Vi dichiaro coniuge e coniuge

Di Barbara G.

Sta finalmente tornando d’attualità il tema dell’introduzione nell’ordinamento italiano del matrimonio fra persone dello stesso sesso. L’intervento del Parlamento è indispensabile per garantire l’applicazione dei principi sanciti, tra gli altri, anche dall’Unione Europea, ad oggi infatti tutti i ricorsi presentati alla Corte Europea si sono risolti in un nulla di fatto in quanto la materia è di competenza legislatore nazionale. Chi ha presentato ricorso in pratica si è sentito rispondere “hai ragione, ma non possiamo farci nulla”. Giusto per essere chiari.

Di seguito potete trovare gli elementi essenziali del DDL Cirinnà e lo “stato di avanzamento dei lavori” in Parlamento. Per una breve sintesi del quadro giuridico europeo, sulla base del quale saremmo tenuti a legiferare in materia, si rimanda a questo post.

Il DDL Cirinnà

Finalmente in Parlamento sta entrando nel vivo la discussione del testo presentato dalla senatrice Cirinnà, che riguarda unioni civili fra persone dello stesso sesso e regolamentazione delle convivenze per coppie etero e same sex. Il testo è frutto di un duro lavoro condotto nelle commissioni competenti, che ha condotto all’unificazione in un unico documento delle numerose proposte presentate da diversi soggetti politici.

In primis, in questo DDL vengono estese alle unioni civili fra persone dello stesso sesso le disposizioni previste dal Codice Civile per le coppie sposate in merito a:

  • diritti e doveri dei coniugi, doveri verso i figli;
  • indirizzo e residenza familiare;
  • concorso negli oneri, regime patrimoniale e pagamento degli alimenti;
  • responsabilità in caso di interdizione e amministrazione di sostegno;
  • diritti successori;
  • scioglimento del legame.

Insomma, l’unione fra persone dello stesso sesso è sostanzialmente equiparata al matrimonio, anche se porta un nome diverso. L’unica, sostanziale, differenza riguarda le adozioni, precluse in linea di principio alle coppie same sex: l’unica concessione prevista nel DDL riguarda infatti la possibilità di adottare dei figli del compagno/a.

Come detto sopra, questo testo introduce anche la disciplina della convivenza, che prevedrebbe i seguenti diritti e doveri:

  • assistenza: diritto di visita, assistenza e accesso ai dati personali (equiparazione familiari e parenti), possibilità di designare un rappresentante per decisioni in caso di malattia o morte;
  • abitazione: in caso di morte, diritto ad abitare nella casa del defunto per periodo uguale a quello della convivenza, subentro nel contratto di locazione;
  • graduatorie per le abitazioni popolari: la convivenza di fatto vale per la definizione di nucleo familiare;
  • obbligo al mantenimento e al pagamento degli alimenti in proporzione alla durata della convivenza;
  • equiparazione al coniuge per: partecipazione agli utili dell’azienda, possibilità di essere nominato tutore o similari, risarcimento danni da fatto illecito.

Questa parte mi sembra molto interessante, e lo dico in quanto “parte in causa”: convivo col mio compagno da parecchi anni, e quello che chiedevo ad una legge di disciplina delle convivenze in questo DDL l’ho trovato.

Complessivamente lo trovo un buon testo, anche se trovo paradossale dover introdurre lunghi giri di parole per non dover utilizzare esplicitamente la parola “matrimonio”. La parte sulle adozioni per me è un po’ troppo timida, ma siamo in Italia e tanta grazia che hanno inserito almeno l’adozione per i figli del compagno. Aspettiamoci duri scontri in aula, e speriamo che non venga stravolto il testo a furia di emendamenti; una volta approvata (si spera) la legge, col tempo la si potrà integrare e migliorare… anche i più scettici potranno rendersi conto che non c’è “sottrazione” ai propri diritti se li si estende anche agli altri.

Work in progress

Il testo unificato del DDL 14 denominato “Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili” è stato depositato il 17/03/2015.

Dopo l’approvazione del testo base in Commissione Giustizia al Senato avvenuta a fine marzo (contrari FI, NCD e Lega) è arrivato il via libera in Commissione Affari Costituzionali al Senato (con il voto contrario di NCD e Lega Nord).

Come ampiamente prevedibile, in aula ci sarà battaglia: il 7 maggio è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti al DDL: ne sono stati presentati oltre 4mila. Oltre ai più di 3mila di Ap (dei quali 282 solo da Carlo Giovanardi), sono state 829 le richieste di modifica di Fi, 332 di Gal, 36 di M5S, 21 del gruppo Misto, 20 della Lega Nord e 15 del Pd. Sette, infine gli emendamenti presentati dal gruppo Autonomie per un totale di 4320 proposte di modifica.

Si ipotizza di poter iniziare la discussione al Senato entro la seconda metà di luglio. L’iter di discussione del DDL lo potete seguire qui.

Nota a margine #1 sugli emendamenti

Il buon Mario Adinolfi, pur senza sedere in parlamento, da giorni dice di essere lui il responsabile ultimo del blocco della legge. Dice di aver scelto lui l’ostruzionismo, di aver scritto lui gli emendamenti. Ha sostenuto anche che si sia di fronte ad «una legge di cui i proponenti stessi si vergognano» dato che a suo dire è scritta con termini dove «non capisce di che si parla». Leggete il suo post, perché ci sarebbe da sganasciarsi, se non fosse che poi qualcuno ci crede, a quello che lui scrive…

Nota a margine #2 sugli emendamenti

Io mi chiedevo come si potessero scrivere più di 4000 emendamenti su un testo tutto sommato piuttosto breve. Beata ingenuità…

Ne sono stati presentati 662 solo sul primo articolo. Le unioni civili sono diventate “unioni renziane”, magari da registrare dal commercialista, dai vigili urbani, dal Sindaco di Roma. La cosa preoccupante: qualche esponente di Pd ha messo in dubbio la stepchild adoption.

Leggete qui per gli altri.

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5 comments

  1. Come in altre parti del mondo, anche in Italia i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) spesso rischiano di essere violati.

    Oltre a una radicata cultura discriminatoria, il mancato riconoscimento nella legislazione italiana delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso impedisce il godimento dei diritti necessari all’autorealizzazione, alimenta la stigmatizzazione e la discriminazione e favorisce gli abusi nei confronti delle persone Lgbti.

    38 associazioni chiedono al presidente del Consiglio Matteo Renzi e ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, di garantire che sia eliminata ogni forma di discriminazione nella legislazione italiana sul matrimonio civile, aprendolo anche alle coppie dello stesso sesso, riconoscendo i matrimoni e le unioni celebrate all’estero e assicurando pari diritti ai figli delle persone dello stesso sesso.

    http://appelli.amnesty.it/lostessosi/?utm_source=DEM&utm_medium=Email&utm_campaign=DEM2542

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