Una taglia sul gay

segnalato da barbarasiberiana

Domenica 17/05 si è celebrata la giornata mondiale contro l’omofobia. Il fatto che ci sia una “giornata mondiale” per tutto può forse far sorridere, ma non dimentichiamo che in Italia siamo ancora senza una regolamentazione delle unioni fra persone dello stesso sesso, in barba alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e a numerose direttive che ci chiedono di porre rimedio ad un vuoto normativo, e che anche da noi si verificano episodi di violenza e bullismo a sfondo omofobo.

E se in Italia questa giornata è stata occasione per sensibilizzare, in modo allegro e colorato, persone e istituzioni sulla necessità di affrontare questi temi, non dimentichiamo che ci sono luoghi non molto lontani dai nostri confini dove gli atti discriminatori e di violenza nei confronti di persone LGBT stanno raggiungendo livelli preoccupanti.

Questa è la storia di Andrea, perseguitato dai neonazisti in Ungheria.

UNGHERIA, MINACCE DI MORTE E UNA TAGLIA SUL GAY ITALIANO

Andrea perseguitato dai neonazisti: offende i cristiani

Di Tonia Mastrobuoni – lastampa.it, 18/5/2015

La parata per i diritti gay in Ungheria protetta da agenti in tenuta anti sommossa

«Lavora qui il frocio italiano che ha insozzato la nostra bandiera?». L’immagine trema, il video su Youtube è girato di nascosto, la telecamera è all’altezza dei fianchi. Lui è Gyorgy Gyula Zagyva, un ex parlamentare di Jobbik, il partito xenofobo, antisemita e ultra nazionalista ungherese. L’interlocutore, il capo della sicurezza di una multinazionale americana. Zagvya lo incalza, rivolge insulti irripetibili e omofobi all’«italiano». Continua a chiedere di vedere il «dipendente che offende il popolo cristiano». È l’estate del 2014 e il calvario di Andrea Giuliano è appena cominciato.

Nelle stesse ore, sulle pagine Facebook di organizzazioni neonaziste come quella dei «Motociclisti dal sentimento nazionale» continuano ad arrivare migliaia di messaggi di insulti contro il ligure di 33 anni. Tra di essi «zingaro italiano, puoi correre, ma non ti puoi nascondere», alate riflessioni tipo «mica sarà un caso che abiti nel quartiere ebraico?». Ma anche le prime minacce di morte: «Vedrete che presto passerà a miglior vita». E c’è persino chi suggerisce come: «Ti inchioderemo il pene alla porta di casa». La colpa di Andrea: essere attivista gay in un Paese in cui il partito di estrema destra ormai raccoglie i favori di un ungherese su tre. E aver fatto umorismo sul club ultranazionalista di amanti delle dure ruote.

I «Motociclisti dal sentimento nazionale», guidati da un ex militante di Jobbik, Sandor Jeszenszky, hanno come emblema la bandiera della «Grande Ungheria», quella cancellata dalla storia quasi un secolo fa. Quella dei nostalgici ultra nazionalisti. Quella, per dire, che ingloba anche Trieste. Il loro motto, tanto per non lasciare dubbi sull’atteggiamento nei confronti degli ebrei è «Dai gas!». Peccato che il capo, Jeszenszky, sia stato fotografato anni fa in un locale di lap dance, mentre si esibiva in performance porno con un costume di paillettes – dettagli trascurabili di una solida biografia da persecutore di gay e infedeli e minoranze.

In ogni caso, alla parata per l’orgoglio omosessuale di Budapest dell’anno scorso, Andrea è su un carro e tiene in mano una parodia della bandiera dei motociclisti: al posto della moto stilizzata che la orna, c’è un fallo. È satira, ma per lui è la fine, la sua condanna. Sul sito nel club neonazi compaiono quasi subito la sua foto, il suo indirizzo di casa e quello del suo datore di lavoro. Cominciano a ricoprirlo di insulti e a mandare migliaia di mail al suo capo, chiedendo che licenzi l’italiano, reo di «infangare il Paese e la religione cristiana». Non solo.

Quando Andrea torna a casa, trova due energumeni che lo stanno aspettando. Lui riesce a scappare, ma da allora cambia casa dieci volte, vive da amici, modifica il suo indirizzo di residenza tre volte, limita i suoi contatti a chi conosce, evita i vicini sul pianerottolo. Non ha pace. E le minacce, nel tempo, peggiorano. Ad un certo punto sul sito di Jeszenszky appare una taglia: 10mila dollari per chi lo ammazza. Una condanna a morte.

Abbiamo incontrato Andrea in città, in un’associazione di attivisti per i diritti civili, «Aurora». In questi giorni è di nuovo agitato in vista di un’udienza in tribunale che è stata fissata a giugno: è finito perfino sotto processo. Il capo del club dei motociclisti lo ha querelato. Un po’ curioso, il concetto di diffamazione per un’associazione di estrema destra che esibisce cartine dell’Ungheria imperiale e slogan razzisti e antisemiti: «La mia domanda è – sostiene – come ho fatto a infangare il “buon nome” di un’associazione che promuove iniziative dal titolo “Dai gas” che passano provocatoriamente davanti alla sinagoga? E poi: è possibile infangare il “buon nome” di un’associazione che mi ha minacciato di morte?».

Il processo che Andrea ha chiesto contro i suoi persecutori è invece fermo. Il suo avvocato gli ha detto che se resterà bloccato per un altro anno e mezzo, potrà ricorrere alla Corte di Strasburgo. Ma per lui non è una consolazione. «La domanda, ancora una volta, è semplice: è legale quello che hanno fatto loro? No. È legale, quello che ho fatto io? Sì». Già, in uno stato di diritto. Ma l’Ungheria lo è ancora?

PER SAPERNE DI PIU

Le reazioni delle istituzioni.

Micaela Campana, parlamentare PD.

La storia di Andrea ci ha profondamente colpito e per questo abbiamo deciso insieme ai colleghi del Senato di presentare un uguale interrogazione sia alla Camera che al Senato per sollecitare la Farnesina a verificare i fatti e mettere in campo tutti gli strumenti a difesa della sicurezza del nostro connazionale diventato oggetto di un’odiosa campagna omofobica.

Aurelio Mancuso, presidente di Equality.

Ci stiamo sentendo con tutte le associazioni Lgbt italiane, con il Pd e i gruppi parlamentari: vogliamo interessare immediatamente il ministero degli Esteri perché se ne occupi. Si tratta di tutelare un italiano nella Ue, vogliamo assicurarci che viva in condizioni di sicurezza in quel Paese. L’Ungheria, peraltro, è già attenzionata nella Ue per lo scarso rispetto diritti degli omosessuali.

Daniele Viotti, europarlamentare PSE, ha sollevato la questione in aula a Strasburgo. Si parla di una taglia di 10mila euro sulla testa di Andrea. Oggi ci sarà un’informativa della Commissione europea in Aula sulla situazione in Ungheria.

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52 comments

  1. OT

    Sto avvertendo l’avviamento di uno dei soliti ritornelli (ma cosa lo dico a fare?)

    Versare ai pensionati il dovuto (e non entro nel merito) avrebbe significato dover operare tagli nell’istruzione, nella sanità, ,,,,, eccetera

    Tagli a TAV, F35 e ad altre piacevolezze no, vero?

      1. Possono esserlo, almeno in parte. Se non ne hai realmente bisogno puoi permettertelo con l’idea (illusione?) che siano serviti/serviranno a qualcosa. Mi pare che sia variamente implicita o esplicita la considerazione: se quei soldi vanno all’occupazione dei nostri figli, OK, mi privo di ciò di cui dovrei comunque privarmi per essere io a sostenerli. E’ una specie di atto di fede (disperatello, direi).

  2. 400 ore? Li facciamo lavorare gratis?

    ART.4 – La Commissione è intervenuta riportando l’alternanza all’ultimo biennio delle Superiori (400 ore negli indirizzi tecnici e professionali e 200 in quelli di altro genere). E’ stato introdotto un registro nazionale dell’alternanza scuola-lavoro e una sezione speciale del registro nazionale delle imprese. Anche musei e altri istituti operanti nel settore artistico e musicale potranno ospitare l’alternanza.

    1. se fossero usate bene e potessero essere considerati una specie di “avviamento” io non li vedrei così male.
      Avere delle vere esperienze che colmano la distanza fra teoria e pratica

      1. 400 ore significa due mesi e mezzo al lavoro. La scuola cosi’ e’ finita. I loro rampolli andranno all’universita’ e quelli degli altri a fare i garzoni gratis. Sono dei figli di puttana, bastardi e fascisti.

        1. No Anto
          Specialmente negli,istituti tecnici, dove molti iniziano pensando di non proseguire, una reale opportunità di “conoscere” il mondo del lavoro reale non lo giudico male.
          L’importante è che la decisione non sia solo una necessità economica, nel caso, mi riconoscerei nella tua affermazione.

          1. Negli anni 80 ci si diplomava negli istituti tecnici e quelli con le votazioni più alte ricevevano proposte di lavoro. Molti di loro si iscrivevano all’università e non avevano nulla da invidiare a quelli usciti dai licei. Invece di chiedersi cosa sia successo in questi anni alle scuole superiori, ci si inventa di mandarli a lavorare gratis. Dove andranno? A fare che? Nutro forti dubbi, anzi forti preoccupazioni. Al momento ho presente le poche decine di ore di alternanza scuola lavoro fatte da mio figlio, disorganizzate, mandati allo sbaraglio.

          2. Se è reale.
            Io ho fatto tre settimane in uno studio tecnico a “lucidare ” disegni (ed ero una delle miglio della classe ). Chi ha fatto stage in comune, pur lavorando mezza giornata, è andato in giro a fare rilievi e comunque cose più interessanti e utili x professione.

          3. Ai tempi della mia adolescenza (ahi Dolores!) d’estate si andava a fare qualsiasi lavoro, solitamente bassissima manovalanza, per tirar vicino qualche soldo per i piccoli lussi o sprechi dell’età.
            Non s’imparava nulla di ‘tecnico’. S’imparava chi era il padrone il che resta la cosa più importante.
            A dire il vero s’imparava anche come fotterlo, in parte, ma questo temo non sia più patrimonio culturale condiviso dai ‘tutor’.

  3. Che minchia c’entra il volontariato? Immagino che verrebbe considerato volontariato anche andare a lavorare gratis all’expo’. E se uno ha avuto delle difficoltà alle elementari, influirà sul giudizio? Loro si garantiscono fino al terzo grado di giudizio e oltre, ai ragazzi nulla verrà risparmiato.

    ART.3 – Il curriculum dello studente (risultati scolastici, esperienze di volontariato e relative all’alternanza scuola lavoro) sarà tenuto in conto alla Maturità.

    1. “Non puoi dire di aver vissuto veramente se non ha mai fatto qualcosa per qualcuno che non potrà mai ripagarti.”Lo ha detto Baldini,ma non credo si riferisse all’altruismo…

  4. Maxi operazione della polizia di Stato contro il calcio-scommesse. Sono oltre 70 gli indagati e 50 i fermi emessi dai magistrati di Catanzaro.
    Gli agenti della polizia stanno eseguendo arresti e perquisizioni in Calabria, Campania, Puglia, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche, Toscana, Liguria, Veneto e Lombardia. Le indagini della Squadra mobile di Catanzaro avrebbero accertato decine di combine di partite di calcio dei campionati in corso di Lega Pro e Lega D.

    e che volete ancora discutere…

    1. m2c ti direbbe: è il “mercato”, bellezza

      ti posso dire, conosco uno dei coinvolti (indagati) ed appena è apparsa la notizia ho pensato a lui (ma io sono maligno, lo ammetto)
      il volume di soldi che gira intorno al calcio e le mille figure che campano con il baraccone, pur non sapendo fare niente di particolare tranne il sapere “mungere la mucca”, fa si che queste situazioni siano endemiche (purtroppo)
      sinceramente un ambiente di merda

    1. “Se posso sposarmi, posso anche decidere di non farlo. Se non posso, subisco una discriminazione. E la subisco pure se non voglio sposarmi e se sarei infelice se lo facessi e se magari divorzierei dopo dieci mesi. Non sono affari degli altri. Non è tanto il diritto di essere felici che qui dovrebbe essere invocato, ma quello di essere uguali. Quello di avere le stesse possibilità, che potrebbero essere equamente poi sprecate o ignorate.”

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