Liti fra “vicini”

Segnalato da barbarasiberiana

CHE SENSO HA LA GUERRA FRA “GRILLINI” E “CIVATIANI”?

Di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it, 08/06/2015

Basta fare un giro in Rete per capire che, spesso, i grillini odiano i civatiani quasi più di Renzi e Salvini. Al tempo stesso molti elettori di sinistra, e dunque non renziani, detestano i 5 Stelle. In questa guerra che somiglia a una lotta oziosa a chi ce l’ha più duro e lungo, quello che più se ne avvantaggia è Renzi. E subito dopo la destra, sia essa Salvini o Toti.

I 5 Stelle ritengono che Civati – e Sel, e Tsipras, e prim’ancora Rivoluzione Civile, e già che ci siamo pure Landini e Rodotà – siano delle stampelle di Renzi.

Un’opposizione finta, che fa il gioco di Renzi e che incarna un modo di vivere la politica sconfitto dalla storia (“non esistono più destra e sinistra”). Nel caso di Civati c’è poi l’aggravante di non avere avuto abbastanza coraggio per andarsene, e anche adesso che lo ha fatto non è comunque reputato credibile.

Sul versante opposto, che poi opposto non sarebbe, chi vota Sel o voterebbe Landini, non perdona ai 5 Stelle una serie di cose. Non avere collaborato con Bersani, “dire sempre di no”, non fare alleanze. Secondo chi vota o voterebbe sinistra radicale i 5 Stelle sono irrilevanti perché “non si sporcano le mani”, e hanno pure l’aggravante di vantare un consenso che la sinistra radicale neanche mai ha sognato.

Una faida simile, altamente masochistica, è perfetta per Renzi e Berlusconi. Il Pd ha oscenamente dato la colpa della sconfitta della Paita non alla Paita, ma al civatiano Pastorino. In realtà Pastorino ha casomai avuto la “colpa” di farsi la guerra con la 5 Stelle Salvatore – e la Salvatore ha avuto la “colpa” di far la guerra a Pastorino. Sarebbe bastato correre assieme, o lavorare affinché uno dei due facesse un passo indietro, per vincere in una regione chiave. So che i 5 Stelle non fanno accordi, e so anche che per i 5 Stelle Pastorino non è esattamente immacolato, ma nel frattempo ha vinto Toti. E le chiacchiere stanno a zero.

Non è un tema marginale, ancor più nella settimana che precede il ballottaggio in molti comuni. Capisco bene l’idea di fondo dei 5 Stelle: oggi il nemico da battere, il più pericoloso perché il più subdolo, è Renzi. E dunque il Pd. Quindi il Pd deve perdere ovunque, ma proprio ovunque. E’ anche il pensiero di molti elettori di sinistra. Si pensi al Veneto: molti, pur di non votare la Moretti, hanno votato Zaia. E così in Liguria. E così in molte città. Ci sono milioni di elettori che, pur di non votare Renzi, le sue droidi renzine e i suoi paninari invecchiati, si astengono o addirittura votano destra. Fatico a dar loro torto, ma spesso questi elettori neanche concepiscono l’idea di votare 5 Stelle. E nel frattempo vince la destra (o Renzi, che è poi la stessa cosa). E i 5 Stelle? In molti ballottaggi saranno decisivi. E’ legittimo non dare indicazioni di voto, ma – soprattutto nelle amministrative – c’è Pd e Pd. C’è un abisso tra Rossi e Moretti, come c’è tra Emiliano e la Paita. I 5 Stelle, però, rifiutano in partenza di fare distinguo. Accadde anche quando erano agli albori e dissero che in fondo anche i Pisapia erano uguali alle Moratti.

Qualche giorno fa, sul Fatto Quotidiano, Silvia Truzzi ha intervistato l’europarlamentare Curzio Maltese (Lista Tsipras). Maltese è stato molto duro con i grillini, sin dai primi V Day. I suoi articoli su Repubblica li ricordo bene, come ricordo gli insulti che mi presi (non da lui) quando sostenni – io come Travaglio e pochissimi altri – che a quei V Day c’erano tanti delusi di sinistra che chiedevano un’appartenenza e, non trovandola altrove, si erano avvicinati a quel fenomeno unico in Europa. A distanza di otto anni Maltese ribadisce di non avere grande stima per le derive destrorse di Grillo e Casaleggio, ma riconosce che gli europarlamentari 5 Stelle con cui lavora sono molto bravi e preparati. Racconta che non si sono lasciati condizionare dall’accordo (meramente strategico) con Farage e che combattono battaglie care un tempo) proprio alla sinistra. Maltese, che certo è partito da posizioni fortemente antipatizzanti nei confronti dei 5 Stelle, giunge a una conclusione persino banale: l’unica sinistra possibile, ma più che altro l’unica alternativa democratica a Renzi e Salvini, può essere solo quella che vedrà “sinistra radicale” e 5 Stelle in grado di dialogare. Nel mio piccolo lo scrivo da anni e sarà anche per questo che, ogni volta che c’è un ballottaggio chiave, i politici coinvolti mi chiedono di fare da “pontiere” tra sinistra e 5 Stelle: spiacenti, faccio un altro mestiere (e in ogni caso sopravvalutate il mio ascendente sugli elettori).

Occorre al più presto che questa gara a chi ce l’ha più lungo abbia fine. E’ tanto avvilente quanto stupida. Da una parte la sinistra radicale deve finirla con questo atteggiamento di superiorità morale, tenendo peraltro conto che – se nel frattempo la sinistra in Italia è morta o quasi – un motivo ci sarà. E magari è anche colpa di questa supponenza spesso smisurata. Dall’altro lato i 5 Stelle devono imparare quella cosa meravigliosa che si chiama “distinguo”. Gli altri non sono “tutti uguali”.

Un esempio per tutti: Venezia. Il candidato sindaco è Felice Casson. Non è immune da critiche: fa ancora parte di un partito con cui non c’entra nulla (ed è il primo a saperlo); in campagna elettorale si è fatto vedere a braccetto con Renzi, e non è stato un bel vedere; in squadra ha imbarcato personaggi che appartengono all’apparato del partito o (di contro) al renzismo più improbabile. Tutto vero. Casson è però anche quello che, in Senato, ha combattuto quasi sempre al fianco dei 5 Stelle. Casson – la cui storia di magistrato è nota – è anche quello che, proprio nel Pd veneziano, ha tanti nemici interni pronti a far cortei se lui perderà. E Casson è anche quello che, quando la Pinotti (quella degli F35) è andato a trovarlo, non l’ha voluta neanche incontrare. Casson non sarà l’eroe dei 5 Stelle, ma è molto meglio dell’improponibile candidato berlusconiano. Lo costringano a far sue alcune battaglie care ai 5 Stelle, lo mettano alla prova. Si beccheranno qualche insulto dai talebani duropuristi (gli stessi fenomeni convinti del sorpasso alle Europee nel 2014 e della inutilità della tivù), ma regaleranno a una splendida città un buon sindaco. Costringendolo poi, durante il mandato, ad allontanarsi definitivamente da Renzi e a combattere battaglie tanto giuste quanto finalmente condivise.

Annunci

224 comments

  1. Sempre ammettendo che le agenzie riportino notizie esatte ma la frase”siamo un movimento non un partito” (in merito alla decisione di Casaleggio di non concedere deroghe per Di Battista a candidato sindaco di Roma) qualcuno me la spiega in un italiano comprensibile?
    Evito i riferimenti ai “cult” ed alle sette perchè mi voglio bene…….. (anche se…. non facevano riferimento a Rousseau ed al contratto sociale ed alla sempre onnipresente Svizzera, i referendum propositivi – a proposito avrei organizzato una gita a Londra con permanenza di sette giorni per 150 euro, adesioni? – Ma che contratto hanno firmato?)

        1. Diciamo che puoi provare a fare dell’ottimo passito dal Gewürztraminer … http://www.elenawalch.com/wine/cashmere-gewurztraminer-passito/

          Comunque se sei rimasto ancora alla storia del Vermentino nel Sulcis … il Vermentino di Sardegna è un vino DOC la cui produzione è consentita in tutta la Sardegna. E mi pare che nel Sulcis venga prodotto dalle cantine di Calasetta, Santadi, Sant’Antioco, Giba, Sant’Anna Arresi, Carloforte e Iglesias. Salute! E trattami bene le pecorelle ….

          1. Ma quante ne sa quest’uomo !!!!!
            Certo, dalla sua “posizione privilegiata” vede lo cose come noi poveri pecorai non possiamo neppure immaginare….
            Vede le cose….sente le voci…
            Danie’, tutto bene?

    1. Antonio piu che del recondito significato della frase di Casaleggio mi soffermerei sul concetto espresso secondo il quale, sempre ammettendo le agenzie, “ogni volta che deroghi ad una regola praticamente la cancelli”.

      Il parere nel merito comprensibile oltre che sull’enunciato incomprensibile potrebbe rendere piu intrigante la discussione.

      E poi in fin dei conti lo spiega lui stesso cosa intende “è fondamentale tenere le distanze e marcare le differenze” e sinceramente mai come in questo momento puo sembrare lecito avere il dubbio se sia un pregio o un difetto 🙂

    1. La foto mi intristisce un pò. Quello in piedi con eskimo di ordinanza, barba e capelli di rigore, è Paolo Nicchia, segretario della Federazione di Salerno. Lui certamente potrebbe aiutarti a capire De Luca che intanto gli prendeva le misure delle (alle) spalle.

    2. In quanto ad Oggiorni e l’improvviso innamoramento di Berlinguer trattasi della seconda specie generatesi dopo la Bolognina (la prima indicata affettuosamente nel mio commento con i “cuccioli”) quella dei bigattini.

        1. Non si tratta di avere ragione. Si tratta di coerenza. Berlinguer è estraneo al suo pensiero e al suo progetto. E’ come se io mi fossi messo (qualche anno fa) a difendere il Concilio Vaticano Secondo dai seguaci di Lefebvre.
          In fondo De Luca era a Persano (qualche anno fa) a difendere i contadini a Serre (e fu pure arrestato). Ovviamente non conosco bene Oggionni ma lui di sicuro non conosce De Luca.

          1. nemmeno io conosco oggionni, ma ti faccio osservare che l’accusa, più che a de luca (che comunque ha una condanna in primo grado) è a quegli stronzi che si fanno belli con lo spirito della sinistra e poi applaudono uno che, pur sapendo di non poter “prendere sevizio” si è candidato ugualmente, anzi ha “imposto” la sua candidatura (evidentemente senza la sua dote di voti il pd temeva di perdere).
            Probabilmente de luca non è nemmeno il peggiore, ma le leggi ci sono e non si può (più) far finta di nulla
            la credibilità (non certo di oggionni, ma del PD) dove cavolo è finita, ammesso che ci sia mai stata?

  2. A quei dirigenti del Pd che alla mattina pubblicano foto commemorative di Enrico Berlinguer e alla sera applaudono in Direzione Vincenzo De Luca toglierei il fiasco di vino e il diritto di voto. Davvero, non se ne può più, non avete ritegno.

    Simone Oggionni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...