Di referendum e altre amenità

di Lame

Non sono (più) una fan di Civati, lo sapete.
Per una ragione prima di tutto personale (ma nella mia Weltanschauung “il personale è politico”) e cioè che con noi si è comportato come un vero stronzo digitale.
Poi perchè da tempo ho capito che gli manca un elemento fondamentale per essere un leader. E checchè ne dica chiunque, abbiamo bisogno di persone che sappiano esprimere leadership.
Ma non sono cieca.
E questa sua mossa dei referendum mi pare cosa buona.
Li vedo come un sassolino nel mare magnum di merda che ci sommerge.
Ma sono un sassolino che va ad incastrarsi negli snodi cruciali del piano di distruzione costituzionale in atto.
Se sarà davvero possibile (oddio, trovatemi un sinonimo per favore!) votarli, potremmo avere delle sorprese.
La prima sorpresa l’ho avuta qualche giorno fa quando mi sono trovata Civati al parco sotto il mio ufficio con i banchetti per le firme e tutto il resto. Beh, ci saranno state una settantina di persone ad ascoltarlo. Età media: 20 anni. Non male per uno che parla di Costituzione e diritti del lavoro.
La seconda è che se davvero riescono a raccogliere mezzo milione di firme in piena estate, quasi privi di visibilità mediatica e con mezzi e organizzazione che eufemisticamente definirei affrettata, magari vuol dire che questi referendum contengono un frammento di verità esistenziale degli italiani.
Dal che consegue la possibile (ancora!) terza sorpresa: gli italiani potrebbero votarli.
E di per sè questo sarebbe cosa buona. Anche se la vera battaglia comincerebbe solo in quel momento, anche se Civati ci mettesse del suo per sbagliare i tempi e modi della gestione dei risultati, anche se fossero insabbiati e traditi come quello sull’acqua. Nonostante tutto questo, un simile voto sarebbe un punto su cui fare leva.
#ottimista-inguaribile

Annunci

124 comments

    1. Non l’ho ancora letto tutto e già mi sono girati…
      Ci sono un paio di cose che tutti i soloni che si sono succeduti a sproloquiare sulla faccenda evitano sempre di citare.
      1. I “profitti” del transito vanno alle comunità locali e non a un qualunque riccastro senza contare che, essendo una scietà di diritto privato, su quei profitti vengono pagate regolari tasse.
      2. il modo in cui viene gestita l’autostrada, in un territorio molto delicato da gestire (come tutti i territori di montagna) deve tener conto delle compatibilità ambientali e delle esigenze dei territori (pensate che un Gamberale o un Benetton qualunque si farebbero carico di problemi di tenuta dei suoli?);
      3. l’autobrennero “non ha bisogno di grandi investimenti” perchè finora sono stati fatti CONTINUI INVESTIMENTI di manutenzione. Benetton o chi per lui li farebbero?
      4. Nessuno cita mai il fatto che l’A 22 ha messo da parte mezzo miliardo di euro (soldi che altrimenti sarebbero stati distribuiti ai soci, vale a dire gli enti locali) per la costruzione del tunnel del Brennero. Vari governi e svariati privati che hanno tentato di scalare la società puntavano dichiaratamente al tesoretto.

      Sostengo da tempo che l’autobrennero è un bene comune e come tale va trattato.

      1. Per quello che so, Benetton manutenzione ne fa.
        Che poi alcune strutture si trovino in contesti delicatissimi e si deteriorino molto rapidamente, o che alcune opere abbiano più di 50 anni e necessitino di un check up un po’ più approfondito è un altro paio di maniche….

      2. E comunque…. Premesso che non so.il dettaglio della questione, ma le infrastrutture sono in concessione e le concessioni hanno una durata e sono regolate da un contratto. Per esempio, gli aumenti tariffari sono autorizzati sulla base degli investimenti.
        Non si possono usare due pesi e due misure: non ci si può incazzare se Benetton o centropadane trovano il modo per barare su durata concessioni (magari aiutate in ciò dallo sblocca Italia) e non volere la gara x Brennero. Anche la A1 o la A4 sono bene comune allora….

        1. Tra l’altro anche le opere in project financing non sono proprietà di chi le costruisce. Il proponente deve presentare piano finanziario con costi, incassi, ammortamenti. Il problema è che queste opere non si ripagano nei tempi delle concessioni (la BreBeMi non è l’A1) e quindi viene stabilito un compenso legato a differenza fra spese e ricavi, in pratica a nuova gara chi vince deve risarcire il non ammortizzato a chi ha costruito. Per opere come BreBeMi tale cifra è talmente alta che scoraggerebbe chiunque a partecipare a gara x subentro. Quindi questo tipo di concessioni rischiano di non essere rimesse a gara. Se cercate l’articolo su BreBeMi (da Altreconomia) che avevo postato qualche mese fa è spiegato il giochino….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...