Acqua pubblica subito!

segnalato da Barbara G.

Il compleanno del referendum e l’acqua che ancora deve essere ripubblicizzata. la multiutility che si fa difendere dai sindaci per non perdere la faccia, oltre l’acqua…

a Reggio Emilia, un evento regionale, una protesta pacifica che durerà nel tempo…

+++ Ore 17.30 RITROVO in Piazza Casotti +++

Musica, interventi e letture. Partirà verso le 18.30/19 un serpentone blu insieme a manifestanti, bandiere, striscioni, giocolieri, vampiri, attori, tangueri, asini, performer, buskers etc.. Il serpentone girerà per alcune piazze di Reggio ad abbracciare simbolicamente tutti i beni comuni, in ogni piazza una breve sosta in cui succederà di tutto…

+++ Ore 21.30 TAGLIO DELLA TORTA in Piazza Casotti +++

Grande brindisi di compleanno, spegnimento delle candeline e torta per tutti!

A seguire…GRAN FINALE CON CONCERTO

portate tutto quello che volete: bandiere dell’acqua, striscioni, pentole e mestoli per fare casino, bicchieri per brindare, fischietti, palloncini, di tutto e di più!

+++ DALLE ORE 24 scocca l’ ACAMPADA +++

Tende e gazebo sotto il Municipio fino a Lunedì pomeriggio quando si ritroverà il Consiglio Comunale, in mezzo testimonianze, volantinaggi, qualche suonata e una grande CENA popolare domenica sera in cui ognuno porterà qualcosa…

Si scrive acqua, si legge democrazia

Evento facebook QUI

Comitato Provinciale Acqua Bene Comune – Reggio Emilia

tel: 3491967628 – 3484932443

mail: acquapubblica.re@gmail.com

web: http://www.acquapubblica.re.it/

youtube: http://goo.gl/PPqdO

facebook: http://www.facebook.com/groups/acquapubblica.re/

twitter: https://twitter.com/#!/AcquapubblicaRE

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

http://www.acquabenecomune.org/

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147 comments

  1. “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli…”

    Bella questa cosa di Eco
    Mi piace immaginare che sia rivolta ai molti politici che ormai sparano ogni rutto su Twitter e Facebook
    A cominciare da Renzi

    1. in verità anche in televisione i politici (e non solo) sparano cazzate senza freni. Non è che Tuitter abbia inventato niente. Solo moltiplicato #l’invasionedegliutltraimbecilli

      1. Sì, in realtà Twitter, Facebook e il resto hanno solo reso la diffusione dell’imbecillità più democratica
        Per andare in TV a sparare cazzate devi essere qualcuno è qualcuno ti deve invitare a farlo.
        Per sparare cazzate su un social network ti basta un PC e una connessione internet
        Non fa una piega

        1. Per sparare cazzate sui giornali poi…temo che l’Illustre soffra di meteorismo.Che fosse un vecchio trombone,con una visione sacerdotale dell’informazione,si sapeva.Ma simili scempiaggini,banali anzichenò,forse sono dovute a cattiva digestione…Oppure soffre di un complesso di inferiorità per Borges….boh!.Comunque :Ad maiora!

        1. Gius, fai qualcosa. Che so, suggerisci spontaneamente a Barbara un post con tutte le dichiarazioni di sostegno a Casson pubblicate su Micromega.
          p.s. dopo le 23, per gli amici sarò Giulietta.

          1. Per Giulietta,un eco da Micomega…
            di Furio Colombo

            Anche io a Venezia tifo per Casson, perché, a parte Emiliano, è la sola persona vera che si sia affacciata in queste elezioni. Tutti gli altri (parlo delle situazioni note e discusse) o avevano un passato di cui si ostinavano a non tener conto, puntando sulla smemoratezza di tanti, o erano spot pubblicitari come la Moretti, ingiustamente sacrificata da Renzi a tentare cose molto ma molto più grandi di lei.

            Casson, a Venezia lo sanno, è stato un giudice esemplare, senza protagonismo, con molta ostinazione e competenza indiscussa. Coloro che sono stati con lui in Senato (è accaduto a me) e coloro che hanno seguito le sue vicende in questa strana legislatura (dove l’unico risultato raggiunto è stata l’abolizione del Senato) ne hanno una immagine chiara e pulita: molta coerenza, molto coraggio, molta dignità, anche quando gli è sembrato giusto e inevitabile contraddire il suo partito. I veneziani dovrebbero sapere che occasione hanno: essere governati da una persona vera, pensando per esempio a questo fatto: Casson è l’unico personaggio di primo piano “in corsa” in questo momento, che non abbia mai usato teatro, o effetti speciali per attrarre attenzione o per farsi notare, e non ha mai creato occasioni artificiali di finta gloria di cui vantarsi. Se mai (i suoi elettori a questo punto lo avranno capito) dice una cosa in meno piuttosto che una in più. Ma quello che dice fa, e quello che promette mantiene.

            Venezia si merita un sindaco autorevole, poco spettacolare e molto fattivo. E, dopo la vicenda Mose, ha bisogno di un giurista che non può essere giocato, neppure in buona fede. Poi ci vuole il coraggio. E il coraggio in Italia si misura dal sostegno spontaneo dei grandi gruppi e delle grandi lobby. Se non corrono (e non sono accorse) vuol dire che l’aria è pulita e che toccherà alla lobby stare al passo con la legge, e non al sindaco stare in buona armonia con interessi e desideri potenti. È dai tempi di Cacciari che Venezia aspetta una grande svolta o un rispettabile ritorno.

            Se fossi veneziano direi che questa è la persona, e questo il momento. Il problema non è di svalutare l’avversario, affatto. Il problema con cui i cittadini si confrontano domenica è come non perdere l’occasione di avere come sindaco di Venezia Felice Casson.

          2. Sono certo che dopo .e ventitré, come per incanto, saranno tanti I Romeo che si presenteranno al tuo balcone!

            se le visioni del sonno 
            vanno oltre la semplice lusinga,
            allora i miei sogni mi preannunciano
            una notizia colma di gioia … 
            ho sognato che la mia donna mi ha 
            trovato morto (curioso sogno quello 
            che concede ad un morto la capacita’ 
            di pensare!), e bacio dopo bacio
            riversava nelle mie labbra un tale
            alito di vita,che io tornavo in 
            vita ,ed ero imperatore.
            Ahime’! quanto deve essere dolce 
            il reale godimento dell’amore,
            se e’ sufficiente solo 
            sognarlo per ricavarne cosi’ 

              1. 😂😂😂
                Senti, aiutami a rintracciare transi9 e ti prometto che faccio vincere Casson
                Io e lui ci conosciamo
                Lui è Casson
                Io cazzon 😜

  2. da Atene

    La battaglia e la festa, una giornata ad Atene

    Grecia. Nelle stesse ore in cui Tsipras gioca a Bruxelles la partita forse decisiva del negoziato, la riapertura della tv pubblica, la furia dei cosiddetti anarchici, le fatiche del «compagno negoziatore», i grattacapi del ministro con le religioni. E per chi crede nei sondaggi…

    Luciana Castellina Edizione del
    14.06.2015

    Una gior­nata ad Atene, una data casuale e però non un giorno qua­lun­que: pro­prio in que­ste ore Tsi­pras sta gio­cando a Bru­xel­les la par­tita forse deci­siva del nego­ziato. I gior­nali non-greci che leggo sull’aereo che mi ha por­tato nella capi­tale greca offrono sull’argomento titoli di prima e gri­dano allarme. Ad Atene, seb­bene di loro si tratti, i greci sem­brano più tran­quilli: per fata­li­smo? per abi­tu­dine? per­ché l’ora X di Gre­xit è stata suo­nata troppe volte e poi sem­pre rin­viata, sic­ché vale la sto­ria del bugiardo “al lupo al lupo”?

    Dif­fi­cile dirlo. In par­la­mento, sem­pre in que­ste stesse ore, c’è Varou­fa­kis, solo, che spiega cosa suc­cede. Ma non ci dice niente di nuovo. Sono qui per una con­fe­renza — dia­logo con Tas­sos Koro­na­kis, il gio­vane segre­ta­rio di Syriza, una delle quat­tro di un ciclo pro­mosso dalla Fon­da­zione Pulan­zas, dal titolo ori­gi­nale: «La sini­stra e l’Europa».

    E però men­tre noi discet­tiamo nel bel­lis­simo salone del dipar­ti­mento archi­tet­tura del Poli­tec­nico (e io sono assai con­tenta per­ché riscon­tro piena con­so­nanza con Tas­sos su pregi difetti e spe­ranze della nostra varie­gata costel­la­zione poli­tica) irrompe un branco di cosid­detti anar­chici arrab­bia­tis­simi. Sono solo una cin­quan­tina ma molto aggressivi.

    C’è una col­lut­ta­zione sulla porta, poi alcuni e alcune rie­scono ad entrare e strap­pano a me e a Tas­sos i micro­foni: non per par­lare loro — che credo saremmo stati d’accordo nel con­ce­der­gli la parola — ma per distrug­gerli. E per­ciò noi cer­chiamo di difen­dere tena­ce­mente i pre­ziosi appa­rec­chi. Mi gri­dano in fac­cia che sono fasci­sta per­ché parlo con un fasci­sta, il segre­ta­rio di Syriza. Fasci­sta per­ché vuole il “new deal”. Che natu­ral­mente non è quello di Roo­se­velt che forse non sanno nem­meno cosa sia, ma un nuovo com­pro­messo con l’Unione Euro­pea. «Com­pro­messo», qual­siasi com­pro­messo o media­zione, è fasci­smo: punto e basta. E però con­tem­po­ra­nea­mente qual­cuno grida anche che Syriza sta facendo cac­ciare la Gre­cia dall’Europa.

    Non c’è da pre­oc­cu­parsi, tran­quil­liz­zano i com­pa­gni, non è una pro­te­sta poli­tica, solo un gruppo di balordi con un di troppo di droga in corpo. Così in effetti pare anche a me, è visi­bile. Il disa­gio sociale pro­duce anche questo.

    E così io e Tas­sos rico­min­ciamo a par­lare decla­mando qual­che sag­gezza su Lenin e i suoi com­pro­messi. Il pub­blico in realtà da me vor­rebbe che gli dicessi per­ché in Ita­lia la sini­stra non si uni­sce. Ma io non con­cedo rispo­ste sull’argomento: sarei sicu­ra­mente di parte e comun­que non convincente.

    Cer­ta­mente poli­tico, invece, è quanto, sem­pre in con­tem­po­ra­nea, sta svol­gen­dosi nelle strade adia­centi al Poli­tec­nico, dove un furi­bondo Kke , il Pc un tempo detto dell’esterno (l’esterno essendo Mosca), sfila verso piazza Syn­tagma. È una folla con­si­de­re­vole, che chiede a gran voce aumento dei salari per tutti e subito e anche imme­diata con­ces­sione di tutto quanto si può chiedere.

    Ma non è tutto quello che suc­cede ad Atene que­sta sera 11 giu­gno, per for­tuna: c’è anche la grande festa popo­lare, con con­certo di musica greca e tanta folla assie­pata e con­tenta, per salu­tare la ria­per­tura oggi, a due anni esatti dall’incredibile deci­sione di chiu­sura del governo Sama­ras, della Radio tele­vi­sione pub­blica: la Ert. Un grande evento, sul quale, almeno su que­sto, non si è dovuto trat­tare con Bru­xel­les ma che, tut­ta­via, desta, anche que­sto, qual­che pole­mica. C’è chi avrebbe voluto fosse dato più spa­zio all’esperienza del gruppo di gior­na­li­sti che, gra­zie al lavoro volon­ta­rio, ha garan­tito in que­sti due anni almeno l’informazione radio. Men­tre la destra grida natu­ral­mente con­tro la dit­ta­tura tele­vi­siva governativa.

    Ter­mi­nata la densa gior­nata andiamo a cena in una piazza bella, popo­lare e affol­lata. Non per­ché la crisi non morda dav­vero, ma per­ché gli ate­niesi come i romani le sere d’estate non rinun­ciano ad uscire. La piazza è inti­to­lata a un vec­chio com­pa­gno ormai scom­parso, Avdi, nem­meno sin­daco ma solo con­si­gliere comu­nale, molto popo­lare a metà degli anni ’90. Era stato eletto dalla sini­stra all’epoca unita in Sinap­si­smos, pro­ve­niente dal gruppo che, a suo tempo, si era stac­cato dal Par­tito comu­ni­sta dell’interno per creare l’Akoa, la for­ma­zione «verde comu­ni­sta» cui aveva dato vita Janis Banas, grande amico nostro (del Pdup e del mani­fe­sto).

    A tavola ci sono i ragazzi della Fon­da­zione, il loro capo Aris Golemi, c’è Tas­sos (che impru­den­te­mente gira senza guar­dia del corpo alcuna), Tonia Tso­va­tis, che ripub­blica sul set­ti­ma­nale del par­tito, Elef­te­ro­ti­pia, un sacco di arti­coli che escono sul mani­fe­sto. E più tardi arriva «un com­pa­gno nego­zia­tore». È gio­va­nis­simo, non ha ovvia­mente la cra­vatta e però ha anche una cami­cia a scac­chi. Mi rac­conta molte cose inte­res­santi. Dice che la trat­ta­tiva va così per le lun­ghe anche per­ché, seb­bene sem­pre minac­ciata, nes­suno sa come si affronta l’uscita di un paese dalla Ue ; e dun­que come com­por­tarsi quando dav­vero esce. Vale a dire cosa diventa la Banca Cen­trale, per esem­pio, che certo non recu­pera sovra­nità vera ma non ha più nem­meno la tutela dell’unione; cosa si fa dei rego­la­menti mini­ste­riali, in cui la Gre­cia è intri­cata per via della sua ade­sione dal 1981? E poi mi rac­conta quanto nes­suno avesse pre­vi­sto fino a che punto il libe­ri­smo fosse ormai “embed­ded” nelle pro­ce­dure dell’Ue, auto­nome dalla stessa sog­get­ti­vità dei sin­goli pre­si­denti i quali, ancor­ché potenti, si tro­vano tut­ta­via a dover agire entro uno spa­zio di mano­vra già deli­mi­tato dai mec­ca­ni­smi che loro stessi hanno inventato.

    L’indomani, prima di ripar­tire, fac­cio ancora a tempo a pran­zare con un mini­stro, per­ché è un vec­chio amico. Ari­sti­dis Bal­tas, docente di filo­so­fia all’Università di Atene, deve occu­parsi dell’istruzione, della cul­tura, dello sport e delle reli­gioni. Ha sco­perto che pro­prio que­ste ultime gli danno i grat­ta­capi mag­giori: solo di chiese orto­dosse ce ne sono quat­tro, le più grosse, una dipen­dente dal patriar­cato di Istan­bul, l’altra di Mosca; poi ci sono quelle musul­mane, sun­nite e sciite e all’interno di cia­scuna delle affi­lia­zioni a que­sto o a quel paese medio­rien­tale. Infine ebrei e cat­to­lici. Rac­conta di quello che sta impa­rando nel guar­dare le cose dalla sua nuova, e inu­suale per gente come noi, col­lo­ca­zione di mini­stro, della com­ples­sità e rigi­dità della mac­china sta­tale, delle sue con­trad­di­zioni. (Invi­tato a una con­fe­renza su Deleuze e Guat­tari, anzi­ché limi­tarsi al saluto for­male dei mini­stri in que­ste occa­sioni, ha par­lato a lungo su «Il mini­stro e Guat­tari». Spero pro­prio di otte­nere la regi­sta­zione per pub­bli­carla sul mani­fe­sto!).

    La cosa più impor­tante è comun­que che sta facendo, dal governo, la stessa bat­ta­glia che da noi si fa per le strade, quella che con­du­cono inse­gnanti e stu­denti con­tro la riforma Renzi-Giannini. E cioè con­tro quelli che inse­guono il fetic­cio moder­ni­sta della sele­zione meri­to­cra­tica, dell’eccellenza per pochi, pro­pria al modello anglo­sas­sone; con­tro una scuola gestita da un mana­ger come se fosse un’impresa.

    La mat­tina dopo i gior­nali greci davano — della gior­nata pre­ce­dente — la seguente inter­pre­ta­zione: TaNea (esta­blish­ment cen­tri­sta, tran­qui­liz­zante): «Spe­ranza per una solu­zione. Un test per Tsi­pras». Poi, sem­pre in prima: «Cosa Fukuyama scrive sulla Gre­cia». Ma anche una buona noti­zia: «I ser­vizi segreti greci tro­nano sotto il con­trollo del Mini­stero per l’0rdine Pub­blico e la pro­te­zione dei cit­ta­dini». Efme­rida (cen­tro­si­ni­stra auto­ge­stito da una coop di gior­na­li­sti): aper­tura sul fisco, «Il Par­la­mento can­cel­lerà le misure ingiu­ste. Il voto lunedì». Etnos (indi­pen­dente): «Una mina sul nego­ziato da parte del Fmi». Kata­me­rini, (destra): «Le isti­tu­zioni chie­dono ad Atene un orien­ta­mento più rea­li­stico». «Tusk: abbiamo biso­gno di deci­sioni, non di nego­ziati». Grande foto di Varou­fa­kis in Par­la­mento, solo sui ban­chi del governo. Dida­sca­lia: «Soli­tu­dine». Ritzo­spa­zis (quo­ti­diano del Kke): immensa foto dello stri­scione che è stato sro­to­lato dalle fine­stre del mini­stero dell’economia occu­pato durante la mani­fe­sta­zione con la scritta «Prendi nelle tue mani la trat­ta­tiva, blocca il nuovo memo­ran­dum». Afgy (quo­ti­diano di Syriza): grande foto della folla alla festa per la ria­per­tura della Ert. Titolo: «Torna la demo­cra­zia dell’informazione, la tv del popolo».

    Se per sapere come i greci rea­gi­scono a quanto suc­cede cre­dete ai son­daggi que­sti sono gli ulti­mis­simi. Cosa provi di fronte all’eventualità di una Gre­xit? Rispo­ste del 13 mag­gio e del 6 giu­gno: paura 50,5/51,5, spe­ranza 13/16, non ci sarà mai 8,5/4,5. Inten­zioni di voto al 6 giu­gno: Syriza 34,5, Nuova Demo­cra­zia 16,5, Alba Dorata 5,5, Potami 5,5, Kke 5, Pasok 3,5, Anea 3. Se doves­sero sug­ge­rire ai par­titi cosa fare il 55% con­si­glie­rebbe alla destra di lasciar per­dere Nuova Demo­cra­zia e rifarsi un altro par­tito. Al cen­tro sini­stra invece: il 39% di fare una nuova coa­li­zione di cen­tro sini­stra, il 30% di scio­gliere tutti i par­titi e fare due sole coa­li­zioni, a sini­stra con Syriza, a destra con Nuova Democrazia.

    Ale­xis Tsi­pras resta comun­que più popo­lare che mai. Nono­stante la sua così dif­fi­cile posi­zione il 6 di giu­gno era fra il 68 e il 70%.

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