Reddito minimo garantito

segnalato da n.c.60

Reddito minimo garantito. Lo avremo mai in Italia (e in Emilia)?

Se ne discute da anni e anche se sul piatto ci sono diverse proposte, in Italia la possibilità di avere un “reddito minimo garantito” – presente in quasi tutta Europa – sembra ancora lontana. Eppure una simile misura potrebbe radicalmente cambiare un trend negativo – soprattutto a livello giovanile (ma non solo) – che risulta totalmente deprimente per la nostra economia e blocca la mobilità del mercato del lavoro.

Oggi, nel bel mezzo di una crisi economica, una misura a sostegno e garanzia del reddito con una riorganizzazione complessiva del sistema di tassazione che colpisca i grandi patrimoni e le rendite è tornata ad essere argomento di discussione: soprattutto in considerazione degli ultimi dati pubblicati sulla disoccupazione, che nel mese di novembre ha superato il 13,4% (mentre la disoccupazione giovanile è al 43,9%).

Dal 1992, e nuovamente in forma rafforzata nel 1999, è l’Unione Europea a raccomandare ai propri Stati membri di “riconoscere, nell’ambito di un piano di lotta contro l’esclusione sociale, il diritto fondamentale d’ogni individuo a vivere in conformità alla dignità umana” e “di dare accesso a tale diritto senza limiti temporali e di stabilire una quantità di risorse sufficienti in tale proposito”.

Il reddito, sia in forma diretta, come erogazione monetaria, che in forma indiretta, ossia comegaranzia della gratuità di una serie di servizi, è una misura in grado di garantire autonomia sociale a tutti, senza alcuna discriminazione e rappresenta lo strumento di politiche attive per eccellenza, contribuendo a rompere la ricattabilità della precarietà crescente.

Sono presenti diverse proposte relative al tema del Reddito minimo: il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle, il reddito minimo garantito di Sel, il sostegno di inclusione attiva (Sia), proposto dalla commissione di esperti coordinata dalla sen. Maria Cecilia Guerra su mandato del ministro Giovannini.

Le proposte presentate alla Commissione Lavoro e Politiche Sociali del Senato possono rappresentare un primo passo verso una maggior tutela della dignità umana e verso un sistema di welfare innovativo, basato sui principi dell’individualità e dell’universalità, anziché come è accaduto e perdura storicamente in Italia, sul familismo e sul workfare?
Non dimentichiamo che vi sono anche altre proposte sul tema, tra cui il reddito di inclusione attiva (Reis) proposto dalle Acli e il reddito minimo di inserimento proposto da Irs e Capp, che in qualche misura possono essere fatte confluire, come impianto complessivo, nel modello Sia.

Al di là delle nomenclature, si tratta pur sempre di proposte di sostegno al reddito per chi si trova in stato di povertà: non si tratta quindi né un reddito di cittadinanza garantito a tutti i cittadini a prescindere dal reddito disponibile, né di un sostegno destinato solo a particolari categorie di poveri, come la vecchia e nuova carta acquisti (destinate ad anziani e famiglie con figli), o l’assegno e pensione sociale (destinati rispettivamente a disabili e anziani poveri).

Esistono enormi differenze, in termini di costo, tra la proposta di M5S e il Sia. Le differenze sarebbero ancora maggiori nel caso della proposta di Sel, che prevede di assegnare l’intero importo e non la differenza tra reddito disponibile e soglia di povertà individuata, creando così disuguaglianze tra gli stessi beneficiari.
Il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle è una misura che, secondo la senatrice pentastellata Nunzia Catalfo, potrebbe essere applicata facilmente dal governo se si pensa che la stessa andrebbe ad incidere sul 2% della spesa pubblica.

Si tratta di un incentivo pari a circa 780 euro al mese, ma è passibile di variazioni in presenza di alcune condizioni: ad esempio se all’interno di un nucleo familiare ci sono più persone che ne usufruiscono, allora la somma percepita diminuirà, o se il cittadino inizia a guadagnare una cifra inferiore a quella indicata, allora percepirà dallo Stato la somma che manca per raggiungere i 780 euro. Potrebbero accedere al reddito di cittadinanza oltre disoccupati e inoccupati, anche chi ha un reddito inferiore alla somma indicata.

Si tratta di un’elargizione vincolata ad alcune condizioni:
1) i fruitori di questa misura non potrebbero rifiutare più di tre offerte di lavoro e devono rendersi disponibili a partecipare a corsi di formazione, per poter rispondere alla domanda dell’azienda con i requisiti richiesti.
2) Dovranno inoltre impegnarsi in lavori socialmente utili almeno otto ore a settimana e in almeno due ore al giorno nella ricerca di un lavoro su internet.

Secondo i grillini la spesa totale sarebbe di circa 17 miliardi di euro, destinati a una platea di circa10 milioni di persone.
Tuttavia sono molti a ritenere che il reddito di cittadinanza presenti alcuni punti deboli, come la mancanza di una sostenibilità finanziaria adeguata. A tal proposito sempre secondo la senatrice Nunzia Catalfo la questione è semplicemente la sussistenza della volontà politica di attuare determinate politiche.

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Ma è davvero così?

In via preliminare occorre chiarire che quando Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle parlano di reddito di cittadinanza fanno, in verità, un po’ di confusione.
Questo perché il reddito di cittadinanza è una misura che spetta a tutti, per il solo fatto di essere cittadini. Di conseguenza, un reddito di cittadinanza vero e proprio andrebbe indistintamente nelle tasche di tutti, ricchi e poveri, e sarebbe un reddito in più per chi ha già uno stipendio, indipendentemente dalla sua entità. Considerando che nella proposta di legge del M5S si parla esplicitamente di sostegno al reddito e di raggiungimento dei 780 euro minimi mensili “anche tramite integrazione”, è chiaro che quello a cui il M5S fa riferimento è invece il reddito minimo garantito.

Mentre il reddito di cittadinanza non esiste praticamente da nessuna parte al mondo, il reddito minimo garantito è una misura che si trova in molti paesi.
Si tratta però di una cifra, i 780 euro mensili calcolati dal M5S, che andrebbe versata integralmente ai soli disoccupati o inoccupati; versata parzialmente a chi ha un reddito inferiore a quella cifra e non versata affatto a chi guadagna di più di 780 euro al mese.

Una proposta meno utopistica di quella relativa a un vero reddito di cittadinanza, che, invece, verrebbe a costare 450 miliardi l’anno, vale a dire circa il 25% del PIL italiano.
Si tratta di una misura che è molto improbabile venga realizzata. A questo si aggiunga poi che con l’introduzione del reddito minimo in Italia e stante l’assenza di un qualsiasi controllo delle frontiere e del territorio, si avrebbero ulteriori masse di diseredati, ai quali il sussidio verrebbe comunque esteso dalla giurisprudenza, che da tempo ha equiparato il cittadino italiano allo straniero.

Diverso il discorso per quanto riguarda i 780 euro al mese di reddito minimo, che, secondo alcuni calcoli, verrebbero a costare 17 miliardi l’anno. Tanti soldi, ma forse non troppi se si pensa che il contestato (dal M5S e non solo) bonus di 80 euro di Renzi è costato 10 miliardi. Se in quel caso si sono trovate le coperture non è escluso che si possano trovare anche per il reddito minimo garantito.

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È notizia recente l’approvazione della legge in Friuli Venezia-Giulia sulle misure di inclusione attiva e sostegno al reddito, grazie ai voti fondamentali del M5S; la governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha dichiarato di volerne discutere con il premier Renzi per proporgli di estendere questa misura anche a livello nazionale.

La legge regionale prevede un sostegno integrativo per i cittadini friulani che abbiano entrate inferiori ai 6mila euro, una misura, secondo i Cinque Stelle, molto simile a quella contemplata nelle tre proposte di legge, a marchio M5S, già incardinate nella Commissione Lavoro del Senato, atte ad istituire il reddito di cittadinanza a livello nazionale.

La legge della Regione Friuli presenta delle differenze rilevanti rispetto alle proposte del M5S. Innanzitutto, la Serracchiani ha chiarito che la legge appena varata non va definita né come reddito di cittadinanza né come reddito minimo garantito, ma come misure di sostegno al reddito. La normativa regionale prevede un bonus di importo variabile, a seconda del reddito ISEE della persona o della famiglia, bonus che sarà riservato a chi ha un indicatore inferiore ai 6mila euro. La misura varata prescinde dalla dimensione del nucleo familiare e dalla cumulazione di redditi anche bassi. La proposta dei 5Stelle è, invece, proporzionale in base al numero di persone che vivono sotto lo stesso tetto. Molti avversari del M5S hanno criticato la proposta di legge dei grillini, perché la stessa sarebbe destinata ad una platea indistinta, con un forte accento assistenziale.

E in Emilia Romagna? “In consiglio regionale è stato depositato un ordine del giorno relativo al reddito minimo garantito a cui si auspica segua un dibattito di maggiore concretezza, senza dimenticare la limitatezza delle risorse. Occorre individuare il target da pensare per l’intervento di sperimentazione: l’Emilia Romagna può essere un laboratorio ideale per questo obiettivo” ha affermato il Cons. regionale PD Luca Sabattini, intervenuto all’iniziativa “ #Readytoreddito” organizzata a Modena dalle associazioni ACT! e Libera, nel maggio scorso.
L’evento è stato caratterizzato da riflessioni e testimonianze di volontari della società civile, liberi professionisti, docenti, ricercatori, comunicatori, studenti, sindacalisti e lavoratori precari.

La Comunità Economica Europea aveva già chiesto all’Italia di adeguarsi in questo senso con la Direttiva 441, in cui veniva chiesto di aiutare i cittadini a vivere dignitosamente, quindi richiedendo al governo di impegnarsi nella creazione di un ammortizzatore sociale per disoccupati o per coloro che erano in cerca di impiego.

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In molti altri paesi (Francia, Germania, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia…) chi non guadagna abbastanza ottiene un’integrazione del reddito, lo stesso vale per chi lavora part time.
L’esistenza di misure di integrazione del redito in Europa spiegano molte cose che in Italia vengono riproposte in altro modo: spiega la flessibilità europea, spiega l’assenza di lavoro nero, l’assenza delle massicce raccomandazioni, spiega anche il fatto che le persone competenti occupino in genere il posto che compete loro.

Nonostante l’Europa ne raccomandi l’introduzione dal lontano 1992 all’Italia, solo ora se ne comincia a discutere. La Francia è stata l’ultimo paese in Europa ad adottare una forma di sussidio ben vent’anni fa.

Leggendo la direttiva n. 441/1992 della CEE dunque l’Europa raccomanda a tutti gli stati membri:
“di riconoscere, nell’ambito d’un dispositivo globale e coerente di lotta all’emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso”.

Questo significa che al reddito minimo garantito si può avere accesso senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell’intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili.
In tutti i Paesi dell’Europa questo è realtà. Solo in Italia e in Grecia questo non è previsto. L’impressione è che nessuno abbia realmente compreso che ciò che manca in Italia è quella sicurezza economica che viene dalla rete dei sussidi che permette alle persone di cambiare lavoro con relativa tranquillità, soprattutto da giovani.

Il significato di apertura del mercato e della protezione sociale è fare in modo che i giovani possano sperimentare le loro possibilità e le loro idee in un mercato aperto e non controllato dalle corporazioni e dalle varie rendite.

Una cosa è la precarietà con la certezza del reddito e dell’alloggio e un’altra è la precarietà con il vuoto.

Il reddito minimo garantito può essere il baricentro: diventare il punto d’appoggio di due concezioni della società completamente diverse.

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47 comments

    1. Ho letto che vogliono mettere i saloni degli Uffizi a disposizione per eventi privati….spero che la climatizzazione funzioni bene (è roba delicata, troppa traspirazione umana, magari alcoolica, non è il massimo) e soprattutto che i quadri siano ben assicurati alla parete, capisc’ammè, non si può mai dire.

      Mi auguro che a nessuno venga in mente di fare anche lì dentro uno dei famigerati show cooking.
      ‘nciafazzcchiù!

      1. “…e ci dissero di seguire le tracce sul bagnasciuga
        era una mattina di bassa marea
        vedemmo le tracce
        pestammo forte per lasciarne altre a chi volesse seguirci
        il tramonto portò l’onda
        e con essa l’oblio, il tepore ed il sapore del sale
        fummo perenni per un breve istante
        accartocciate le ombre nell’ultimo sole
        la scelta fu tra svanire nel buio
        od unirci alle impronte nella memoria
        dell’acqua”

      2. O lo capiamo, una volta per tutte, che certi privilegi appartengono di diritto all’oligarchia, o continueremo a mugugnare inutilmente.
        Disse il saggio: “Molti sono i chiavati, pochi gli eretti”

        1. Per esempio:
          Secondo Giandomenico Majone, docente all’Istituto Europeo di Firenze e uno dei teorici semi-ufficiali dell’Unione, l’Europa ha necessità di “istituzioni non maggioritarie”, cioè di “istituzioni pubbliche che non sono, di proposito, tenute a rispondere né a elettori né a dirigenti eletti”; questo è il solo modo per proteggerci dalla “tirannia della maggioranza”. In tali istituzioni “qualità come competenza, discrezione professionale e coerenza (…) sono molto più importanti della responsabilità democratica diretta”. E’ difficile immaginare un’apologia più sfacciata della natura oligarchica e antidemocratica dell’Unione.

          https://zcomm.org/znetarticle/greece-and-beyond-capitalism-versus-democracy-in-europe/

      3. Per gli Uffizi già fatto!
        Un paio di anni fa c’è stata Madonna per una cena e visita riservata a basso costo (qualche migliaio di euro….capirai che so’ per lei)

    2. D’ora in poi in Grecia ci si va in traghetto. Che è anche bello quando sbarchi la mattina presto col sole che sta sorgendo dietro il mare.

  1. Potremmo parlare di principi, il che, capisco, è oggi parlare del nulla.
    Nostro principio costituzionale è che la Repubblica, riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
    In altre parole uno degli scopi della Repubblica è perseguire la piena occupazione.
    Se lo facesse il problema di garantire un reddito sarebbe praticamente risolto; permarrebbe solo il problema della solidarietà nei confronti di chi non può, temporaneamente o stabilmente, lavorare.

    Il guaio è che la Repubblica si è sottratta al proprio dovere costituzionale affidandosi alla “libera iniziativa” o al “mercato del lavoro” che per sua natura ha come scopo di ridurre l’occupazione al minimo (per numero e/o remunerazione) compatibile con il perseguimento dei propri profitti. La Repubblica ha come solo residuo in economia il pubblico impiego o i lavori pubblici che però può finanziare solo nella misura consentitale dalla base fiscale dipendente dall’attività delle “libere imprese” dalle quali è ricattabile e ricattata.

    Temo che la ricerca di una soluzione che non ponga rimedio a questa contraddizione sia sterile o, al meglio, produca i proverbiali “pannicelli caldi”.

    Insomma, è la solita questione del ‘cambiamento di paradigma’, impensabile, a quanto pare, nell’ambito del prevalere semiglobale del capitalismo.

      1. Credo che pensare in termini di lavoro minimo (ma anche, perché no?, massimo) garantito potrebbe aiutare a vedere le cose in un’ottica più produttiva. Quanto meno a mettere a fuoco le contraddizioni del sistema.
        E’ un’assurdità bestiale affermare che “non c’è lavoro”, quando ci sono stati bisogni da soddisfare e tante braccia e menti disponibili a soddisfarli.
        La spiegazione sarebbe che “mancano i soldi”.
        Ma in modo illuminante, per me, qualcuno ha affermato, più o meno, che: “Dire che non c’è lavoro perché non ci sono soldi è come dire che non ci sono strade perché non ci sono chilometri”:
        Quando la moneta, da intermediaria degli scambi e misura di valore, diventa ‘materia prima’ della produzione, mi pare che siamo già presi dentro un’enorme truffa.

  2. Francamente mi sono rotto i coglioni per come questo argomento viene trattato in Italia. In molti dei paesi elencati (in particolare in Irlanda che ha uno dei migliori sistemi di welfare e credo di essermici intrattenuto a lungo) si tratta di misure di sostegno al reddito e non sostitutive del reddito da lavoro. Ma tant’è Heiner è fra lo scassato e il divertito, propendo solo per lo scassato.

    1. “sostegno” se hai un reddito basso.
      ma anche “sostituzione temporanea a sostegno di una riqualificazione professionale e ricerca lavoro” nel senso che se perdi il lavoro devi tamponare mentre cerchi altro ma ti devi impegnare a cercare, e a riqualificarti professionalmente.
      Le proposte che ho visto io sono tutte orientate in tal senso.

      1. Sono due misure tecnicamente diverse che affrontano situazioni diverse e non possono essere confuse. La sola terminologia usata offre la sponda tutti coloro che sono contrari con motivazioni irrzionalmente basate su un presunta paga ai “pigri e oziosi”. resta sempre e comunque il nodo ineliminabile del lavoro in nero, sottopagato, non dichairabile che impedisce l’uso della misura come “sostegno” e della mole immensa di evasione. Sono decisamente contrario all’introduzione di qualsiasi tipo doi misura in mancanza di una rete di controlli autentici ed efficaci. Ne abbiamo parlato a lungo e il dibattito nazionale (da Civati a M5S) è solo un immane miscuglio di demagogia, pietismo para-pro-post opere di beneficenza con venature di ipocrisia cattolica a fare da collante.

        1. nel momento in cui stabilisci che integri fino al raggiungimento di una determinata soglia le puoi accorpare. Anzi, scopo di alcune proposte è una riforma generale di tassazione e welfare per arrivare ad una progressività reale tutelando le fasce meno abbienti.
          il fatto che si dovrebbe intensificare la rete di controlli dovrebbe essere scontato, indipendentemente dall’introduzione di una qualsiasi forma di integrazione al reddito. Almeno in un paese civile…..
          e l’alternativa cosa è, non facciamo nulla perché poi ci sono i furbi?

          1. Continuo su i puntini di Frankie

            Esatto…..si apre la stagione di caccia ai furbi, ai furbi che non rilasciano lo scontrino, ai furbi che pagano metà stipendio in nero, ai furbi che si annidano in ogni dove. Le prede che non si organizzano sono vittime dei predatori e, francamente, nessuno ha bisogno della loro eredità genetica.
            In quanto al paese civile. questo è sicuramente uno stadio futuro (non altamente probabile) per l’Italia.

            1. Tempo fai sul blog c’era stato un bel confronto su questo tema.
              Antonio aveva anche postato un link sul discorso del reddito sociale minimo e aveva evidenziato proprio il problema dell’evasione e del lavoro nero.
              Anche secondo me purtroppo in italia non esistono le condizioni per fare un bel nulla su
              questi temi. Solo “fuffa”seminata al vento. Sono tante e richiedono tempo le cose da sistemare per poi far entrare in maniera seria questi temi. Con questi attori è molto difficile.

            2. Altamente improbabile…
              Siamo terzo mondo avanzato,inutile continuare a imitare i”migliori”per partito preso.
              Non siamo attrezzati,non siamo all’altezza,non siamo…punto.
              O rischiamo,come sempre,di rendere la cura peggiore della malattia…

              1. rendere detraibili scontrini e fatture dal 730 per tutti. punto
                è l’unico sistema. almeno per far emergere nero da negozi e liberi professionisti

                ma francamente, che non si debba fare nulla a causa dei furbi (che a volte sono “furbi per necessità”)….allora non facciamo veramente nulla….cominciamo a fare qualcosa, ma studiata decentemente (e c’è chi ci sta ragionando da anni su questi temi, sindacati e associazioni….)

                faccio ora una considerazione: non è che introducendo un reddito minimo sottraiamo dal nero quelli che sono costretti a farlo per sopravvivenza?

                1. Il problema è che in futuro Renzi deve fare vedere che ha tagliato le tasse, toglie un po’ di roba, ma in maniera scientifica aumenta da qualche altra parte già si parla di ridurre detrazioni duduzionie etc e altro . La questione non è in agenda con questo governo.

                2. Conosci il vecchio detto afrikaner che dice:
                  Tu puoi togliere un negro dalla giungla,ma non toglierai mai la giungla da un negro?
                  Bene,l’Italia è giungla…e noi siamo negri.
                  Nonostante il “made in Italy”,l’Expò,la Ferrari e cazzi e mazzi vari ed eventuali.
                  Siamo come siamo,ed è questo che ci identifica e distingue.
                  O come disse un saggio;
                  “Tutti i più ridicoli fantasticatori che nei loro nascondigli di geni incompresi fanno scoperte strabilianti e definitive, si precipitano su ogni movimento nuovo persuasi di poter spacciare le loro fanfaluche. D’altronde ogni collasso porta con sé disordine intellettuale e morale. Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”

                  1. Ovviamente ridicoli fantasticatori non è riferito a te,ma a tutti gli spacciatori di panacee che imperversano nella savana mediatica e parlamentare…

                    1. allora perché abbiamo una politica di merda ci rintaniamo nella nostra casetta a giocare con la playstation? facciamo decidere comunque agli altri senza averci provato?
                      proponi allora una modifica alla costituzione: tanto non la applicano quindo aboliamo il diritto di voto per tutti?
                      io voglio che quella costituzione venga applicata, che il mio voto ricominci a pesare.
                      perché se siamo arrivati a questo punto è anche perché troppa gente pensa che votare, far sentire la propria voce non serva a nulla

                    1. che l’Italia sia una merda lo sappiamo tutti. e allora che facciamo, ci muniamo di boccaglio per poter respirare con la testa sotto o ci proviamo a costruire la fognatura?

                    2. Dimmi,con sincerità…è mai servito a qualcosa?Forse il tuo voto ,il mio voto ha mai influito?Intendimi,quando parlo di negri non identifico un idea etnica ma sociale:quelli con la sveglia al collo e l’osso al naso.Al Jonson che canta (alla grande) Mummy colla faccia tinta di nero….Quelli che credono che si possa edificare su una palude con l’entusiasmo,passione e i buone idee e sentimenti.
                      Senza bonificare.Ovvero:
                      “Antonio Signorini per “il Giornale

                      La versione ufficiale è che sarà un Meeting il più possibile depoliticizzato. Ma, siccome anche le assenze hanno un peso, qualche scelta politica Cl sembra averla fatta ed emerge chiaramente dal programma della kermesse riminese. C’è ad esempio la scomparsa quasi totale del Nuovo centrodestra, partito la cui linea sarebbe in realtà molto vicina a quella del movimento fondato da Don Luigi Giussani.
                      Nell’ agenda della sei giorni che inizia giovedì non c’ è traccia di Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia e primo uomo politico ciellino lanciato nella politica nazionale nei lontani anni Ottanta.
                      Ma manca anche l’ attuale capogruppo di Area popolare alla Camera, Maurizio Lupi. Ex ministro alle Infrastrutture, vicinissimo al popolo del Meeting. Segno che Comunione e liberazione non ha più padrini politici, è una delle interpretazioni che circolano.
                      Ma il Meeting non può non fare scelte politiche. Se non altro rivolgendo l’ attenzione verso una direzione o un’ altra. Quello che è subito emerso a programma completato, è l’ attenzione a quello che c’ è di nuovo in politica. In primo luogo il governo di Renzi, il rottamatore. Preferito alla vecchia sinistra di governo con la quale il Meeting ha avuto sempre rapporti di buon vicinato. Ma anche il Movimento 5 stelle.
                      Andiamo con ordine. Il fatto più importante di quest’ anno è la presenza del premier. L’ anno scorso Matteo Renzi aveva rifiutato di partecipare, preferendo un incontro di Boy Scout a San Rossore in Toscana. La sua presenza ha un valore duplice. Primo, il premier, che è un cattolico militante, ha deciso di fare un mezzo dispetto al mondo dal quale proviene.Quello della sinistra lapirania.
                      Un mondo che con Cl c’ entra pochissimo e che sicuramente non apprezzerà la scelta di Rimini. Secondo, il Meeting sembra avere scaricato, almeno per il momento, la sinistra che sembrava piacergli di più. Quella emiliana alla Pier Luigi Bersani, presenza quasi fissa. E nemico giurato del premier. Vero che ci sarà Giuliano Poletti, che è di quella scuola, ma che poi è diventato un fedelissimo renziano.
                      Per il resto il governo rappresentato alla grande. Ci sono Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan, Gian Luca Galletti, Graziano Delrio, Maurizio Martina. Spunta anche un pezzo di vecchia sinistra. Quella orogliosamente perdente di Fausto Bertinotti, che parteciperà in qualità di presidente della Fondazione «Cercare Ancora». Poi la politica «emergente» e anti sistema. Nel programma c’ è Mattia Fantinati, deputato M5S. Chissà se tirerà fuori l’ appellativo usato da Beppe Grillo per Cl, sbeffeggiata come «Comunione e fatturazione».
                      Poi, appunto, le assenze. Lupi e Formigoni non fanno parte del parterre . Non ci sono nemmeno altri esponenti di Ncd che si sono distinti su temi cari al popolo del Meeting come la difesa della vita. La ruota della politica gira. E i riflettori di Cl si muovono ancora più velocemente”
                      Pessimismo e fastidio…

    2. c’era chi aveva la su stessa posizione sul voto alle donne, i diritti dei lavoratori, l’aborto
      sono quelli che “sanno” e guardano noi poveri sciocchi dibatterci in questioni che non avranno mai possibilità di essere attuate

  3. ps: ovviamente sono favorevole a una forma di reddito di cittadinanza. il come è però un problema. anche nell’articolo si sussurra che forse nei paesi presi in esame non c’è tutto quel nero, tutta quella corruzione, tutte quelle raccomandazioni (ecc. ecc.) che ci sono in italia. è un bel casino, e il rapporto con gli 80 euri di renzi non regge granché, perché quel numero lì era calcolabile. quanti sono quelli che lavorano sotto i 780 euri mensili?
    e i tre lavori che verrebbero proposti suppongo che siano lavori pieni, con cifre superiori a quella. … non riesco a vedere il possibile funzionamento. però, ormai sto a guardare, tra lo scassato e il divertito. vedremo anche questa.

  4. 1) i fruitori di questa misura non potrebbero rifiutare più di tre offerte di lavoro

    …e ci sono tutte queste offerte di lavoro in giro?
    che tra l’altro passano per i centri per l’impiego e non per trattativa privata?

    1. l’unico modo per introdurre il reddito minimo in modo serio è quello di abbinare l’obbligo di iscrizione ai centri per l’impiego e i paletti al rifiuto delle offerte. altre strade non ne vedo…poi ovviamente devi rilanciare l’attività dei centri. e quello non è banale, per come vano le cose se non dai incentivi economici alle ditte fanno ancora come vogliono.
      più che altro il rischio è che se uno si trova un lavoro per i fatti suoi potrebbe essere “tentato” dal nero e sommare i due redditi. Bisogna intensificare i controlli e se qualcuno viene beccato a fare il furbo dovrebbe decadere da tutti i diritti

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