Uber über alles

di Jathan Sadowski e Karen Gregory – the Guardian – 15 settembre

È stata un’estate impegnativa per Uber. A San Francisco, il servizio di trasposrto basato sulle app(licazioni) nonchè la start-up più ricca del mondo, sta testando un servizio di trasporto di massa on-demand con la sua offerta Smart Routes, essenzialmente macchine condivise che fanno servizio sulle rotte degli autobus. Inoltre Uber si sta espandendo in Cina, raccogliendo un miliardo e 200 milioni di dollari per sostenere una spinta d’entrata in 100 città cinesi entro il prossimo anno.

Per costruire il suo Impero dell’Est, Uber utilizza le sue famigerate tattiche aggressive assumendo una “squadra d’elite di battistrada”. L’offerta di lavoro suona come se Uber stesse cercando degli operativi della Cia, non degli ambasciatori di marchio: “Alla base, questo lavoro comporta essere catapultati in una città o paese dove Uber non ha marchio e presenza fisica, comprendndo rapidamente chi e che cosa fa funzionare quella città e poi costruire – nel giro di poche settimane – un nuovo mercato dal nulla che ponga le basi di un successo di lungo periodo per Uber”.

Con una combinazione ben finanziata di lancio e infiltrazione locale, Uber spera di prevalere servizi rivali e stringenti regolamentazioni.

Questa crescita continua – nuovi servizi, nuove aree, nuovi mercati – pone molti interrogativi sull’obiettivo finale di Uber. Uber è inondata di contante, esplicitamente espansionista nel globo e utilizza le maniere forti. I suoi scopi e i metodi per ottenerli, colpiranno a fondo.

Amministrazione attraverso le app(licazioni) e fine della politica.

Alcuni commentatori pensano che lo scopo finale di Uber sia quello di essere la campana a morto per gli attuali sistemi di trasporto pubblico di massa. Passando da fornitore di servizi a operatore infrastrutturale sulle strade pubbliche, la società diverrebbe come un servizio pubblico, non solo un concorrente dei taxi. E mentre privatizza una proporzione crescente dell’infrastruttura dei trasporti, i servizi pubblici verebbero abbandonati al decadimento, con Uber a fornire opzioni di trasporto marginalmente più ottimizzate (Smart Routes, UberX, UberBlack, ecc.) con un proprio guadagno.

Mentre questa visione della privatizzazione è parzialmente corretta e piuttosto truce, non coglie un punto centrale: Uber vuole entrare nell’infrastruttura pubblica, ma è considerevolmente meno chiaro che la società in effetti vuole diventare un servizio pubblico, il che vorrebbe dire assumere responsbilità a lungo termine per una enorme flotta di veicoli e dipendenti.

Una comprensione più accurata delle ambizioni di Uber è che la società vuole essere coinvolta nell’amministrazione delle città – modellando le nuove capacità amministrative degli ambienti urbani. Piuttosto che seguire le regole di governo, come ogni altro servizio pubblico, Uber vuole avere potere nella creazione delle politiche urbane, determinando come le città si sviluppano e crescono, arrivando a rendere la città stessa una piattaforma per la proliferazione di sistemi “smart” e “data-based”.

Mentre Uber sta combattendo per la deregulation, è fuorviante interpretare questo come un semplice tentativo di rimuovere le barriere legali alle forze del mercato. È piuttosto un processo di distruzione del potere politico. E Uber ha già consolidato la sua posizione di soggetto forte.

Potere nello spazio urbano

Ad oggi Uber è riuscita a fare campagne di successo per cambiare le regole (o le ha forzate), respinto un attacco da parte del sindaco di New York in una battaglia di alto profilo e sta al momento combattendo per evitare una class-action di enormi proporzioni che minaccia di riclassificare parte dei guidatori di Uber come dipendenti. Questo è vero: Uber in effetti non vuole gestire dipendenti e veicoli.
Società come Airbnb e Google si paragonano ad eroi dei diritti civili, mentre usano la loro popolarità tra i consumatori per annullare le leggi federali.

Uber è più interessata all’amministrazione urbana che a divenire un servizio pubblico. Questo non vuol dire che Uber intenda correre per una candidatura o che intenda partecipare in un processo democratico – il suo potere funziona meglio al di fuori di quelle posizioni limitate e delle regole procedurali. Quel che stiamo vedendo invece è la partecipazione di Uber nei giorni iniziali dell’ammodernamento della “smart city”.

Questo ammodernamento significa non solo attivare servizi privati on-demandper un numero crescente di abitanti delle città, ma aprire la strada per una profonda integrazione di sistemi basati su dati in ogni aspetto della vita cittadina.

Le ambiziose conquiste di Uber coprono un vasto sistema di acquisizione di dati e analisi di infrastruttura, che ne fanno l’ispirazione guida per servizi di disturbo (pensate solo alla pletora di startups Uber per X). Perfino se Uber come società scomaprisse domani, il suo modello di servizi – l’economia di piattaforma che ci viene venduta con la promessa di piccoli risparmi e “condivisioni” al prezzo di una onnipresente acquisizione di dati – rimarrebbe.

Guidati dai dati

Quel che queste piattaforme offrono è un’impagabile infrastruttura di analisi dei dati in tempo reale per l’amministrazione. Più dipendenti siamo da essi per i servizi, più finiamo intrappolati nelle politiche dei loro designer, fonritori, proprietari.

Il filosofo della tecnologia Langdon Winner lo mette crudamente in luce nel suo libro “La Balena e il Reattore” sostenendo: “Le cose che chiamiamo “tecnologie” sono modi di costruire l’ordine nel nostro mondo”. Esse influenzano e strutturano il modo in cui viaggiamo, comunichiamo, lavoriamo e molto altro ancora. Continua: “In questo senso le innovazioni tecnologiche sono simili ad atti legislativi o fondamenti politici che stabiliscono un quadro di ordinamento pubblico che durerà per molte generazioni”.

Uber e altre grandi soggetti dell’economia condivisa non ci stanno meramente regalando le innovazioni che promuovono. Stanno facendo politica tecnologica per mettere le fondamenta per nuove forme di amministrazione.

E mentre a Uber può piacere posizionare se stessa come apolitica, è più illuminante vedere la società come un precursore di urbanismo retificato – dove le città sono guidate da analisi dei dati e reti controllate in parte dalle macchine – il quale ci forzerà a chiederci: che cosa significa governare?

fonte: http://www.theguardian.com/technology/2015/sep/15/is-ubers-ultimate-goal-the-privatisation-of-city-governance

traduzione Lame

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25 comments

  1. LA BUONA FABBRICA

    Squinzi e Confindustria giubilano:”nel 2016 +500mila a contratto a tempo indetrminato”.
    Con una decontribuzione di 8mila euro l’anno e passa (sì, sbagliavo a scrivere solo 6mila), li assume chiunque, pure la nonna pensionata al minimo, se glielo consentissero.
    Piuttosto: bisognerebbe cheidersi perchè quei posti, senza uesta contribuzion figuratvia (che paghemo due vote, oggi e in futuro a questi pensionati) , non li occupa nessuno, gli imprenditori nn li rendono disponibili e, più probabile, vsita l’entità del fenioeno, li tengono in nero.
    Ne usciràl’ennesima prenditoria camurriosa, che appena gli arriva concorrenza vera, zoma altrove.
    Intanto l’Expo, a quanto sembra, ha toccato, tuttocompreso, i 14milioni di visitatori, confermando che MAI arriverà a quadrare i bilanci, tanto meno se si conta il resto (terreni, appalti corrotti, tangenti ecc.).
    Ah, questi meravigiosi caporali d’industria, tutti a far la cresta nelle furerie

    1. bisognerebbe cheidersi perchè quei posti, senza uesta contribuzion figuratvia (che paghemo due vote, oggi e in futuro a questi pensionati) , non li occupa nessuno

      domanda corretta. a tempo e voglia, magari scrivi la tua risposta

  2. Per quanto abbia in antipatia la lobby dei taxisti, su Uber sono dalla loro parte.

    Non vedo proprio perché le regole valgano solo per qualcuno e altri possano tranquillamente ignorarle. A cominciare dalle tasse

    Ma Tutto questo è soprattutto colpa dell’enorme buco lasciato dalla politica incapace di stare al passo del mondo che cambia e di governare la rivoluzione digitale. Globalmente.

    Purtroppo da noi c’è qualcuno che cavilla se erano 70 o 40 gli anni (anni) in cui ci si è resi conto che il sistema politico era bloccato e andava snellito.
    Poi uno si chiede perché non riusciamo a stare al passo…

    1. dal Corriere (noto giornale di gufi e rosiconi)
      (…) la riforma è indispensabile per accelerare l’iter legis. Giacché in Italia il processo legislativo ha tempi biblici, che dipendono dal ping pong fra Camera e Senato. I dati, tuttavia, dimostrano il contrario. Il tempo medio d’approvazione dei disegni di legge governativi era 271 giorni nella XIII legislatura (1999-2001); in questa legislatura è sceso a 109 giorni. Mentre nel quinquennio precedente (2008-2013) il Parlamento ha licenziato la bellezza di 391 leggi. No, non è una legge in più che può salvarci l’anima. Semmai una legge in meno, e anche una fiducia in meno. È la doppia fiducia, non il doppio voto sulle leggi, che ha reso traballanti i nostri esecutivi.

        1. si, certo.
          ma visto che quello è il cavallo di battaglia del governo…
          come se non fosse colpa dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni la progressiva riduzione della funzione del parlamento, che passa il tempo a discutere e ratificare i decreti del governo lasciando le leggi di iniziativa parlamentare nella naftalina

  3. vabbè, questa con eno (logico!) va postata…
    se continua così diventerò fan di varou anch’io (ah, se seminerio non mi avesse messo troppe pulci nell’orecchio.. .)

      1. stavo cercando di postare un articolo che mi era sembrato interessante (ma non di critica a varouf, solo sulla grecia), che si chiamava ‘domande su un dramma’, ma mi pare che non passi.
        pace

  4. il Contropelo di Massimo Rocca

    Senatus mala bestia

    Ci deve essere un punto di mediazione logica , che a me sfugge, tra le due proposizioni. Agli Italiani del Senato non importa nulla e la riforma la stiamo aspettando da settanta anni. Non possono venire dette contemporaneamente all’interno di un dibattito politico e quindi tanto meno da uno stesso schieramento. Che non gli importi nulla, purtroppo è vero. Rinbambiti dalla lidocaina dei media renziani, osserviamo distratti cose che se fossero state scritte sui giornali di Berlusconi, non portate in parlamento, avrebbero scatenato ogni specie di comico di opposizione, oggi però sono di regime. E’ vero che il discredito e il disinteresse sulle istituzioni della democrazia parlamentare che i vent’anni di nani e ballerine del Cavaliera ci hanno instillato, sono tali che i posti al Senato potrebbero pure essere estratti con radiotelefortuna. E’ invece falsa la storia dei settanta anni. C’è stato un solo momento in cui abbiamo aspettato una riforma. Dopo Mani Pulite. Ci sarebbe piaciuto che quella breve stagione di legalità venisse istituzionalizzata, cristallizzata per assumere i contorni di uno di quei tornanti che nei paesi seri legittimano un mutamento costituzionale per impedire che quello che è stato possa ripetersi. Ecco voi, per caso, pensate che se vi tolgono il potere di eleggere il Senato quello che è stato non si ripeterà?

  5. Uber, questi filantropi. E gli utenti? Feliici di pagare meno, non pensano mai che quel meno potrebbe riguardare, prim o poi, le loro retribuzioni-
    Cazzari, insomma.
    A Napoli, Uber c’è da trentanni e passa, si chiamano abusivi, niente tasse, niente assicurazione…ma costa meno, che ci vogliamo fare

    1. …a Napoli Uber c’è da trent’anni…
      hai colto l’essenza della questione.
      Solo che i napoletani, se li beccano, li multano per evasione di ennemila leggi e regolamenti. Uber i regolamenti… vuole farseli.

      1. Solo che i napoletani, se li beccano, li multano

        dove? quando? ci sono più irregolari che autobus e taxi regolari. Tranquilla: non li becca nessuno, se no De Magistris si turba

        1. non li becca nessuno, se no De Magistris si turba

          questo è purtroppo vero (tra l’altro, de magistris è interscambiabile con chiunque)

          ma è anche un problema grande come un albero di trenta piani: il ‘nero di sopravvivenza’ (con la camorra attaccata alle spalle come el condor pasa)

          anche in questo caso (se continuo lungo questa china, per me varrà per tutto): chi pensa a soluzioni semplici prima o poi sbatterà la faccia da qualche parte.

      1. pulmini a nove posti? dimmi dove
        Qui magari sforano gli orari di servizio, oppure prestano il taxi al cognato, incassando in cambio una tangente in nero…ma nn sono più presenti della ATM.
        E Uber l’han fatta smettere….

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