gira e mi dice ” che generazione abbiamo tirato su, non hanno più rispetto per niente”.
    Io francamente ero d’accordo, non capisco per quale caspita di motivo uno debba rovirare il lavoro di altri. Ero con una persona, che fa il professore di liceo. Lui risponde all’anziano “Ah perché voi invece eravate tutti educati”.
    Fatto sta che i giovani di oggi, ovviamente non tutti, sono cattivi. Li leggo sul web, li ascolto sul bus.
    Sembra non abbiano ricevuto un’educazione e la scuola, ridotta com’è, può fare poco o nulla per rimediare.
    L’utilizzo di fb poi ha peggiorato la situazione: si sfogano lì, prendono di mira qualcuno e partono con gli insulti. Allora la ragazza sovrappeso diventa la cicciona di merda, lo studioso è uno sfigato e il ragazzino sensibile è il finocchio o ricchione.
    Mi chiedo sempre: dove sono i genitori di questi?!
    Concludo con il caso del ragazzo precipitato dall’hotel di Milano. Ovviamente le indagini e i processi non si fanno sul web, ma è mai possibile che nessuno abbia visto niente?!
    La verità, dire la verità è importante, i miei me lo hanno sempre spiegato.
    Boh

    1. sono cambiate le dimensioni, i fenomeni.
      la violenza tra i ragazzi l’ho sempre vista, la crudeltà pure (ci sono anche letterature note) – oggi un gay/una lesbo ha più possibilità di fare una vita normale che ai miei tempi (ai tempi della mia adolescenza). gli omosessuali palesi (le checche, per capirci) dell’epoca erano sottoposti a violenze che mi sembravano sempre insopportabili, ma dovevi sempre lottare contro il branco.
      quando poi ci fu una sorta di outing collettivo (mi pare che un punto di svolta fosse stato l’89-90), mi resi conto che un sacco di amici e amiche dell’epoca erano in realtà gay/lesbiche, che fino a quel momento avevano tenuto nascosto (con ottimo successo, per così dire).

      il mezzo però, come dice m. bloch, viene inventato dall’uomo, che a sua volta dal mezzo viene influenzato e cambiato.
      la possibilità di scrivere, di esprimersi su fb, twitter, blog & co. ha azzerato qualsiasi merito o differenza di qualità (io scrivo, quindi posso), e i meccanismi di esclusione sociale, pur essendo diminuiti in assoluto (almeno credo) sono più violenti per le dimensioni in cui si esprimono (una ragazza ghettizzata perché grassa – e spesso i primi ‘bulli’ sono le ragazze stesse, alla faccia della solidarietà – può tranquillamente cambiare città, oppure costruire una corazza antibazooka).

      se fossi un insegnante sarei inflessibile. oggi ha resoconti allucinanti di come preside/famiglie passino sopra qualsiasi bullismo. auguro a ogni preside che salva un bullo/una bulla un bel tumore al cervello.

      1. non so fino a che puntoi possano veramente passarci sopra.
        faccio un esempio
        come ho già detto, ho un conoscente preside.
        qualche anno fa un gruppo di 3 ragazzi durante l’intervallo ha spinto una ragazza contro al muro, hanno allungato le mani.
        tecnicamente si tratta di molestia, e il preside è tenuto a denunciare, altrimenti si tratta di omissione di atti d’ufficio, o qualcosa del genere.

        1. tendono a passarci sopra, perché non vogliono rogne (con le famiglie), perché non vogliono perdere studenti, eccetera.
          certo, quando si arriva al fatto grave… ma a quel punto ormai è andata. sono i piccoli bullismi (da cui poi nasce quello grande) su cui si tende a chiudere due occhi

    2. C’è un però, perchè se alcuni ragazzini si comportano male deve essere messa sotto accusa un’intera generazione? Che prove abbiamo che la mia o la tua fossero migliori? A me capita di andare al liceo di mio figlio per colloqui con gli insegnanti (non mi è possibile partecipare ai colloqui generali ed ogni volta prendo appuntamento con il singolo docente) e vedo adolescenti del tutto normali, mi sembrano del tutto uguali a quelli che eravamo noi negli anni ottanta, persino l’abbigliamento non mi sembra molto cambiato. Anzi, noi si occupava la scuola, questi nemmeno ci pensano, mi sembrano più ingenui e più mansueti (ma forse è l’età che ho adesso e la maggior consapevolezza).

      La scorsa estate ero a Pescara sull’autobus con un’amica e i nostri bambini di quattro anni e mezzo, facevano un po’ i monelli mettendo le dita sul campanello, ma non lo hanno suonato perché abbiamo detto loro, anche energicamente, che non potevano farlo. Salta su un signore anziano con il solito sermone … questi bambini che maleducati… bla bla … non sapete educarli… e bla bla.. ai miei tempi …(mancava il quando c’era lui, che in Abruzzo si rischia abbastanza), gli abbiamo fatto notare con gentilezza che i bambini non stavano suonando il campanello, ha continuato, gli ho detto, in modo fermo, che i bambini non stavano facendo nulla, lui ha alzato la voce, io gli ho dato sulla voce e lui è rimasto interdetto, non se lo aspettava. L’autista ha fermato di botto l’autobus è venuto lì ed ha intimato a questo signore di lasciarci in pace. La mia amica era pallida.

      1. ci sono adulti che non si ricordano di quando erano bambini.
        questo poco ma sicuro.
        con un minimo di testa riesci a distinguere il bambino vivace da quello maleducato.
        Quelli che non hanno figli poi non capiscono una cosa. Che quando hai uno-due bambini in casa che fanno casino ad un certo punto attivi un filtro. E’ normale che i bambini facciano baccano quando giocano, e che si muovano, e dopo un po’ il rumore manco lo senti (se rimane sotto una certa soglia). E i bambini quando sono in giro e si annoiano, tendenzialmente fanno casino, e se li sgridi non ti ascoltano. Mica li puoi prendere a legnate…

          1. Stai tranquillo che il mio qualche sculacciare se lo becca, quando non se ne può fare a meno . Ma essendo un bimbo con “spiccata personalità “, se dovessero volare sculaccioni ogni volta che fa di testa sua dovrebbero chiamare il telefono azzurro. ….
            D’altra parte. …lo volevo vivace, i bambini -soprammobile sono “comodi ” ma pallosi. ..diciamo che sono stata accontentata 🙂

    3. gli atti di bullismo contro i ragazzi sovrappeso o contro i compagni provenienti da qualche famiglia in difficoltà ci sono sempre stati. In tutte le scuole c’era il bersaglio.

      Tendenzialmente, almeno dalle mie parti, il fenomeno variava col tempo, con le classi. Forse (anche se non sembra molto carino dirlo) era funzione della “composizione sociale” della classe, nel senso che c’erano annate in cui prevalevano ragazzi provenienti da famiglie più povere o con problemi, o comunque nelle quali i figli venivano seguiti meno, e i problemi erano maggiori, anche perché i ragazzi si “mettevano su” a vicenda. Anche atti di bullismo, furti nelle classi.
      Altre annate erano più tranquille perché i ragazzi arrivavano da famiglie più tranquille.

      Ora è cambiata l'”intensità” del fenomeno. Ho la sensazione che ora questa distinzione “sociale” si sia molto livellata, nel senso che la sopraffazione sia diventato un modo per distinguersi anche fra chi arriva da ambienti teoricamente più tranquilli.
      E i genitori hanno le loro belle responsabilità, perché spesso abdicano dal loro ruolo di guida.
      Non pongono dei paletti ai figli e li giustificano sempre.

    4. visto da mia madre.
      domenica, treno per milano
      tre ragazzini senza biglietto, intercettati dalla capotreno. Che ha chiesto loro i soldi, l’hanno trattata malissimo. dei teppistelli. Ha detto che dovevano scendere, peggio che andar di notte. Esasperata, ha detto “vi butto giù a calci nel sedere”.
      a quel punto si è alzato un passeggero, incazzato, dicendo che era un giudice e che lei non si doveva permettere di minacciare i ragazzi.
      ecco, io mi chiedo come saranno i figli di sto tizio…..

    5. non fanno più gli anciani di una volta, mio nonno avrebbe detto al prof idiota:
      – sà che lei ha ragione alcuni di noi erano e sono maleducati-
      e giù una manata sul muso

      poi ci si lamenta della scuola

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