Vaccinarsi è di sinistra e non vaccinarsi di destra?

di Roberto C.A.

Prima di tutto un “disclaimer”: io sono uno “scienziato”, ma mi occupo di tutt’altro, e quindi la mia opinione al riguardo non è “autorevole” (al massimo posso saperne qualcosa di più sulle pratiche della scienza). E’ semplicemente un’opinione personale, magari nemmeno tanto originale, che come si fa nei blog porto all’attenzione degli altri, per aprire una discussione. E scusate la lunghezza.

Sappiamo tutti cosa fanno i vaccini: immunizzano la persona contro una malattia virale potenzialmente grave o letale, rendendo la probabilità di sviluppare la malattia praticamente nulla, a fronte di una probabilità di effetti collaterali piccola. Io ricordo ancora i paralizzati dalla poliomielite, anche in famiglia. Appena comparsi, naturalmente la gente ha fatto la fila per vaccinarsi, senza nemmeno domandare quale fosse la percentuale di rischi del vaccino, ben consapevole del rischio enorme della malattia.

Ora la situazione è cambiata, gran parte delle malattie vaccinabili sono state sostanzialmente rimosse (anche se di ufficialmente eradicato credo ci sia solo il vaiolo). E questo genera una nuova situazione. Se decido di non vaccinarmi, non mi ammalo comunque, semplicemente perché la malattia non viene trasmessa da nessuno se gli altri sono vaccinati. Si chiama “immunità di branco”. Quindi, se decido egoisticamente di non vaccinarmi, non pago pena, e non corro nemmeno i rischi (molto piccoli ma mai nulli, nulla è a rischio nullo). Che per me è equivalente a quanto fanno gli evasori fiscali: io non pago le tasse, ma altri le pagano, e quindi se mi ammalo ho gli ospedali, se la casa va a fuoco i pompieri etc.

L’immunità di branco è poi utilizzata dalle organizzazioni sanitarie per proteggere dalle malattie tutti quelli che per qualche motivo non possono essere vaccinati. Neonati ovviamente, ma anche persone con seri problemi al sistema immunitario, o comunque a rischio in caso di vaccino (e ancora di più di malattia). Ora, l’immunità di branco vale al di sopra di una certa soglia (diversa a seconda della contagiosità del virus), tipicamente 80-90% della popolazione deve essere vaccinata. Se si scende al di sotto la malattia si diffonde, e i deboli rischiano. Qui, è un tipico esempio di un bene comune (la salute pubblica) messo a rischio da comportamenti individualisti. Destra e sinistra potrebbero avere opinioni diverse al riguardo.

Bene, ma perché si rifiuta il vaccino? Un motivo è semplicemente l’egoismo unito ad ignoranza (o a visione corta). Mi fido dell’immunità di branco, per evitare di pagare anche quel minuscolo rischio che il vaccino può portare (egoismo). Senza sapere quanti altri lo faranno e quindi quanto siamo vicini alla soglia, oppure quali ambienti frequenterà in futuro il non-vaccinato, tipicamente il figlio, che potrebbero essere lontani dalle condizioni presenti (ignoranza)

Poi ci sono tutte le ipotesi complottiste o alternativiste, non so in quanta parte sincere e in quanta solo alibi verso l’egoismo. Ma esiste una sfiducia verso “l’istituzione”, considerata qualcosa diversa da noi (evidente quando si usa il “loro”), e nell’istituzione è compresa la scienza. E quindi i vaccini servono solo ai gruppi farmaceutici per fare soldi, dimenticando o non sapendo cosa era il mondo prima, e trascurando che molto probabilmente un cartello farmaceutico guadagnerebbe di più dal curare le medicine che dal prevenirle. I vaccini non sarebbero davvero responsabili della rimozione delle malattie, ma lo sarebbe il migliorato stile di vita:  facile da smontare vedendo che ormai dove l’immunità di branco è andata sotto soglia le malattie riprendono fregandosene degli stili di vita, come per il moribillo in USA e UK. I risultati mostrano che la ricerca pubblicata su Lancet sulla relazione autismo-vaccini era falsa e artefatta? Certamente un complotto, quel medico (ora radiato) è un martire, e noi ci sentiamo gratificati nell’averlo capito, non ci facciamo fregare così facilmente. Sembra quasi un gioco di società quello di smontare le “affermazioni ufficiali”, fa sentire diversi, alternativi, quelli che hanno capito. E invece si rischia di far parte di una massa di pecore. Credere a tutto quello che ci viene detto o credere a tutte le ipotesi alternative sono due facce della stesso atteggiamento acritico, in cui basta mettersi da una “parte” ed è tutto facile, nessuno sforzo richiesto.

C’è poi la difficoltà di comprendere i metodi della scienza e di tradurne il linguaggio (*), difficoltà che è uno dei problemi critici in una società moderna dove la scienza e le tecnologie derivatene hanno un ruolo centrale. Per esempio, un ricercatore dice che non ci sono evidenze che il vaccino trivalente causi l’autismo, e la persona comune capisce che non ne è proprio sicuro, vorrebbe sentire che è totalmente escluso. Cosa che un ricercatore non dirà perché è umanamente impossibile affermare un negativo, anche in assenza di positivi. Direbbe lo stesso se qualcuno ipotizzasse che il trivalente possa causare qualunque altro fenomeno, che ne so, la calvizie. Ma per qualche motivo ci si sente più furbi. Noi sappiamo che non è vero, perché c’è qualcuno che è stato vaccinato e diventa precocemente calvo e quindi … (post hoc ergo propter hoc). E una volta prima dei vaccini non c’erano tanti calvi (vai a dimostrare che non è vero). Una perla che ho trovato in un commento ad un “antivaccinista”: il vaccino per la polio è una truffa, il 79% delle persone che hanno contratto la polio dopo l’avvento dei vaccini erano già vaccinate. Confondendo valori assoluti e percentuali, prima del vaccino i casi erano centinaia di migliaia, dopo qualche centinaio. Alcuni di questi per una non totale copertura del vaccino? E allora?

Ed infine c’è internet, che ha portato ad una sorta di democratizzazione delle opinioni, che è del tutto fallace. E’ vero, tutti abbiamo libertà di parola, ma il peso di quello che diciamo è diverso (sull’economia, per dire, il peso di quello che dico io è enormemente inferiore a quello che dice Boka). Qui si dovrebbe riprendere il discorso della “distorsione cognitiva” di cui ho scritto parecchi tempo fa in un altro post.  In passato, come scrive Eco, le opinioni di scarso peso rimanevano confinate all’osteria, probabilmente a causa del costo necessario a diffonderle, mentre ora si diffondono a costo nullo, e diventano meme. Ma questo non le rende più rilevanti. Forse l’evoluzione della rete è stata così rapida che non ci siamo ancora adattati. E forse affrontare le distorsioni cognitive generate dalle variazioni troppo rapide di paradigmi che non fan tempo a creare tradizioni e senso comune è uno dei grossi problemi che dobbiamo affrontare.

Ma tornando ai vaccini, mi pare che a tutti gli effetti da “bene individuale” (mi vaccino e quindi mi salvo) siano ora diventati un “bene collettivo” (mi vaccino e mi proteggo proteggendo la comunità), e che quindi il discorso vada anche affrontato in temi di beni comuni rispetto a somme di libertà individuali. Sinistra verso destra?

(*) Della trasmissione della conoscenza, del rapporto cittadini scienza e della responsabilità dei media e della politica ne avevamo parlato QUI

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