La Grecia dica NO!

segnalato da crvenazvezda76

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  1. se l’unità rema contro (del resto renzi ha dato una linea precisa al giornale…)

    Il documento top secret svela la paura del «sì»

    L’inchiesta. Un documento top secret di Nea Democratia svela le preoccupazioni per il voto e la strategia mediatica: «Nei centri urbani il no al 70%. Facciamo uscire un sondaggio favorevole»

    Angelo Mastrandrea INVIATO AD ATENE Edizione del 05.07.2015

    Avreb­bero potuto tito­larlo «come mani­po­lare una cam­pa­gna refe­ren­da­ria». Invece il docu­mento top secret del fronte del sì per influen­zare il voto è defi­nito in maniera più neu­tra: «Note stra­te­gi­che per il referendum».

    Il vade­me­cum a uso interno di Nea Demo­cra­tia (il par­tito di cen­tro­de­stra dell’ex pre­mier Sama­ras), tre pagi­nette affi­date a una società di mar­ke­ting, risale con ogni pro­ba­bi­lità a gio­vedì, visto che parla della mani­fe­sta­zione del giorno prima, e testi­mo­nia delle enormi dif­fi­coltà in cui si trova il fronte del sì.

    Lo sce­na­rio che dipinge non è quello uffi­ciale di gior­nali e tv: «Le per­sone in età dina­mica, dai 25 ai 55 anni (spe­cial­mente quelli tra i 35 e i 45), sono per il no e nei cen­tri urbani il no è al 70%. A favore del sì sono i pen­sio­nati e la pro­vin­cia», ma si ammette che per­sino «il 10% degli elet­tori di Nea Demo­cra­tia è per il no».

    La prio­rità per i soste­ni­tori dell’accordo con i cre­di­tori inter­na­zio­nali è una stra­te­gia per con­qui­stare gli indecisi.

    Innan­zi­tutto, «dob­biamo pun­tare su donne, sui gio­va­nis­simi e su quella parte di votanti di Syriza che pro­viene dal Pasok», sti­mata intorno al 30 per cento degli elet­tori del par­tito al governo. «È soprat­tutto a loro che dob­biamo rivol­gerci», sot­to­li­neando «l’isolamento inter­na­zio­nale del paese e il fatto che Rus­sia e Cina pren­dono le distanze dalle scelte del governo greco», si legge nel documento.

    Inol­tre, per pro­vare a recu­pe­rare con­sensi nelle ultime ore di cam­pa­gna refe­ren­da­ria, è neces­sa­rio che «i mes­saggi della nostra comu­ni­ca­zione siano con­vin­centi e soprat­tutto ascoltati».

    La stra­te­gia è chiara: stop alla sovrae­spo­si­zione dei poli­tici, in par­ti­co­lare quelli di Nea Demo­cra­tia che hanno appli­cato i Memo­ran­dum e non sareb­bero ascol­tati, ed evi­tare ogni con­fronto diretto con Tsi­pras, che sarebbe per­dente. Al con­tra­rio, «è il momento dei cit­ta­dini», fatta ecce­zione per i sin­daci di Atene e di Salo­nicco, Gior­gios Kami­nis e Yan­nis Bou­ta­ris (che si sono schie­rati per il sì insieme al Pre­si­dente della Repub­blica Pro­ko­pis Pavlopoulos).

    Per loro, con­si­de­rati più popo­lari, non c’è nes­suna pre­clu­sione a spen­dersi pub­bli­ca­mente, anzi la loro pre­senza va incen­ti­vata. Biso­gna fare in modo, invece, che in tele­vi­sione gli espo­nenti di Syriza ven­gano «messi a con­fronto con gior­na­li­sti, rap­pre­sen­tanti del mondo pro­dut­tivo, degli agri­col­tori e delle asso­cia­zioni dei commercianti».

    La linea è quella di evi­tare il con­fronto poli­tico diretto, che sarebbe per­dente e por­te­rebbe solo acqua al mulino del no: «Non è il momento di pren­dersi una rivin­cita per le ele­zioni perse a gen­naio e va sot­to­li­neato il carat­tere nazio­nale e non di par­tito del referendum».

    Altro punto cen­trale della stra­te­gia anti-Syriza: enfa­tiz­zare le code alle ban­che e nei super­mer­cati, per­ché «gli exit poll mostrano che quando vanno in onda que­ste imma­gini i con­sensi per il sì rad­dop­piano». Attra­verso un uso sapiente delle imma­gini di dispe­ra­zione gli stra­te­ghi del mar­ke­ting con­tano di recu­pe­rare un altro 10 per cento.

    Una tabella mostra chi ha la meglio nello scon­tro tra alcune parole chiave: se si usa l’argomento euro-dracma, ad esem­pio, pre­vale il sì, vice­versa non pagano la con­trap­po­si­zione Grecia-Europa, misure con­tro Memo­ran­dum e men che meno Tsi­pras con­tro Sama­ras o altri politici.

    Si arriva infine agli argo­menti e punti chiave delle ultime ore di cam­pa­gna refe­ren­da­ria: il turi­smo, con­si­de­rato «fon­da­men­tale», cosa acca­drà il giorno dopo la vit­to­ria del no e dove fini­ranno i risparmi depo­si­tati in banca (un gior­nale della destra tito­lava ieri, appunto, sul pre­lievo for­zoso sui depo­siti oltre i 20 mila euro), evi­tando la domanda «di chi è la colpa se le ban­che sono chiuse», per­ché su que­sto punto le per­sone sono divise e «le que­stioni tec­ni­che sono dif­fi­cili da spie­gare». Se pro­prio qual­cuno dovesse tirare in ballo l’argomento, «noi dob­biamo rivol­gerci ai cit­ta­dini con una sem­plice domanda: con quale governo le ban­che hanno chiuso?»

    Un ulte­riore pro­blema riguarda la vola­ti­lità dell’opinione pub­blica: è dif­fi­cile anco­rare in maniera cre­di­bile i cam­bia­menti d’umore verso il sì per­ché gli inde­cisi cam­biano spesso idea. Dun­que biso­gna far appa­rire «una dina­mica sta­bile a favore del sì, mai con per­cen­tuali simili per­ché la gente è molto sospet­tosa nei con­fronti di chi fa le rile­va­zioni, che con­si­dera una parte del sistema». Venerdì 3 luglio, ultimo giorno utile per la pub­bli­ca­zione, dovrà com­pa­rire un son­dag­gio che mostra in maniera chiara il van­tag­gio del sì, senza che esso possa «essere messo in discussione».

    È quello che è acca­duto pro­prio ieri, dopo il passo falso del gior­nale con­ser­va­tore Kathi­me­rini il giorno pre­ce­dente, che aveva dato i sì in van­tag­gio ed era stato smen­tito a stretto giro di posta dallo stesso isti­tuto demo­sco­pico al quale la rile­va­zione era stata com­mis­sio­nata. Il son­dag­gio pub­bli­cato ieri dal quo­ti­diano To Eth­nos (di pro­prietà del con­te­stato magnate dei media Gior­gos Bobo­las, pro­prie­ta­rio anche di Mega tv, impe­gnata in una feroce cam­pa­gna anti-Syriza) è diven­tato la prin­ci­pale noti­zia per i media di tutto il mondo, oscu­rando per­sino i numeri, quelli sì impres­sio­nanti, della piazza ate­niese che lo stesso giorno si è stretta attorno a Tsi­pras e al suo governo.

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