Obiezione Vostro Onore

segnalato da Barbara G.

Abortire a Roma? Dimenticatevelo! Una docu-inchiesta sulla legge 194

di Giulia Quercini – left.it, 23 settembre 2015

«La legge 194 è una legge che ha quasi 40 anni ed è figlia di lotte e rivendicazioni, ci sembrava giusto raccontare cosa stesse accadendo». Dicono Claudia Torrisi, Filippo Poltronieri, Federica Delogu e Sebastian Viskanic, ex studenti della Fondazione Lelio Basso e autori dell’inchiesta-documentario, che Giovedì 24 settembre verrà trasmessa alle 21.20 su Rainews 24. La loro inchiesta Obiezione Vostro Onore, finalista della quarta edizione del Premio Roberto Morrione, si concentra sul tema del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza nella città di Roma, verificando quanto la legge 194 trova applicazione negli ospedali della capitale.

A Roma, secondo i dati raccolti dagli autori del documentario, 9 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza. Nonostante, quindi, la legge 194 sia applicata in Italia dal 1978, ancora non è facile per le donne che decidono di intraprendere un aborto portarlo a termine nelle strutture pubbliche ospedaliere, tenute per legge a offrire il servizio. Questo perché al diritto della donna di decidere del proprio corpo si sovrappone un altro diritto: quello del medico a esercitare l’obiezione di coscienza, non effettuando interruzioni di gravidanza. La facilità con cui l’obiezione di coscienza può essere posta, compilando un semplice modulo e revocata, senza dover addurre motivazioni, determina un dilagarsi del suo utilizzo.

Percentuale obiettori di coscienza a Roma

Dall’inchiesta emerge che solo nella città di Roma ci sono almeno tre ospedali che non garantiscono il diritto ad abortire: il Centro per la donna Sant’Anna, l’Ospedale Sant’Andrea e il Policlinico Tor Vergata, due dei quali sono policlinici universitari, dove vengono formati i nuovi ginecologi. Anche negli ospedali in cui si pratica l’interruzione volontaria di gravidanza i problemi a cui vanno incontro le donne sono molti: «Si ha la sensazione di un percorso a ostacoli, ci si sente invisibili e abbandonate in una scelta che richiederebbe agevolazioni e supporto» racconta Valentina, che alle 5 di mattina è insieme ad almeno altre dieci donne, in attesa del suo turno in un sottoscala dell’ospedale San Camillo, davanti ad una porta di vetro sbarrata.
C’è però un altro tipo di interruzione di gravidanza, di cui si parla pochissimo, ed è effettuata dopo il primo trimestre: l’aborto terapeutico. Questo è effettuato per legge dopo il primo trimestre, nei casi di pericolo per la vita della donna o se gli esami a cui si è sottoposta hanno evidenziato gravi malformazioni del feto. Se la donna sceglie di interrompere una gravidanza dopo il terzo mese si rende necessario ricoverarla per qualche giorno e indurre il parto. Per questo i medici non obiettori devono organizzare i loro turni per seguire la paziente, ma spesso negli ospedali i non obiettori sono così pochi che le donne devono attendere per ore, in locali non idonei. Roma è solo l’esempio di come questa legge, in tutta Italia, e in particolare al sud, fatica ancora a trovare una vera applicazione.
Obiezione vostro onore è un’inchiesta che denuncia e porta davanti agli occhi di tutti una cruda verità: la garanzia del diritto all’aborto non è ancora una realtà consolidata in Italia e per le donne non è facile usufruire di un diritto che dovrebbe essere già ampiamente affermato.

 

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11 comments

  1. Il contropelo di Massimo Rocca

    Alla salute!

    E poi ci sono le cose che mi fanno andare in bestia. Questa frase pescata sul Corriere online. “Se si fa un confronto appare chiaro che la sopravvivenza per i vari tipi di tumore nel nostro Paese è come minimo uguale, ma spesso superiore, a quella dei più avanzati Paesi dell’Ue”. Ma porco demonio. Noi siamo il più avanzato paese dell’Unione europea e del mondo occidentale per quanto riguarda la sanità. Non lo dico io, non lo dice il sindacato dei medici, lo dicono le statistiche sulla vita media, la più lunga insieme al Giappone. Lo dice Bloomberg che stila la sua classifica ogni anno, sulla base di ogni possibile fonte. Davanti a noi ci sono solo le città stato di Singapore e Hong Kong, e gestire la salute di sessanta e passa milioni di abitanti è cosa un po’ diversa, La Francia è ottava l’Inghilterra è decima. Tutti o quasi i nostri concorrenti costano di più come complesso e molto di più come sanità pubblica, lo dice l’Ocse. In Italia dovrebbe esserci il turismo sanitario, con gli stranieri a fare la fila alle accettazioni per essere curati meglio e a meno costo che da loro. E invece siamo, siete tutti convinti che funzioni male e costi troppo. Cioè esattamente quello che succederà se la lasceremo nelle mani di Padoan e Lorenzin

    1. Sono d’accordo. Per quanto ci sarebbe molto da migliorare, soprattutto in alcune regioni, la forza del nostro sistema e’ che e’ pubblico. E chi si paga il privato dovrebbe essere consapevole che seuore il pubblico, muore anche il privato e il culo non se lo salva.

      1. è vero Antonella, ma seduti sulla panchina cercando di attivare qualche cellula funzionante che ci è rimasta potremmo meglio comprendere che gli scandali, le cialtronerie, le ruberie non possono e non devono indurci a pensare che è tutto da buttare nel cesso… con la scuola ci sono quasi riusciti ( e con tutti i difetti, soprattutto nella prima scolarizzazione era un eccellenza) ora tocca alla sanità… che è migliorabile come qualsiasi cosa ma non è tutta questa merda che ci fanno credere

  2. OT per LAME

    Martedì prossimo su Rai2 alle 23.35 comincia NEXT-Economia e Futuro in cui (se non ho capito male, ma puoi verificare sul promo) ha una rubrica Varoufakis….
    beh, io te l’ho detto… 😉

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