In & out

Di Barbara G.

Mentre nella cattolicissima Irlanda vince il SI al referendum sull’introduzione del matrimonio fra persone dello stesso sesso e in Lussemburgo il premier di centrodestra Xavier Bettel si appresta a sposare il suo compagno, in Italia siamo ancora al palo con il DDL Cirinnà, che si prefigge l’introduzione delle unioni civili nell’ordinamento italiano.

Mentre la chiesa scozzese ammette ufficialmente la possibilità di avere sacerdoti gay e uniti civilmente con il partner, in Italia il card. Bagnasco vieta nella sua diocesi la veglia in ricordo delle vittime di omofobia (organizzata da alcune associazioni cristiane in occasione della giornata contro l’omofobia).

A Cremona invece, mentre in piazza del duomo si stava allestendo il presidio delle sentinelle in piedi (con gran dispiegamento di mezzi e poliziotti), poco lontano si teneva l’incontro sui diritti civili di cui abbiamo parlato l’altro giorno, che ha visto la partecipazione di Elly Schlein (eurodeputata PSE), Luigi Lipara (consigliere comunale), Gabriele Piazzoni (arcigay), con la moderazione di Eleonora Sessa e un contributo video di Daniele Viotti (europarlamentare PSE).

Il quadro che è emerso non è dei più confortanti: per quanto riguarda i diritti di LGBT in sostanza l’Italia è più vicina ai paesi dell’ex blocco sovietico rispetto a quelli dell’Europa occidentale. I cittadini italiani dagli ultimi sondaggi pubblicati sembrerebbero sostanzialmente pronti all’introduzione del matrimonio fra persone dello stesso sesso (il 55% degli intervistati si dichiara favorevole), i politici italiani invece sembrano ancorati ad una visione molto più limitata, forse più attenti a difendere il loro fortino elettorale che a lavorare per i cittadini. Soprattutto, è il linguaggio che in genere utilizza la classe politica italiana a destare preoccupazione, come evidenziato da un sondaggio compiuto all’interno della comunità LGBT europea lo scorso anno: il 91% degli intervistati, infatti, ritiene che i politici di casa nostra usino parole discriminatorie e omofobe abitualmente nel proprio linguaggio, contro il 44% della media europea (ne avevamo parlato QUI).

Per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti civili di LGBT, i trattati europei parlano chiaro. Nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (la cosiddetta “Carta di Nizza”, del 2000), e in particolare nell’articolo 9, si legge che «il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio». La possibilità di contrarre un vincolo matrimoniale e il diritto di formare una famiglia non vengono collegati alla eterosessualità dei soggetti coinvolti, aprendo così le porte a matrimoni o a forme di regolamentazione delle convivenze fra persone dello stesso sesso, purché ciò sia previsto dagli ordinamenti nazionali, tanto più che l’art. 21 della medesima Carta prevede la non discriminazione in base, oltre che al sesso, anche alle tendenze sessuali.

Sono state inoltre emanate alcune direttive che sembrerebbero garantire l’uguaglianza del trattamento dei due coniugi e delle relative famiglie, indipendentemente dal sesso dei due contraenti:

  • 2003/86/CE, relativa al diritto al ricongiungimento familiare per i cittadini di paesi terzi legittimamente residenti nell’Unione;
  • 2004/38/CE, riguardante il diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente all’interno degli stati membri.

Purtroppo tutto ciò non è stato sufficiente per venir riconosciuti i diritti delle coppie di persone dello stesso sesso che si sono di volta in volta rivolte alla Corte Europea: i ricorsi sono sempre stati respinti, in quanto solo al singolo stato compete la promulgazione di leggi a tal proposito.

Un passo ulteriore è stato fatto a Strasburgo il 12 marzo 2015: nella Relazione Annuale sui Diritti Umani e la Democrazia nel Mondo 2013 (conosciuta come “Rapporto Panzeri”), matrimonio e unioni civili ricevono lo status di diritti umani e civili di tutte le persone, e tutti gli stati membri dovranno adoperarsi (dove non è già stato fatto) affinché questi vengano riconosciuti e garantiti.

L’attività delle commissioni europee che si occupano di parità di diritti è molto intensa, e i rappresentanti dell’unione si sono espressi anche con parole molto forti nei confronti degli stati membri che, in un modo o nell’altro, si sono resi responsabili di gravi atti lesivi dei diritti delle persone. L’ultimo esempio è relativo al caso del ragazzo italiano minacciato di morte in Ungheria per essere un attivista della comunità LGBT. Il rispetto dei diritti umani è requisito fondamentale per ottenere l’ingresso nella UE, paradossalmente i governi dei Paesi che stanno avviando la procedura per l’ingresso nell’Unione si dimostrano più sensibili a queste tematiche rispetto ad alcuni Stati membri.

Il problema però non è solo il “semplice riconoscimento” di un diritto che esiste già, di un’unione perfettamente valida in un altro stato: sono molte le problematiche che una differente legislazione a livello europeo si porta dietro, dalla difficoltà nel ricongiungimento familiare a situazioni potenzialmente paradossali, quali quella ironicamente presentata in questo video, realizzato dall’europarlamentare Daniele Viotti e dall’attore Carlo Gabardini e recentemente presentato a Bruxelles.

La situazione descritta sembra senza senso, ma il fatto è che affermazioni come “se consentiamo i matrimoni gay finiremo con l’ammettere la poligamia”, insieme all’ancora più assurdo “se riconosco un legame affettivo e io dico che ho un legame affettivo con il mio cane, allora di questo passo mi posso sposare il cane” sono fra gli argomenti che chi si occupa del tema si ritrova, spesso e (mal)volentieri, a dover controbattere, anche in sedi istituzionali quali le commissioni comunali.

Un altro rischio, qualora ci si limitasse a riconoscere le coppie registrate all’estero senza rendere possibile il matrimonio egualitario, potrebbe essere l’introduzione di una “discriminazione al contrario”, introducendo di fatto una legislazione più favorevole ai cittadini europei rispetto a quelli italiani.

Ora tocca al legislatore italiano muoversi. Prossimamente dovrebbe iniziare in Senato la discussione del DDL Cirinnà (ne parleremo prossimamente), ma sappiamo bene che i tempi saranno piuttosto lunghi. Ed è per questo che l’azione di pressione della cittadinanza, delle associazioni e delle amministrazioni è molto importante. Le battaglie che alcune amministrazioni stanno conducendo per l’istituzione dei registri delle coppie di fatto ovviamente a livello nazionale non cambiano nulla, ma possono permettere, a livello locale, l’accesso ad alcuni servizi, costituiscono un’opera di sensibilizzazione sul tema ed esercitano una pressione nei confronti del legislatore. Ed è inoltre molto importante attivare percorsi per la lotta alle discriminazioni, di qualsiasi natura esse siano, anche se talvolta questi argomenti diventano argomento di scontro ideologico fra maggioranza ed opposizione, inoltre i continui tagli ai bilanci dei Comuni non agevolano certo queste attività. Alcune amministrazioni si sono riunite nella rete RE.A.DY, che si propone di favorire politiche locali di parità rispetto all’orientamento sessuale e all’identità di genere e diffondere buone prassi sul territorio nazionale (QUI per ulteriori informazioni).

Un ruolo fondamentale per quanto riguarda l’inclusione e l’educazione al rispetto delle differenze spetta ovviamente alle istituzioni scolastiche, che hanno il compito di formare i cittadini di domani. Il lavoro di contrasto agli episodi di bullismo di stampo omofobo non può essere portato avanti senza il supporto delle associazioni che si occupano di queste tematiche, a dispetto dei tentativi di interferenza sulla linea educativa apportati da aderenti ad associazioni contrarie all’estensione dei diritti civili alla comunità LGBT. Sono sempre più frequenti i casi di volantinaggi fuori dalle scuole, oltre all’intromissione nell’attività formativa da parte di genitori appartenenti a queste associazioni, con pressioni su insegnanti e dirigenti scolastici affinché le tematiche connesse all’omosessualità (e talvolta anche quelle finalizzate all’abbattimento degli stereotipi di genere) non vengano trattate, citando la fantomatica “teoria del gender”.

L’unica strada realmente efficace da percorrere è quella del pieno riconoscimento dei diritti civili, passo veramente concreto per l’abbattimento degli stereotipi di genere, per eliminare ogni tipo di discriminazione, per garantire uguaglianza di trattamento e libertà di movimento sul territorio di tutti i cittadini, qualunque sia il loro orientamento sessuale, per portare un po’ di Europa nei nostri confini.

153 comments

    1. Pure questo…
      Congiura Ligure (Sv) – “Le analisi del sangue? Solo un astuto stratagemma escogitato dai vampiri che controllano il NWO, per rimediare cibo gratis. Le colonscopie? Deliri di medici sadici che poi mettono tutto su internet!”. Parola del leader del M5S Bebbe Grillo, che non lesina accuse e denunce in questi ultimi scampoli di campagna elettorale.

      L’occasione è di quelle importanti: la presentazione di V per Velocipede, una ciclopedalata organizzata per sensibilizzare le masse ignoranti sull’importanza di votare il MoVimento 5 Stelle, in vista delle elezioni regionali del 31 maggio. Dopo aver illustrato le regole della gara (che presenta 4 traguardi intermedi, i cui premi sono set di aerosol contro le scie chimiche, più uno finale con il quale si vince un soggiorno di una settimana nel cabinato di Nik il Nero), il comico genovese si è lanciato in uno dei suoi irresistibili monologhi a tutto campo: “Queste lobby ci stanno uccidendo. Ci fanno fare esami inutili e costosi solo per rubarci i soldi con prodotti inutili. Prendete la chemioterapia: lo sanno tutti che non serve a niente! Solo a finanziare i fabbricanti di parrucche e gli spacciatori di foulard!! Volete altri esempi? Le banche del seme: una truffa per fare soldi rivendendo lo sperma alle case di produzione di film porno. Per non parlare della roba più sconvolgente di tutte: le analisi delle feci, che finiscono in strutture finanziate dallo Stato, sotto forma di editoriali di Vittorio Feltri, nella redazione di Libero. Nonostante questi parassiti della società – conclude l’ex divertente – siano tutti morti, morti, morti, continuano a uccidere, uccidere, uccidere!”

      Di Davide Paolino e Gianni Zoccheddu

      1. il boccalone la notizia per chi abbocca (google search)

        http://www.lercio.it/grillo-la-chemioterapia-favorisce-le-lobby-dei-fabbricanti-di-parrucche-e-foulard/

        A proposito di Lercio

        Chi siete?
        Siamo tutti ex frequentatori della Palestra di Daniele Luttazzi (una rubrica in cui il lettore trasformava in satira i titoli dei giornali). Una volta che è stata chiusa ci siamo cercati sui social e abbiamo deciso di continuare a fare satira

        Quando è nato Lercio?
        A ottobre 2012

        Di chi è stata l’idea?
        Di Michele Incollu. Ci ha chiesto un aiuto per riempirlo di contenuti e lì è nato tutto.

        Qual è l’età media dei collaboratori?
        Dai 20 ai 50. E direi che vale anche per gli utenti che ci mandano i pezzi.

        Come nasce una notizia di Lercio?
        Dipende. Può nascere da un fatto di cronaca, da un fatto di vita vissuta. Oppure dalla fantasia contorta di una mente malata. Inutile dire che noi della redazione facciamo parte della terza categoria.

        Come scegliete foto e titolo?
        Titolo che incuriosisce e immagine attinente che risalta. Le stesse regole dei giornali normali.

        Qual è il contributo dei vostri lettori per i pezzi?
        Sono in molti a scriverci, sia sulla posta che sul form Youlercio. Se il pezzo è valido viene corretto e pubblicato.

        Quando siete diventati un fenomeno virale?
        Quando i lettori hanno capito cosa siamo e hanno cominciato a divertirsi.

        Qualcuno vi ha preso sul serio per quello che scrivete?
        In parecchi. Ma gli articoli presi per reali sono una sparuta minoranza rispetto a tutti quelli che abbiamo fatto. Ecco perché ci inalberiamo molto quando ci indicano come sito di bufale: siamo innanzitutto un sito di satira, e chi ci segue lo sa benissimo.

        E per chi capita nel sito per la prima volta?
        All’interno di ogni articolo ci sono diverse battute che dovrebbero suggerire al lettore che quello che legge è solo una parodia. Prendere un nostro articolo per vero dopo averlo letto è un problema di analisi del testo. Chi pubblica bufale con l’intenzione di spacciarle per vere è un disonesto.

        Vi siete dati un limite da non superare o tutto è permesso?
        La satira è un mezzo per esprimere le proprie opinioni, quindi al massimo il problema è se le opinioni sono lecite. O comunque è questo che diremmo in un’aula di tribunale semmai venissimo arrestati.

        Insomma, come spieghereste Lercio a chi ha ancora dei dubbi?
        Un nostro lettore ci ha definiti «la cartina di tornasole inutilmente sognata da Darwin per distinguere gli Homo Sapiens dagli anelli di congiunzione». bello, no?

        1. Non capisco…chi sarebbe il Boccalone?Pensavo fosse palese che era una cazzata.Va bene che Grillo è un cazzone ma… lesa maestà?Oppure stò travisando tutto…boh!

          1. Questo blog è troppo serio oggi…vado a divertirmi.Salvini stà organizzando una grigliata.
            Al campo Rom cittadino.Prendo la benzina e vi saluto…

            1. porca puttana! io non riesco a mettere in moto la ruspa e mi aspettano per una “spianata delle moschee”
              ma come cazzo faccio a mettere la ruspa in moto? non ci sta! è troppo grossa!

  1. >questi fenomeni li combatti con l’educazione. ma è un lavoro lungo

    Credo di aver sempre parlato di “integrità” come valore e mai di “legalità” che è un principio valido per ogni stagione e che rispecchia il carro del vincitore (non vorrei dover riproporre continuamente la mitica “analisi di classe”) Un pò come il discorso di sincerità e verità che fatica a farsi strada. Come per gli avvocati di cui tutti parlano male (a meno di averne bisogno) in aperta controcorrente ai tempi di “mani pulite” proposi con alcuni amici l’erezione del monumento all’ “avvocato ignoto”. Insomma, cerco di rimanere coerente, un giudice per me, è sempre uno che ha “il cuore troppo vicino al buco del culo”. E’ difficile cercare di fare i propri interessi senza dimenticare che quelli di oggi che sembrano nostri potrebbero non essere quelli di domani (come per alcune delle obiezioni “gufanti” fatte all’Italicum quando parlano di deriva verso l’esecutivo). Lo stesso vale per tutte le vestali/meretrici dello stupro della Costituzione 3 volte al giorno (e anche di più con l’uso di opportune dosi di viagra), oggi Carbone reagisce ferocemente all’inserimento di De Luca ed esordisce con l’ennesima Costituzione violata dalla Bindi (per non parlare dei retroscena di vendette ed affini). Inutile dire che sicuramente è possibile trovare dichiarazioni in cui lo stesso abbia ironizzato od opposto non-professorali (per carità) obiezioni quando la giaculatoria veniva adoperata in senso contrario.

    PS Non mi parlate di Borsellino e Falcone come esempi di giudici. Loro erano persone “integre” ritrovatesi a fare il “lavoro” del giudice.

    PPS Luigi, non ti avevo letto, cerco di risponderti più tardi.

      1. Barbara, non era per te, non so come ho riportato la tua frase a cui volevo rispondere mentre il commento era per il continuo riferimento all’onestà di M5S e alla legalità….scrivere e lavorare non sempre si conciliano

  2. Antonio ma veramente ti fa più paura quel ciarlatano di Salvini che nulla di concreto e pericoloso farà dopo aver incassato alle regionali piuttosto che il “fare” politica di Renzi e dei Renziani

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/29/renzi-su-whatsapp-de-luca-ci-rimette-a-posto-la-campania-attacchiamo-grillo/1730131/

    Ernesto Carbone: “Rosy Bindi sta violando la Costituzione. Allucinante che si pieghi la commissione antimafia a vendette interne di corrente partitica”

    Matteo Orfini, “Quello che sta accadendo in queste ore è davvero incredibile. L’iniziativa della presidente della commissione Antimafia ci riporta indietro di secoli, quando i processi si facevano nelle piazze aizzando la folla”

    Davide Faraone: “La commissione Antimafia non può essere usata per vendette politiche. È uno strumento troppo importante, non può essere svilito così”

    Pina Picierno: “Non capisco in base a quale criterio una commissione parlamentare si arroghi il diritto di distinguere i buoni dai cattivi a 48h dal voto.”

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