L’inceneritore e il direttore

di Barbara G.

Faccio una premessa. Questa estate è uscita una notizia che avevo “messo da parte” per proporla in un periodo con maggior frequentazione. La notizia riguardava i risultati di uno studio epidemiologico sulla popolazione residente nelle zone limitrofe all’inceneritore di Vercelli, ora chiuso. Quella notizia ha, successivamente, avuto delle ripercussioni non proprio limpide. Lo scambio dell’altro giorno con M2c mi ha fatto capire che era il momento di ripescare il materiale…

Scusate la lunghezza e qualche ripetizione, ma l’ho assemblato al volo.

LO STUDIO EPIDEMIOLOGICO E IL SILURAMENTO DEL DIRETTORE ARPA

Studio dell’ARPA dimostra aumento patologie per emissioni inceneritore Vercelli, silurato il direttore

Di Simonetta Zandiri – tgmaddalena.it, 28/08/2015

Uno studio dell’ARPA di VERCELLI con dati choc (+400% tumori al fegato) sugli effetti dell’inceneritore sulla salute degli abitanti, Saitta nel panico per possibili richieste risarcitorie e l’ARPA “riorganizza” i dipartimenti rimuovendo l’autore dello Studio, nonché direttore dell’ARPA di Vercelli.

Il 30 giugno sul sito dell’ARPA un comunicato segue la presentazione, al Comune di Vercelli, dei risultati di un importante (e allarmante) studio epidemiologico sugli effetti dell’inceneritore  sulla salute dei cittadini residenti in prossimità dell’impianto. Dal comunicato una presentazione dell’analisi:

Lo studio epidemiologico aveva l’obiettivo di studiare i possibili effetti sulla salute, con particolare riferimento ai dati di mortalità e morbilità (ricoveri ospedalieri) per alcune cause correlabili alla residenza in prossimità dell’impianto di incenerimento dei rifiuti, basato sulla storia residenziale della popolazione nei comuni di Vercelli e Asigliano con un follow-up di mortalità e morbilità dal 1.1.1997 fino al 31.12.2012 (15 anni). L’esposizione dei residenti nell’area interessata dalle emissioni dell’impianto è stata stimata attraverso modelli di dispersione, rafforzati da dati provenienti da campagne di campionamenti ad hoc.

La popolazione residente è stata divisa tra esposti (residenti nell’area di ricaduta delle emissioni dell’inceneritore) e non esposti (residenti nei due comuni fuori dall’area di ricaduta).

È stato misurato il rischio di contrarre una patologia dei residenti nell’area di ricaduta verso l’area di non esposizione.

I risultati della mortalità mostrano rischi significativamente più elevati nella popolazione esposta per la mortalità totale, escluse le cause accidentali (+20%). Anche per tutti i tumori maligni si evidenziano rischi più alti tra gli esposti rispetto ai non esposti (+60%), in particolare per il tumore del colon-retto (+400%) e del polmone (+180%). Altre cause di mortalità in eccesso riscontrate riguardano la depressione (rischio aumentato dell’80% e più), l’ipertensione (+190%), le malattie ischemiche del cuore (+90%) e le bronco pneumopatie cronico- ostruttive negli uomini (+ 50%)

(Vedi la Presentazione studio epidemiologico Arpa sull’inceneritore di Vercelli from Vittorio Pasteris)

Risultati certamente allarmanti, il documento è disponibile per il download a questo link, dal sito dell’ARPA rimbalza attraverso i social network ed in pochi giorni la notizia arriva alla cittadinanza da tempo attenta e preoccupata alle problematiche dell’ambiente e della salute (in tutta Italia, qui il sito del Comitato Rubbiano per la Vita), e aumentano le preoccupazioni in una zona messa certamente a dura prova, nonostante la chiusura nel 2014 dell’impianto di incenerimento oggetto dello studio.

Lo studio era iniziato nel 2014 con un progetto del Ministero della salute, coordinato da ARPA PIEMONTE, ARPA VERCELLI (direttore Giancarlo Cuttica, con Ennio Cadum del dipartimento di Epidemiologia e salute ambientale), i Comuni di Vercelli ed Asigliano e l’ASL di Vercelli e, alla sua presentazione, il sindaco di Vercelli, Maura Forte, aveva annunciato la ferma opposizione per il futuro con un lapidario “a Vercelli mai più un inceneritore”. Tuttavia lo studio sembra essere allarmante anche per l’effetto dei pesticidi, ma ad una specifica domanda sul tema il sindaco Bongiovanni risponde: «I pesticidi? Per ora  preferiamo concentrarci sull’inceneritore».

Il 2 luglio i primi contraccolpi dopo la diffusione dei dati-choc di Arp: il comune di Asigliano annuncia una richiesta danni tramite una “class action”. “E nell’attesa di verificare se esistono gli estremi per una «class action», l’amministrazione di Asigliano ha chiesto al direttore Giancarlo Cuttica e a Franco Pistono di Arpa un incontro pubblico con la popolazione per illustrare i dati dello studio.” Pochi giorni dopo però l’amministrazione comunale rinvia l’incontro con i cittadini, previsto per il 9 luglio, anche a seguito del dibattito in Regione con l’assessore alla Sanità Saitta, l’8 luglio.

E’ proprio l’8 luglio che l’argomento arriva in Regione, con un Question time presentato dal consigliere regionale Gabriele Molinari (PD) proprio sui risultati dello studio. L’Assessore Regionale alla Sanità, Antonio Saitta, ex presidente della Provincia di Torino, uno degli sponsor politici (insieme all’ormai senatore Stefano Esposito) dell’inceneritore di Torino, forse restando ancora nel vecchio ruolo più attento agli interessi economici (si fa per dire) che alla tutela della salute dei cittadini, esordisce con una evidente critica alla metodologia, dichiarando di ritenere «poco corretto da parte dell’Arpa non aver informato né coinvolto l’Asl di Vercelli nella presentazione pubblica dei risultati dell’analisi epidemiologica e neppure l’assessorato regionale, che ha appreso i risultati solo dalla stampa locale. Ricordo che la stessa Asl di Vercelli, a suo tempo, aveva messo a disposizione i dati richiesti dal responsabile scientifico dell’Arpa per l’analisi epidemiologica»”

Eppure da una delle prime pagine dello studio salta all’occhio che l’ASL di Vercelli è coinvolta, con il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica:

Fatta questa premessa, Saitta ha dichiarato di “condividere la decisione della direzione dell’Asl svolgere un prudente approfondimento dell’indagine”, per accertarsi che non vi siano realmente gravi rischi per la salute o che in passato non si siano causate patologie anche gravi e magari morti? Non proprio, almeno dalle parole usate da Saitta per motivare l’ulteriore approfondimento: “Sarà un confronto utile anche per individuare «le appropriate modalità di COMUNICAZIONE alla cittadinanza degli EVENTUALI RISCHI rilevati – conclude Antonio Saitta –. Ciò per evitare il rischio di un erroneo utilizzo mediatico o a FINI RISARCITORI di dati che invece hanno in primis una valenza scientifica di studio con potenzialità in ambito tecnico-programmatorio. ” (Fonte qui)

Sembra che non preoccupino troppo i rischi per la salute quanto i rischi di utilizzo a fini risarcitori di dati decisamente allarmanti, tanto più se arrivano da fonti ufficiali e accreditate.
O quasi.

Già, perché la vicenda si complica e approfittando della calura estiva e della disattenzione generale di chi si gode le tanto attese vacanze, l’ARPA annuncia il 6 agosto un’improvvisa riorganizzazione dei vertici della sezione di VERCELLI, definendola una nomina dei responsabili delle nuove “Strutture Complesse” e scompare il nome di Gian Carlo Cuttica, nominato nel 2010 direttore del dipartimento ARPA di Vercelli e co-autore dello studio.
L’11 agosto la notizia viene pubblicata su “Notizie Oggi Vercelli” con un titolo che non lascia dubbi: “L’Arpa silura il direttore dello studio sull’inceneritore”. “Difficile pensare che la pubblicazione dello studio epidemiologico per le zone esposte negli anni alle emissioni dell’inceneritore non abbia avuto un ruolo nell’allontanamento del dirigente, viste le tante prese di distanza riguardo ai dati emersi dallo studio che comunque confermano l’esistenza di una pesante criticità”.
Sempre nell’articolo viene riportata l’opinione di Legambiente che, in una nota del presidente provinciale Gian Piero Godio, esprime “apprezzamento per il lavoro dell’ex direttore”, dispiacere per “non poter più contare sulla sua competenza e obiettività” e si augurano “che le sue capacità siano impiegate in mansioni altrettanto importanti per la tutela dell’ambiente”.

Bisognerà attendere il 26 agosto perché la notizia della rimozione di Cuttica venga ripresa, con tinte sfumate, sull’edizione vercellese del quotidiano La Stampa che segnala l’anomalia di questa ristrutturazione nella quale solo Giancarlo Cuttica sembra essere  coinvolto dal processo di “adeguamento della struttura organizzativa dell’agenzia” voluto dal direttore generale Angelo Robotto. (…)

QUI il resto dell’articolo

LUCI, OMBRE E… INTERESSI (PRIVATI)

Lo strano caso dell’inceneritore di Vercelli

di Davide Serafin – possibile.com, 04/09/2015

(…) Pochi giorni dopo, il comune di Asigliano annuncia di voler promuovere una class action contro la società che gestiva l’inceneritore (Veolia) e la società attuale proprietaria (la multiutility Atena) mentre la sindaca di Vercelli, Maura Forte, annuncia “a Vercelli mai più un inceneritore”.

L’assessore regionale all’Ambiente, Valmaggia, chiamato a rispondere dei risultati della ricerca in Consiglio Regionale (8 Luglio), ha affermato in aula che “a seguito di questa indagine che ha fornito dei dati per certi versi preoccupanti, ma a volte anche difficili da interpretare, si provvederà ad ulteriori analisi ed approfondimenti e, soprattutto, a valutare se sia necessario un intervento di bonifica”, precisando che la responsabilità era della Provincia di Vercelli: “è la Provincia che rilascia le autorizzazioni ed è la stessa Provincia che ha commissionato sia l’ARPA che l’ASL per fare questo tipo di indagine” (Risposta orale a Interrogazione n. 546).

Ma è l’Assessore alla Sanità, Saitta, ad esprimersi più duramente contro Arpa, sottolineando come l’Asl di Vercelli non fosse stata coinvolta: “Ho chiesto ad ARPA una relazione, che il direttore regionale mi trasmetterà lunedì, prima di tutto sull’attività di controllo e monitoraggio dell’impianto negli anni passati perché l’agenzia regionale ne era responsabile e mi chiedo perché non sia stata svolta negli anni un’azione preventiva. Denunciare oggi rischia di apparire tardivo”.

Il 6 Agosto la rimozione di Cuttica, che viene resa pubblica a fine mese. Non serve specificare che è immediatamente partita la polemica. Giornali locali ipotizzano che la rimozione sia correlata alla divulgazione dei catastrofici dati epidemiologici e alla possibilità che Vercelli debba nuovamente ospitare un impianto di incenerimento dei rifiuti. A suffragio di tale ipotesi, viene portato l’articolo 35 dello Sblocca Italia, il quale prevede dodici nuovi inceneritori (con l’aggravio della preminenza dell’interesse nazionale, aspetto che fa decadere i cosiddetti vincoli di bacino), due dei quali in Piemonte. Valmaggia deve così ribadire, per ben due volte a mezzo stampa, che Vercelli non ospiterà un altro inceneritore. E’ il 2 Settembre e l’assessore incontra Maura Forte per ribadire: “Mai più Vercelli”. Il Nuovo Piano regionale dei Rifiuti (ancora in discussione in Commissione Ambiente) non prevede un secondo impianto. Gerbido è già in grado – da solo – di termovalorizzare la produzione di rifiuti della regione. E rispetto alla rimozione, afferma: “è una situazione di cui non ero al corrente […] non conosco i dettagli di ogni realtà locale”.

Trascurando il fatto che Arpa Piemonte è una Agenzia, dotata sì di autonomia, ma posta sotto il controllo e la sorveglianza diretta della Presidenza della Regione e che l’Assessore di diretta competenza dovrebbe essere informato sulla sostituzione del Direttore di un Dipartimento Provinciale, veniamo ad alcuni aspetti fattuali che in questa ricostruzione sono sfuggiti ai più.

1) Lo Sblocca Italia assegna la preminenza all’interesse nazionale, pertanto, stando a tale criterio, sono derogati i vincoli di bacino: gli inceneritori possono accogliere rifiuti anche da fuori regione e viene meno la correlazione con gli obiettivi posti dal Piano regionale dei Rifiuti;
2) La società Atena – proprietaria del sito – è nel mirino di Iren (gestore dei termovalorizzatori in buona parte dell’Emilia Romagna), che già la controlla al 40%. L’azienda multiutility intende espandersi in Piemonte e i rumors hanno fatto crescere il titolo in Borsa. L’operazione verrebbe conclusa entro fine anno, con una ricapitalizzazione di Atena;
3) Il nuovo Piano regionale dei rifiuti del Piemonte ha obiettivi deboli: secondo Legambiente, gli obiettivi che il Piano si pone al 2020 rispetto alla riduzione dei rifiuti e alla raccolta differenziata sono davvero miseri: “La proposta parla infatti di una riduzione del 5% dei rifiuti totali prodotti rispetto al 2010, per arrivare ad un valore pro-capite di produzione pari a 455 kg, paradossalmente 5 kg in più rispetto al dato già raggiunto a fine 2013” (Comunicato Stampa Legambiente del 23 Luglio 2015);
4) Saitta sostiene che l’Asl di Vercelli non è stata coinvolta nella divulgazione dei dati della ricerca epidemiologica, ma la medesima figura fra gli enti coinvolti nella Relazione finale della stessa, intitolata Progetto SESPIR – Sorveglianza epidemiologica sullo stato di salute della popolazione residente intorno agli impianti di trattamento rifiuti, finanziata dal Ministero della Salute nell’ambito del CCM, Centro Nazionale per la prevenzione ed il controllo delle Malattie;
5) Inoltre, non è vero che lo studio è stato concluso nel 2014, come scrive Arpa nel comunicato stampa. Lo studio SESPIR è stato concluso nel Dicembre 2013 e le risultanze – comprensive della nota spese – sono state inviate al Ministero della Salute il 10 Gennaio 2014;
6) Non è nemmeno vero che le (drammatiche) risultanze siano state divulgate solo a fine Giugno 2015. Il nome di Ennio Cadum, medico dirigente di Arpa e suo referente nel progetto SESPIR, compare fra i relatori al convegno “SALUTE E RIFIUTI: RICERCA, SANITA’ PUBBLICA E COMUNICAZIONE Risultati dei Progetti CCM 2010”, tenutosi a Roma, presso la sede del Ministero della Salute, il 6 Febbraio 2014;
7) La Ricerca si è meritata menzione su Epidemiologia e Prevenzione, Rivista dell’Associazione italiana di Epidemiologia. Nell’abstract è scritto che “nello scenario di base (ovvero quello attuale) sono stati stimati 1-2 casi annui di tumore attribuibili agli impianti (inceneritori, discariche e impianti di trattamento meccanizzato), 26 casi/anno di esiti negativi della gravidanza (incluso basso peso alla nascita e malformazioni), 102 persone con sintomi respiratori, e circa 1.000 persone affette da fastidio (annoyance) provocato dalle emissioni odorigene degli impianti”;
8) La ricerca aveva altresì lo scopo di verificare l’idoneità delle politiche regionali in materia di rifiuti, e la metodologia proposta è stata giudicata idonea allo scopo. Pertanto, il cosiddetto scenario Green (riduzione dei rifiuti, riduzione del numero di impianti e conseguente riduzione della popolazione esposta agli impianti), se applicato, determinerebbe un miglioramentodella situazione epidemiologica dell’80%;
9) Va da sé che, i numeri divulgati da Arpa nel comunicato del 30 Giugno, non sono verificabili nei documenti ufficiali di SESPIR in quanto, nella Relazione conclusiva, è pubblicata la sola tabella della valutazione sulla morbilità. Resta il fatto che, l’esposizione ai fumi dell’impianto di incenerimento di Vercelli – è scritto nella tabella riassuntiva dei risultati – determina un Indice di Rischio (RR) di contrarre tumori al Colon-Retto e al Fegato rispettivamente maggiore del 15% e del 17% in relazione ai non esposti;
10) I ricercatori hanno specificato i limiti di questa analisi, legati specialmente alla possibilità che, nel corso del tempo, l’impianto di Vercelli sia stato reso man mano più sicuro e meno inquinante.

In conclusione: non è ammissibile che i vertici regionali piemontesi siano letteralmente ‘caduti dalle nuvole’ sulle risultanze di una ricerca – conclusa da un anno e mezzo – alla quale ha partecipato attivamente una Agenzia sotto il controllo della sua stessa Presidenza. Non è ammissibile che, dinanzi ad una correlazione diretta fra malattia e inceneritori (sebbene non nei numeri indicati da Arpa nel suo comunicato stampa), sia perseguita una politica di gestione dei rifiuti che procede nel senso opposto alla difesa della salute pubblica. Il Nuovo Piano Regionale dei Rifiuti non è affatto un argine contro le nuove norme dello Sblocca Italia. Se il governo riterrà strategico inserire un secondo impianto di ‘termovalorizzazione’ in Piemonte, ha gli strumenti per farlo. Ed è altrettanto scontato che le località interessate abbiano, sin da ora, offerto resistenza a tali prospettive. Persino l’uso strumentale di una ricerca scientifica è arma lecita.

CONSIDERAZIONI SPARSE

Mi piacerebbe sapere se riportare notizie di questo genere è qualificabile come gufaggine, tentativo di mettere i bastoni fra le ruote a chi sta cercando di risolvere i problemi quando si risolvono. In tal caso dovremmo

  • aprire nuovi inceneritori
  • disincentivare la raccolta differenziata (altrimenti gli inceneritori non sarebbero redditizi)
  • a fine ciclo dell’inceneritore commissionare uno studio e scoprire cose che già sappiamo
  • procedere al risarcimento danni per chi denuncia gli Enti
  • avere un aggravio delle patologie a carico della Sanità Pubblica

Tralasciamo per un attimo tutto ciò che riguarda la corretta gestione dei rifiuti, l’economia circolare, la pianificazione dell’uso delle risorse naturali, l’effetto serra… (dici poco…). Fermiamoci a pure e semplici considerazioni economiche.

Chi paga l’aggravio della spesa sanitaria e i ricorsi? Chi lucra sugli inceneritori o noi con le nostre tasse?

Chi pagherà le sanzioni comunitarie quando non rispetteremo gli impegni relativi alla riduzione della produzione dei rifiuti?

Cosa si potrebbe fare con la riduzione della spesa di gestione dei rifiuti (che si può ottenere spingendo la raccolta differenziata)? E con il risparmio dovuto alla riduzione dell’incidenza delle patologie correlate?

Come dovrebbe agire un Politico (con la maiuscola) per occuparsi efficacemente di questi problemi?

La risposta la aspetto da chi sapete voi…

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43 comments

  1. Il comunicato di “Salviamo il paesaggio” sez Lombardia

    Appello per attuazione obiettivi legge lombarda sui rifiuti

    Di seguito il comunicato sottoscritto dal Coordinamento regionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori

    Le associazioni firmatarie della presente, in vista della conferenza Stato Regioni di settembre sono a chiedere al Presidente della Regione e all’Assessore all’Ambiente che, coerentemente con le posizioni espresse in passato:

    si ribadisca la richiesta da parte della Regione Lombardia dell’abrogazione dell’art. 35 così come deliberato dalla Commissione Ambiente della Conferenza Stato-Regioni lo scorso 13 ottobre 2014 eliminando ogni correlazione tra il riconoscimento della qualifica R1 agli impianti di incenerimento esistenti, l’incremento della capacità autorizzata fino alla “saturazione termica” e la estensione dell’area di conferimento dei rifiuti urbani;

    si evidenzi la decisione della Regione Lombardia verso la graduale dismissione degli impianti di incenerimento dei rifiuti deliberata dalla Giunta Regionale in data 20 giugno 2014, conseguenza logica alla accertata sovraccapacità degli impianti stessi, risultato ottenuto grazie alla corretta impostazione della raccolta dei rifiuti urbani e all’impegno profuso dai cittadini lombardi con percentuali superiori a quelle minime richieste dalla UE.
    Un impegno che ora rischia di essere scoraggiato con l’attuazione dell’art. 35;

    si chieda che per il rifiuto residuale venga privilegiato il trattamento a freddo attraverso la nuova impiantistica di selezione meno costosa, più rapida da installare e più flessibile e che permette di recuperare materia sia come frazioni da riciclare, per altre forme di recupero di materia riducendo sensibilmente quantità e la pericolosità dei rifiuti avviati a smaltimento.

    si evidenzi che la Lombardia ha deliberato per la non costruzione di nuovi inceneritori;

    si chieda che la bozza di decreto attuativo venga respinta perché palesemente contraria alla discussione in atto sull’economia circolare, sugli obiettivi da raggiungere e sulla strategia europea verso “rifiuti zero”, per essere sostituita con altro testo coerente con quanto proposto a livello europeo.

    Chiediamo inoltre che la coerenza della Regione Lombardia sia evidente sia nelle procedure di modifica delle autorizzazioni degli impianti di incenerimento esistente (valutazione di impatto ambientale, informazione e partecipazione delle popolazioni interessate) come pure nella piena integrazione nel PPGR (2014) e nella concreta attuazione del Piano d’azione regionale per la riduzione dei rifiuti (2009).

    Il decreto applicativo, oggetto di discussione e adozione il 9 settembre alla Conferenza integrata Stato-Regioni infatti:

    non considera gli scenari incrementali di recupero di materia attualmente in discussione a livello UE, nel corso del dibattito sulla “Economia Circolare”, né la bozza di direttiva europea che pone un obiettivo di riciclaggio del 70%, rifacendosi invece alla direttiva, ormai obsoleta, del 2008 con obiettivi del 65% di RD e 50% di riciclaggio. E’ da questa impostazione arretrata e rigida che emergerebbe la presunta necessità di una capacità di incenerimento del 41,5% del rifiuto prodotto con un incremento di 12 nuovi inceneritori, ridimensionando l’obiettivo di riciclaggio e recupero come materia al 58,5%, dato già superato da alcune regioni e molte province;

    prevede una produzione costante nel tempo senza considerare l’obbligo comunitario di predisporre piani di riduzione della produzione dei rifiuti, piani che stentano ad essere elaborati e ancor più attuati;

    individua l’incenerimento come unico strumento di trattamento per il rifiuto residuo e gli scarti della selezione della raccolta differenziata, giustificando questa strategia come obbligo normativo delle direttive CE, mentre le citate Direttive UE fanno riferimento a tutt’altri obblighi, priorità e indirizzi in cui la riduzione degli sprechi, il riutilizzo e il riciclo di materia vengono posti come prioritari per le politiche economiche dei Paesi europei, mentre il recupero energetico diventa una variabile secondaria e scompare dal sistema degli obiettivi. [Comunicazione UE “Verso un’economia circolare: Programma per un’Europa a zero rifiuti” – Gazzetta ufficiale dell’Unione europea – C 230/91 del 14.7.2015];

    assume il conseguimento del 65% di Raccolta Differenziata senza tenere conto di Regioni e Comuni dove il risultato è già oggi molto superiore. Senza considerare che Regioni come l’Emilia Romagna (cosi come altre quali ad esmpio il Veneto) che con la propria proposta di Legge di cui sopra eleva tale obiettivo al 73% e al 70% il riciclaggio di materia, con il rischio di far retrocedere tali Regioni dai risultati raggiunti dato che la normativa nazionale sovrasta quella regionale,

    assume una produzione del 65% di Combustibile Solido Secondario (CSS) dagli impianti di pretrattamento; un dato questo che viene assunto in modo del tutto artificioso al rialzo senza considerare dati oggettivi e reali degli stessi impianti di preparazione CDR/CSS;

    non prevede scenari operativi alternativi per il RUR, come gli impianti a freddo con recupero consistente di materia (le cosiddette “Fabbriche dei Materiali”) che sono praticabili e praticati e che si stanno diffondendo nelle programmazioni locali in molte parti d’Europa e d’Italia, impianti che soddisfano l’obbligo di adottare “ogni altra operazione di recupero di materia, con priorità rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia”;

    non considera né i costi né i tempi di realizzazione degli impianti né la loro intrinseca rigidità : gli impianti di incenerimento richiedono alti investimenti, diversi anni per la loro progettazione e costruzione e non hanno flessibilità dato che non possono fa altro che bruciare quantità elevate di rifiuti (“alla saturazione termica”) per decenni, mentre le “fabbriche dei materiali” costano 3-4 volte meno, richiedono al massimo 2 anni per la loro realizzazione e possono essere utilizzati anche per il trattamento delle frazioni differenziate nel momento in cui cala il RUR.

    Occorre inoltre ricordare che il settimo comma dell’art. 35 della Legge 164/2014, prevede l’applicazione del potere sostitutivo del Governo ex art. 8, legge n. 131/2003, nel caso di mancato rispetto dei termini di cui al comma 2, al comma 4, al comma 5 e al comma 6. Un “potere sostitutivo” che toglie agli enti territoriali la competenza nella pianificazione e il controllo gestionale anche in assenza di “emergenze nazionali” nella “gestione autosufficiente di rifiuti urbani e assimilati”. La definizione degli impianti di incenerimento dei rifiuti quali “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale” determina un controllo diretto del Consiglio dei Ministri sulla gestione gli impianti esautorando di fatto le Regioni e gli Enti locali nella definizione delle procedure, dei contenuti autorizzativi e nella fissazione di misure di tutela ambientale nel rispetto delle normative europee sulla prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento.

    http://salviamoilpaesaggio-ccc.blogspot.it/2015/09/1024×768-normal-0-14-false-false-false.html

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