Diario #03 – Il lungo sguardo

di Lame

Salonicco – 16 luglio

Ho sempre detestato, fin da giornalista pivella, i servizi incentrati su “quel che dice la gente”. Sono un orrido modo di disinformare perché prendere qualche passante a cazzo (termine tecnico) e riportare le sue opinioni, senza contesto e senza che la persona che parla abbia una ragione o una competenza specifica per dire la sua su una questione, non offre elementi di valutazione. È una pura espressione di pancia in cui chi legge può solo identificarsi emotivamente. Spazzatura, dal punto di vista informativo.
Quindi prendete queste righe per quel che sono: il racconto di una chiacchierata fatta ieri al bar sport sotto casa, condita da svariati ouzo, nel caldo della sera.
I personaggi di questa narrazione li trovo seduti sotto gli ombrelloni arancione stinti dal sole di un bar vecchio stile. Si chiamano “ouzerie” per la precisione: posti in cui bevi solo caffè greco (quello con i fondi dentro, per capirci) birra e ouzo. Fuori dal bar, sui tavoli allineati lungo i marciapiedi, riparati anche dai tamarindi che profilano tutte le strade di Salonicco, ci si siede quando il sole comincia a picchiare un po’ meno, verso le sette di sera.
È decisamente un bar da pensionati, con l’apparenza molto decadente, ma la clientela si rivela insospettabilmente interessante. C’è Jorgos, capelli brizzolati, maglietta e pantaloncini corti, fisico asciutto. Pensionato – dice lui – tra i più fortunati (penso ex funzionario dello stato, sui sessanta e più, probabilmente uno di quelli che Schauble vorrebbe al muro); c’è Iannis (farmacista in pensione che parla un buon italiano: ha studiato a Firenze, come molti greci che negli anni ’70 venivano in Italia per studiare. Ora vanno a Londra. Dice niente?) con i grossi occhiali fuori moda, la faccia tonda paciosa e un sorriso timido; infine Costantino, anche lui oltre i sessanta, ma in gran forma, barbetta trendy, maglietta e pantaloncini scelti con cura. È avvocato e anche lui parla un discretissimo italiano. Vera classe media.
Parliamo, ovviamente, del voto in corso al parlamento greco.
“Qual’è il sentimento prevalente tra le persone?” gli chiedo.
La risposta è unanime: “Confusione”. La gente non capisce, mi spiegano, come facciano molti parlamentari di Syriza a dire che voteranno no all’ “accordo” e ciononostante confermino la loro stima a Tsipras. Però poi, man mano che parliamo, sono loro stessi a darmi, forse inavvertitamente, una possibile spiegazione. Me la danno quando chiedo che cosa pensano di Tsipras come politico: “ha fatto errori – mi dice Costantino – ma è onesto”.
Da come ne parlano si capisce che ritengono questa caratteristica assolutamente prioritaria (e questo probabilmente riflette un’opinione generale. I sondaggi dicono infatti che il primo ministro greco gode ancora di una popolarità altissima, il 68 per cento se non erro). La sensazione è che se lo vogliano tenere ben stretto, nonostante tutto.
Parliamo a ruota libera di tutti gli aspetti della vicenda greca nelle ultime settimane. E mi colpisce l’assoluta mancanza di autoassoluzione, nei loro discorsi. Additano con certezza e chiarezza le colpe dei loro governi (i precedenti per molte cose, l’attuale per altre) nella gestione del paese e della situazione. Sanno che li aspettano tempi di una durezza “incomparabile a quello che abbiamo visto fino ad adesso”, come dice Jorgos. Ma non cercano scuse. Non addossano ad altri colpe che non hanno.
Però quelle che ci sono le vedono: Schauble, se potessero, lo metterebbero al muro. È lui, mi dicono, che ha bloccato ogni possibilità di una soluzione diversa. Salvano invece Frau Merkel. Chissà perché.
Dicono anche chiaramente che i termini economici di quel pezzo di carta sono impossibili da rispettare (insomma: non serviva un esercito di analisti del Fondo monetario per capirlo) e qui entra in gioco il problema dell’appartenenza all’Europa. Si capisce che sono (erano?) affezionati all’idea di Europa come comunità di popoli. L’idea che potrebbero non farne più parte sembra addolorarli molto. Ma è un tema su cui glissano parecchio, come se non volessero pensarci. E ripartono a dire che sarà molto, ma molto dura. Sottinteso: siamo disposti a fare cose inimmaginabili per non essere buttati fuori.
Non ho idea di quanto i miei nuovi amici (appuntamento oggi per l’aperitivo) possano rappresentare il pensiero di un intero paese. Di sicuro non corrispondono all’immagine di irresponsabili cicale che è stata propagandata. Anzi, a me pare che si stiano attrezzando psicologicamente ad affrontare una fase difficilissima e terribile della loro vita, come persone e come nazione, con dignità e lucidità. E anche con quel filo di rassegnazione agli eventi della vita che – mi ricordano – è stato insegnato loro da tremila anni di storia. Ecco, ci eravamo dimenticati di quanto lungo può essere lo sguardo di un greco.

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60 comments

  1. PARMIGIANOREGGIANO
    L’invasione calabrese

    E’ la seconda tranche dell’operazione Aemilia: la Dda di Bologna emette provvedimenti nei confronti di nove persone tra l’Emilia e la Lombardia. Alfonso: “A Reggio 7mila persone vicine al clan”.
    A Parma, altre migliaia.
    Poi c’è chi si ostina a dire che al Nord la mafia non ce l’anno importata….
    Io penso seriamente che alcune regioni, per il tasso di criminalità organizzata che nutrono invece di contrastare (ne abbiano le prove ogni giorno) sono un pericolo letale per il nostro paese.
    Corruzione malavitosa e politica si nutrono a vicenda, il clientelismo dilaga, diventa normalitàIò caso Crocetta è solo un dettaglio.
    Se c’è un futuro per una UE a due velocità. qui ce ne vogliono almeno 10

  2. Fra un vaneggiamento mentale e l’altro mi è capitato di riflettere su un aspetto che ritengo cruciale rispetto alla Grecia , all’Italia e alla zona euro. Secondo me tutto nasce da un peccato originale e mi spiego. Tutti i paesi ,compreso il nostro, con un abnorme debito pubblico lo avevano già al momento di entrare nell’euro , non lo hanno accumulato dopo.La Grecia addirittura ha falsificato le carte con l’aiuto(?) di Goldman Sachs.Erano situazioni che tutti sapevano inclusi i paesi più ricchi e più virtuosi.In teoria con l’euro e suoi tassi bassi di interesse i paesi più esposti avrebbero dovuto approfittarne per riformarsi e abbassare il debito stesso.Quasi nessuno l’ha fatto e i risultati si vedono.Domandone: come mai La Germania e i suoi sodali non hanno imposto all’epoca a questi paesi di fare le riforme pena la cacciata dall’euro in tempi stretti? Perchè gli faceva comodo in base ai propri interessi commerciali? Perchè ha consentito alle banche tedesche e francesi lucrare interessi miliardari per poi scaricare la patata bollente sui contribuenti europei? Il grido di battaglia del “dovete fare le riforme” o “avete fatto i debiti e dovete pagarli” perchè non sono risuonati all’epoca?
    Lo avessero fatto o la Grecia e co.avrebbero alzato il culo e fatte le riforme necessarie o sarebbero usciti automaticamente dall’euro.In entrambi i casi non sarebbero state alla fame come oggi.

    1. credo che la risposta oggi sia: a un paese che non ha debito non puoi imporre le riforme che vuoi.
      Ieri? Se la spesa a debito degli altri ingrassa la tua economia e riduce la loro competitività, perchè non assecondarla?
      In questo quadro, credo però abbiano sopravvalutato la consistenza dell’UE rispetto alla crisi.
      Ne hanno tratto vantaggio, ma si sono spinti sull’orlo di un dissesto totale della stessa idea di UE.
      Credo che lo sconteremo tutti questo azzardo

  3. INTELLIGENZA ARTIFICIALE ANTI CHOC EC0N0MICI
    Intelligenza artificiale anti-choc economici
    (Ansa)

    Sa gestire operazioni finanziarie senza ‘debolezze’ddio choc economici o scelte finanziarie disastrose: l’intelligenza artificiale potrebbe migliorare anche le scelte politiche liberandole dalle influenza dai sentimenti e dai pregiudizi umani. E’ solo uno dei tanti settori su cui l’intelligenza artificiale potrebbe cambiare le nostre vite e al tema la rivista Science dedica un numero speciale, con una serie di articoli analizzando lo stato dell’arte attuale e possibili scenari futuri.
    Dopo aver esordito con il gioco degli scacchi, i sistemi di intelligenza artificiale stanno diventando assistenti medici, psicologi virtuali, automobili che guidano da sole o telefoni che traducono istantaneamente qualsiasi lingua.
    Ma non è tutto. Il prossimo futuro potrebbe portare anche macchine capaci di operare in borsa in modo perfettamente razionale, oppure ‘politici’ che prendano scelte evitando al minimo rischi o danni.
    “Che si parli di preparare un caffè o gestire le vendite in borsa, in realtà l’algoritmo di base è sempre lo stesso”, ha spiegato Antonio Frisoli, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “Tutte le macchine che si sviluppano attualmente – ha aggiunto – cercano di simulare l’essere umano. Come in un bambino, non hanno dentro di sé già un modello di comportamento ‘scritto’. Il loro modo di operare nasce e migliora con l’esperienza, imparano da quello che fanno”.
    Usare come chiave l’apprendimento ha portato a rapidi salti in avanti e si ha già oggi a disposizione un potenziale enorme: software invisibili che operano sul web e guidano gli utenti verso le scelte ‘migliori’, assistenti virtuali negli smartphone, fino a veri e propri aiutanti dei medici per analizzare i test o elaborare diagnosi. “Tranne pochi casi è però ancora l’uomo quello che prende le decisioni”, ha spiegato Frisoli.
    Tutto questo potrebbe presto cambiare, come dimostrano i numerosi lavori pubblicati sul numero speciale di Science: tra non molto, ad esempio, potremmo affidare la gestione dei mercati finanziari interamente nelle mani di intermediatori virtuali, oppure affidare la guida delle auto a dei computer. A quel punto sarà breve il passo ulteriore, ossia affidare all’Ai la guida della politica e forse eliminare crisi economiche nate semplicemente da errori di valutazione.

  4. >accademici che firmano appelli, a strasburgo sono preoccupatissimi ed impegnatissimi a leggerlo

    Aggiungerei: “se i professoroni sono tuoi quando c’è il sole, sono tuoi pure quando piove”..Il mio regno per una bicicletta.

  5. LEZIONI DI STORYTELLING
    Di Francesco Nicodemo (l’Unità online)

    Le narrazioni politiche dei due principali partiti di opposizione giocano irresponsabilmente su paura, superstizione e pensiero irrazionale. Da sinceri democratici dobbiamo porci il tema di smontare questa narrazione, dimostrare che è falsa, partendo dai numeri, dalle cose, dai fatti, dalle storie.
    Noi con la scienza, loro con le paure. L’altro giorno ho letto su un quotidiano locale una lettera di un padre che rivendicava il diritto di non vaccinare il proprio figlio e allo stesso tempo accusava i migranti della recrudescenza di alcune malattie (non si sa quali) dal momento che molti di loro non sarebbero vaccinati. Al di là della fallacia logica di questa lettera, quello che è interessante è la correlazione tra il NO ai vaccini e il NO ai migranti. E certo non è una correlazione casuale. Perché la linea che unisce i due NO si può sintetizzare con una parola: paura.
    Alcune volte questa linea rifiuta la sperimentazione animale, oppure vaneggia di una improbabile teoria gender, oppure non riconosce le pari opportunità, oppure offende la prevenzione nella lotta al cancro, oppure vede complotti in qualsiasi evento politico, oppure parla di scie chimiche e dei cerchi nel grano, oppure trasforma i Rom nel nemico pubblico numero 1, oppure disprezza le istituzioni democratiche e sovranazionali a favore di un indistinto gentismo sovranista, anti-euro e antieuropeista.
    È una linea dogmatica, superstiziosa, quasi un pensiero magico, antistorico, irrazionale, cupo, apocalittico, e quindi totalmente infondato, ma non per questo meno radicato nel nostro Paese. Storicamente paura superstizione e pensiero irrazionale dilagano nelle fasi di crisi economica e di insicurezza sociale. Pensiamo al successo che hanno le bufale sulla rete. Non importa se sono inverosimili. Ci sono decine di siti online e pagine FB che ogni giorno producono notizie false, soffiano sul fuoco dell’intolleranza, propagano odio nei confronti della politica in nome di un non ben definito popolo della rete.
    Le narrazioni politiche dei due principali partiti di opposizione giocano irresponsabilmente su questi temi, e funzionano proprio in quei settori della società che non percepiscono ancora l’uscita del Paese dalla crisi. Il leader felpato, che adesso è passato alle magliette vista la calura estiva, ogni giorno la spara più forte, più greve, più pesante, proprio per determinare nel bene e nel male l’agenda comunicativa in Tv o sulla rete.
    Era lo stesso meccanismo utilizzato da Grillo nelle campagne elettorali del 2013 e del 2014. Il giochino funziona anche perché la reazione di indignazione (uguale e contraria) non fa altro che montare la panna comunicativa, l’hype come direbbero quelli bravi. Questa narrazione non dà risposte, non ha soluzioni, né potrebbe averne. È una comunicazione negativa che si invera nell’accusa di qualcosa contro qualcuno, che sia il Governo, l’Europa, l’euro, le banche. Come nei due minuti d’odio descritti da Orwell, è quasi un rito collettivo, fine a se stesso.
    Da sinceri democratici dobbiamo porci il tema di smontare questa narrazione, partendo dal presupposto che non basta parlarne male. Dobbiamo invece essere in grado di dimostrare che è falsa, partendo dai numeri, dalle cose, dai fatti, dalle storie. Impostando un approccio razionale, le bufale evaporano di fronte alla realtà oggettiva, verificabile e condivisibile. Davvero è così difficile dimostrare quanto sia poco credibile un politico che spara numeri a caso, o che con naturalezza dice: ‘facciamo come in Grecia, ritiriamo anche noi i soldi dalle banche’?
    La semplice domanda ‘come?’ (cui nel 99% dei casi non c’è una risposta) disvela la pochezza delle menate propagandistiche, degli slogan e delle frasi ad effetto. Scriveva Lucrezio nel de rerum natura: ‘questo terrore dell’animo, dunque, e queste tenebre occorre che siano dissipate non dai raggi del sole o dai dardi del giorno, ma dalla visione e dalla scienza della natura’. Lucrezio usa la parola ratio da cui deriva il termine italiano ragione. Ragione, natura delle cose, scienza: in due versi c’è la chiave.
    È come se fossimo di fronte ad un nuovo bipolarismo che oppone la scienza alla superstizione, la ragione alla paura. Ed è una questione politica primaria, non solo perché dobbiamo sconfiggere forze politiche immature e irresponsabili, ma perché una società attraversata da spinte irrazionali e antiscientifiche è una società meno giusta e meno sicura.
    Qualche mese fa, i democratici americani hanno prodotto uno slogan bellissimo: ‘I trust in scientists, I’m democrat’. Ho fiducia negli scienziati, sono democratico. Dovremmo farlo nostro, e pure rapidamente

    PS
    il Catechismo del buon piddino? Chi minchia è F. Nicodemo? Scherza o dice seriamente?

    1. “La scienza dunque è null’altro che un modo di essere del potere o meglio è comprensibile e leggibile solo nell’ottica della dialettica dei poteri. La borghesia ha fondato a un certo punto della sua nascita, una nuova scienza per abbattere il potere feudale e la scienza è stata allora liberatrice nella misura in cui ha posto, nei confronti di un potere egemone (in quel momento storico era il potere feudale), la domanda di potere di un’altra componente sociale che veniva nascendo e che era la borghesia. La borghesia, naturalmente, ha poi utilizzato e continua più che mai a utilizzare la scienza come strumento della sua conservazione; così fa ogni potere che tende a conservare se stesso. Ora, se questa è l’operazione che ha fatto la borghesia, questa è l’operazione che dovrà fare il proletariato e cioè a sua volta il proletariato dovrà fondare una nuova scienza per abbattere il potere borghese” (Giulio A. Maccacaro. “Per una medicina da rinnovare – Scritti 1966/76”, pagg. 408 – 409, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 1979.)

      E se qualcuno pensa che Giulio Maccacaro sia stato un filosofo vale le pena sottolineare che era un medico specializzato in biometria che ha basato la sua vita sulla ricerca e la pratica. Mette tristezza la cancellazione di tanta conoscenza a distanza di cinquant’anni e dover leggere balità retoriche che pretendono di concludere con una apologia della scienza e del pensiero razionale mentre invece sono la riduzione della scienza a pensiero e pratiche “magiche”.

      Lo slogan esatto avrebbe dovuto essere: “I’m a scientist, I can’t define Trust”

      1. Giulio Maccacaro è un esempio indimenticabile. Questo Nicodemo fa lezioni a puntate, il peggio è che credo siano una specie di bigino ad uso dei dirigenti nazionali e locali piddini…
        qualcosa a metà tra le vulgate copiate da Ignazio di Loyola, Lysenko e gli abbecedari del fascio.

  6. @ heiner
    Dato la tua conoscenza della lingua tedesca, potresti guardare nel Die Zeit e riportarci grosso modo i commenti dei lettori del giornale sull’articolo di Varoufakis uscito ieri sulla stessa testata?
    per una volta renditi utile invece di fare il solito rompicoglioni ahahah

    1. intanto ti traduco il titolo:
      uniti nella rabbia contro schaeuble
      spd, verdi e linke si dichiarano indignati dai nuovi commenti del ministro della finanze sulla grexit.

        1. caz, marco, 57 pagine di commenti (anche se ogni pagina ne ha una decina).
          c’è di tutto, comunque. critici contro schaeuble e la politica della merkel, oppure critici con varouf e positivi con tsipras, oppure critici contro la zeit perché addirittura si permette (!) di pubblicare varouf.
          la zeit ha impostazione liberale di sinistra e i lettori sono in genere ‘illuminati’. per leggere le cose peggiori contro la grecia occorre andare sulla faz (frankfurter allgemeine) che stavolta ha giocato veramente sporchissimo

            1. la situazione la vedrò meglio quando sarò lì ad agosto, ma per il momento direi niente di nuovo sul fronte occidentale. la bild sta facendo la solita campagna con toni razzisti, la faz si accoda con più ‘classe’ (nel senso economico-sociale…)
              gli altri cercano di resistere, ma non è facile.

              però ripeto le domande di ieri a sun (e poi mi taccio):
              -che forse è facile trovare nell’uk cittadini a favore del finanziamento a babbo morto alla grecia? e la lepen cosa ne pensa? e i danesi? e i finlandesi?

              la battaglia per un’europa ‘migliore’ (come? chiederebbe sun, e la mia risposta purtroppo è: boh!) in questo momento è difficile. non conosco creditori benevoli, anche se la storia ci insegna che sarebbe meglio fare altrimenti

              1. forse ti è sfuggita la mia risposta di ieri

                “Sun
                luglio 16, 2015 alle 9:25 pm
                se ricordi sono stato uno che ha difeso la riforma qui sul blog, ma la linea del governo non è cambiata di molto rispetto ai bush
                la domanda è sbagliata heiner, tutto qui
                la domanda è: la soluzione (tu dici) è “più europa”. Ed io ti ho già chiesto, chi sta facendo qualcosa in questo senso ? come ? dove ?

                perché o siamo europa, e non ci sono pigs e non pigs o non siamo niente (ricordi l’esempio del salva roma ?)”

                mi devi tu una risposta

                🙂

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