Cultura e diritto (sindacale)

Cultura, servizio pubblico essenziale.

di Tomaso Montanari – articolo9.blogautore.repubblica.it, 18 settembre 2015

Il Colosseo chiude per assemblea sindacale (ma per due ore e mezzo!), e il ministro per i Beni culturali sbotta, e annuncia che oggi chiederà al Consiglio dei Ministri di includere la fruizione dei Beni culturali tra i servizi essenziali.

Prima considerazione: l’assemblea è regolare, ed era regolarmente annunciata. Perché il ministro non ha organizzato fin da ieri una efficace campagna di comunicazione?

Seconda, più importante, considerazione: l’accesso alla cultura è davvero un servizio pubblico essenziale. Ma non è negato dalle assemblee sindacali, è negato dalla politica suicida ed eversiva dei governi della Repubblica che hanno indscriminatamente tagliato i fondi (Berlusconi li dimezzò nel 2008, e dopo nessuno ha mai rimediato) e il personale (proprio Franceschini e Renzi hanno appena ridotto di un terzo le piante organiche del Mibact). D’altra parte, l’assemblea sindacale verte proprio su questo: con gli organici ridotti così, non si riesce più ad andare avanti.

Accanto alle foto del cartello del Colosseo chiuso per assemblea, bisogna leggere questi due cartelli (cliccateci sopra, per ingrandirli).

FirenzeCopia di Roma

Uno l’ho fotografato io qualche giorno fa sulla porta della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (la più importante d’Italia), l’altro me l’ha mandato lo storico dell’arte Matteo Borchia, e sta ora sulla porta dell’Archivio di Stato di Roma.

In entrambi si dice ufficialmente che l’accesso alla cultura è negato per alto tradimento del superiore minsitero: perché, cioè, Franceschini non assume e non dà fondi. Siamo ridotti a far funzionare le istituzioni pubbliche fondamentali della cultura attraverso il volontariato.

Allora: benissimo dichiarare la cultura un servizio essenziale. Ma bisogna sapere che un simile provvedimento metterebbe ipso facto sul banco degli imputati non i sindacati, ma il governo e il ministro in carica.

Se è l’annuncio di una conversione, evviva. Se invece è il solito storytelling, abbiamo già dato.

Leggi anche

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/18/colosseo-l-assemblea-sindacale-era-stata-chiesta-e-autorizzata-per-tempo-ecco-cosa-non-ha-funzionato/2047121/

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Torre Eiffel, Louvre, National Gallery: anche nel resto del mondo gli scioperi fanno chiudere i musei

di Laura Eduati – huffingtonpost.it, 18 settembre 2015

Ora sembra essere una peculiarità tutta italiana quella dei musei e dei siti archeologici chiusi per assemblea sindacale o per sciopero. Ma non è così.

Soltanto nell’ultimo anno, per fare un esempio, la National Gallery di Londra – uno dei musei più importanti al mondo e la seconda meta d’arte più visitata della Gran Bretagna con circa 6 milioni di ingressi l’anno – ha chiuso totalmente o parzialmente ai visitatori ben 50 volte. Nei mesi scorsi, invece, a chiudere è stato uno dei monumenti più famosi del pianeta: la Torre Eiffel.

E ancora, in questa ultima decade o poco più, a scioperare sono stati i dipendenti del Louvre, dell’Alhambra, del National Museum of Scotland e così via, non sempre con un preavviso come invece è accaduto il 18 settembre a Roma, con l’assemblea sindacale che ha fermato le visite per qualche ora al Colosseo, ai Fori Imperiali, al museo Palatino e in altri siti archeologici della Capitale.

National Gallery. I dipendenti protestano ormai da mesi – invano – contro la privatizzazione del museo e la trasformazione del luogo d’arte in una sorta di spazio culturale dove l’obiettivo non è più – sostengono i sindacati – ammirare quadri e statue, bensì bighellonare e prendere un caffé al bar. L’ultimo giorno di sciopero, dopo 70 giorni di agitazione sindacale che hanno impedito ai turisti di visitare oltre il 60% delle stanze e delle opere d’arte, risale al 9 settembre.

Torre Eiffel. Il 9 aprile i dipendenti del monumento parigino che stacca circa 7 milioni di biglietti l’anno hanno aderito a uno sciopero generale e dunque nessun turista ha potuto visitare la Torre.

Ecco il cartello destinato a spiegare le ragioni dello sciopero: ai visitatori che avevano prenotato viene consigliato di riempire un modulo per il rimborso.

Louvre. Il museo più importante della Francia, e uno dei gioielli del mondo, nel 1999 rimase chiuso una settimana di seguito per uno sciopero a oltranza che aveva coinvolto anche il famosissimo Musée d’Orsay: a causa di quell’agitazione sindacale non poterono entrare 100mila turisti- il 70% dei quali stranieri – con una perdita enorme di guadagno.

Oggi il Louvre di quando in quando chiude i portoni a causa dello sciopero del personale. E senza troppo preavviso, come è accaduto l’11 aprile del 2013 per la protesta dei vigilantes che, come i colleghi in servizio alla Torre Eiffel, devono vedersela con vere e proprie bande di minorenni dediti al borseggio.

Il 9 aprile di quest’anno, invece, anche i dipendenti del Louvre hanno aderito allo sciopero per il quale era rimasta chiusa la Torre Eiffel:

Nel 2012 uno sciopero degli addetti alle pulizie:

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55 comments

  1. UN TITOLO CHE DIMOSTRA CULTURA

    “Su Repubblica.”Napoli, scuola ‘vietata’a un bambino epilettico. Gli serve ossigeno in classe
    ma non ci sono operatori”.
    Se si legge l’articolo, si comprende che si tratta di ben altra patologia, assai grave, che provoca al bambino crisi convulsive come conseguenza.
    L’epilessia, per fortuna, usualmente nn richiede alcuna terapia con l’ossigeno ma assunzione costante di dimedicinali che controllano le crisie, nella grandissima parte dei casi, ed è perfettamente gestibile nelle scuole, senza alcun intervento specialistico ma con un minimo di informazione preventiva e di attenzione da parte degli insegnanti e dei compagni di classe.
    Spiegateglielo, al cronista.

  2. I VERI NEMICI DELLA CULTURA NASCOSTI DIETRO A QUEL DECRETO
    Tomaso Montanari per La Repubblica

    Di fronte all’enorme spirale di polemiche innescata da una breve chiusura del Colosseo è urgente porsi alcune domande.

    Perché si ritiene inaccettabile che un monumento chiuda a causa di un’ assemblea sindacale (regolare e regolarmente annunciata) e si trova normale che la stessa cosa accada per una cena privata di milionari (si rammenti il caso di Ponte Vecchio, chiuso dall’allora sindaco Renzi per un’ intera notte), o per una manifestazione commerciale (la sala di lettura della Nazionale di Firenze chiuse per una sfilata di moda nel gennaio 2014)? I diritti del mercato ci appaiono evidentemente più importanti dei diritti dei lavoratori.

    Ma in Europa non è così. L’ anno scorso la Tour Eiffel chiuse per ben tre giorni, e la National Gallery di Londra è aperta a singhiozzo da mesi per una dura lotta sindacale: nessuno ha gridato che la Francia o l’ Inghilterra sono ostaggio dei sindacati.

    Il ministro Dario Franceschini ha detto che mentre i lavoratori erano in assemblea egli era impegnato al ministero dell’ Economia proprio per riuscire a sbloccare il pagamento dei loro straordinari. E uno si chiede: ma l’ Italia è ostaggio di coloro che, guadagnando circa 1000 euro al mese, chiedono di non aspettare mesi o anni per la retribuzione degli straordinari (che permettono le aperture domenicali e notturne), o è ostaggio della burocrazia che ha fatto sì che Franceschini non sia riuscito a risolvere il problema in un anno e mezzo di governo?

    E perché il decreto d’ urgenza adottato venerdì non ha riguardato il pagamento dei lavoratori, ma invece il regime degli scioperi?

    Un noto documento programmatico della banca d’ affari americana JP Morgan (giugno 2013) additava tra i problemi «dei sistemi politici della periferia meridionale dell’ Europa» il fatto che «le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste »: bisognava dunque rimuovere, tra l’ altro, le «tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori » e «la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo». Ebbene, crediamo davvero che sia questa la linea capace di far ripartire il Paese?

    Non c’ è alcun dubbio sul fatto che anche i sindacati abbiano le loro responsabilità nel pessimo funzionamento del ministero per i Beni culturali. Ma è davvero caricaturale dire che in Italia il diritto alla cultura sia negato per colpa dei sindacati. Le biblioteche e gli archivi sono in punto di morte a causa della mancanza di fondi ordinari e di personale, d’ estate i grandi musei chiudono perché non c’ è l’ aria condizionata, nel centro di Napoli duecento chiese storiche sono chiuse dal 1980, due giorni fa è caduto per incuria il tetto della mirabile chiesa di San Francesco a Pisa, dov’era sepolto il Conte Ugolino… E si potrebbe continuare per pagine e pagine.

    Questo immane sfascio non è colpa dei sindacati: ma dei governi degli ultimi trent’anni, nessuno escluso (neanche il presente, che ha appena tagliato di un terzo il personale del Mibact, già alla canna del gas).

    Se davvero vogliamo che la cultura (e non solo il turismo più blockbuster) diventi un servizio essenziale, come vorrebbe la Costituzione, allora non c’ è che una strada: investire, in termini di capitali finanziari e umani. Quando gli italiani potranno davvero entrare nelle loro chiese, nei loro musei e nelle loro biblioteche (magari gratuitamente, o pagando secondo il reddito), e quando chi ci lavora avrà una retribuzione equa e puntuale, allora avremo costruito un servizio pubblico essenziale. Un traguardo che pare molto lontano, impantanati come siamo in questo maledetto storytelling, che invece di cambiare la realtà, preferisce manipolare l’immaginario collettivo.

  3. atteo Renzi ha affermato che «non lascerà la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia»? Il presidente del Consiglio ha detto una scemenza. Mentre lui è andato a vedere una finale di tennis su un volo di Stato, pagato coi nostri soldi, i lavoratori hanno fatto un’assemblea, che è un diritto di chi lavora, fornendo un preavviso di due giorni, e l’hanno fatta perché da mesi hanno problemi con gli stipendi.
    #cosiparloLandini

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