In galera!!!!!

di Jill Treanor – The Guardian – 23 maggio 2015

Il procuratore generale degli Stati Uniti, Loretta Lynch, ha dichiarato la settimana scorsa che cinque grandi banche hanno tenuto “comportamenti sfacciatamente illegali” manipolando il mercato dei cambi praticamente su base quotidiana. Ma aveva appena fatto in tempo a multare le cinque banche per la somma record di 3 miliardi e 657 milioni di euro e ad ottenere ammissioni di colpevolezza da quattro di loro – incluse la Royal Bank of Scotland e la Barclays – che doveva già affrontare le domande sul perché non erano state sollevate accuse di tipo individuale.

Questo è un ritornello familiare fin da quando la crisi bancaria del 2008 portò a salvataggi multimiliardari. Alcuni banchieri sono finiti dietro le sbarre: l’Islanda ha, al momento, quattro ex banchieri in carcere, mentre negli Stati Uniti alcuni banchieri di secondo piano sono stati riconosciuti colpevoli. L’Irlanda ha condannato due ex manager dell’Anglo Irish Bank, ma non li ha incarcerati.

A molti questa lista sembra corta, se comparata con i 213 miliardi di euro di multe che, secondo un calcolo della Reuters, sono state comminate a 20 principali banche mondiali negli scorsi sette anni per manipolazione del mercato, riciclaggio di denaro sporco e vendita di obbligazioni ipotecarie mentre stava arrivando la crisi del 2008.

Robert Jenkins, un ex dirigente della Banca d’Inghilterra, enumera una lunga lista di ragioni per la mancanza di azione. Jenkins riconosce che una delle ragioni per cui i regolatori si sono tenuti alla larga dal procedere contro gli individui è la paura. E dice che questa risale al 2002, quando la Arthur Andersen, la grande società di revisione contabile, fu condannata per aver distrutto documenti relativi ai controlli effettuati su Enron. La sentenza fu capovolta nel 2005, troppo tardi per salvare quella che era una delle maggiori società contabili del mondo dal collasso. Ci fu, dice Jenkins, “paura da parte delle autorità statunitensi di una versione bancaria della vicenda Andersen, in un momento di fragilità finanziaria”.

Ma Jenkins elenca altri problemi, dalle difficoltà di provare l’intento criminoso alle pressioni dei banchieri fino all’ingenuità dei regolatori, che realmente pensavano di aver a che fare con “poche mele marce”. Jenkins afferma che un ruolo lo giocò anche la paura che una repressione dura avrebbe portato le banche a chiudere i rubinetti del credito all’economia.

Gli errori sono cominciati fin dal principio della crisi, afferma l’esperto. “Sia i banchieri che i legislatori, fin dall’inizio, non sono stati all’altezza di quel che si doveva fare, di quel che si sarebbe potuto fare e di quello che la pubblica opinione capisce che si sarebbe dovuto fare”.

In Islanda è stato nominato un accusatore pubblico ad hoc, Ólafur Hauksson, per passare in rassegna il disastro della banca Kaupthing, della Landbanki e della Glitnir bank. Ha messo sotto accusa 60 individui in 22 rinvii a giudizio e gli viene spesso chiesto perché altri paesi non hanno fatto la stessa cosa. Lui dice che l’Islanda ha cominciato subito: “Ci siamo focalizzati di più su quei casi all’inizio e questo significa che abbiamo dovuto specializzarci in casi relativi a entità finanziarie”.

Perfino adesso, dopo sette anni, ci sono ancora processi in corso. Uno, relativo al collasso della banca Kaupthing con nove imputati, è finito solo due giorni fa.

Decidere l’accusa corretta è un altro problema. Hauksson ha sollevato accuse per manipolazione del mercato, frode, appropriazione indebita e mutui fraudolenti. Una nuova legge nel Regno Unito dovrebbe rendere più facile procedere contro il settore bancario: è stata introdotta una pena di sette anni di carcere per comportamenti spericolati e dannosi, ma l’accusa dovrà provare che i banchieri sapevano che le loro decisioni avrebbero provocato il collasso della banca. Nuove figure di reato relative alla manipolazione degli standard di mercato sono entrate in vigore quest’anno, ma non sono retroattive e quindi non possono essere usate contro gli operatori di mercato le cui azioni hanno portato alle recenti mega multe.

La settimana scorsa la Lynch, che è in carica da appena un mese, ha detto di “non essere in grado di confermare se solleveremo o meno altre accuse contro gli individui” perché l’inchiesta sulla manipolazione dei corsi valutari sta continuando. Ha puntualizzato che gli Stati Uniti hanno messo sotto accusa 12 persone per i reati di manipolazione del Libor. Nel Regno Unito l’Ufficio delle Gravi Frodi ha accusato 13 persone, ma si tratta di personaggi di secondo piano: nessun boss bancario ha dovuto finora affrontare delle accuse.

Jimmy Gurulé, docente di diritto nell’università americana di Notre Dame nonché ex assistente del procuratore generale, spera che la Lynch prenderà una posizione più dura. Lei stessa ha detto, nell’udienza di conferma della sua nomina, che “nessun individuo è troppo grosso per essere messo in carcere”.

Infine Jenkins aggiunge che le banche dovrebbero anche subire la minaccia di essere spezzettate: “Per quel che riguarda le malefatte sistematiche compiute sotto il loro controllo, o i manager sapevano, o non sapevano o non ci si poteva aspettare che sapessero. Se sapevano erano complici. Se non sapevano erano incompetenti. E se le banche sono così grandi e complesse che non ci si poteva aspettare che sapessero, allora loro stessi sono la ragione per cui le banche andrebbero spezzettate”.
Originale: http://www.theguardian.com/business/2015/may/23/putting-bankers-in-jail-nigh-on-impossible

traduzione di Lame

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