Il Medio Oriente secondo Matteo

***

Renzi, pieno sostegno a Israele, per i palestinesi solo un po’ di aiuti

Gerusalemme/Betlemme. Il Presidente del Consiglio italiano in visita in Israele, tra slogan e qualche banalità, offre un sostegno aperto e incondizionato a Netanyahu. Ai palestinesi promette solo assistenza umanitaria e “cooperazione culturale”. Non ha mai usato le parole occupazione e colonie.

Matteo Renzi ieri alla Knesset © Michele Giorgio

di Michele Giorgio – ilmanifesto.info, 23 luglio 2015

Mat­teo Renzi si pro­clama l’artefice della ripresa dell’Italia, il capo del governo che ha rilan­ciato il nostro Paese, anche in poli­tica estera. Al contra­rio con il suo primo viag­gio uffi­ciale in Israele, ieri e mar­tedì, con una breve parentesi a Betlemme dove ha incon­trato il lea­der dell’Anp Abu Mazen, il Pre­si­dente del Con­si­glio ha con­fer­mato che dell’Italia lui rappresenta l’inconsistenza nelle que­stioni che con­tano. Il primo mini­stro di un Paese che è parte del G8, punto sul quale insi­ste pro­prio Renzi, non può limi­tarsi a ripe­tere slo­gan e ovvietà quando si con­fronta con una delle crisi cen­trali del nostro tempo, quella israelo-palestinese. Una que­stione che chiama in causa la legge internazio­nale, le Con­ven­zioni di Gine­vra, il ruolo delle Nazioni Unite e della Corte penale inter­na­zio­nale, che condiziona la poli­tica estera di Paesi arabi ed occi­den­tali e che con­ti­nua a gene­rare atti­vi­smo e passioni in tutto il mondo. È in queste occa­sioni che un pro­ta­go­ni­sta della scena inter­na­zio­nale si dimostra tale. Mat­teo Renzi ha confer­mato di non esserlo.

Si sa dove da sem­pre batte il cuore del Pre­si­dente del Con­si­glio. E lo ha con­fer­mato lui stesso ieri a Geru­sa­lemme con il discorso che ha pro­nun­ciato davanti alla Knes­set, pre­sente il pre­mier Netanyahu. Trenta minuti di esal­ta­zione acritica di Israele, di dichia­ra­zioni d’amore eterno con­dite da sto­rie per­so­nali che da un lato hanno susci­tato l’applauso di depu­tati, mini­stri e del folto pubblico pre­sente ma dall’altro devono essere apparse troppo enfa­ti­che agli stessi diri­genti e parlamen­tari israe­liani. «Voi avete il dovere di esi­stere e di resi­stere e di tra­man­dare ai vostri figli, come ai miei tre figli — Fran­ce­sco, Ema­nuele ed Ester — per­ché siete un punto di rife­ri­mento anche se a volte pos­siamo avere dei dis­sensi», ha detto ad un certo punto Mat­teo Renzi. Mar­tedì aveva pro­cla­mato che «Israele è il paese delle nostre radici, delle radici di tutto il mondo e anche il paese del nostro futuro».

Nes­suno vieta a Renzi di espri­mere la sua ammi­ra­zione per Israele e di bana­liz­zare la sto­ria. Ma il Pre­si­dente del Con­si­glio ita­liano è anche il rap­pre­sen­tante del terzo Paese dell’Ue e non può riassumere “tutto il resto” in quat­tro parole: «La pace sarà pos­si­bile solo con due Stati e due popoli e solo se sarà garan­tita piena sicu­rezza di tutti: il diritto dello Stato pale­sti­nese all’autodeterminazione e quello dello Stato ebraico alla pro­pria sicu­rezza». Non può limi­tarsi a pronun­ciare frasi ad effetto, per com­pia­cere Neta­nyahu e i suoi mini­stri, come «Chi pensa di boicot­tare Israele non si rende conto di boi­cot­tare se stesso, di tra­dire il pro­prio futuro. l’Italia sarà sem­pre in prima linea nel forum euro­peo e inter­na­zio­nale con­tro ogni forma di boi­cot­tag­gio ste­rile e stu­pido». Per­chè dall’altra parte del Muro costruito da Israele in Cisgior­da­nia e che Renzi ha certa­mente visto men­tre si recava a Betlemme – Sil­vio Ber­lu­sconi riu­scì addi­rit­tura a non scorgerlo – ci sono quasi tre milioni di pale­sti­nesi che recla­mano libertà, fine dell’oppressione e dell’occupazione mili­tare israe­liana. E ci sono inol­tre due milioni di pale­sti­nesi di Gaza che vivono in una pri­gione a cielo aperto che pos­sono aprire e chiu­dere solo Israele e l’Egitto di Abdel Fat­tah al Sisi, quello figlio del golpe, delle cen­ti­naia di con­danne a morte, degli atti­vi­sti anti Mubarak sbat­tuti in galera, della libertà di stampa negata, del quale il Pre­si­dente del Con­si­glio si è detto un soste­ni­tore e uno stretto alleato. E non si pos­sono dimenticare i cin­que milioni di profughi pale­sti­nesi sparsi nei campi pro­fu­ghi di Libano, Siria e Gior­da­nia. Renzi, davanti alla Knes­set, non ha mai pro­nun­ciato la parola occu­pa­zione, non ha fatto rife­ri­mento alle riso­lu­zioni inter­na­zio­nali, ha evi­tato accu­ra­ta­mente di affron­tare la que­stione della colo­niz­za­zione dei ter­ri­tori occu­pati, ha ricor­dato solo le sof­fe­renze israe­liane per il razzi pale­sti­nesi di un anno fa dimenticando i 2.200 pale­sti­nesi uccisi, tra i quali cen­ti­naia di bam­bini, e le distru­zioni immense subite da Gaza sotto bom­bar­da­mento israe­liano per 50 giorni.

Chi pro­clama di voler fare grande l’Italia non può chiu­dere nello scan­ti­nato i pale­sti­nesi e i loro diritti, come ha fatto il primo mini­stro ita­liano ieri durante il breve pas­sag­gio per il palazzo presiden­ziale a Betlemme. Durante la conferenza stampa con Abu Mazen (non aperta alle domande dei gior­na­li­sti) il pre­si­dente pale­sti­nese ha denun­ciato la colo­niz­za­zione. «La con­ti­nua costru­zione di colo­nie da parte di Israele fa per­dere spe­ranza al popolo pale­sti­nese che attende la sua patria da circa 70 anni», ha detto, aggiun­gendo subito dopo «ma le nostre mani sono tese per la pace verso i nostri vicini israe­liani sulla base delle riso­lu­zioni inter­na­zio­nali». Renzi è rima­sto impas­si­bile. Poi, come se Abu Mazen non avesse mai aperto bocca, ha esor­tato il lea­der pale­sti­nese a «lot­tare con­tro il ter­ro­ri­smo», promettendo l’assistenza dell’Italia all’economia e lo svi­luppo dei ter­ri­tori pale­sti­nesi. Pane non libertà.

Annunci

26 comments

  1. Denis Verdini rompe con Berlusconi e va con Renzi nel giorno del rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta

    L’ultimo atto si consuma senza pathos e con la freddezza con cui si limano i dettagli di una separazione. Perché è vero che Silvio Berlusconi quando si trova davanti Denis Verdini prova una tiepida mozione degli affetti: “Denis, stai facendo un errore, la tua collocazione politica è qui”. Ma su “quell’arrogante” che sta a palazzo Chigi pronuncia parole di fuoco: “Ti ricordi quando dissi sì sulla legge elettorale e ci stringemmo la mano per Giuliano Amato al Quirinale? Disse sì, e poi…”. Né concede qualcosa sugli assetti interni: “Il ruolo di Maria Rosaria (Rossi, ndr) non è discussione”.

    Ed è vero che Denis Verdini la mette giù quasi alta, parlando della bontà delle riforme di Renzi e della convenienza aziendale di un nuovo Nazareno, ma non lascia margini di ambiguità sulla volontà dello strappo: “Renzi ha bisogno di aiuto per fare le riforme. Tu non capisci che questa sarebbe una grande opportunità, di stare nel gioco che conta e incassare su altro. Io me ne vado, faccio i gruppi”. Parole che pronuncia poggiando sul tavolo la lettera al “presidente Grasso” per formare un gruppo parlamentare, Azione liberalpopolare con in calce le firme. Undici. E non è un caso che l’addio con il complice delle operazioni più spregiudicate e custode di inconfessabili segreti avviene alla presenza del gotha berlusconiano, dall’avvocato Niccolò Ghedini a Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Perché Verdini è Verdini. Fuori l’emotività. L’ultima trattativa non è su poltrone e parole, ma sui silenzi. Per cui sarà difficile sentire qualcuno di Forza Italia bollarlo come traditore e altrettanto difficile ipotizzare chiacchiere fuori posto dall’uomo che è stato al fianco di Berlusconi nella gestione di pagine nere, come la cosiddetta “compravendita” dei responsabili.

    E si consuma il paradosso che Verdini se ne va proprio su una nuova operazione “responsabili”, raccattando i nuovi Razzi e Scilipoti. Arrivando alla rottura con Berlusconi nel giorno in cui la procura di Firenze lo rinvia a giudizio per bancarotta sulla vicenda del Credito fiorentino. Dei tanti processi di Verdini, il più temuto: “Che vi avevo detto? – ha chiosato Berlusconi – Finché aveva bisogno di aiuto economico stava con me, ora pensa che Renzi lo salvi con la procura di Firenze”. Per comprendere con chi Denis condivida la regia del sequel dei responsabili occorre riavvolgere la pellicola a dodici ore prima, quando al ristorante la Gallura, ai Parioli, di fronte a Verdini è seduto Luca Lotti, il custode dei segreti renziani. È lì che viene fatto un ultimo punto sui nomi e viene scelto il capogruppo dei nuovi responsabili, il toscano Lucio Barani, uno che gira ancora oggi con un garofano nel taschino e che nella vita ha un’unica fede: Bettino Craxi ai cui funerali, ad Hammamet andò con la fascia tricolore da sindaco di Aulla, città nella quale aveva fatto erigere in piazza una statua per Craxi e un monumento per i “Martiri di Tangentopoli”. E il sì definitivo a Barani sarebbe arrivato, secondo fonti vicine a Verdini, anche da Renzi con cui l’ex plenipotenziario di Berlusconi ha avuto un paio di contatti in giornata. E che avrebbe indicato uno non accusabile di essere amico “di Cosentino, Lombardo o Cuffaro”, per dirla con Pier Luigi Bersani.

    La sua vice sarà la campana Eva Longo, insieme a Ciro Falanga e Vincenzo D’Anna colonne dell’allora Pdl campano di Nicola Cosentino. È certa anche l’adesione al gruppo del toscano Riccardo Mazzoni con cui Verdini gestì la fallimentare operazione dell’inserto toscano del Giornale. E fin qui i sei senatori che non sono mai stati incerti da settimane. Sugli altri si è aperta nelle ultime ore un’asta. E potrebbe andare avanti fino a lunedì, giorno del grande annuncio in conferenza stampa. È stato offrendo l’incarico di tesoriere del gruppo che Verdini ha convinto Compagnone e con lui Scavone, uomini di Raffaele Lombardo. Almeno al momento, visto Lombardo ha incontrato Berlusconi e ha spiegato che vuole sentire Renzi per scegliere la collocazione. Mentre su Riccardo Conti (attualmente al Misto), legato a Verdini da un processo per la vendita di un immobile a Roma, è in atto una mozione degli affetti. Gli ultimi due su cui il pressing verdiniano è estenuante sono Michelino Davico, ex leghista ora in Gal e Pietro Langella, uno approdato in Gal dopo aver cambiato vari partiti. Anche lui vicino a Cosentino ai tempi d’oro. Dopo la cena con Lotti, e il pranzo con Berlusconi si annuncia un lungo week end di trattative per blindare quota 11. A proposito: Razzi e Scilipoti sono rimasti con Berlusconi.

    http://www.huffingtonpost.it/2015/07/23/verdini-da-berlusconi-a-renzi_n_7858902.html?1437675964&utm_hp_ref=italy

  2. Renzi promette di togliere le tasse sulla casa e fa il patto con gli italiani.
    È proprio vero che in estate fanno solo repliche.

    Prugna [s. prada]

  3. L’espressione del volto è del tipo: ‘…’Azzo ci faccio io qui? Preferivo giocare alla pleistescio con Orfini-chi?…’

          1. A tal proposito… La paghetta di Fonzie:

            A inizio luglio 2014 la British American Tobacco (Bat) versa alle casse della Open 100mila euro; poche settimane prima il premier aveva incontrato il ceo della società e a fine luglio ottiene un corposo sconto sugli aumenti delle accise. Simile il caso di Corporacion America: dona 25mila euro e a distanza di mesi il governo stanzia 150 milioni per la fusione degli scali di Pisa e Firenze, gestiti dalla holding.

            La Open ha cambiato volto. Non è più la fondazione da finanziare per scommettere sull’ascesa di un politico ma è ormai la cassaforte personale del presidente del Consiglio. Fra l’altro il 2014 è stato l’anno record di raccolta fondi: 1 milione 200mila euro, il 50% in più rispetto agli 800mila euro del 2013 e il doppio esatto dei 600mila ricevuti nel 2012. Perché sostenerla economicamente? Una risposta arriva dall’elenco dei benefattori che ieri Alberto Bianchi, presidente e tesoriere della fondazione, ha in parte reso noto. Benefattori che, come la Open, hanno cambiato radicalmente volto. I privati, i piccoli imprenditori e i fedelissimi del capo sono stati soppiantati da aziende medie e grandi. Aziende le cui sorti spesso dipendono dalle decisioni dell’esecutivo guidato da Renzi. Un caso su tutti quello della British American Tobacco (Bat) che ha versato alle casse della Open 100mila euro. Questione di tempo e dettagli. Il versamento, come risulta dai resoconti finanziari, avviene dopo il primo luglio 2014. Qualche settimana prima, il premier aveva incontrato Nicandro Durante, il gran capo di Bat. Motivo: è la vigilia dell’aumento delle accise annunciato dal governo con un decreto per riordinare l’intero settore dei tabacchi, in calo da due anni ma che mostrava segnali di ripresa. Perché alzare le imposte?

            Ai primi di luglio dunque le lobby sono in subbuglio. E fanno il loro lavoro. L’annunciato aumento va incontro alle esigenze del big del mercato, Philip Morris. Il gigante americano da tempo premeva per un provvedimento generale che penalizzasse le marche di fascia bassa (come Lucky Strike e Pall Mall, di Bat), a vantaggio di quelle di gamma alta, come la sua Marlboro, alzando la componente fissa dell’accisa (che è uguale per tutti e quindi pesa di più su chi vende a prezzi più bassi). Sul piatto gli americani mettono l’investimento da 600 milioni per lo stabilimento di Crespellano, a Bologna (poi inaugurato in pompa magna da Renzi nell’ottobre scorso).

            Già nell’ottobre 2013, nel collegato alla legge di stabilità era comparso un aumento di 40 centesimi sui pacchetti più economici, poi saltato. Nelle bozze che circolano a fine giugno, però, riappare un aumento corposo: fino al 30%. Così matura l’incontro tra il ceo di Bat – che ha il 18% del mercato italiano – e il premier. I tempi erano stretti perché il testo doveva passare al Consiglio dei ministri il 10 luglio. Ma salta. Per due volte. Entra nel pre-consiglio e per due volte ne esce. Il 31 luglio finalmente viene licenziato. Ma l’aumento è decisamente ridotto: l’accisa passa dal 7,5 al 10%, lontano dal 30 chiesto da Philip Morris, che però incassa uno sconto del 50% sulle sigarette di nuova generazione che produce a Bologna. A ottobre (pochi giorni prima dell’inaugurazione di Crespellano, mentre il testo è alle Camere), Bat – che dieci anni fa acquistò l’Ente tabacchi per 2,3 miliardi – annuncia un piano di investimenti da un miliardo in cinque anni. Tradotto: finisce quasi indolore.

            Altra new entry di rilievo tra i finanziatori è la Corporacion America, la holding argentina guidata da Eduardo Eurnekian. Il gigante internazionale, con profitti annui da 2 miliardi di dollari, ha scoperto la fondazione di Renzi nell’estate 2014 e versato 25mila euro. La holding gestisce 53 aeroporti nel mondo e la scorsa estate ha lanciato due opa (offerte pubbliche d’acquisto) totalitarie sugli scali di Pisa e di Firenze. Vinte. A febbraio è stata deliberata l’unione dei due poli sotto la guida – auspicata da Corporacion – di Marco Carrai, presidente di Aeroporti di Firenze nonché consigliere di Open (con Luca Lotti e Maria Elena Boschi). Il 30 agosto, il Governo ha stanziato agli scali 150 milioni di euro con il decreto Sblocca Italia. Eppure la fusione è in fase embrionale: il piano è annunciato per ottobre. Sugli scali toscani ha interessi anche Alha Airlines, altra new entry con 25mila euro. La società gestisce i servizi cargo in diversi aeroporti tra cui Pisa e Firenze.

            Tra i nuovi finanziatori conquistati dall’estate 2014 c’è anche (con 25mila euro) Gabriele Beni: è l’ideatore delle snikers tricolore con cui Renzi sbarcò a Genova in occasione dell’arrivo del cadavere della Concordia. A luglio. Ci sono poi i soliti finanziatori. L’amico Davide Serra anche nel secondo semestre 2014 ha versato 50mila euro, portando a 225mila il totale donato negli anni e rimanendo il più generoso. Almeno secondo i resoconti resi noti che, va ricordato, coprono il 40% dei circa 5 milioni che Renzi ha raccolto dal 2007. Ma Bianchi garantisce che molti altri usciranno dall’anonimato.

            http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/22/lobby-del-tabacco-e-holding-degli-aeroporti-ecco-chi-guadagna-finanziando-la-fondazione-di-renzi/1896383/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...