Rivoluzione industriale green

segnalato da Barbara G.

GREEN ECONOMY COME TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: FUNZIONERA’? VEDIAMO L’ESEMPIO DANESE

di Claudio Ricciardi – tuttogreen.it, 14/01/2014

Solo il 3% dei rifiuti finisce in discarica, il 36% dei tragitti quotidiani vengono coperti in bicicletta (e un’autostrada per biciclette inaugurata nel 2012),  il 30% fabbisogno energetico deriva dall’energia del vento, con un obiettivo di elettricità pulita al 100% entro il 2050.  Altro appunto sull’agenda: bilancio di emissioni di Co2 neutro entro il 2025.

Tutto questo succede, e non in un paradiso metafisico, ma in una realtà distante poco più di 1000 km dall’Italia. L’Eden verde si chiama Danimarca, avanguardia europea nei sistemi di produzione e gestione delle rinnovabili, un risultato raggiunto grazie a lungimiranti e pazienti politiche di programmazione. Furono tra i primi, i danesi, a capire che dopo la crisi petrolifera del 1973 serviva individuare un’alternativa valida e pulita ai sistemi di approvvigionamento basati su combustibili fossili e nucleare. Ovvero i due simboli della seconda rivoluzione industriale, congiuntura dell’economia mondiale che lanciava i primi segnali di una saturazione definitivamente esplosa con la crisi dell’ultimo quinquennio.

Fu così che il governo e le imprese iniziarono a puntare sulle potenzialità dell’eolico, e a ragione. Il vento permise, tutt’ora permette di produrre energia, e genera posti di lavoro, in paese, e fuori dai suoi confini.

Un esempio su tutti è Samso, l’isola delle energie rinnovabili. Altro caso paradigmatico è dato dalla Ranboll, società di consulenza in ambito ingegneristico, che dà lavoro a 10mila figure specializzate, vanta sedi in 20 paesi del mondo, ed ha come sede e “manifesto” un palazzo di vetro alimentato esclusivamente dalle risorse offerte naturalmente dall’ambiente. Il core business è la produzione di parchi eolici offshore, progettati su misura per le condizioni degli ambienti in cui vengono posizionati. Il fatturato aziendale solo nell’ultimo anno è cresciuto del 16%, segno che la green economy, se sostenuta da professionalità, azzeccate politiche di business e sostegno delle istituzioni, può davvero essere protagonista della terza rivoluzione industriale, quella f0ndata sulle rinnovabili.

Condivisione, è questo uno dei segreti del sistema danese. La popolazione locale ama condividere, lo fa con i parchi eolici, le piste ciclabili, i sistemi comunali di riscaldamento. Quello che si produce va dato agli altri. A Copenhagen, nel 2009, è stato lanciato il Copenhagen Cleantech Cluster, organizzazione che  ha facilitato la vendita di energia verde danese a 10 città straniere. Il mix tra finanziamenti europei e investimenti di partner locali ha permesso di creare, in 4 anni, 700 posti di lavoro, e di sostenere le idee innovative di diverse start-up. Anche Ranboll aderisce al Cluster.

Perché – si chiedono economisti ed esperti del settore – non spostare le risorse investite dai paesi europei per importare gas e petrolio da Russia e Medio Oriente verso concrete iniziative di sviluppo sulle risorse naturali disponibili in loco? La risposta la forniscono gli stessi teorici: dobbiamo capire da che parte le istituzioni vogliono stare, se verso una seconda rivoluzione industriale che ormai ha esaurito il suo corso “positivo”, o piuttosto puntare su una terza rivoluzione industriale, dall’alto potenziale economico, sociale e aggiungiamo anche morale. Non mancano le risorse economiche, a mancare è forse il volere.

Per esempio, tornando alla pratica, uno dei punti deboli del circuito rinnovabile riguarda la carenza di efficaci sistemi di immagazzinamento dell’energia assorbita.

Sole e vento sono fonti a intermittenza, per loro natura non possono garantire intensità costante, per questo motivo vanno sfruttate al meglio nei momenti di maggior resa, consentendo di mettere da parte l’eccesso di produzione, e di renderlo disponibile a seconda delle necessità. Immagazzinare e fare rete, come il Copenhagen Cluster. Una transizione, che sempre la Danimarca insegna, va pianificata nel medio-lungo periodo, agendo anche sulla partecipazione delle utenze, i cittadini, che tramite le loro case a risparmio energetico, tra pannelli solari e sistemi di recupero di acqua piovana,  sono ingranaggio portante del sistema. Sono parte di un ingranaggio, che auspichiamo possa assumere dimensioni di Continente, e coinvolgere anche il nostro paese.

SCOPRILA MEGLIO: Copenhagen: la City of Cyclists

FOCUS: Un intero quartiere di Copenhagen riprogettato per adattarsi ai cambiamenti climatici

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74 comments

  1. OT

    tutto vero, potrebbe pure trattarsi di un centro commerciale qualunque. ma perché dovevamo rinunciarci a priori?
    tra i sì e il no c’è sempre qualcosa in mezzo,

          1. è l’affluenza all’expo di oggi o ieri, insomma, questi giorni.

            tra una cosa positiva (che probabilmente non sarà) e una cosa negativa (che probabilmente si rivelerà).. quanto spazio che ci sarebbe stato.

            1. si avevo capito che era l’expo, tanto per dire in qualche foto potrei esserci anche io… poi le mie critiche sul progetto per quanto mi riguarda rimangono inalterate…

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