Un po’ meno Indignados…

Spagna, Iglesias paga cara la vicinanza a Tsipras: Podemos scende sotto il 20%

di Davide Tenconi – ilfattoquotidiano.it, 3 agosto 2015

La crisi greca e le iniziali battaglie di Syriza avevano aiutato il professore e compagni a esprimere un nuovo concetto di Europa, votata alla solidarietà e al ripensamento del modello fondato sull’austerità. Ma il ko del leader della sinistra greca nelle trattative per il terzo salvataggio di Atene ha danneggiato anche il partito spagnolo: secondo l’ultima rilevazione di Metroscopia, la traduzione politica del movimento degli Indignados otterrebbe oggi il 18% dei consensi, dietro ai socialisti e ai popolari. Inoltre Ciudadanos è a soli 5 punti di distanza: a inizio anno Podemos poteva contare su 10 lunghezze in più.

Nella lunga tappa di montagna, con il traguardo finale posto alle elezioni generali, il corridore spagnolo con il fiato corto sembra essere Pablo Iglesias. Prendiamo in prestito una metafora ciclistica per raccontare lo stato di forma di Podemos, l’alternativa anti-austerity, nella corsa per la presidenza della Moncloa contro il PP del premier Mariano Rajoy, il PSOE del leader Pedro Sanchez e l’alternativa di centrodestra Ciudadanos capitanata da Albert Rivera.

In costante ascesa di consensi dalla nascita, Podemos vive il primo delicato passaggio politico della sua storia. La crisi greca e le iniziali battaglie di Tsipras avevano aiutato Iglesias e compagni a esprimere un nuovo concetto di Europa, votata alla solidarietà e al ripensamento del modello economico e non solo un palazzo di tecnocrati pronti ad imporre politiche di lacrime e sangue ai cittadini.

La vittoria del referendum di Atene di qualche settimana fa aveva illuso i sostenitori di sinistra che Tsipras potesse avere la forza politica, non solo quella del mandato popolare dei suoi elettori, per combattere a muso duro Angela Merkel e Wolfgang Schäuble. Lo stesso Iglesias era certo che il premier greco potesse essere il primo esempio di come poter urlare un “no” forte a nuove imposizioni dall’alto. A Strasburgo, durante il dibattito al Parlamento, lo accolse a braccia aperte e la sua immagine del profilo di Twitter è una foto dei due leader abbracciati e sorridenti.La lunga notte di negoziazioni e la firma del terzo pacchetto di aiuti hanno detto il contrario. Da uomo forte Tsipras si è trasformato in agnellino, deludendo molti cittadini sotto il Partenone.

Iglesias ha pagato, in termini d’immagine, la vicinanza a Syriza. Nell’ultima rilevazione diMetroscopia, Podemos otterrebbe oggi il 18% dei consensi, dietro al Partito Socialista e al Partito Popolare del premier Rajoy. Non solo: la quarta carta del mazzo, ovvero Ciudadanos, è a soli 5 punti di distanza. Ad inizio anno Podemos poteva contare su 10 punti in più. Sono sondaggi, quindi da prendere con la dovuta cautela, però è la prima volta da molti mesi che il movimento di Iglesias si distanzia dai due partiti tradizionali e scende sotto il 20%.

Mariano Rajoy non aspettava altro per etichettare il professore con il codino come “pericoloso”. Le code ai bancomat di Atene, la chiusura delle banche e della Borsa e il rischio concreto di perdere il patrimonio sono diventate formidabili armi elettorali del premier spagnolo, desideroso come mai di poter paragonare Tsipras ad Iglesias e incutere paura ai cittadini. Paura ingiustificata perché l’economia, seppur gonfiata da dati eccessivamente ottimisti sul recupero dell’occupazione, crescerà del 3% nel 2015 e del 3,5% nel 2016. Rajoy specula sulle difficoltà che si stanno vivendo ad Atene per recuperare consensi dopo un anno di dure sconfitte elettorali, con la perdita del Comune di Madrid come ciliegina sulla torta. Il fiato corto di Podemos non può però essere spiegato solo con le difficoltà di Tsipras. C’è dell’altro e Iglesias lo sa bene.

Le vittorie di Ada Colau e Manuela Carmena nella elezioni municipali di Barcellona e Madrid hanno rappresentato il punto più alto del movimento, soprattutto a livello d’immagine. Va però fatto un distinguo: nella capitale, così come in Catalogna, Podemos ha vinto grazie a un’alleanza con la componente civile e Izquierda Unida ed il successo è stato molto risicato (solo pochi seggi di differenza). Iglesias ha rifiutato apertamente un’alleanza elettorale con l’estrema sinistra anche per la Moncloa, decidendo di correre da solo. Molti elettori non hanno apprezzato pensando che il modello Barcellona-Madrid potesse rappresentare la miglior carta da giocare. Se, ipoteticamente, il risultato delle elezioni nazionali rispecchiasse quello delle comunali di un mese fa, difficilmente Podemos potrebbe insediarsi al governo. Il PP potrebbe allearsi con Ciudadanos e raccogliere più seggi per presentarsi nuovamente davanti al Re per giurare.

Iglesias ha deciso di lottare da solo, come fece Beppe Grillo nelle elezioni politiche italiane. Come il M5S, potrebbe ottenere un exploit straordinario ma pensare di poter raggiungere una maggioranza assoluta sembra oggi fantascienza. E rimaniamo sempre nel campo della fantascienza se pensiamo che domani Iglesias e Sanchez possano sedersi nello stesso governo. Il primo ha etichettato il leader del PSOE come capo di una banda di corrotti, il secondo parla del professore come di un visionario. Immaginarli allo stesso tavolo a discutere di programmi economici comuni per il rilancio dell’occupazione è un’impresa molto ardua. Chi ride sotto la barba è ovviamente Rajoy, conscio del fatto che un’alleanza tra Podemos e PSOE metterebbe la parola fine, anche prima delle urne, a un suo secondo mandato.

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43 comments

  1. l’interpretazione di questo (tra l’altro presunto) calo mi pare un po’ troppo univoca.
    mah, io aspetterei (tanto per cambiare 🙂

    1. e in ogni caso le differenze mi sembrano risibili… dato che podemos è un movimento in cui la protesta conta molto, ovviamente subisce dei momenti di stanca.

    1. Quanto siamo sicuri di questi sondaggi? Magari è cominciata la “psicoguerra” del “Te li do io gli indignados” (cit)

      1. Peppe l’aveva previsto, all’indomani dell’accettazione delle condizioni della Troika da parte di Tsipras. Il rischio è appunto che gente come Renzie sia considerata rassicurante, se la sinistra ottiene solo di peggiore la condizione di chi la vota al governo.

          1. Chiarissima
            Da una parte ne beneficiano i vari Renzi, dall’altra i Grillo e I Salvini
            Lascia stare poi tutte le motivazioni che hanno portato Tsipras ad accettare il ricatto. Quelle non interessano a nessuno. Perché, a ragion veduta è tutto molto più semplice, e quindi valgono i cori del “ci fossimo stati noi…..”
            Lo dico con immenso dispiacere, ma il calo di Podemos non è frutto dei sondaggi o di campagne di vario tipo.
            Semplicemente la presa di posizione di Iglesias, chiamalo solidarietà, responsabilità e come preferisci, non paga

            1. In effetti….tornando all’italia la campagna di renzi sarà sull’abolizione della tassa della prima casa e altro.
              Deja vu ?

              Non serve una mazza, perchè poi i soldi li prenderanno in altro modo, ma sicuramente piace e quindi questa mossa viene giocata.
              Agli italiani piace non pagare le tasse anche se poi indirettamente le pagano in altro modo e in questi anni stanno pagando tante piccole patrimoniali nascoste…
              Aumenta la disoccupazione, la classa media si riduce, ma intanto la nave va.

            2. Motivazioni e responsabilità: due parole che mi fan pensare al fatte che dobbiamo sempre trovar scusanti a chi quelle responsabilità le ha volute prendere con una campagna elettorale tutta improntata su quella politica che ha poi disatteso.
              Ha fatto votare fuori tempo massimo ad un referendum e il 60% ha detto di non accettare quelle richieste… dopo il referendum ha accettato quelle richieste, a causa di pressioni sconvolgenti e opzioni alternative dai risultati indecifrabili, d’accordo…
              A me dispiace e posso pure capire che era in una situazione di merda in cui io sarei probabilmente morto di stress, ma ca.xo io e te non siamo presidenti del consiglio e non abbiamo detto a nessuno che ce le saremmo prese, quindi è giusto che chi è in quei ruoli dimostri la forza delle scelte del proprio popolo e non ceda…
              La domanda è: ha rispettato la volontà popolare? ha proposto due opzioni realizzabili? ha portato a casa qualcosa?
              Morte o salto nel buoio gli han detto salta nel buio, e lui ha scelto la morte…
              E’ responsabile di quella scelta e di quel che verrà dopo. dispaice, ma HA sbagliato, farne una vittima e non ricordarsi che la responsabilità l’ha voluta lui è andare oltre la solidarietà.
              Le scelte intraprese con cosi’ colpevole ritardo o quelle non prese sono roba sua, e per quanto gli si possa essere “reponsabilmente” vicini (come dici di podemos) non vuol dire condividerne le scelte.

              il M5S viene preso in giro per il referendum sull’euro ma è l’unico che cerca di spiegare, da tempo ormai, che o l’euro cambia o è meglio uscirne: la battaglia dell’interesse sul debito e il fiscal compact le ha fatte da solo durante le europee. Gli altri erano in una posizione Tsiprasiana (guardacaso hanno aderito alla lista Tsipras) e adesso è colpa di chi quelle scelte non le condivideva prima (rimanere nell’euro evitando l’austerità che si è dimostrata una strada impraticabile) e nemmeno dopo (non rispettare l’esito di un referendum e presentarsi al tavolo europeo senza alternative è ovviamente criticabile)

              Mettere il M5S accanto a Salvini dimostra il tuo essere volontariamente miope.

              1. primo se non lo hai ancora capito, la soluzione non è una soluzione e per ora siamo a dimostrazioni di forza politiche ma i nodi economici sono tutti sul tappeto…
                secondo non è un referendum sull’euro ma solo la possibilità forse di averlo

                1. La soluzione non è semplice e non è certo il referendum la soluzione…
                  “la possibilità forse di averlo” è l’inizio del percorso di discussione che bisogna necessariamente fare di fronte ai cittadini in modo che siano loro a scegliere…

                  1. ma se gli dici “stai firmando contro l’euro” quando in realtà stai chiedendo firme per una modifica costituzionale che non otterrai mai perchè non vuoi allearti con nessuno (e se non trovi alleati non avrai MAI quel cambiamento), stai prendendo la gente per il culo. IMHO

                    1. P.s. Se volessi veramente premere per una uscita dall’euro, visto che legalmente il referendum non si può ancora fare – e sarebbe comunque un consultivo – dici chiaramente che vuoi raccogliere 3 (TRE) milioni di firme e quando ce le hai ti presenti a Roma e Bruxelles.
                      #la-forza-dei-numeri

                    2. Beh se gli italiani votano per quella modifica costituzionale voglio vedere quale partito non si allea…
                      Per altro : vedi qualcosa di meglio di questo referendum a livello nazionale?
                      Non so, una proposta concreta contro l’austerità? una opposizione parlamentare decisa contro le riforme alla job act imposte da chissàchi, occhessoio una qualche proposta alternativa per aiutare il tessuto produttivo italiano delle PMI?
                      A margine faccio notare che alcune battaglie sono fatte per mettere il re a nudo: ci sono molti movimenti politici che a voce dicono “no euro” e altri che dicono “no austerità” poi gli uni e gli altri non proseguono in queste battaglie se non a parole e non proponendo nulla…

                    3. lame
                      con le perplessità espresse precedentemente, la raccolta firme del m5s mi sembra oggi l’unica opzione concreta di chi volesse mandare un messaggio a roma ed a bruxelles

                      non proposta, semplice messaggio

                    4. Il numero di firme raccolte è una pecca, ma era stato proposto un calendario per il referendum e si sta cercando dirispettarlo…
                      Una volta la richiesta entra in parlamento gente come Salvini o Sel o il PD dovrà dire ai propri elettori che il referendum agli italiani non lo vogliono far fare (indipendentemente dal giusto o sbagliato che sia un referendum, cosa c’è di sbagliato nel far votare lo sapete solo voi, volete democrazia poi uno propne un referendum e non va bene come lo propone…)

                    5. Per il resto… attendo alternative serie al M5S: astenersi poltronisti, arrivisti e chiaccheroni…

              2. Chicco, sulle colpe di Tsipras mi sono espresso più volte senza risparmiarsi. Non ultima la critica di oggi, anche se viene da lontano, sul peso che gli errori di Tsipras hanno è avranno sul movimento a livello europeo
                E si, ti piaccia o meno, l’appoggio di Iglesias è un appoggio responsabile e solidale, di sa che in quella circostanza forse avrebbe scelto nel senso che è toccato a Tsipras. Poi sarà la storia a giudicare.
                Si mio caro. Grillo e Salvini. Due facce della stessa medaglia.
                Quelli che “fosse toccato a noi….”
                Sì chicco, entrambi dicono no euro. Ma proposte concrete sul dopo, mi spiace per te, non ne fanno
                e le chiacchiere stanno a zero

                1. siete ignoranti in merito alle proposte sull’uscita dell’euro, ripetute in piu’ di una occasione.
                  Non mi piace linkare, sapendo che non leggerete o al massimo giudicherete velocemente il tutto come cazzata propagandistica, ma non posso far molto altro…
                  http://www.beppegrillo.it/fuoridalleuro/index.html

                  non fa nulla che Varou dica cose molto simili, e il movimento già da prima delle europee facesse discussioni sulle stesse cose, nonchè Grillo abbia persino fatto uno spettacolo sull’europa al quale sicuramente voi avete assisitito…
                  Il risultato di un uscita dalla moneta unica è come detto e rimarcato dai piu’ illustri economisti un salto nel buio, ma anche l’unica carta di scambio con chi ci impone l’austerità…

                    1. Dimmi onestamente tu chi altro propone di meglio? Le date sono ovviamente azzardate e come sai benissimo dipendono da un iter parlamentare volutamente caotico… che si voti a dicembre piuttosto che ad ottobre del prossimo anno o mai non cambia, voglio vedere le forze di sinistra quelli della LIBERTA (sel ce l’ha nel nome, giusto?) e quelli della DEMOCRAZIA quali scuse tireranno in parlamento per non permettere un referendum… saranno solo pretesti in totale disaccordo con il loro ideali (quelli professati ovviamente, visto che non vivono per quelli ma per la poltrona che il vostro voto gli garantisce) ma a voi basteranno….
                      Ogni referendum è un esercizio di democrazia e libertà, specialmente su temi così importanti, ma certo quando la democrazia è proposta da uno che ci sta sulle balle non va più bene…

                      In attesa di alternative valide che non si limitino a chiacchiere e macedonie stantie prendo quel che passa il convento…

                    2. Chicco non si può mentire alle persone. Non si tratta di date AZZARDATE. Si tratta di una certezza di tempi, se parliamo di iter per una legge costituzionale. I tempi non ci sono. Non possono esserci. Se invece, come giustamente dici tu, vogliamo mandare un messaggio, allora lo diciamo o no, che vogliamo mandare un messaggio?
                      Mi pare che dire che “voteremo a fine 2015” non sia dire “vogliamo mandare un messaggio” e sappiamo benissimo che NON È MATEMATICAMENTE POSSIBILE FARE IL REFERENDUM A FINE 2015.

                  1. perché tralasci di dire che varoufakis ha anche ammesso di non avere idea di cosa sarebbe accaduto?
                    perché ometti di dire che molti illustri economisti, mi vien da pensare a stiglitz, hanno espresso pareri “no euro” abbastanza distanti da quelli che propugna il m5s (molto vicino al sentire della lega, in questo senso?
                    neppure a me piace linkare. lo faccio per brevità

                    http://www.giornalettismo.com/archives/1313181/la-bufala-dei-premi-nobel-che-vogliono-luscita-dalleuro-secondo-salvini/

                    il resto te lo ha detto lame

                    ps. proprio la minaccia del salto nel buoi si è dimostrata arma assai spuntata per far cambiare idea ai fautori dell’austerità. basti pensare che la stessa germania, per voce del suo ministro schauble, a più riprese ha affermato di volere l’uscita dall’euro della grecia (e se vuoi, dei paesi più deboli)

                    1. chicco, io ho letto, tanto da averti risposto punto per punto.
                      solo uno mi è sfuggito. lo spettacolo di grillo sull’europa.
                      no, non l’ho visto. puoi anche accusarmi di presunzione, ma dagli spettacoli del tuo grillo (da tutti i suoi spettacoli) non credo di aver tanto da imparare

                    2. “perché tralasci di dire che varoufakis ha anche ammesso di non avere idea di cosa sarebbe accaduto?”
                      “Il risultato di un uscita dalla moneta unica è come detto e rimarcato dai piu’ illustri economisti un salto nel buio, ma anche l’unica carta di scambio con chi ci impone l’austerità…”

        1. La questione è semplice e complicata allo stesso tempo.
          Semplice e prevedibile perchè la Grecia è stata “massacrarne uno per educarne tre o quattro”.
          Complicata perchè il vero problema è che questa “è una guerra” (cit. Grillo) e come in ogni guerra le battaglie si possono vincere o perdere.
          Quello che complica maledettamente le cose è che non è ancora chiaro per tutti che si tratta di una guerra. E che quindi come tale va affrontata, anche psicologicamente.
          #ora-e-sempre-resistenza

            1. Non guardare me….
              come dice Feyer, se la scrivessi io sembrerebbe ripescata dal cassetto di un qualche anarcocomunista dell’ottocento. ….

              1. Stella, anche se la scrivessi io…a meno di ragionare da operatore di marketing (o di marchette)
                E’ il tono che abbiamo un po’ tutti, tra cent’anni i posteri lo evidenzieranno: “In Europa avvenivano grandi stravolgimenti, i fuoriusciti (di testa, ndr) cercavano, testardamente e spesso inutilmente, un modo per riorganizzar\si e rientrare in partita. Come dimostra il carteggio allora ospitato da Transiberiani, in quell’arcaico strumento ch’era il web”.

  2. Giusto per alleggerire i toni.
    Goldman Sachs ha recentemente PROIBITO ai suoi analisti di lavorare più di 17 (diciassette) ore al giorno.
    #poveri-banchieri

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