Rifondare l’Europa

segnalato da Barbara G.

RIFONDARE L’EUROPA E’ PIU’ IMPORTANTE DEL DEBITO GRECO

di Bernard Guetta – internazionale.it, 09/07/2015

Non è quello che ci aspetteremmo da loro. Grexit o non Grexit, accordo o non accordo, la sopravvivenza dell’Unione europea è talmente a rischio che sarebbe lecito pretendere che i leader europei mostrassero lungimiranza anziché mercanteggiare come in un bazar sull’iva negli alberghi delle isole greche e altre quisquilie del genere.

Davanti all’ascesa del nazionalismo provocata dalla crisi vorremmo che i 28 stati dell’Unione, i 19 paesi della zona euro o almeno la cancelliera tedesca e il presidente francese si impegnassero per ridare un senso al progetto di unificazione che rischia di affondare.

Mentre aumenta la tensione politica tra liberisti e keynesiani, ci piacerebbe che i leader del vecchio continente spiegassero chiaramente che la spaccatura a livello europeo tra i difensori del risanamento dei conti e i partigiani di un rilancio attraverso l’investimento (lo stesso chiesto da Alexis Tsipras davanti al parlamento europeo) sono solo il riflesso di divisioni a livello nazionale che si estendono ai vertici europei, e che dobbiamo superare queste divergenze ideologiche anziché lasciare che ci paralizzino.

Ma nessuno dirà queste cose. I leader europei non rilasceranno alcuna dichiarazione comune, perché sono tutti convinti che meno parlano di Europa e meglio è per loro. In realtà si può addirittura dubitare che siano capaci di trovare le parole giuste, tanto la classe politica europea manca della lungimiranza e dei veri statisti che servirebbero all’Unione e ai paesi che la compongono.

Al confine meridionale dell’Europa, sull’altra sponda del Mediterraneo, il mondo islamico sprofonda in un caos che si estende ormai fino al Maghreb, moltiplicando il numero di rifugiati che arrivano sulle coste europee. Convertiti o musulmani dalla nascita, gli aspiranti jihadisti con passaporto europeo rappresentano un problema sempre più grave per l’Unione. Nel frattempo Vladimir Putin e il suo tentativo di restituire alla Russia le sue frontiere imperiali riportano la guerra nel cuore del continente.

Gli europei non devono solo dare prova di unità politica nella difesa dei loro valori, ma hanno bisogno di un passo avanti verso la nascita di una difesa europea, perché nessuno degli stati dell’Unione è capace da solo di affrontare questa sfida. Lo capirebbe anche un bambino e lo capiscono benissimo i cittadini europei, tanto che i sondaggi mostrano un forte sostegno alla creazione in un esercito europeo. Ma le sfide alla sicurezza, per quanto gravi, rappresentano solo una parte del problema.

La competitività internazionale dell’Europa dipende molto dalla riduzione delle sue spese pubbliche, ma soprattutto dai suoi investimenti nella ricerca e nell’industria del futuro. Per non perdersi le prossime rivoluzioni industriali come si è persa la rivoluzione informatica, l’Europa deve fare fronte comune, dotandosi di politiche industriali e creando università paneuropee d’eccellenza per attirare i migliori studenti, ricercatori e insegnanti del mondo, come fanno Harvard o Berkeley. L’Europa deve pensare e finanziare il suo futuro, qualcosa che nessuno stato europeo può fare contando solo sulle proprie forze.

La scelta dell’Europa è semplice: contare qualcosa o non contare nulla in un secolo che sarà dominato dagli stati-continente e dalle unioni regionali. Essere o non essere, quindi, e in questo senso il debito greco è un problema secondario.

La soluzione a questa crisi non dipende solo da Tsipras. Il primo ministro greco deve fare la sua parte e non può continuare a scommettere che alla fine i suoi partner europei gli concederanno tutto quello che vuole piuttosto che fare un salto del buio. Di questo passo Tsipras finirà per decretare la sconfitta del suo paese e di tutta l’Europa. Al contempo, però, le altre capitali europee a partire da Berlino devono ammettere che la priorità concessa alla riduzione del debito e del deficit ha ridotto drammaticamente la crescita e aumentato la disoccupazione, scatenando l’eurofobia e rafforzando i partiti che la sostengono.

Questa crisi ci insegna che l’Unione deve raggiungere al più presto un grande compromesso tra il rilancio economico e il risanamento dei conti pubblici, che non può più avere una moneta unica senza una politica economica comune, che deve lavorare all’armonizzazione delle sue politiche fiscali e sociali e che, considerando che le politiche comuni sono e diventeranno sempre più importanti, le sue istituzioni devono essere più rappresentative e soprattutto trasparenti.

Grexit o non Grexit, questa crisi dev’essere l’occasione per un riscatto europeo, per una ripartenza collettiva prima che l’“ognuno per sé” si riveli fatale per tutti.

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139 comments

    1. Si grazie namm, l’avevo letto sul Guardian ma avevo bisogno di una accurata traduzione per conferma di alcuni passaggi… Mah se qualcuno non ha ancora capito…

  1. FINALMENTE VENDOLA….

    ne ha detta una giuta, in anni e anni.
    Ha ricordato che il referndum greco è stato, probabiomentecome l’ultimo nel auale un popolo europeo ha espresso l’intenenzione di restare nella UE. Quelli che verranno non avranno gli stessi intenti.

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