Riflessioni dopo un sogno sinistro

di Roberto C.A.

Questa notte ho dormito male e ho sognato Bersani…

Riesco sempre meno a capire la politica di Bersani e della minoranza del PD. Stanno facendo quello che la maggioranza chiede di fare: criticare, ma poi votare unitamente al partito. Che è normale per una minoranza che ha perso il congresso, ma fino a quanto è sopportabile, se la maggioranza ha sterzato notevolmente, e porta il partito in una direzione che appare al di fuori dell’area, seppure vasta, su cui il PD si era formato? E lo porta a fare politiche opposte a quelle promesse agli elettori nel programma elettorale, e più vicine a quelle del raggruppamento di centro-destra a cui gli elettori – votando PD – si erano opposti?

Ma, soprattutto, pensa Bersani di poter recuperare in una futura dinamica congressuale? Quando si farà il congresso, non so se il PD farà contare di nuovo i tesserati, come secondo me dovrebbe (non sono e non sono mai stato tesserato, per chiarezza). Ma mi pare di aver capito che la campagna di tesseramento mostra un forte cedimento (anche se non ho più sentito dati recenti), e se è così, secondo voi quali sono i tesserati che hanno rinunciato delusi, se non quelli dell’area di sinistra? E se anche si rimane con le primarie aperte, quanti dei circa quattrocentomila elettori che hanno, per esempio, supportato Civati torneranno a partecipare alle primarie del PD? Ai banchetti dei referendum, il ritornello principale di chi veniva a firmare era “mai più PD”. A meno di un infortunio politico molto severo per Renzi, e dell’apparizione di un candidato forte che proprio non vedo. E in ogni caso, tra tesserati e primarie aperte, sicuramente Renzi sceglierà attentamente ciò che più gli conviene.

Ma allora che può fare Bersani? Uscire ed essere sostituito da Verdini e compagni, rendendo evidente quella trasformazione in Partito della Nazione che è in atto? Sarebbe almeno un atto di chiarezza. Oppure l’idea è veramente di aderire, magari facendo mostra di disgusto, a un partito omnicomprensivo e consociativo che cerchi di dominare tutto lo spazio, favoriti dalla nuova riforma di sistema, diventandone l’ala sinistra, come ai tempi della DC, che tutto (con moderazione) conteneva? I vecchi tempi della DC si potrebbero anche riproporre in un altro aspetto: un governo centrale essenzialmente liberista, ma bilanciato da amministrazioni locali più di sinistra, che possano ricompattare la constituency affermando: “sì, al governo fanno porcherie, ma nel mio comune sono bravi e amministrano bene, dobbiamo rinunciare anche a questo?” (nel mio è proprio così). Non credo funzionerebbe. Credo piuttosto che l’area su cui basa il consenso la minoranza PD se ne andrebbe (se ne sta andando) lasciandola alla prima occasione con un pugno di mosche.

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179 comments

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  2. Vi chiedo scusa (perchè sto per citare Civati), ma lo devo dire: ma se oggi ci fosse pendente una richiesta di refendum sul Jobs act, pensate che Squinzi e il bimbominkia parlerebbero così allegramente di cancellare il contratto di lavoro collettivo?
    Vi do anche la risposta (dedicata in equa misura a Landini e Grillini): no, non lo farebbero. Perchè di fronte alla concreta possibilità di avere milioni di persone che ti sbattono in faccia un no, andrebbero coi piedi di piombo. Questo non per dire che al bimbominkia interessi alcunchè della pubblica opinione, ma deve mantenere una parvenza di legittimità politica nelle sue azioni. Imho

    1. No, cara Laura, non sarebbe cambiato niente. C’è una logica (intendo delle cose, non la vedo come una perversa macchinazione) che è inarrestabile e che si fonda sullo svuotamento delle capacità critiche (e un buon esempio è la battaglia culturale contro la “sinistra” che sa dire solo no, a questo proposito ri-suggerisco Camus e l’ “Uomo in rivolta”). Un buon esempio in Inghilterra (solo e come al solito una prefigurazione di quello che accadrà) è quello della revisione della legislazione sui lavoratori malati. Con estrema innocenza la relatrice degli studi per le nuove proposte (in parte già incorporate in leggi vigenti) spiegava ieri sera a BBC 4 come il passo avanti (ovviamente nell’interesse dei lavoratori, sic…) sia stato spostare il focus delle diagnosi dei medici di base dal “non poter lavorare” a “cosa il lavoratore può ancora fare” (nonostante la malattia). Ovviamente tutto nell’interesse del lavoratore che (che buon cuore) specialmente nelle diagnosi di malattie a lungo termine viene “convinto” dalla diagnosi del medico di base di “essere malato” e non poter contribuire alla società (restituiamogli la dignità, per Giove, basata sul salario minimo, mica vogliamo incatenarlo ad una vita infima basata sui sussidi). Inutile dire che questa è stata l’architrave per diminuire il numero di sussidi concessi per disabilità o malattie a lungo termine.
      Hai perso una gamba? Training per lavorare saltellando persino e il tuo lavoro era servire ai tavoli. In fin dei conti si tratta di investire in “nuovi skills”!.
      Sei diventato cieco? E che sarà mai? Training per l’orientamento sensoriale.
      Sei in perfetta salute? Ci dispiace, un robot può compiere il tuo lavoro, acquisisci nuovi skill, tipo “prepararsi a pulire il culo delle macchine” per quando diventeranno umane. Improbabile? Niente affatto. Il governo provvederà a fornire sostanziosi investimenti alla multinazionale/lobby che investirà in questa nuova tecnologia. Come dici? potremmo usare quei fondi per sostenere lavoratori malati o disabili? E che cazzo! La dignità del lavoro e dei lavoratori non ha nessun valore per te! Il solito collettivista/statalista/comunista/antagonista che non ha nessun rispetto per l’individualità e l’auto-affermazione dei singoli.

      PS Barbara, aggiornati…”Wilma, la cicuta!…..”

      1. …un buon esempio in Inghilterra (solo e come al solito una prefigurazione…
        non so dirti esattamente perchè, ma ho la sensazione che non percorreremo fino in fondo la strada segnata. Non tanto perchè siamo più bravi/svegli/fortunati, quanto perchè ad un certo punto potrebbe manifestarsi un cortocircuito in cui la fine della strada alla quale l’Inghilterra sta arrivando o è già arrivata, potrebbe produrre appunto un cortocircuito con noi (sudici, in senso geografico) che, su questa strada siamo ancora indietro (anche se abbiamo fatto passi da gigante ultimamente, non lo nego 😦 ) e probabilmente, come spesso accade, chi è rimasto “indietro” si ritrova a fare poi un salto vero e proprio.
        #lastorianonèunalinearetta?

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