Month: maggio 2015

Quattro famiglie unite per garantirsi un sostegno

segnalato da n.c.60

Quattro famiglie, una storia di solidarietà reciproca da esempio per tutti. Nuove forme di convivenza che si sperimentano per scoprire quando la vicinanza diventa attiva.

di Laura Solieri – gazzettadimodena.gelocal.it, 13 maggio 2015

MODENA. Quattro famiglie, una storia di solidarietà reciproca da esempio per tutti.

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Nuove forme di convivenza che si sperimentano per scoprire che quando la vicinanza diventa attiva è tutta un’altra musica: lo sanno bene Maddia, 66 anni, Miria, 64 anni e Rossana, 51 anni, socie dell’associazione Uildm di Modena, affette da atrofia spinale, residenti nello stesso condominio di via Terranova, a Modena. «Tutte e tre abbiamo un’assistente familiare giornaliera, individuale, e io ho anche un’assistente di notte – racconta Rossana Roli – Nel 2010 ho perso mio padre, punto di riferimento per tutti gli aspetti di gestione della quotidianità e soprattutto per l’assistenza notturna per cui, da allora, ho anche un aiuto durante la notte. Ho sempre sostenuto la necessità, per le persone come noi, con problemi di autonomia motoria ma capaci di autodeterminazione, di mantenere una vita nei limiti del possibile indipendente. Io tra le altre cose ho 51 anni e come tutte le persone della mia età è arrivato il momento di occuparmi di mia madre, che non può più occuparsi di me come una volta per ovvi motivi».

Il tempo passa e i genitori di queste tre donne non possono più garantire loro un supporto fisso: l’indipendenza, l’autonomia e l’autodeterminazione delle tre amiche sono messe a repentaglio dalla fragilità che i loro nuclei famigliari acquisiscono con il passare degli anni, come avviene seguendo le fasi della vita.

Maddia, Miria e Rossana però hanno una certezza: desiderano rimanere nei loro appartamenti e non compromettere in alcun modo i legami familiari, le amicizie, gli spazi e le autonomie conquistate negli anni.

Ecco allora che arriva un’idea, una grande idea che le tre donne riescono a concretizzare su iniziativa della Uildm e con la collaborazione di Unicapi e Comune di Modena, grazie alla realizzazione di un progetto di Vicinanza Attiva che si è posto come fine quello di arrivare ad una soluzione condivisa.

Obiettivo: sperimentare una nuova modalità di gestione dell’assistenza che preveda un coinvolgimento sociale maggiore delle persone addette all’assistenza attraverso la vicinanza fisica dei nuclei famigliari degli assistiti e degli assistenti stessi.

E così a Rossana viene in mente una soluzione vantaggiosa sia dal punto di vista economico che sociale: interpella la signora che le fornisce assistenza notturna, che si rende disponibile a garantire a Maddia, Miria e Rossana un sostegno di buona vicinanza e di solidarietà sociale al di là dell’impegno lavorativo dedicato all’assistenza di Rossana.

Il progetto si è concretizzato con il trasferimento dell’assistente familiare, di suo marito e dei figli in via Terranova.

«È così che siamo diventati una specie di grande famiglia. Quando posso aiuto i figli di questa signora nei compiti e suo marito si occupa gratuitamente di piccole riparazioni e attività di giardinaggio per me», conclude con un sorriso Rossana.

Trenta denari

Regionali Puglia, 30 euro per il voto “anche della famiglia”. Video su candidato di Emiliano

Regionali Puglia, 30 euro per il voto “anche della famiglia”. Video su candidato di Emiliano

Il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd, è simile a quello quello mostrato due giorni fa da TgNorba, in cui un presunto collaboratore del comitato elettorale di Anna Maurodinoia, in lista per il Pd, recita il tariffario per un rappresentante di lista. “Cerchiamo rappresentanti di lista retribuiti”.

di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it, 22 maggio 2015

La donna che recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” lo dice al telefono: “Portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto”. Lui, Gianni (o Giovanni) Filomeno, candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano“, parla davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese”. Parole e scene da un video in possesso dei Cinque Stelle pugliesi, che settimane fa hanno lanciato il sito http://www.votolibero.it proprio per raccogliere denunce su tentativi di compravendite elettorali.

Il prodotto è un filmato di quasi 6 minuti, visionato dal Fatto Quotidiano, in cui compare Filomeno, in corsa per una civica collegata al candidato del Pd Michele Emiliano. Un video simile a quello mostrato due giorni fa da TgNorba, in cui un presunto collaboratore del comitato elettorale di Anna Maurodinoia, in lista per il Pd, recita il tariffario per un rappresentante di lista: “Trenta, quaranta, cinquanta euro”. Ma un rappresentante non può essere pagato: neppure con un rimborso spese. Maurodinoia, eletta in Consiglio comunale a Bari per il centrodestra, ora con l’ex pm, ha annunciato querela contro il presunto collaboratore, smentendo tutto. Mentre la Digos di Bari ha aperto un’inchiesta.

Ora c’è anche il filmato su Filomeno: 43 anni, residente a Castellana Grotte (Bari), titolare di uno studio di consulenza aziendale specializzato in “finanza agevolata”. Nel settembre scorso ha presentato a Castellana, come “consulente dell’associazione Logos”, il Piano garanzia giovani: “Un programma dell’Unione europea finalizzato a favorire l’occupazione e l’avvicinamento dei giovani al mercato del lavoro”. Tra i relatori, anche il segretario regionale del Pd Emiliano.

Da qui si arriva al video, che inizia con l’audio di una telefonata. Un ragazzo chiede informazioni a tale signora Tina: “Ho saputo che cercate personale per volantinaggio“. E lei parte: “Stiamo cercando ragazzi che possano sostenere il nostro candidato alle Regione. Cerchiamo giovani che possano fare volantinaggio, rappresentanti di lista e attacchini: ovviamente, tutto retribuito”.

La donna lo invita quindi a un incontro per “domani pomeriggio” in un locale di Corato (Bari), aperto “a tutti coloro che vogliono far parte dello staff”. E aggiunge: “Porti documento di identità e tessera elettorale”. Il ragazzo chiede: “Perché anche la tessera?”. E la signora spiega: “Per dare riscontro del tuo voto. Abbiamo bisogno dei vostri voti e dei vostri parenti, è ovvio”.

La donna non cita mai Filomeno. Ma il video mostra subito dopo l’invito a un incontro dell’associazione Logos per il pomeriggio del 12 maggio, presso lo stesso locale della stessa città citata dalla signora. Il testo è in un italiano stentato: “Il responsabile dell’associazione Logos, Giovanni Filomeno, e il suo staff sono lieti di invitare i giovani under 29 e le imprese per conoscere le opportunità date dal programma garanzia giovani”. Proprio quello illustrato da Filomeno assieme a Emiliano.

Si riprende con le immagini, e si sente di nuovo la voce della signora Tina, che si rivolge a dei ragazzi: “Ascoltatemi, io sono Tina, questo è il mio recapito, sono reperibile anche di notte”. Segue numero di cellulare (coperto dal bip). “Andate oltre i familiari, allargate… allargate”, esorta. Una ragazza obietta: “Non ci abbiamo capito molto, siamo venuti per altro”. Compare Filomeno. Giacca e camicia azzurra, spiega: “Quello che ci serve è organizzare, uno per famiglia. Quello da dire ai ragazzi è: ‘Tu sei libero di votare, di fare campagna elettorale? La tua famiglia è libera?”. Qualcuno chiede: “Trenta euro?”. E Filomeno replica: “Sì, sì, certo, è normale: un rimborso spese”. Una ragazza: “Ma è voto di scambio“. Lui nega: “No, è rimborso spese”. Lei non molla: “Sono venuta per fare la rappresentante di lista, perché la signora Tina mi ha detto che cercava un rappresentante in cambio di 30 euro”. Filomeno si irrigidisce: “Ti hanno dato un’informazione sbagliata, tu lo devi fare perché ci credi“.

Tina irrompe: “Gianni, qualche problema?”. Lui: “Sì”. La donna allora precisa: “Non c’è nessun tipo di scambio“. La ragazza insiste: “Perché mi avete chiesto di portare la tessera elettorale?”. Risposta: “Perché voglio mettere una persona in ogni seggio”. Segue Filomeno che spiega propositi e idee. Fine.

Antonella Laricchia, candidata governatore del M5S: “Domani (oggi, ndr) presenterò un esposto su questa vicenda alla Procura di Bari, assieme ai parlamentari pugliesi. Mentre in Senato e alla Camera presenteremo delle interrogazioni sul caso della Maurodinoia e su una vicenda simile: in una chat offrivano denaro per fare il rappresentante di lista per una candidata in una civica, collegata con Emiliano”. Cosa vi aspettate? “Mi attendo spiegazioni da Emiliano. E rilancio la nostra proposta sul reddito di cittadinanza: è essenziale, anche per evitare fatti così gravi. Approfittano del bisogno della gente”. Ieri il Fatto ha cercato più volte Filomeno per ascoltare la sua versione, ma il cellulare squillava a vuoto. Nessuna risposta al messaggio lasciato alla segreteria.

 

Basta fossili!

di Lame

Nessuno come il Fondo Monetario Internazionale sa fare analisi eccellenti, che vengono poi regolarmente ignorate dalle politiche che lo stesso fondo, direttamente o indirettamente, sostiene.
Stavolta i ricercatori del Fondo hanno fatto una “valutazione globale” dei sussidi che vengono dati all’industria dei combustibili fossili. Dentro ci hanno messo tutto: dai costi ambientali a quelli per le vittime degli incidenti stradali ai sussidi veri e propri che petrolieri e C. ricevono in giro per le nazioni del mondo. E il risultato, dicono i ricercatori, è “scioccante”: quest’anno l’intero sistema dei combustibili fossili costerà ai contribuenti mondiali la modica cifra di 5 trilioni di dollari (in verità sono 5,3, ma la virgola rovina l’effetto roboante del numero). Si tratta del 6,5 per cento del PIL mondiale.

In questa cifra che giustamente viene definita scioccante, vengono calcolati i sussidi che le società che trattano combustibili fossili ricevono dai governi sotto varie forme: può trattarsi di un’agevolazione fiscale oppure di tariffe elettriche ridotte per le loro attività. L’altra “gamba” di questa, scusate la ripetitività, incredibile cifra, è fatta di costi ambientali e umani correlati all’uso dei combustibili fossili e quindi parliamo di emissioni nocive con relativo costo dei cambiamenti climatici, ma anche quanto costa ai sistemi sanitari curare le persone che finiscono all’ospedale con problemi respiratori. Una parte molto consistente dei costi proviene proprio dai costi sanitari per le vittime dell’inquinamento atmosferico.

La ricerca fa una valutazione globale e i paesi cosiddetti emergenti o in via di sviluppo non sono esenti dal problema. Anzi. In alcuni casi il costo aggregato dei sussidi arriva fino al 18 per cento del PIL nazionale. Spesso questi paesi utilizzano il carbone, la peggior fonte di energia da questo punto di vista e quella su cui meno sono state fatte campagne per l’uso razionale.

Le emissioni nocive nell’atmosfera della terra diminuirebbero del 20 per cento se il costo totale dell’uso del carbone fosse incluso nel suo prezzo, dicono i ricercatori, data la pressione del prezzo sull’uso più razionale della materia prima e anche il maggiore uso di sistemi di filtraggio.

Secondo la ricerca il risultato finale che va raggiunto è la “decarbonizzazione” del sistema energetico mondiale, se vogliamo stabilizzare il clima.

Alla fine i ricercatori dell’FMI fanno i conti dell’impatto che avrebbe una riforma di questo sistema perverso di sussidi diretti e indiretti al consumo di combustili fossili. Se i sussidi fossero cancellati quest’anno, dicono, i governi avrebbero a disposizione 2,9 trilioni di entrate ovvero il 3,6 per cento del PIL mondiale.

Il documento originale: http://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2015/wp15105.pdf

La campagna mondiale: http://www.theguardian.com/environment/series/keep-it-in-the-ground

L’amore (im)possibile

segnalato da Barbara G

A Cremona il 23/05 si parlerà di diritti civili, regolamentazione delle convivenze, matrimonio fra persone dello stesso sesso. Lo faremo con Elly Schlein, Gabriele Piazzoni di arcigay, Luigi Lipara (consigliere comunale), e con un intervento di Daniele Viotti.

SpazioComune, piazza Stradivari 7, ore 15.

Evento facebook QUI

amore-impossibile

World fair trade week

Segnalato da barbarasiberiana

La settimana mondiale del commercio equo in Italia per la prima volta

MILANO, AL VIA LA WORLD FAIR TRADE WEEK

Il calendario degli eventi in programma dal 22 al 31 maggio 2015 nel capoluogo lombardo: dalla World Fair Trade Organization (WFTO) Biennal Conference a Milano Fair City, passando per il Fair Trade Symposium e la Fair & Ethical Fashion Show. A organizzare tutte le iniziative WFTO e Equo Garantito. Altreconomia è media partner.

Da altreconomia.it, 21/05/2015

La chiamiamo “settimana” ma saranno dieci giorni. Intensissimi e ricchi, costituiscono  il più grande evento di commercio equo e solidale mai realizzato al mondo. Ecco la World Fair Trade Week 2015, a Milano a fine maggio: nella città di Expo, il movimento del fair trade internazionale si dà appuntamento per dire la propria su diritti, giustizia, ambiente, sovranità.
Un appuntamento da non perdere, dove protagonisti saranno tutti quelli che -da decenni ormai- lavorano per un’economia e un mondo più giusti. Nel Nord come nel Sud del mondo: saranno infatti i produttori, provenienti da 30 Paesi, i veri “ospiti speciali” della Settimana organizzata dalla World Fair Trade Organization (wfto.com) e dall’Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale (AGICES, www.equogarantito.org).

“Il commercio equo e solidale  -si legge nel “Manifesto” che spiega il senso della Settimana, ndr- è nato negli anni 60 per promuovere un sistema economico fondato su principi di giustizia -prezzi equi, migliori condizioni di lavoro, rapporti commerciali trasparenti- e permettere ai produttori del Sud del mondo economicamente emarginati di migliorare la loro vita e quella delle comunità. […] Il focus della Settimana consisterà nel rendere visibile il senso profondo ed innovativo del commercio equo e solidale, anche tramite la presenza in città di centinaia di agricoltori, produttori e piccole imprese da tutto il mondo. […] la World Fair Trade Week  e i suoi contenuti, sviluppati in 50 anni di esperienza in tutto il mondo dal movimento del commercio equo e solidale, saranno rilevanti nel dibattito globale sulla produzione e la distribuzione del cibo che rischia però di non tenere in considerazione il punto di vista dei piccoli produttori e dell’economia solidale.
Il concetto di “responsabilità” attraverserà tutta la Settimana, rendendo visibile come le organizzazioni di commercio equo e solidale garantiscano l’eccellenza del prodotto, una filiera commerciale virtuosa e uno sviluppo che possa davvero “nutrire” il mondo”.

QUI il SITO UFFICIALE DELLA MANIFESTAZIONE con il PROGRAMMA DETTAGLIATO.

Barcellona, una okupa al potere

Segnalato da crvenazvezda76

BARCELLONA, UNA OKUPA AL POTERE. “SARA’ UNA RIVOLUZIONE”

Di Luca Tancredi Barone – www.controlacrisi.org, 16/05/2015

Nel paese della più grande bolla speculativa immobiliare europea, dove, per dire, nel 2005 si costruivano più case che Germania, Francia e Italia assieme e si stimano più di 5 milioni di case vuote, mezzo milione di persone sono state buttate fuori di casa ma mantengono il loro debito con le banche.

E, nel più assoluto disinteresse delle istituzioni, sono state aiutate dalla «Piattaforma vittime del mutuo» (Pah, dalla sigla in spagnolo), nata dalle ceneri del 15M a Barcellona e diffusa in tutto il paese. Che li ha aiutati a affrontare le banche e soprattutto ha dato un tetto, occupando le case vuote delle banche, a migliaia di persone. Colaune è stata la portavoce e oggi, secondo alcuni sondaggi, la sua Barcelona en comú (Barcellona in comune) sarebbe il partito più votato (con circa il 26% dei voti, contro i 19% dell’attuale sindaco, della democristiana Convergència i Unió e con un consiglio comunale frammentatissimo). L’abbiamo incontrata all’una di notte, instancabile, in chiusura di un comizio alla Barceloneta.

La sua candidatura mette insieme vari frammenti della sinistra: da Podemos, ai rosso-verdi catalani di ICV, a Izquierda Unida, oltre a vari movimenti cittadini. Un’impresa unica forse votata al successo. Come ha fatto?

Viviamo un momento di eccezionalità, e cose impossibili fino a poco tempo fa stanno diventando possibili. Da un lato c’è una truffa chiamata crisi che sta intaccando i diritti fondamentali, un’assenza di democrazia, una corruzione generalizzata, una crisi economica e una crisi politica del paese. Dall’altro, c’è un’eccezionalità in senso positivo: sono già anni che il paese si sta mobilizzando: il 15M, le maree per la sanità e l’educazione, la Pah. Il processo elettorale nasce in questo contesto di «rivoluzione democratica». Dobbiamo esserne orgogliosi: in altri paesi la risposta è stata di tutt’altro segno. Il municipalismo poi è storicamente un luogo di rottura dal basso, dove la politica è più vicina alle persone.

C’entra la città di Barcellona in questo successo?

Barcellona non è una città come le altre. Ma qui c’è una maggioranza sociale progressista, la città è stata pioniera di processi di rottura (si riferisce al periodo repubblicano, ndr) ed è una città dove più che in altri posti si può vincere; di posizioni testimoniali ne esistono già abbastanza. Il primo obiettivo era di mobilizzare quel 50% di astensionisti che non avevano mai partecipato. Aggiungendo sia chi stava facendo politica da tempo, come Icv o Iu, sia i più nuovi, come Podemos. A tutti abbiamo detto la stessa cosa: i cittadini ci chiedono generosità e ampiezza di vedute per dare priorità agli obiettivi.

E il fatto che sia lei a guidare la candidatura ha aiutato più che in altri casi?

Ogni città è una realtà diversa. Qui esiste un tessuto sociale più organizzato che in altre città. La mia figura visibile e di consenso aiuta alla trasversalità e a unire persone diverse. Ma ce ne sono altre meno visibili dei movimenti per la casa, per la povertà energetica, del mondo accademico. Non è un caso che il nostro lavoro abbia ispirato più di 40 altre candidature in altre città di tutta la Spagna.

Mi racconti come avete costruito programmi e liste.

Ci siamo detti che se facevamo questo processo non era solo per mettere altre persone al posto di quelle che ci sono, ma per cambiare il modo di fare politica. E non potevamo aspettare il giorno dopo le elezioni per farlo. Abbiamo puntato sul protagonismo dei cittadini, sulla trasparenza, e sull’indipendenza finanziaria (con una campagna di crowdfunding, ndr).

Tutti quelli che hanno voluto partecipare al processo decisionale sui grandi temi l’hanno potuto fare, senza nessuna «tessera» di Barcelona en comú — che peraltro non esiste. Il primo passo è stato quello di farci «validare» dai cittadini. In piena estate e in poche settimane, abbiamo raccolto 30mila firme per assicurarci di non essere un gruppo di fuori di testa senza nessuno dietro. Poi, in un momento di discredito della politica, abbiamo approvato un codice etico. Da qui è sorta la limitazione del salario, del numero dei mandati, la resa dei conti, la pubblicazione dell’agenda e una serie di cose per eliminare privilegi e cattive pratiche.

A volte persino un po’ demagogiche. Un salario di 2200 euro netti per un sindaco (contro i 12mila dell’attuale) forse è fin troppo basso…

Guardi, oggi come oggi più della metà delle persone a Barcellona ne guadagna meno di mille. E noi stiamo esigendo esemplarità a chi occupa cariche pubbliche.

Anche se evidentemente come candidata alla carica io non ho partecipato a questo dibattito, ne accetto le conclusioni. In generale credo che se partecipano molte persone in una discussione, si impone l’intelligenza collettiva e il senso comune. Se no, non parteciperebbero in tanti e non si sarebbero unite tante nuove persone al progetto. Io stessa, come molti altri, se ci fossero state proposte senza senso o demagogiche non mi sarei prestata.

Continuiamo con il processo di formazione del programma.

Dopo questi passi, abbiamo fatto le primarie e poi il programma, a partire dai gruppi di quartiere dove sono state raccolte più di 2000 proposte che abbiamo diviso per assi programmatici. Un’esperienza incredibile. Centinaia di persone super esperte di mobilità, urbanistica, ecologia, economia. Un livello incredibile di competenza. Più di 5000 persone hanno partecipato alla redazione del programma!

E poi il nostro programma è aperto: la nostra idea è che il programma non si chiuda mai. Dovrà continuare a essere integrato. Quando cominceremo ad applicare le misure, le dovremo valutare e se non funzionano cambiarle. Tutto questo processo deve continuare dopo il 25 maggio.

Che cosa le ha insegnato la Pah?

È l’esperienza da cui ho imparato più di tutte, senza contare la maternità. E sono loro infinitamente grata. La Pah mi ha dimostrato che l’impossibile è possibile. Che la storia di David contro Golia non è mitologia. Che la gente con meno potere e apparentemente più marginalizzata della società, criminalizzata per i suoi debiti, ridicolizzata, se non si arrende e si unisce può muovere le montagne.

Quelli che hanno perso tutto, che si sono uniti, senza rassegnarsi, con enormi sforzi (perché i primi anni sono stati durissimi), mentre tutti ci dicevano che era impossibile affrontare le banche, ce l’hanno fatta. Per me è stata una lezione di vita: l’unica cosa che non otterremo è quella per cui non lottiamo. Magari ci vorrà più o meno tempo, ma qualcosa otterremo. E poi mi ha insegnato l’importanza delle piccole vittorie. Dell’importanza di avere obiettivi ambiziosi, che magari non dipendono solo da noi, ma senza essere massimalisti. Come nel caso di quelli che abbiamo ora: democrazia reale, finirla con la corruzione, riconquistare i diritti sociali, instaurare un’economia giusta. Sapendo qual è la direzione, bisogna mettere obiettivi a corto, medio e lungo termine e accumulare piccole vittorie che dimostrano che una vittoria grande è possibile. È così che si ottengono cose che sembravano impossibili.

Lei ha un figlio di 4 anni. Come vive la conciliazione familiare, e come pensa di poterla migliorare in una città come Barcellona?

Non è facile, la società attuale non è fatta per conciliare, si immagini i periodi elettorali. Personalmente, cerco di trovare il tempo sotto le pietre e ho la fortuna di avere un compagno che mi aiuta. Come città, una cosa molto concreta si può fare dal primo giorno: creare un sigillo di qualità contrattuale che si applichi prima ai 12mila dipendenti del comune e poi a tutte le imprese con cui lavora. Come condizione per lavorare con il comune, ci devono essere salari degni con orari che permettano la conciliazione. Il comune deve essere esemplare e questo cambierebbe molte dinamiche nella città. Oltre al tema degli orari, c’è anche quello dell’incorporazione dei bambini nella vita pubblica, dove dovrebbero avere più protagonismo e più voce.

Nel migliore dei casi dovrete comunque scendere a patti. Con chi lo farete?

I risultati sono molto aperti e con i sondaggi bisogna essere cauti (in un altro sondaggio pubblicato ieri, si dà per vincitore l’attuale sindaco, ndr). Detto questo, se saremo la lista più votata la politica di patti si farà in base a programma, obiettivi, priorità. Scartiamo quindi i popolari e CiU, che incarnano un modello contro cui abbiamo combattuto. In ogni caso, io non posso decidere da sola la politica dei patti. Una volta visti i risultati, decideremo in modo democratico. Di certo, non scenderemo a patti sulle privatizzazioni perché sono contrarie al bene comune e al nostro modo di essere. Sono ottimista, troveremo il modo, anche se dovessimo includere più di un partito.

Il punto è che stiamo facendo bene il processo da prima delle elezioni, e dal 25 maggio speriamo si aggiunga ancora più gente e lo faccia suo. Abbiamo mobilitato moltissima gente per fissare le priorità della politica pubblica, anche gli altri partiti si vedranno obbligati ad ascoltare la voce dei cittadini.

Voto a Credulonia

Segnalato da barbarasiberiana

Di Carlo Cornaglia – MicroMega blog, 19/04/2015

Il voto nei Comuni e alle Regioni

si sta rapidamente avvicinando

ed il prode Matteo con i suoi cloni

per un nuovo trionfo sta operando.

Per esser più vicini al territorio

vengon dalle primarie i candidati

e nel Pd parrebbe obbligatorio

lo sceglier fra inquisiti, condannati,

parolai, vecchie glorie, ras potenti,

voltagabbana, grandi trafficoni,

gente che sa sfruttare tutti i venti

per aver tanti voti alle elezioni.

In Liguria la Paita n’è l’esempio:

indagata per l’ultimo disastro

che di Genova a ottobre ha fatto scempio,

espression di un inciucio che è l’incastro

degli interessi di sinistra e destra

da erede in tutto degna di Burlando,

in primarie truccate gran maestra

e pasionaria di chi sta al comando

spacciandosi per grande innovatore.

In Campania è De Luca il candidato,

delle primarie super vincitore.

In primo grado è stato condannato

per abuso d’ufficio ed al marpione,

a causa delle legge Severino,

sarebbero vietate le poltrone.

Soffre l’inferno il guitto fiorentino

che per vincere ovunque sempre smania:

fotter la legge e dopo si vedrà

oppur cacciarlo e perder la Campania?

Ma per cacciarlo via come si fa?

In Veneto c’è ladylike Moretti,

un’altra insopportabile fanciulla

con trucco, linea, peso e andar perfetti

e nel giro di chi in Renzi si annulla.

E’ pronta a rinunciare a mezza paga,

ma se le dicon: “Ecco, firma qui!”

rimanda tutto ad una legge vaga

da presentar per conto del Pd.

E’ la Sicilia una Region speciale,

ma non soltanto per il suo statuto:

perché in ogni battaglia elettorale

a vincere è lo schifo più assoluto.

Ed il Pd non ne risulta esente…

Ad Enna il ras Mirello Crisafulli,

da Bersani cacciato ignobilmente

per abuso d’ufficio e per trastulli

con amici dal dubbio pedigree,

vuol fare il sindaco e con dileggio

a chi non vuol dice più o men così:

“Ad Enna vincerei pur col sorteggio…”.

Ma han fatto anche di peggio ad Agrigento:

alle primarie del Pd ha trionfato

di Forza Italia un ottimo elemento,

tal Silvio Alessi il quale ha dichiarato:

“In città non esiste Cosa Nostra,

abbiam sol microcriminalità!”

Cazziato per l’inciucio messo in mostra

con disinvolta temerarietà,

cacciato Alessi, a sindaco il Pd

ha scelto tal Calogero Firetto,

un ottimo politico Udc

che è di Angelino Alfano il prediletto.

Che il Pd di sinistra sia un partito

è la bugia più grande ed evidente

che orecchio umano abbia mai sentito

o che possa sentir prossimamente.

Mentre Renzi gran palle ci propina,

la massa dei plagiati testimonia

che, grazie e lui, risalirem la china.

“Vi diamo il benvenuto a Credulonia!”

Milano EXPOne, WTO dispone

segnalato da Nammgiuseppe

WTOCommandments

Sarebbe auspicabile, e forse sarà fatto, che nell’ambito della mega-sagra di EXPO siano comprese conferenze e dibattiti sulla sicurezza alimentare e sul diritto al cibo. Se ci saranno, e saranno degne del tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” e produrranno conclusioni apprezzabili, queste ultime potranno (?) trovare accoglienza utile nella sola sede che attualmente decide concretamente delle politiche alimentari della maggior parte pianeta.

Chi non è al corrente di come vadano queste cose sarà forse indotto a pensare che la sede più congrua dovrebbe essere, con tutti i suoi limiti, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO).  Chi, più realisticamente, consideri dove e attraverso quali rapporti di forza  il “modello occidentale” eserciti il vero potere in questo e altri campi prenderà atto senza stupore che le decisioni sono prese presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Ovviamente c’è anche libertà di ritenere che il “libero scambio” sia l’unica soluzione realistica a problemi troppo complessi perché la politica sia in grado di affrontarli. Il problema, tuttavia, è che nei negoziati attualmente in corso presso la WTO riguardo alla sicurezza alimentare la volontà appare tutt’altra che quella di “nutrire il pianeta” o, meglio, pare essere quella di affidare a oligopoli privati (e ai relativi profitti) tale responsabilità, preoccupandosi di escludere che iniziative governative locali mirate a garantire il diritto al cibo possano “distorcere il mercato”.

In questo breve estratto da un’intervista a Deborah James, “direttrice dei programmi internazionali presso il Centro di Ricerche Politiche ed Economiche, un gruppo di esperti di Washington, DC fondato nel 1999 come parte del movimento per l’alter-globalizzazione”,  si fa il punto sull’attuale stato dei negoziati presso la WTO:

http://znetitaly.altervista.org/art/17515

Non ne emergono motivi per essere granché ottimisti sul futuro che attende il diritto al cibo.

«Andrea, io ti riporto a scuola»

segnalato da transiberiana9

A due anni e mezzo dal suicidio di Andrea Spezzacatena, «il ragazzo dai pantaloni rosa», vittima di bullismo, la lettera (e la battaglia) di sua madre Teresa. Che, tra dubbi e sensi di colpa, ha una certezza: «Mio figlio non è morto per niente».

di Teresa Manes – vanityfair.it, 10 maggio 2015

Sono passati circa 2 anni e mezzo dal giorno in cui mio figlio si è impiccato, decidendo di porre fine ai suoi tormenti e lasciando me nel risucchio di una voragine. Perché non è che il tempo passa e il ricordo sfuma, anzi… Dopo la morte di un figlio che decide di «farla finita» occorre far pace col proprio cervello.

E vi assicuro che dare spazio a delle immagini fisse, imparare a parlare da sola (comunicando con  i  propri pensieri, più o meno logici) non è cosa facile.

Ma se è vero che non sono la sola a essere scelta da quella casualità bastarda della vita a sopravvivere ad una disgrazia simile è anche vero però che, nel pieno della consapevolezza  di quel che scrivo e dico, sono una delle poche madri che hanno avuto la fortuna di arrivare alla sublimazione di un dolore senza fine.

Ho la capacità, in effetti, di entrare ed uscire dallo stesso sperando che tutto questo, implicante, al contempo, un intimo logorio dell’animo (già duramente provato dalla drammaticità degli eventi che ci hanno riguardato), venga da me lungamente gestito con quell’equilibrio, a fatica, comunque, recuperato. Che poi un equilibrio nella comune accezione del termine non si recupera più…

Perché c’è un pensiero (fra tutti) che mi danna ed è il senso di colpa che avanza come il mare che corrode la costa. Quanto sono stata presente nella vita dei miei figli? Quanto sono stata inconsapevolmente cieca davanti a una sofferenza così devastante? Avrei potuto fare qualcosa, qualsiasi cosa che avrebbe evitato quest’epilogo irreversibile?

Eppure ho cercato di crescere i miei ragazzi al rispetto delle regole della buona educazione, mettendo in atto delle buone pratiche, condividendo assieme al mio ex marito (ma prima ancora padre amorevole) delle scelte che fossero ispirate al raggiungimento degli unici punti indiscussi: la serenità e il senso di appartenenza di Andrea e Daniele. Il nostro essere comunque FAMIGLIA, anche se in un senso nuovo e diverso. Il dialogo, quello non è mai mancato perché siamo stati sempre convinti assertori della forza espansiva del confronto.

Forse, però, il mio errore è stato proprio nella TECNICA del confronto: di quello volto non tanto all’acquisizione e alla comprensione del punto di vista dell’altro quanto piuttosto all’imposizione di un modello di comportamento che fosse consono al mio volere e piacimento.

Magari quella «buona educazione» (da me continuamente pretesa) lo ha, prima, spaesato e, poi, piegato a quella parte di società feroce che non lascia sconti a nessuno? Che ti vuole bieco e impuro a tutti i costi, pena l’esclusione? Forse sarebbe stato un bene essere meno intransigenti, specie nella pretesa del galateo delle buone maniere e di quella  della «eleganza» delle conversazioni.

Forse non l’ho rassicurato abbastanza quando mi confidava di vedersi brutto (ma brutto veramente), trascurando, per tal modo, un disagio che si stava annunciando?

È L’ADOLESCENZA! Questa, la puttanata che mi dicevo per quietare la voce della coscienza che, forse, ci aveva visto più lungo di me…

Oggi, il mio ruolo di presidente dell’Associazione Italiana Prevenzione Bullismo, la mia militanza nelle scuole, il confronto con altri genitori angosciati, il rapporto con le istituzioni, il dialogo con i ragazzi devo dire che mi aiutano ad andare avanti. Riconosco di essere spinta, in tutto quel che faccio, da un pensiero folle che mi guida: quello di resuscitare mio figlio. Già portando il racconto della nostra terribile storia che ho racchiuso nel libro Andrea – Oltre il pantalone rosa, un vero e proprio manifesto sul bullismo, è come riportare Andrea lì dove dovrebbe ancora stare, ovverosia tra i banchi di una scuola.

L’incontro poi con la senatrice Elena Ferrara, prima firmataria del DDL sulla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo (oggi al vaglio della Camera) forse è premonitore di un cambiamento. Perché , oggi, dire: «Mio figlio è morto per bullismo» è come dire: «Mio figlio è morto per niente!».

E  se la mia azione può anche in minima parte contribuire alla nascita di una legge che lo regola, beh… che dire… Sarà pure un pensiero folle quello che sostiene la mia azione ma, in fondo, solo se un sogno è sostenuto da una follia, quel sogno si avvera.

Teresa Manes

Una taglia sul gay

segnalato da barbarasiberiana

Domenica 17/05 si è celebrata la giornata mondiale contro l’omofobia. Il fatto che ci sia una “giornata mondiale” per tutto può forse far sorridere, ma non dimentichiamo che in Italia siamo ancora senza una regolamentazione delle unioni fra persone dello stesso sesso, in barba alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e a numerose direttive che ci chiedono di porre rimedio ad un vuoto normativo, e che anche da noi si verificano episodi di violenza e bullismo a sfondo omofobo.

E se in Italia questa giornata è stata occasione per sensibilizzare, in modo allegro e colorato, persone e istituzioni sulla necessità di affrontare questi temi, non dimentichiamo che ci sono luoghi non molto lontani dai nostri confini dove gli atti discriminatori e di violenza nei confronti di persone LGBT stanno raggiungendo livelli preoccupanti.

Questa è la storia di Andrea, perseguitato dai neonazisti in Ungheria.

UNGHERIA, MINACCE DI MORTE E UNA TAGLIA SUL GAY ITALIANO

Andrea perseguitato dai neonazisti: offende i cristiani

Di Tonia Mastrobuoni – lastampa.it, 18/5/2015

La parata per i diritti gay in Ungheria protetta da agenti in tenuta anti sommossa

«Lavora qui il frocio italiano che ha insozzato la nostra bandiera?». L’immagine trema, il video su Youtube è girato di nascosto, la telecamera è all’altezza dei fianchi. Lui è Gyorgy Gyula Zagyva, un ex parlamentare di Jobbik, il partito xenofobo, antisemita e ultra nazionalista ungherese. L’interlocutore, il capo della sicurezza di una multinazionale americana. Zagvya lo incalza, rivolge insulti irripetibili e omofobi all’«italiano». Continua a chiedere di vedere il «dipendente che offende il popolo cristiano». È l’estate del 2014 e il calvario di Andrea Giuliano è appena cominciato.

Nelle stesse ore, sulle pagine Facebook di organizzazioni neonaziste come quella dei «Motociclisti dal sentimento nazionale» continuano ad arrivare migliaia di messaggi di insulti contro il ligure di 33 anni. Tra di essi «zingaro italiano, puoi correre, ma non ti puoi nascondere», alate riflessioni tipo «mica sarà un caso che abiti nel quartiere ebraico?». Ma anche le prime minacce di morte: «Vedrete che presto passerà a miglior vita». E c’è persino chi suggerisce come: «Ti inchioderemo il pene alla porta di casa». La colpa di Andrea: essere attivista gay in un Paese in cui il partito di estrema destra ormai raccoglie i favori di un ungherese su tre. E aver fatto umorismo sul club ultranazionalista di amanti delle dure ruote.

I «Motociclisti dal sentimento nazionale», guidati da un ex militante di Jobbik, Sandor Jeszenszky, hanno come emblema la bandiera della «Grande Ungheria», quella cancellata dalla storia quasi un secolo fa. Quella dei nostalgici ultra nazionalisti. Quella, per dire, che ingloba anche Trieste. Il loro motto, tanto per non lasciare dubbi sull’atteggiamento nei confronti degli ebrei è «Dai gas!». Peccato che il capo, Jeszenszky, sia stato fotografato anni fa in un locale di lap dance, mentre si esibiva in performance porno con un costume di paillettes – dettagli trascurabili di una solida biografia da persecutore di gay e infedeli e minoranze.

In ogni caso, alla parata per l’orgoglio omosessuale di Budapest dell’anno scorso, Andrea è su un carro e tiene in mano una parodia della bandiera dei motociclisti: al posto della moto stilizzata che la orna, c’è un fallo. È satira, ma per lui è la fine, la sua condanna. Sul sito nel club neonazi compaiono quasi subito la sua foto, il suo indirizzo di casa e quello del suo datore di lavoro. Cominciano a ricoprirlo di insulti e a mandare migliaia di mail al suo capo, chiedendo che licenzi l’italiano, reo di «infangare il Paese e la religione cristiana». Non solo.

Quando Andrea torna a casa, trova due energumeni che lo stanno aspettando. Lui riesce a scappare, ma da allora cambia casa dieci volte, vive da amici, modifica il suo indirizzo di residenza tre volte, limita i suoi contatti a chi conosce, evita i vicini sul pianerottolo. Non ha pace. E le minacce, nel tempo, peggiorano. Ad un certo punto sul sito di Jeszenszky appare una taglia: 10mila dollari per chi lo ammazza. Una condanna a morte.

Abbiamo incontrato Andrea in città, in un’associazione di attivisti per i diritti civili, «Aurora». In questi giorni è di nuovo agitato in vista di un’udienza in tribunale che è stata fissata a giugno: è finito perfino sotto processo. Il capo del club dei motociclisti lo ha querelato. Un po’ curioso, il concetto di diffamazione per un’associazione di estrema destra che esibisce cartine dell’Ungheria imperiale e slogan razzisti e antisemiti: «La mia domanda è – sostiene – come ho fatto a infangare il “buon nome” di un’associazione che promuove iniziative dal titolo “Dai gas” che passano provocatoriamente davanti alla sinagoga? E poi: è possibile infangare il “buon nome” di un’associazione che mi ha minacciato di morte?».

Il processo che Andrea ha chiesto contro i suoi persecutori è invece fermo. Il suo avvocato gli ha detto che se resterà bloccato per un altro anno e mezzo, potrà ricorrere alla Corte di Strasburgo. Ma per lui non è una consolazione. «La domanda, ancora una volta, è semplice: è legale quello che hanno fatto loro? No. È legale, quello che ho fatto io? Sì». Già, in uno stato di diritto. Ma l’Ungheria lo è ancora?

PER SAPERNE DI PIU

Le reazioni delle istituzioni.

Micaela Campana, parlamentare PD.

La storia di Andrea ci ha profondamente colpito e per questo abbiamo deciso insieme ai colleghi del Senato di presentare un uguale interrogazione sia alla Camera che al Senato per sollecitare la Farnesina a verificare i fatti e mettere in campo tutti gli strumenti a difesa della sicurezza del nostro connazionale diventato oggetto di un’odiosa campagna omofobica.

Aurelio Mancuso, presidente di Equality.

Ci stiamo sentendo con tutte le associazioni Lgbt italiane, con il Pd e i gruppi parlamentari: vogliamo interessare immediatamente il ministero degli Esteri perché se ne occupi. Si tratta di tutelare un italiano nella Ue, vogliamo assicurarci che viva in condizioni di sicurezza in quel Paese. L’Ungheria, peraltro, è già attenzionata nella Ue per lo scarso rispetto diritti degli omosessuali.

Daniele Viotti, europarlamentare PSE, ha sollevato la questione in aula a Strasburgo. Si parla di una taglia di 10mila euro sulla testa di Andrea. Oggi ci sarà un’informativa della Commissione europea in Aula sulla situazione in Ungheria.