Chiediamoci, invece, perché Corbyn

Triskel182

Per usare un lessico caro ai renziani, c’è da accomodarsi sul divano coi popcorn per assistere alle loro reazioni sbalordite di fronte alla vittoria di Jeremy Corbyn nel partito a loro cugino e maestro, il Labour inglese: cugino perché stanno insieme nei socialisti europei e maestro perché si sa quanto Renzi si ispira a Blair per stile, rottamazione del passato, vincismo sociale. Ma come, proprio ora che il Pd fa come il Labour di vent’anni fa, il Labour fa il contrario? Qualcosa non gli quadra.

Allo sbigottimento diffuso segue il più delle volte l’anatema: Corbyn è un vecchio perdente, legato a idee sconfitte da tempo, insomma durerà come un gatto sull’Aurelia.

Il che è possibilissimo, s’intende: vedremo.

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52 comments

  1. Di A. Giglioli Buongiorno mister Corbyn, grazie di quest’intervista. 
    Cosa ne pensa delle ultime polemiche tra Landini e CivatI?
    «I beg your pardon?»
    Le piace la minoranza dem, tipo Gotor?
    «Got what? What did you get?».
    Pensa che Ferrero andrà al tavolo della costituente?
    «Ah Ferrero! Yes, I like Kinder bueno!».
    O pensa che il futuro della sinistra italiana sia Fassina?
    «Fassina? Fassina who?».
    Insomma, qual è la sua idea sulla situazione della sinistra italiana?
    «What the fuck are you talking about? “

  2. Il contropelo di Massimo Rocca

    Pleasantville

    Io un discorso che lega con un filo unico le vicende del nostro Senato e di Corbyn ce l’ho. Tutto si lega sotto il segno della progressiva, apparente, irrilevanza della politica. Che è, e resta rilevantissima, ma che per noi elettori deve essere irrilevante. Scelte tra sfumature di grigio, anestetici un po’ più o un po’ meno efficaci nei confronti della durezza del vivere, roba per cui non vale in fondo fare la passeggiata ai seggi e allora tanto vale creare organismi politici che, contraddicendo due secoli di storia della democrazia, pur potendo decidere su di noi non sono decisi da noi. Elettori che sono andati alle primarie convinti di votare per il partito di sinistra e che hanno scelto l’uomo che realizza le politiche sognate dalla destra, tanto da renderla irrilevante e impercettibile perfino dai sismografi nella redazione del Corriere della Sera. Per cui quando arriva uno come il nuovo segretario laburista i sismografi sbarellano. Hanno scelto uno che non vincerà mai! Dovrebbero esserne contenti, i sismografi; che bello: problema risolto. Già ma se poi come in quel bellissimo film Pleasantville, ambientato in una asessuata sit com in bianco e nero, irrompe l’erotismo e appaiono i colori? Prendono fuoco gli alberi.

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